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mercoledì 8 luglio 2015

DAVOLI (Catanzaro), tenta di uccidere ex moglie e figli, salvati dai CC

Davoli
DAVOLI (Catanzaro), 8 luglio - Un uomo di 46 anni ha tentato di uccidere l'ex moglie ed i figli di 10 e 14 anni e di suicidarsi a Davoli, nel catanzarese. L'uomo ha fatto salire a bordo della sua auto l'ex moglie ed i figli ed ha manifestato la volontà di uccidere tutti, provocando un incidente stradale.
A denunciare il tentativo di omicidio è stata la donna che ha contattato telefonicamente i carabinieri chiedendo il loro intervento. I militari della centrale operativa della Compagnia di Soverato hanno sentito le urla provenienti dall'abitacolo dell' automobile e, intuendo la gravità della situazione, hanno fatto intervenire alcune pattuglie. La donna quando ha visto i carabinieri si è avvicinata ed ha raccontato che l'ex marito aveva manifestato l'intenzione di ucciderla insieme ai figli e poi di togliersi la vita, facendo schiantare la sua automobile contro un muro. La donna è riuscita, durante la marcia ad alta velocità e tra le urla dei minori, a tirare il freno a mano del mezzo, costringendo il marito ad arrestare la corsa. Il figlio quattordicenne è stato colpito al volto dal padre mentre tentava di sottrarre e togliere dal quadro le chiavi di accensione dell'automobile. Il ragazzo è stato medicato in ospedale e giudicato guaribile con una prognosi di dieci giorni. Al momento dell'arresto il quarantaseienne è stato anche trovato in possesso di un coltello.

I carabinieri hanno posto ai domiciliari l'uomo che, dopo l'udienza di convalida, è stato sottoposto all'obbligo di firma ed al divieto di avvicinarsi all'ex moglie ed ai figli.

martedì 21 aprile 2015

“Colpo mortale” a clan mafioso di BARI, decine di arresti e sequestri

BARI, 21 aprile - Decine di arresti vengono eseguiti dai Carabinieri a carico di presunti componenti il clan mafioso barese 'Di Cosola'. Tra gli arrestati un imprenditore edile a cui è stata sequestrata l'azienda. L'operazione è definita dai militari un "colpo mortale" al clan ai cui beni sono stati apposti i sigilli. L'indagine avrebbe ricostruito anni di egemonia in settori vitali dell'economia, primo fra tutti quello dell'edilizia dove viene registrata l'imposizione tipicamente mafiosa dell'acquisto del cemento di bassa qualità.

La ditta sequestrata è alle porte di Bari e il titolare risulta tra gli arrestati per associazione mafiosa. Il provvedimento cautelare è a firma del gip del Tribunale di Bari, che ha accolto le richieste della Dda.
Sotto il controllo del clan era finito - secondo l'accusa - anche il redditizio mercato delle slot machine e dei videopoker: 100 euro mensili imposti su ogni macchinetta che, moltiplicati per i numerosi locali taglieggiati, facevano migliaia di euro al mese per ogni comune della provincia barese nel quale il clan imperava. Nell'ambito dell'operazione sono state arrestate anche alcune delle donne del clan che si occupavano della contabilità.
Colpito anche il tesoro della holding mafiosa con il sequestro di beni per milioni di euro, tra cui 23 immobili, 19 terreni, 80 conti correnti, due cassette di sicurezza, 15 autoveicoli e quattro società. Sullo sfondo anche il consolidato controllo del mercato della droga da parte della parallela associazione finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti: 250 gli episodi di spaccio documentati nel corso dell'indagine.

sabato 27 dicembre 2014

ROMA Sessantenne indigente ruba coperta, la pagano i carabinieri


ROMA, 27 dicembre -  Il giorno della vigilia di Natale è entrata in un grande magazzino di Roma e ha rubato per necessità un piumone, una coperta, una padella e dei bicchieri. A pizzicare la 60enne romana è stato il direttore del negozio sulla via Appia, che ha contattato il 112. Giunti sul posto i carabinieri, comprendendo la situazione di forte disagio, hanno pagato la refurtiva per la donna, che abita in una casa popolare insieme alla madre ultraottantenne. Il direttore del negozio non ha perciò formalizzato la denuncia. "Sarei orgogliosa di avere dei figli come voi", ha detto la 60enne ai militari. 

venerdì 5 settembre 2014

NAPOLI: tre ragazzi su uno scooter non si fermano all’alt dei carabinieri. Parte un colpo, ucciso 17enne. Rivolta, 2 auto della polizia distrutte

Davide Bifolco, il ragazzo ucciso
NAPOLI - . - Erano in tre a bordo di uno scooter e hanno accellerato anziché fermarsi all'alt dei carabinieri. Dopo un inseguimento, un colpo di pistola accidentale ha ucciso uno dei tre ragazzi, minorenne. Il fatto è accaduto nella notte nel Rione Traiano a Napoli.
Durante un servizio di controllo del territorio, una pattuglia ha notato i tre che stavano percorrendo con fare sospetto viale Traiano 3l, quartiere Fuorigrotta. E' nato un inseguimento concluso in via Nuova Cintia, quando il conducente dello scooter in corsa ha urtato con la ruota una aiuola, perdendo il controllo del mezzo, 'toccando' la gazzella dei carabinieri e finendo a terra.
Subito dopo la caduta, uno dei sospetti, inseguito da un carabiniere, è riuscito a darsi alla fuga a piedi facendo perdere le tracce. Mentre l'altro militare dell'Arma stava cercando di bloccare gli altri due, ha accidentalmente esploso un colpo con la pistola d'ordinanza che ha raggiunto uno dei sospetti, un 17enne, Davide Bifolco (avrebbe compiuo gli anni il 29 settembre).
Il giovane è stato soccorso e portato all'ospedale San Paolo, dove però è deceduto. Il Pm di turno, subito intervenuto, sta ancora ascoltando testimonianze per ricostruire l'esatta dinamica dei fatti.
Un'auto della Polizia è stata completamente distrutta e un'altra danneggiata dopo la morte del ragazzo di 17 anni. Secondo quanto si è appreso ci sono state dure proteste da parte della gente durante le quali sono state distrutte anche le due auto.
"E' stato un omicidio, non s'inventassero scuse. E' stato un omicidio". Lo dice, tra le lacrime nel rione Traiano, Tommaso Bifolco, fratello di Davide, il ragazzo ucciso. "Non è caduto durante l'inseguimento - aggiunge - è stato speronato e ucciso". 
Davide non si è fermato all'alt dei militari "perché guidava uno scooter non suo, non era assicurato e non aveva il patentino", racconta il fratello di Davide, Tommaso. "La mia famiglia non aveva soldi per comprare un motorino a Davide - aggiunge - Forse si è spaventato, forse voleva evitare il sequestro del mezzo e per questo non si è fermato davanti alle forze dell'ordine".
La mamma: "Hanno ammazzato un bambino" - "Quando gli ha sparato non l'ha visto in faccia? Quel carabiniere non ha visto che Davide era un bambino?". La signora Flora non fa che piangere. Racconta gli ultimi istanti di vita del figlio Davide Bifolco, che la notte scorsa è stato ucciso da un carabiniere nel corso di un inseguimento. "Ieri sera è venuto da me, aveva freddo e mi ha chiesto un cappellino - racconta Flora - mi ha detto: 'Mamma, faccio l'ultimo giro col motorino e torno a casa'. Poi, mi sono venuti a chiamare, volevano i documenti. Sono scesa in strada e ho visto Davide a terra. Ho cercato di muoverlo, l'ho preso per il braccio, ma non si muoveva più. Era già morto". "Ora, se ha il coraggio, quel carabiniere deve uccidere anche me, perché mi ha ucciso mio figlio" aggiunge la mamma di Davide.
Rabbia tra amici e parenti: "Era un ragazzo d'oro" - C'è rabbia, tanta, al rione Traiano, a Napoli. E c'è anche tanto dolore per la morte di Davide Bifolco. Davanti alla casa del fratello di Davide, al rione Traiano, ci sono ora alcune decine di persone, amici e abitanti del quartiere. "Stanotte eravamo a centinaia contro i Carabinieri che hanno ucciso Davide - racconta la signora Annalisa - c'erano anche i nostri figli, perché quello che è successo è una vergogna. Loro ci dovrebbero difendere e invece hanno ucciso un ragazzino innocente. Qui, al rione Traiano, i Carabinieri non li vogliamo più".
Fratello: "Ammanettato dopo colpo di pistola" -"Mio fratello è stato colpito al cuore. E dopo, quando lui era a terra, i carabinieri hanno anche avuto il coraggio di ammanettarlo e di mettergli la testa nella terra. Aveva la polvere in bocca, mio fratello". Parla con rabbia Tommaso Bifolco, fratello di Davide. "Io mi vergogno di essere un italiano. Ora lo Stato, chi ci chiederà scusa per quello che è successo? - dice Tommaso - Mio fratello era un ragazzo d'oro, mai droga, mai rapine, mai nulla. Non voleva proseguire gli studi e io lo stavo convincendo a fare il mio stesso lavoro, l'ascensorista. Stava facendo solo un giro nel quartiere con il suo motorino, e per questo a Napoli si deve essere uccisi? Qui di morti ne vediamo tanti ma stanotte un intero rione è sceso in strada e sapete perchè? Perchè non è stato ucciso un camorrista ma un ragazzo innocente".

Amico, ero accanto a lui, l'ho visto morire - Enrico ha ancora lo sguardo spaventato. Ripete, quasi a memoria, quel che ha vissuto stanotte. Era a bordo di uno scooter insieme ad un amico, accanto a Davide Bifolco. "Stavamo percorrendo un viale quando ad un certo punto una macchina dei Carabinieri è andata contro lo scooter di Davide. E' iniziato l'inseguimento, è stata puntata la pistola e Davide è stato ucciso - dice ancora - l'hanno ammanettato come il peggior dei criminali, nonostante fosse già stato colpito". "Davide era un bravissimo ragazzo - aggiunge Enrico - per me era un fratello. Giocavamo a calcio, scherzavamo tra di noi. Non eravamo delinquenti, stavamo soltanto facendo un ultimo giro prima di tornare a casa".

martedì 27 maggio 2014

Torre del Greco: 78 anni, affamato, povero, ruba mortadella in un super. Scoperto, gliela pagano i carabinieri

TORRE DEL GRECO - Storia commovente a Torre del Greco, nel Napoletano, dove un 78enne è stato sorpreso a rubare tre confezioni di mortadella in un supermercato. L'uomo era affamato e non aveva il denaro per comprarle. La vicenda ha commosso tutti. Così i carabinieri sopraggiunti hanno pagato la mortadella, il proprietario dell'esercizio non ha sporto denuncia mentre i clienti hanno improvvisato una colletta per l'acquisto di altri prodotti alimentari.
L'anziano signore era entrato nel market, spinto dalla fame. Ma gli è andata male perché, goffo e impacciato in un ruolo non suo, è stato subito individuato e fermato dai carabinieri giunti sul posto. Invece di ammanettarlo, i militari dell'Arma si sono commossi. Alla scena erano presenti il proprietario del market ed alcuni clienti, tutti allo stesso modo toccati dalla vicenda a cui stavano assistendo.
Così è scattata una gara di solidarietà per aiutare l'anziano: i carabinieri hanno deciso di pagare le tre confezioni di mortadella, il titolare del market non ha presentato denuncia e gli altri presenti hanno improvvisato una colletta per l'acquisto di altri prodotti alimentari e generi di prima necessità.

venerdì 16 maggio 2014

Maxioperazioni antidroga dei CC di Salerno: 40 arresti in mezza Italia

Piantine di marijuana "skunk"
SALERNO - I carabinieri hanno effettuato quaranta arresti (14 in carcere e 26 ai domiciliari) nell'agro sarnese nocerino (Salerno), a Napoli, Bologna e Crotone, per traffico e spaccio di sostanze stupefacenti. Le persone arrestate sono accusate, a vario titolo, di associazione per delinquere finalizzata allo spaccio di stupefacenti e di traffico e spaccio di hashish, cocaina e di marijuana del tipo "skunk". Il gruppo operava prevalentemente nel territorio a nord di Salerno e nei comuni dell'hinterland vesuviano. Nel corso delle indagini, condotte dai carabinieri del Comando provinciale diretti dal colonnello Riccardo Piermarini, è stato sequestrato un significativo quantitativo di stupefacenti, per lo più hashish.
Un'operazione imponente alla quale hanno partecipato circa 250 carabinieri, coadiuvati da unità cinofile e da un elicottero dell'Arma.

venerdì 18 aprile 2014

I Nas dei carabinieri fanne le pulizie di pasua e sequestrano uova, colombe, dolci e alimenti per 360 tonnellate


ROMA -  Operazione "Pulizie di Pasqua" in tutta Italia. I carabinieri del Nas hanno eseguito oltre 1.500 ispezioni rilevando varie violazioni e sottoponendo a sequestro circa 360 tonnellate di alimenti di cui oltre 5 tonnellate tra uova, colombe e dolci pasquali. Segnalate inoltre alle autorità giudiziarie, amministrative e sanitarie 629 persone; contestate violazioni amministrative per 600mila euro; chiuse o sequestrate 46 strutture. Come ogni anno in questo periodo, i Nas hanno intensificato leattività di controllo nella sicurezza alimentare: nelle ultime due settimane sono state ispezionate attività di produzione, commercializzazione, consumazione dei prodotti tipici delle mense e dei menù pasquali: dolci, pesce, frutta, verdura, salumi, formaggi, carne.

Brescia sono state sequestrate oltre 800mila caramelle, che alle analisi hanno evidenziato la presenza del colorante blu brillante (E133) in misura superiore ai limiti consentiti dalla legge. Tale superamento, secondo alcuni studi, potrebbe provocare nei bambini nausea, iperattività, orticaria e insonnia.

I Nas di Milano, Genova e Livorno hanno sequestrato centinaia di colombe pasquali fraudolentemente vendute come "artigianali", ma di fatto prodotte da altre aziende.

Il Nas di Bari ha sequestrato oltre una tonnellata tra uova di cioccolato e colombe prive di etichette ed in evidente cattivo stato di conservazione, detenute in un deposito privo di autorizzazioni invaso da muffe e parassiti. Inoltre, il Nucleo antisofisticazioni - presso una salumeria - ha sequestrato oltre 600 confezioni di alimenti sottolio, vegetali inscatolati (piselli, fagioli, lenticchie), barattoli di pomodoro pelati e pesto con data di scadenza, risalente ad almeno sette mesi, contraffatta mediante l'applicazione di false etichette su quelle originali.

Il Nas di Lecce, nel laboratorio di una pasticceria della provincia salentina, ha sequestrato e sottratto all'utilizzo centinaia di uova di gallina rotte, in palese stato di alterazione, che sarebbero state utilizzate nella produzione di prodotti dolciari.

Il Nas di Napoli, presso un bar-pasticceria-ristorante della provincia, ha sequestrato oltre 3 tonnellate tra cornetti, brioche, rusticispigole, orate, pezzogne, prive di qualsiasi indicazione sulla tracciabilità. E, presso un'industria dolciaria della provincia, ha proceduto alla chiusura di una linea produttiva in quanto abusivamente attivata e carente dei requisiti minimi strutturali ed igienico-sanitari nonché al sequestro di circa 22 tonnellate diprodotti dolciari finiti (creme e confetture di latte, ciliegie, frutti di bosco, mela, amarena, farcitura di mela, frutta candita, panna di latte) confezionati in fusti da 25-30 kg ed in scatole di latta da 1 e 5 kg, privi di qualsiasi indicazione sulla tracciabilità, che sarebbero stati destinati alla farcitura di prodotti di pasticceria.

Il Nas di Perugia, nel corso di un'ispezione, accertando la presenza di sporco e ruggine, scrostatura di pareti e soffitti di un salumificio ha proceduto all'immediata chiusura di parte dello stabilimento ed al sequestro di 22 tonnellate di prosciutti Igp e speck. Nella stessa giornata, il Nucleo di Perugia ha sequestrato circa 24 tonnellate di frutta e verdura (arance, kiwi, limoni, patate, broccoli, cavolfiori, carciofi) contaminate da agenti atmosferici ed inquinanti ambientali e, pertanto, le Asl competenti ne hanno disposto la distruzione.

Infine, il Nas di Roma, presso una piattaforma distributiva all'ingrosso gestita da due cittadini pakistani, ha sequestrato oltre 160 tonnellate di alimenti (frutta secca, burro, snack, farina, pomodoro concentrato, zucchero di canna, latte in polvere, olio, spezie varie) e 1.600 litri di bevande, di provenienza indiana e pakistana, detenuti in pessime condizioni igienico sanitarie e contaminati da escrementi di roditori.

sabato 9 novembre 2013

Taranto: i CC arrestato 5 giovani per furto di rame, in 50 tentano di assaltare la caserma


TARANTO - Una cinquantina di persone ha tentato di assaltare nella notte la caserma dei carabinieri al quartiere Paolo VI di Taranto per ostacolare le operazioni di arresto di cinque giovani che erano stati sorpresi a rubare rame in un deposito di un vecchio supermercato. In aiuto dei carabinieri sono intervenute pattuglie di polizia e guardia di finanza. Un uomo, in particolare, avrebbe tentato di fare irruzione nella caserma entrando dal garage, ma e' stato bloccato. In aiuto dei carabinieri sono intervenute pattuglie di Polizia e Guardia di Finanza per riportare la calma tra le persone che avevano nel frattempo circondato la caserma. Ci sono stati momenti di grande tensione e la situazione è tornata alla normalità dopo molto tempo. I protagonisti del tentato assalto alla caserma sono stati tutti identificati; per alcuni di loro e' scattata la denuncia.

sabato 2 novembre 2013

Rovigo: blitz nella notte, bloccati i tre che volevano farsi saltare nella loro casa

ROVIGO - Si è concluso all’una di notte con un blitz del Gis (Gruppo d'intervento speciale) dei carabinieri il caso di Costa di Rovigo, dove tre persone, i fratelli Gianni e Giuseppe Lerin e una donna che lavora per loro, erano barricate in casa e minacciavano di far esplodere l'abitazione.
I tre si erano chiusi nella loro abitazione dal tardo pomeriggio di giovedì scorso dopo che Gianni Lerin, evaso dai domiciliari, aveva minacciato con un'ascia un agricoltore della zona.

Sul posto erano arrivati i carabinieri e i due fratelli e la donna si erano barricati in casa. Le trattative sono andate avanti senza esito venerdì tutto il giorno e i militari hanno anche contattato alcuni amici dei Lerin per convincerli a desistere. Nella notte tra venerdì e sabato è poi scattato il blitz. I carabinieri sono entrati in azione ed hanno sorpreso i tre nel sonno: due sono finiti nel reparto psichiatrico, mentre Gianni Larin e’ stato portato in carcere dai militari del Comando provinciale di Rovigo.

domenica 6 ottobre 2013

La Spezia: noto imprenditore ingaggia conflitto a fuoco con i CC davanti alla casa della ex: ucciso

LA SPEZIA - Il luogo della sparatoria
LA SPEZIA - Un noto imprenditore edile di 57 anni, Angelo D'Imporzano, è morto alla Spezia durante un conflitto a fuoco con i carabinieri. L'episodio è avvenuto di notte ain via Fontevivo, nei pressi del carcere in una zona industriale isolata. . Secondo la ricostruzione fornita dal Comando provinciale, l'uomo si è recato davanti alla casa dell'ex moglie dove ha sparato alcuni colpi con una rivoltella. La donna ha chiamato il 112. Sul posto si sono dirette le pattuglie contro le quali l'uomo ha cominciato a sparare. I carabinieri hanno risposto al fuoco e lo hanno uccisoSecondo le prime informazioni, ancora frammentarie per lo stretto riserbo degli inquirenti, l'uomo sarebbe stato in preda a un raptus e non avrebbe ascoltato i militari premendo subito il grilletto. Vani i tentativi di rianimazione del 118. La vittima era incensurata e in possesso di una pistola a tamburo calibro 38 con la matricola brasa detenuta illegalmente.  I militari del nucleo operativo hanno perquisito la casa della figlia di D'Imporziano dove l'imprenditore viveva da tre anni, ovvero dal momento della separazione dalla moglie. I carabinieri stanno cercando di capire dove l'uomo senza precendenti penali e descritto come mite, gentile e generoso, abbia potuto prendere il revolver.

domenica 26 maggio 2013

Roma, gli rubano la benzina, i CC fanno una colletta per regalargli un pieno

ROMA - Un 40enne romano del quartiere di Tor Vergata è stato svegliato questa notte dal rumore di un trapano, utilizzato da quattro malfattori per forare il serbatoio della sua macchina, parcheggiata sotto l'abitazione, al fine di impossessarsi di qualche litro di gasolio. I quattro, romeni pregiudicati, sono scappati, percorrendo a forte velocità una via limitrofa contromano e a fari spenti: la loro fuga ha avuto termine quando due pattuglie dei carabinieri del Norm di Frascati, dopo un inseguimento, li hanno bloccati.

All'interno dell'autovettura sono state trovate numerose taniche piene di benzina, un trapano e vari 'attrezzi da lavoro'. I malviventi saranno giudicati dalla Procura di Roma con il rito direttissimo. La vittima, giunta in caserma con la macchina ormai priva di carburante, è stato aiutata dai militari che, visto lo stato di bisogno dell'uomo, un artigiano ormai provato dalla crisi economica, hanno fatto una colletta per regalargli un pieno di benzina alla macchina.

domenica 28 aprile 2013

Lo sparatore di Montecitorio confessa: volevo sparare ai politici, ho ripiegato sui carabinieri

ROMA - Il brigadiere Giuseppe Cangrande, subito dopo essere stato colpito

ROMA - Lo sparatore di Roma parla e confessa: “Volevo sparare ai politici”. Secondo i carabinieri Luigi Preiti sarebbe venuto a Roma proprio con l'intenzione di compiere un «gesto eclatante»: non è stato accertato se è arrivato già armato o se la pistola se l'è procurata a Roma. Nella sua confessione davanti al pm di Roma, Pierfilippo Laviani, Pietri ha detto che il suo obiettivo erano i politici. "E' un uomo pieno di problemi che ha perso il lavoro, aveva perso tutto, era dovuto tornare in famiglia: era disperato. In generale voleva sparare sui politici, ma visto che non li poteva raggiungere ha sparato sui carabinieri", ha spiegato Laviani. "Ha confessato tutto. Non sembra una persona squilibrata".
 «Luigi Preiti voleva suicidarsi dopo aver sparato ai carabinieri ma non c'è riuscito perché aveva finito il caricatore - ha detto il ministro dell'Interno Angelino Alfano - E' stato il tragico gesto criminale di un disoccupato».
I carabinieri feriti sono il brigadiere Giuseppe Giangrande, 50 anni, e il carabiniere scelto Francesco Negri, 30 anni, entrambi effettivi al Battaglione Toscana. Giangrande, vedovo da due mesi e padre di una ragazza di 23 anni, è stato raggiunto da un colpo di pistola al collo. Cadendo ha battuto la testa, riportando anche un trauma cranico. Le sue condizioni sono giudicate gravi: è stato ricoverato in codice rosso al Policlinico Umberto I. Il primo bollettino medico parla di lesione della colonna vertebrale cervicale. Per lui la prognosi resta riservata. «Presentava una ferita d'arma da fuoco con foro di entrata nella regione laterale del collo sinistra e non si apprezzava foro di uscita - si legge nel bollettino - Il proiettile è stato estratto dalla regione sovrascapolare destra. Gli accertamenti eseguiti hanno dimostrato che nel tragitto il proiettile ha leso la colonna vertebrale cervicale». 
Negri è stato invece ferito da due colpi a una gamba e anche lui ha una ferita alla testa causata dalla caduta: è stato trasportato all'ospedale San Giovanni in codice rosso. Le sue condizioni, comunque, non sono preoccupanti.

mercoledì 3 aprile 2013

Bari: agente di polizia si spara davanti a un caserma dei CC. Morto

BARI - Un agente di polizia si è sparato un colpo di arma da fuoco alla testa davanti alla caserma dei carabinieri, a Triggiano, in provincia di Bari ed morto poco dopo il ricovero in ospedale a Bari. L'uomo, che è stato soccorso sul posto dagli operatori del 118, avrebbe compiuto il suo gesto per pesanti questioni economiche. Si tratta di un 43enne, Nicola Rutigliano, in servizio presso il Commissariato "San Nicola" di Bari. Il poliziotto si è sparato nella sua vettura, una Seat Altea di colore grigio, che ha parcheggiato davanti ai cancelli della caserma. Il finestrino del lato guida della vettura è andato in frantumi. L’uomo – a quanto si è appreso – avrebbe lasciato un biglietto, nella sua abitazione, a Triggiano, nel quale spiegherebbe il motivo del suo gesto.

mercoledì 6 marzo 2013

Caserta: tentano furto,scoperti speronano auto dei CC, i militari sparano. Ladro morto


CASERTA - Un rapinatore è morto durante un conflitto a fuoco avvenuto la scorsa notte a Cancello e Arnone, nel Casertano. Quattro romeni hanno rapinato un negozio di telefonini ma sono stati intercettati dai carabinieri che li hanno raggiunti in auto. Durante l'inseguimento la vettura delle forze dell'ordine è stata speronata dai banditi. A quel punto i carabinieri hanno aperto il fuoco ferendo uno dei componenti della banda che, in seguito, è morto.
Gli altri rapinatori sono stati presi e attualmente si trovano in stato di stato di fermo.
E' stata un'alba da incubo nella piccola cittadina del casertano. Una pattuglia dei carabinieri nota i ladri nel negozio di telefonini. Il palo fuori dal negozio dà l'allarme. Infatti inizia l'inseguimento con i carabinieri che non mollano i ladri. Che reagiscono tentando più volte di speronare l'auto delle forze dell'ordine. A quel punto i militari sparano. In aria, secondo la loro ricostruzione. Fatto sta che un colpo «di rimbalzo» colpisce alla testa uno dei ladri, di etnia rom.

La fuga dell'auto termina lì. I tre ladri si fermano, due vengono arrestati immediatamente, il terzo scappa a piedi.

lunedì 31 dicembre 2012

Lerici: Calevo liberato, arrestati tre. Avevano chiesto 8 milioni, non pagati

Il ritorno a casa di Andrea Calevo

LERICI - È stato liberato questa mattina l’imprenditore spezzino Andrea Calevo, 31 anni, cheera stato rapito nella notte del 16 dicembre dalla sua villa sulle alture di Lerici.  A liberare il giovane sono stati, in una operazione congiunta, polizia e carabinieri. L’ostaggio era prigioniero a Sarzana(La Spezia) in uno scantinato senza finestre, nell’abitazione di uno dei sospettati. Le sue prime parole sono state: «Grazie» agli uomini del Ros che lo hanno liberato e si è messo a piangere. Tre persone sono state fermate, uno di questi, già pregiudicato, avrebbe coinvolto il giovane nipote. La loro posizione è al vaglio degli inquirenti.
«L’operazione per la liberazione di Andrea Calevo è stata decisa ieri sera, quando abbiamo avuto la ragionevole certezza che il quadro informativo era completo»: lo ha detto il procuratore capo di Genova, Michele Di Lecce. «Il nostro obiettivo principale non era l’arresto dei sequestratori ma la liberazione del sequestrato».
Il procuratore Di Lecce riferisce e conferma che Andrea Calevo è stato rapito da un nonno, Pierluigi Destri, di 70 anni e da suo nipote Davide Bandoni, 20 anni, di Sarzana. Il sequestro è stato portato a termine con la complicità «certa» di un albanese Vila Fabjion, di 20 anni, operaio nel settore dell’edilizia. Calevo è sempre stato rinchiuso nello scantinato della villetta di Destri, alla periferia di Sarzana. Gli inquirenti hanno precisato che il giovane è stato trovato in catene, ma che era comunque riuscito a trovare il sistema di liberarsene, per poi rimettersele quando arrivavano i sequestratori.
Per la liberazione di Andrea Calevo «non è stato pagato alcun riscatto» ha confermato Di Lecce, che ha voluto pubblicamente ringraziare l’operato di tutte le forze dell’ordine intervenute sul caso.  Con una lettera inviata il 24 dicembre e indirizzata alla madre di Andrea Calevo, i sequestratori dell’imprenditore avevano chiesto un riscatto di otto milioni di euro. Dalle prime informazioni ottenute in ambiente inquirente il riscatto non è stato pagato.Inoltre, hanno riferito i responsabili delle indagini, il capo della banda è Pierluigi Destri. I rapitori si sono messi in contatto per la prima volta con la famiglia il 17 dicembre, il giorno dopo il sequestro, telefonando da una cabina telefonica di Pisa.
Calevo è stato trovato in catene. Per nascondere alla vista lo scantinato in cui Andrea era stato portato, i sequestratori avevano piazzato alcuni mobili davanti alla porta d’ingresso del sottoscala. Ma quando il giovane imprenditore, ha udito passi provenire dall’esterno ha cominciato a fare rumore, a battere colpi sul pavimento, e ha permesso così alle forze dell’ordine di individuare subito il suo nascondiglio.
Il ministro dell'Interno Anna Maria Cancellieri è profondamente soddisfatta "per il lavoro svolto dagli investigatori che ha riportato a casa sano e salvo il giovane imprenditore Andrea Calevo". "Si tratta - dice all'ANSA il ministro - del risultato dell'altissima professionalità messa in campo congiuntamente da polizia e carabinieri. Il valore aggiunto dell'operazione sta proprio nella collaborazione delle due forze dell'ordine".

venerdì 14 dicembre 2012

La camorra infiltrata in Emilia Romagna: 19 arresti


BOLOGNA - Maxi operazione dei Ros nell'ambito delle indagini sulle infiltrazioni della camorra casertana e napoletana in Emilia-Romagna. I carabinieri hanno eseguito nelle province di Rimini, Prato, Napoli e Caserta ordinanze di custodia cautelare nei confronti di 18 persone. Sono tutte indagate per associazione di tipo mafioso, estorsione, usura e tentato sequestro di persona a scopo di estorsione, aggravati dal metodo mafioso.
Le attività di usura ed estorsione, secondo le indagini dei Ros che hanno portato all'operazione "Vulcano", erano state effettuate ai danni di imprenditori e commercianti locali e i responsabili si erano avvalsi anche di agenzie di recupero crediti fittizie. 
I Carabinieri hanno documentato continue minacce e intimidazioni alle vittime, costrette a intestarsi attività commerciali e imprenditoriali da utilizzare per commettere truffe a istituti di credito.


mercoledì 7 novembre 2012

Mariti in carcere, donne capoclan: retata dei Cc a Napoli


NAPOLI - I carabinieri del comando provinciale di Napoli hanno arrestato nel corso di un blitz 48 persone ritenute affiliate ai clan camorristici Falanga, Di Gioia, a una frangia scissionista dei Di Gioia, operanti a Torre del Greco, nonche' al clan Amato-Pagano attivo a Secondigliano.
Un blitz che ha portato allo scoperto questa realtà: i mariti in carcere, le donne a capo dei clan con ruoli di spicco nel traffico di droga, occultamento di armi e gestione della cassa comune.

giovedì 21 giugno 2012

Litigano due carabinieri, si sparano e si uccidono. Nel Casertano

La caserma di Mignano Monte Lungo

MIGNANO MONTE LUNGO (Caserta) - Due carabinieri sono morti in una sparatoria avvenuta nella caserma di Mignano Monte Lungo, nell'Alto Casertano. Secondo le prime notizie, l'episodio sarebbe scaturito da una lite tra i due militari.
Secondo quanto si è appreso, sono morti il comandante della caserma e il suo vice. L'episodio sarebbe scaturito da una lite tra i due che si sarebbero sparati a vicenda. Sul posto i carabinieri del reparto operativo di Caserta. Le vittime sono il maresciallo Angelo Simone, cinquantenne a capo della caserma, e Tommaso Nella, il vice. Sul posto sono intervenuti anche gli uomini della compagnia di Sessa Aurunca.

giovedì 3 maggio 2012

Uomo armato si barrica negli uffici dell'Agenzia delle Entrate a Romano di Lombardia. Ha un ostaggio, dice di volersi uccidere


BERGAMO - Un uomo armato di fucile a pompa ha preso in ostaggio quindici persone nella sede dell'Agenzia delle entrate a Romano di Lombardia, in via Balilla 15. L'uomo, un cinquantenne di cui non si conosce ancora l'identità, è entrato nel pomeriggio  quando ancora gli uffici sono aperti, ed avrebbe esploso due colpi.
Più tardi ha fatto uscire tutte le persone che erano presenti tranne una, un impiegato. L'uomo dice di voler parlare con la stampa e che solo dopo libererà l'ostaggio. Ha urlato di essere in difficoltà economiche e di volersi togliere la vita.
Al momento la trattativa è portata avanti dai carabinieri. Un maresciallo dei carabinieri è entrato negli uffici dell'Agenzia. delle Entrate per trattare con il sequestratore, che non sarebbe ancora stato identificato.

All'esterno della sede dell'Agenzia delle Entrate di Romano di Lombardia ci sono anche alcuni parenti degli ostaggi accorsi per sapere notizie. Sul posto una squadra speciale dei carabinieri pronta ad intervenire in caso la situazione precipitasse.

Alle 18.30 una notizia non confermata: si sta valutando l'intervento dei corpi speciali del Gis di Livorno. All'interno degli uffici si vive al momento una situazione di stallo, con il sequestratore ancor insieme all'impiegato preso in ostaggio e a un maresciallo dei carabinieri. Nel frattempo curiosi e giornalisti sono stati fatti ulteriormente allontanare dall'entrata degli uffici.
 Sopra la sede dell'agenzia delle entrate c'è anche un elicottero dei carabinieri.    I primi ostaggi rilasciati raccontano che l'uomo armato di un fucile a pompa avrebbe esploso un paio di colpi contro il soffitto.
 Le forze dell'ordine avrebbero deciso di non far sgomberare l'edificio, alto cinque piani, dove ha sede l'agenzia delle entrate a Romano di Lombardia.   Secondo Mario Suardi, vicesindaco di Romano di Lombardia, l'uomo "barricato nella sede delle agenzie delle entrate di Romano sarebbe un italiano residente nella zona". 

giovedì 15 marzo 2012

Il giallo dell’uomo ucciso e gettato nel lago di Paola a Sabaudia: nessun documento, nessun nome. Diffuse le foto dei suoi vestiti: qualcuno li riconosce?


Un vigile del fuoco i immerge nel lago di Paola
SABAUDIA - Si infittisce il mistero sul caso del cadavere affiorato dal lago di Paola a Sabaudia, in provincia di Latina, scoperto dagli atleti del circolo canottieri della Gdf. A tre giorni dal ritrovamento l'identificazione è ancora lontana. Nessun documento, nessun nome. Solo gli indumenti che l'uomo, dall'età apparente di 50-60 anni, indossava quando è stato tirato fuori dall'acqua e che ora i carabinieri hanno deciso di diffondere attraverso le foto.
L'appello dei militari è rivolto a chiunque riconosca gli oggetti personali dell'uomo, probabile vittima di un omicidio. L'invito ai cittadini che abbiano informazioni utili è a contattare il comando provinciale al numero 0773-66566. Le foto immortalano scarpe, pantaloni scuri, camicia e maglione, con tanto di etichetta interna, insieme a una ciondolo, a un grosso anello e a un borsello nero. 
Di certo al momento c'è solo una vistosa ferita sotto l'orecchio destro, compatibile, secondo l'autopsia con il foro di un colpo di pistola che avrebbe trapassato il cranio da parte a parte. Intorno al collo e al torace una cintura con dei piombi, di quelle utilizzate dai sub per le immersioni.
L'uomo potrebbe quindi essere stato ucciso e poi gettato in acqua con i piombi legati per farlo affondare. Ma al momento tutte le possibilità restano al vaglio dei militari.
Squadre di sommozzatori e unità cinofile sono intervenute nella mattinata al lago di Paola per cercare indizi utili alla risoluzione del delitto. L'autopsia ha spostato le ipotesi su una sorta di esecuzione. Resta in piedi l'ipotesi di un evento malavitoso legato al territorio provinciale.