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mercoledì 10 giugno 2015

La UE respinge la nuova proposta di riforma presentata da ATENE

BRUXELLES, 10 giugno - L'Ue gela Atene e respinge la nuova proposta di riforma presentata dal governo: ora la palla torna in mano alla Grecia. La proposta presentata ieri alle istituzioni dal governo greco "non riflette i progressi fatti nell'incontro fra il presidente della Commissione Jean-Claude Juncker e il premier greco Aleis Tsipras", afferma il portavoce della Commissione, Margaritis Schinas. "Il lavoro tecnico - aggiunge - va avanti per cercare di superare le difficoltà e trovare un accordo soddisfacente per tutti i 19 paesi della moneta unica. Ora la palla è nel campo del governo greco per la spinta finale, che sia coerente con i progressi fatti" nell'incontro.
  Intanto oggi non c'è stato alcun incontro tra Juncker e Tsipras.  Schinas non ha confermato nemmeno la partecipazione di Juncker all'eventuale incontro a tre tra Tsipras, Angela Merkel e Francoise Hollande. Tsipras incontrera' invece il presidente del Consiglio europeo Tusk. Un portavoce del governo tedesco sottolinea comunque che la Merkel incontrerà Tsipras se il primo ministro greco lo chiederà.
  Smentite anche le indiscrezioni secondo cui ci sarebbe una diversità di vedute tra la stessa Merkel e il ministro delle Finanze, Wolfgang Schaeuble, sulla linea da tenere nei confronti di Atene. Per Schaeuble è inappropriato parlare ora di un'estensione del programma di salvataggio.
Intanto oggi in Grecia i prezzi al consumo sono ancora in calo: l'indice ha segnato un -2,1% a maggio a livello tendenziale, invariato rispetto ad aprile. Secondo l'ufficio statistico ellenico si tratta del 27 esimo mese di deflazione per la Grecia, il picco e' stato raggiunto nel novembre 2013 quando l'indice dei prezzi al consumo ha segnato un -2,9% su base annua. 

mercoledì 4 marzo 2015

RIFORMA della prescrizione, caos nella maggioranza in commissione alla Camera

ROMA, 4 marzo - Area popolare (Ncd e Udc) voterà contro il testo di riforma della prescrizione all'esame della commissione Giustizia della Camera perché, dice il capogruppo Alessandro Pagano, "si rischia di portare il termine della prescrizione a 25-30 anni, inammissibile per un Paese civile". Ma il ministro Maria Elena Boschi assicura: "Stiamo lavorando. La maggioranza ha già individuato un'ipotesi d'accordo. Sono molto fiduciosa".
In commissione, i relatori Dambruoso e Amoddio, con parere favorevole del governo hanno proposto un aumento dei tempi di prescrizione per i reati di corruzione più gravi: con l'emendamento i tempi per la prescrizione sono pari agli anni della pena massima aumentati della metà (e non più di un quarto). Favorevoli Pd e Sel, si oppongono Ncd e Forza Italia.

La commissione Giustizia della Camera riunita sul testo di riforma della prescrizione "rischia di mandare a casa il governo Renzi". Lo dice il capogruppo Ncd, Alessandro Pagano, che ha votato contro il testo di riforma. "E' irrispettosa del metodo - spiega - noi siamo forza di maggioranza in questa commissione che è ideologizzata". "Se la commissione ha deciso di mandare a casa il governo Renzi se ne prenda atto - conclude - in nome di una presunta autonomia se ne fregano delle posizioni della maggioranza".

sabato 27 dicembre 2014

RENZI: i critici si arrenderanno alla realtà


ROMA, 27 dicembre - Il 24 dicembre 'svolta su Taranto, lavoro, delega fiscale, Inps mentre si chiudevano vertenze Termini Imerese e Meridiana. #lavoltabuona, #nonsimolla'. Così il premier Renzi torna, dopo la pausa natalizia, a twittare i provvedimenti messi in campo dal governo alla vigilia col Cdm, assicurando che 'andremo avanti a testa alta' e che i critici 'si arrenderanno all'improvviso, quando non potranno più negare la realtà'. Renzi spiega che sull'Ilva 'il progetto è serio ed è un progetto Taranto (cultura, porto, bonifiche, ospedale)' e aggiunge che la riforma della legge elettorale 'Arriva, arriva. A gennaio siamo in seconda lettura al Senato, ormai ci siamo anche lì'. Nessun Cdm in vista invece per il 31 dicembre: 'Abbiamo già dato alla vigilia di Natale'.

mercoledì 30 luglio 2014

RENZI, approveremo la riforma costi quel che costi

ROMA - "Modello legge elettorale dei sindaci: un vincitore - eventualmente con ballottaggio - che ha i numeri per governare. Se non governa è colpa sua, non ha alibi. L'Italicum va in questa direzione. È stato già approvato alla Camera. Sarà modificato dal Senato e diventerà legge definitivamente". Così Matteo Renzi nell'e-news. "In queste ore i senatori che sostengono la riforma e che stanno subendo l'ostruzionismo di una piccola parte dei loro colleghi stanno dimostrando il senso delle istituzioni più straordinario che si possa chiedere. Approveremo la riforma in prima lettura, nonostante le urla e gli insulti di queste ore", spiega ancora Renzi nell'e-news. Le riforme non sono il capriccio di un premier autoritario. Ma l'unica strada per far uscire l'Italia dalla conservazione, dalla palude, dalla stagnazione che prima di essere economica rischia di essere concettuale. Io non lo lascio il futuro ai rassegnati. Questa è la volta buona, costi quel che costi".
"Porterà delle conseguenze la rottura che il Partito Democratico, in maniera unilaterale, ha praticato attraverso la voce del sottosegretario Lotti". Lo ha detto il leader di Sel, Nichi Vendola, parlando a Bari con i giornalisti. "Vogliamo capire esattamente - ha aggiunto - se il Pd ha scelto un'alleanza strategica e di lungo periodo con la destra". "Questo naturalmente - ha concluso - cambierebbe tutto. Noi la subiremmo ma ne trarremmo anche le conseguenze".
Per il protrarsi della riunione della giunta per il regolamento, slitta la ripresa della seduta in Aula al Senato sulle riforme. Lo ha comunicato la vicepresidente Linda Lanzillotta. L'Aula riprenderà alle 15.

giovedì 20 marzo 2014

Il governo accelera sulla riforma del Senato

ROMA - "La settimana prossima il governo intende chiudere il testo della riforma" del Senato e del titolo V "comprensivo delle proposte positive che arriveranno dalle Regioni". Ad annunciarlo è una nota di Palazzo Chigi al termine dell'incontro tra il premier, Matteo Renzi, e le Regioni sui temi della riforma del Titolo V e del Senato.

mercoledì 28 marzo 2012

Mon ti a Tokio: questo governo ha un ampio consenso e la riforma del lavoro passerà


TOKIO - "Questo governo ha un alto consenso nei sondaggi, e i partiti no". Mario Monti si richiama ai sondaggi per confermare che il suo esecutivo, nonostante le riforme che suscitano aspro dibattito nel Paese e che hanno provocato una iniziale flessione nei 'polls', gode del sostegno degli italiani, proprio quello che, rileva, manca invece a partiti. E' in questo modo che il presidente del Consiglio, nel suo intervento al Forum organizzato dal gruppo editoriale Nikkei Shimbun, spiega la nuova fase politica e istituzionale apertasi nel Paese con il passaggio, detto in estrema sintesi, da una politica piu' 'gridata' a una piu' 'moderata' e mirata alla soluzione dei problemi.
La riflessione di Monti, che affronta in inglese una lunga 'lecture' su situazione italiana e europea nella sede del colosso editoriale per il mondo finanziario Nikkei Shimbun, si snoda intorno alla riforma del mercato del lavoro, spiegando che "ovviamente le misure non sono accettate e comprese da tutti" ma aggiungendo anche che "in generale questo governo ha un alto consenso fra la gente, nonostante alcuni recenti giorni di declino a causa delle misure sul mercato del lavoro, e i partiti no".
  Le cause sono quelle che Monti aveva anticipato in premessa all'uditorio giapponese e che ribadisce osservando che "noi dovremmo essere, e saremo, una breve eccezione e la politica tornera' a scorrere". Un'eccezione che segna un'inversione di tendenza e "la gente sembra apprezzare un modo di affrontare i problemi veri in modo moderato, non gridato".
 
Quando la politica tornera', dice oggi a Tokyo come Monti sta dicendo nelle altre tappe del lungo road show asiatico, "i partiti che torneranno al potere, come si dice, saranno differenti, piu' consapevoli di quanto fossero prima della richiesta di governance da parte dei cittadini. Forse - riconosce - e' stata l'offerta di governance a essere carente in passato". Ancora, come fa quando spiega l'eccessiva 'propensione a dire si'' nella politica del passato, il presidente del Consiglio osserva che quella offerta da noi e' mancata "perche', come in molti altri Paesi, esigenze di breve termine in vista di successive elezioni hanno fatto premio su quelle di lungo termine e di interesse della nazione che ora - sottolinea - gli italiani sembrano aver capito essere il punto piu' importante".