ROMA, 26 gennaio - Un gruppo di circa una decina di parlamentari del M5S annuncerà domani l'addio al Movimento di Beppe Grillo. Lo si apprende da fonti a Montecitorio. La conferenza stampa è prevista per martedì alle 10 alla Camera dei deputati.
I Fatti della Vita sul filo dell'onda. Altre notizie su http://aquariusreportages.blogspot.it/
Visualizzazione post con etichetta parlamentari. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta parlamentari. Mostra tutti i post
lunedì 26 gennaio 2015
lunedì 14 aprile 2014
Redditi dei parlamentari: Berlusconi il più ricco, ma con 30 milioni in meno del 2012
| Berlusconi nel 2013 ha "perso" 30 milioni di reddito rispetto all'anno prima |
Per quanto riguarda i soldi non tassabili dell'Onu alla Boldrini, la numero uno di Montecitorio ha precisato che non vengono tassati a livello nazionale sulla base degli "accordi che regolano il regime fiscale dei funzionari di organismi internazionali". Per le spese elettorali sostenute dalla Boldrini nella campagna elettorale del 2013 (di cui è obbligatoria la rendicontazione) la presidente dichiara di aver speso 5.708,70 euro. E, se Berlusconi resta in vetta per i redditi dichiarati, i suoi guadagni crollano però rispetto all'anno prima, quando era arrivato a 35 milioni di euro di imponibile. Ha perso quindi 30 milioni di euro.
M5S: il movimento con i redditi più bassi - Sono molti i deputati dei 5 Stelle che nel 2013 non hanno presentato la dichiarazione dei redditi. Lo si evince dalla lettura delle dichiarazioni rese pubbliche dalla Camera. I 5 Stelle sono i deputati con i redditi complessivamente più bassi e tra di loro molti, prima di entrare in Parlamento, non guadagnavano nemmeno un euro. Tra questi anche il vicepresidente della Camera Luigi Di Maio. Mentre Alessandro Di Battista, uno dei leader del movimento, dichiara di aver guadagnato solo 3.176 euro.
A Grasso 176mila euro - Guadagna molto di più della sua collega della Camera il il presidente del Senato: il reddito imponibile dichiarato da Pietro Grasso è infatti pari a 176.499 euro, come si legge sull'anagrafe patrimoniale dei senatori della XVII legislatura.
Maria Elena Boschi, un reddito da 76mila euro - Arriva a 76.259 euro l'imponibile del ministro delle Riforme Maria Elena Boschi, che dichiara anche una Mercedes classe D del 2011 e venti azioni della Banca Etrusca e del Bcc Val d'Arno. La Boschi non indica però le spese elettorali sostenute per la campagna politica. "Non sono in grado di quantificarle - scrive in una nota allegata - ma non ho ricevuto dal partito materiale cartaceo né predisposto manifesti elettorali".
Oltre 100mila euro i redditi di Giannini, Pinotti, Martina, sotto Delrio e Galletti - Tra le dichiarazioni consultabili per il Senato figurano poi quelle di altri ministri del governo Renzi. Roberta Pinotti, alla Difesa, ha un reddito di 110.603 euro, mentre il collega Maurizio Martina, all'Agricoltura, dichiara 102.383 euro. Il reddito di Stefania Giannini, ministro dell'Istruzione, tocca quota 117.472 euro. Graziano Delrio dichiara un imponibile pari a 97.492 euro, mentre Gianluca Galletti, ministro dell'Ambiente, si ferma a 81.871 euro.
martedì 10 dicembre 2013
Il Senato proroga la riduzione delle indennità dei parlamentari
ROMA - Il Consiglio di presidenza di Palazzo Madama ha deciso di prorogare fino al 31 dicembre 2015 la riduzione delle indennità dei parlamentari. Allargate anche ai senatori a vita le trattenute sulla diaria in caso di assenza, disposte regole più severe per i rimborsi dei viaggi degli eletti all'estero e introdotto l'obbligo di deposito del contratto di lavoro dei collaboratori, che non potranno essere parenti o conviventi degli onorevoli.
sabato 10 dicembre 2011
La Casta non demorde: slitta l'adeguamento dello stipendio dei nostri parlamentari con quello medio dei colleghi dell'Eurozona (vorrebbe dire 5000 euro in meno al mese)
ROMA - "Sul taglio degli stipendi dei parlamentari vogliamo tempi certi, pertanto presenteremo un emendamento alla manovra che cancelli la norma del governo e che fissi un termine entro il quale la commissione Giovannini dovrà presentare il suo studio comparativo sulle indennità europee". La precisazione arriva dal deputato del Pdl Massimo Corsaro a proposito del comma 7 dell'articolo 23 della manovra sul quale la commissione Affari Costituzionali della Camera ha dato parere negativo.
"Non è vero che slittano i tempi per tagliare le indennità dei parlamentari - assicura Corsaro - è vero invece il contrario. La maggioranza presenterà una proposta di modifica proprio per fissare una data certa scaduta la quale il Parlamento avrà 30 giorni di tempo per adeguare i nostri stipendi a quelli del resto d'Europa". Detto questo, Corsaro tiene a specificare che "in ogni caso, si tratta di un atto che deve fare il Parlamento e non il governo".
Nella norma scritta dal governo si diceva però che la commissione Giovannini per il livellamento retributivo Italia-Europa avrebbe dovuto completare i suoi lavori il 31 dicembre del 2011. Ora è molto probabile che il termine venga fissato ad altra data, probabilmente a marzo (altro termine fissato nella legge istitutiva della commissione). Il che vorrebbe dire che il Parlamento avrebbe tempo fino ad aprile per adeguare le retribuzioni di deputati e senatori.
Ma la norma del governo, spiega il deputato del Pd Gianclaudio Bressa, era stata "scritta male" perché non si può "annunciare in un decreto che si interverrà con un altro decreto" che è un provvedimento d'urgenza. "La commissione Affari Costituzionali dunque non è entrata nel merito della norma - conclude - ma ha solo dato parere negativo per il metodo usato, per come era stata scritta".
In ogni caso, il dato sui raffronti dei guadagnio tra i parlamentari italiani e gli europei esiste già. Un parlamentare italiano guadagna 11.700 euro mentre la media dell'Eurozona è di 5.400.
"Non è vero che slittano i tempi per tagliare le indennità dei parlamentari - assicura Corsaro - è vero invece il contrario. La maggioranza presenterà una proposta di modifica proprio per fissare una data certa scaduta la quale il Parlamento avrà 30 giorni di tempo per adeguare i nostri stipendi a quelli del resto d'Europa". Detto questo, Corsaro tiene a specificare che "in ogni caso, si tratta di un atto che deve fare il Parlamento e non il governo".
Nella norma scritta dal governo si diceva però che la commissione Giovannini per il livellamento retributivo Italia-Europa avrebbe dovuto completare i suoi lavori il 31 dicembre del 2011. Ora è molto probabile che il termine venga fissato ad altra data, probabilmente a marzo (altro termine fissato nella legge istitutiva della commissione). Il che vorrebbe dire che il Parlamento avrebbe tempo fino ad aprile per adeguare le retribuzioni di deputati e senatori.
Ma la norma del governo, spiega il deputato del Pd Gianclaudio Bressa, era stata "scritta male" perché non si può "annunciare in un decreto che si interverrà con un altro decreto" che è un provvedimento d'urgenza. "La commissione Affari Costituzionali dunque non è entrata nel merito della norma - conclude - ma ha solo dato parere negativo per il metodo usato, per come era stata scritta".
In ogni caso, il dato sui raffronti dei guadagnio tra i parlamentari italiani e gli europei esiste già. Un parlamentare italiano guadagna 11.700 euro mentre la media dell'Eurozona è di 5.400.
Come dire: slittiamo, slittiamo, qualcosa (in più) magari resterà.
Iscriviti a:
Post (Atom)