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giovedì 3 gennaio 2013

Lerici: Andrea Calevo stava per essere “venduto” alle cosche


LERICI - I rapitori di Andrea Calevo, l'imprenditore di Lerici liberato l'ultimo dell'anno, stanno rivelando agli inquirenti particolari agghiaccianti. Il capo della banda, Pier Luigi Destri, si sentiva ormai braccato dalla polizia e per questo aveva deciso di "vendere" l'ostaggio a gente più esperta di lui. Calevo doveva essere ceduto per un milione di euro ai clan mafiosi.
Pier Luigi Destri, il capo banda, si era reso conto che lui e i suoi non erano in grado di gestire un ostaggio così importante. Braccati dalla polizia, la gang era pronta a cedere il prigioniero per una somma molto inferiore a quella richiesta alla famiglia.
Calevo, in questa drammatica ipotesi per fortuna rimasta tale, sarebbe stato trasferito in una prigione più sicura, fuori dalla Liguria, forse in Toscana o nel Lazio, o addirittura al Sud. Se fosse finito nelle mani delle cosche, la vita dell'imprenditore, temevano gli inquirenti, sarebbe stata seriamente in pericolo. Dagli interrogatori si aspettano rivelazioni su alcuni dettagli logistici, ma mancano ancora le modalità con cui la banda pretendeva che fosse pagato il riscatto. In una lettera si parla della mediazione di un legale.

mercoledì 2 gennaio 2013

Festa ad Andrea Calevo ritornato in azienda


LERICI - Festa in azienda per Andrea Calevo al suo ritorno al lavoro. L'imprenditore di Lerici sequestrato lo scorso 16 dicembre e liberato con un blitz il 31, poco dopo le 9.30 è tornato nella sua azienda di Romito Magra, nel Comune di Arcola, accompagnato dalla sorella Laura. "Finalmente si torna alla normalità", ha detto varcati i cancelli. Per lui i dipendenti hanno improvvisato un brindisi tra applausi e abbracci.

martedì 1 gennaio 2013

Lerici: una banda di una ventina di persone ha organizzato il rapimento di Andrea Calevo


LERICI - Sono almeno sette le persone che potrebbero avere avuto un ruolo attivo nel sequestro di Andrea Calevo, ma il gruppo su cui la procura sta indagando è composto da circa altri venti soggetti. E' quanto si apprende da fonte investigativa. Al momento gli indagati, dopo il fermo di oggi (Simon Halilaj, albanese, di 23 anni), sono quattro. Uno degli arrestati nel blitz per la liberazione dell'imprenditore sta collaborando.
Intanto continuano a trapelare altri particolari sul blitz che ha portato alla liberazione di Calevo. Prima di effettuarlo polizia e carabinieri hanno teso una trappola ai sequestratori per farli uscire e non mettere così in pericolo la vita dell'ostaggio. Gli investigatori hanno provveduto a 'isolare' i telefoni cellulari di Davide Bondani e di Fabijan Vila così che non potessero parlarsi o avvertire Pierluigi Destri, che stava per essere catturato in centro a Sarzana. Poi, quando sono usciti per strada, i due sono stati catturati. Dopodiché gli investigatori sono entrati nella villetta di via del Campo preceduti da un gruppo di uomini armati e hanno cominciato a cercare Andrea, trovato in un locale di un metro e mezzo per due ricavato nella stanza seminterrata della villetta.

Lerici: prima notte di libertà (e di festa) per Andrea Calevo. Arrestato un quarto uomo

Andrea Calevo con la sorella e la fidanzata, dopo la liberazione

LERICI - Notte di festa, e prima notte di liberta', per Andrea Calevo, l'imprenditore spezzino sequestrato il 16 dicembre e liberato ieri con un blitz interforze nel seminterrato di una villetta a Sarzana. Calevo ha passato il Capodanno a casa di amici con la madre Sandra e la fidanzata Ines. Intanto in piazza a Lerici la festa e' stata interamente dedicata a lui, con 400 lumini a comporre le parole 'Bentornato Andrea'.
Intanto, il Ros ha arrestato questa mattina una quarta persona implicata nel sequestro. Secondo le prime informazioni si tratterebbe di uno slavo. Secondo quanto appreso infatti Pierluigi Destri, pluripregiudicato e “cliente” di Calevo perché piccolo imprenditore edile, è stato il capo e probabilmente l’ideatore del rapimento, oltre che carceriere di Andrea, ma non ha preso materialmente parte al sequestro. Davide Bandoni, suo nipote, e Fabijan Vila, operaio edile, avrebbero agito assieme ad altre due persone: una potrebbe essere lo slavo arrestato.

lunedì 31 dicembre 2012

Lerici: Calevo liberato, arrestati tre. Avevano chiesto 8 milioni, non pagati

Il ritorno a casa di Andrea Calevo

LERICI - È stato liberato questa mattina l’imprenditore spezzino Andrea Calevo, 31 anni, cheera stato rapito nella notte del 16 dicembre dalla sua villa sulle alture di Lerici.  A liberare il giovane sono stati, in una operazione congiunta, polizia e carabinieri. L’ostaggio era prigioniero a Sarzana(La Spezia) in uno scantinato senza finestre, nell’abitazione di uno dei sospettati. Le sue prime parole sono state: «Grazie» agli uomini del Ros che lo hanno liberato e si è messo a piangere. Tre persone sono state fermate, uno di questi, già pregiudicato, avrebbe coinvolto il giovane nipote. La loro posizione è al vaglio degli inquirenti.
«L’operazione per la liberazione di Andrea Calevo è stata decisa ieri sera, quando abbiamo avuto la ragionevole certezza che il quadro informativo era completo»: lo ha detto il procuratore capo di Genova, Michele Di Lecce. «Il nostro obiettivo principale non era l’arresto dei sequestratori ma la liberazione del sequestrato».
Il procuratore Di Lecce riferisce e conferma che Andrea Calevo è stato rapito da un nonno, Pierluigi Destri, di 70 anni e da suo nipote Davide Bandoni, 20 anni, di Sarzana. Il sequestro è stato portato a termine con la complicità «certa» di un albanese Vila Fabjion, di 20 anni, operaio nel settore dell’edilizia. Calevo è sempre stato rinchiuso nello scantinato della villetta di Destri, alla periferia di Sarzana. Gli inquirenti hanno precisato che il giovane è stato trovato in catene, ma che era comunque riuscito a trovare il sistema di liberarsene, per poi rimettersele quando arrivavano i sequestratori.
Per la liberazione di Andrea Calevo «non è stato pagato alcun riscatto» ha confermato Di Lecce, che ha voluto pubblicamente ringraziare l’operato di tutte le forze dell’ordine intervenute sul caso.  Con una lettera inviata il 24 dicembre e indirizzata alla madre di Andrea Calevo, i sequestratori dell’imprenditore avevano chiesto un riscatto di otto milioni di euro. Dalle prime informazioni ottenute in ambiente inquirente il riscatto non è stato pagato.Inoltre, hanno riferito i responsabili delle indagini, il capo della banda è Pierluigi Destri. I rapitori si sono messi in contatto per la prima volta con la famiglia il 17 dicembre, il giorno dopo il sequestro, telefonando da una cabina telefonica di Pisa.
Calevo è stato trovato in catene. Per nascondere alla vista lo scantinato in cui Andrea era stato portato, i sequestratori avevano piazzato alcuni mobili davanti alla porta d’ingresso del sottoscala. Ma quando il giovane imprenditore, ha udito passi provenire dall’esterno ha cominciato a fare rumore, a battere colpi sul pavimento, e ha permesso così alle forze dell’ordine di individuare subito il suo nascondiglio.
Il ministro dell'Interno Anna Maria Cancellieri è profondamente soddisfatta "per il lavoro svolto dagli investigatori che ha riportato a casa sano e salvo il giovane imprenditore Andrea Calevo". "Si tratta - dice all'ANSA il ministro - del risultato dell'altissima professionalità messa in campo congiuntamente da polizia e carabinieri. Il valore aggiunto dell'operazione sta proprio nella collaborazione delle due forze dell'ordine".

giovedì 27 dicembre 2012

Don Piero Corsi lascia la tonaca: sono “indegno”



LERICI -  Don Piero Corsi, il prete che ha scatenato polemiche dopo il volantino sulla violenza alle donne, con un 'mea culpa' annuncia che mette da parte la tonaca, abito del quale si sente "indegno".
"Con queste poche righe - dopo una notte insonne per il dolore ed il rimorso per la giusta polemica causata dalla mia "imprudente provocazione", nel rinnovare ancora più sentitamente le scuse non solo a tutte le donne colpite dal mio scritto ma anche a tutti coloro che si siano sentiti offesi dal mio operato o dalle mie parole, in primis il giornalista verso il quale, in un momento di ira, ho proferito quella ignobile parola - voglio comunicare che ho deciso di mettere da parte l'abito talare, - scrive in una lettera aperta - del quale mi sento indegno, nella speranza che la riflessione e la penitenza mi consentano un giorno di riconquistare quella serenità che ho oggi innegabilmente smarrito".

mercoledì 26 dicembre 2012

Il parroco di Lerici si scusa con “tutte le donne che si siano sentite offese” dal suo volantino


LERICI - ''Voglio scusarmi con tutti per quella che voleva essere solo un'imprudente 'provocazione'. In particolare mi voglio scusare con tutte quelle donne che si siano sentite offese in qualche modo dalle mie parole''. Lo ha detto il parroco di San Terenzo a proposito del volantino sul femminicidio affisso in chiesa, con cui sostiene che il reato puo' essere indotto da comportamenti femminili. Don Piero Corsi e' stato convocato dal vescovo. ''Affrontero' con serenita' le decisioni della Curia.

martedì 25 dicembre 2012

Un parroco di Lerici: femminicidi? Le donne provocano...


Don Piero Corsi, il parroco "illuminato"
LERICI - La donna si è allontanata dalla virtù e dalla famiglia: per questo faccia autocritica quando si parla di femminicidio. E' in sintesi il messaggio contenuto in un volantino comparso sulle porte della chiesa di San Terenzo a Lerici (Spezia). Il manifesto, affisso da don Piero Corsi, già noto per le sue posizioni estreme, si apre con il titolo: "Donne e il femminicidio facciano sana autocritica. Quante volte provocano?".
Andando alla messa di Natale, i parrocchiani tutto potevano aspettarsi fuorché questo. Ad accoglierli sul sagrato, a due passi dal presepio, il parroco ha affisso l'estratto dalla lettera apostolica "Mulieres dignitatem", commentata in modo assai discutibile dall'editorialista del sito radicale e sconfessato dalla Chiesa Pontifex.roma.it. E il parroco l’ha fatto suo aggiungendogli dellì’altro. Sostanzialmente, il volantino "accusa" le donne di meritarsi il peggio per essersi allontanate dalla virtù e dalla famiglia. Un messaggio che è stato subito bollato come inaccettabile, soprattutto il giorno di Natale, dai parrocchiani. Don Piero Corsi era già noto alle cronache per la sua passione al 'tatsebao', avendo già dedicato fogliettoni satirici contro l'Islam e contro gli immigrati appesi alla porta della chiesa.
Ancora prima, don Corsi aveva avuto un duro corpo a corpo con un senzatetto che chiedeva l'elemosina, brandendo un candeliere in sacrestia contro l'intruso.

giovedì 20 dicembre 2012

Sequestro Calevo: “abbiamo indizi utili”. Sulle tracce di un italiano


LERICI - "Abbiamo indizi che riteniamo utili". Lo annunciano gli inquirenti della Dda che coordinano le indagini sul sequestro dell'imprenditore spezzino Andrea Calevo. "Spero diano risultati quanto prima, nulla è stato trascurato", ha detto il procuratore capo di Genova, Michele Di Lecce. Secondo la stampa locale gli investigatori sarebbero sulle tracce di un sospettato di origine italiana.
Ad Arcola, intanto, in segno di vicinanza alla famiglia Calevo, tutti gli imprenditori hanno lasciato accese le luci di attività e capannoni. Ieri pomeriggio i carabinieri avevano effettuato una decina di perquisizioni in abitazioni di extracomunitari e pregiudicati italiani e stranieri a Sarzana. 
Altre perquisizioni in campi rom e in abitazioni di pregiudicati italiani e stranieri sono state effettuate nella zona di Massa. Intanto proseguono i controlli su telepass e telecamere autostradali.  
I carabinieri sospettano la presenza di un basista, probabilmente italiano, che avrebbe spianato la la strada alla banda che ha messo in atto il sequestro. Ricostruendo le recenti frequentazioni di Andrea, ci sarebbero indizi importanti acquisiti nel corso delle indagini da parte dei carabinieri anche e soprattutto da tracce biologiche trovate sull'auto del sequestrato. Importanti sarebbero anche le tracce derivate dalle analisi delle celle telefoniche attive nella zona dello Spezzino e sul confine tra Liguria e Toscana e l'azione di intelligence. 
Anche i sommozzatori dei carabinieri di Genova prendono parte alle ricerche. I militari effettueranno immersioni nel fiume Magra, dove è stata abbandonata la macchina dell'imprenditore dopo il sequestro.

mercoledì 19 dicembre 2012

Lerici: nessuna traccia di Andrea Calevo. Gli inquirenti: Non sappiamo se è vivo

Andrea Calevo

GENOVA  - ''Non sappiamo neppure se Andrea Calevo sia ancora vivo''. Lo ha detto il procuratore capo di Genova, Di Lecce, in relazione al sequestro dell'imprenditore spezzino di 31 anni, avvenuto la notte di domenica scorsa nella sua villa sulle alture di Lerici. Ieri i familiari aveva rivolto un appello ai banditi per sapere come stava Andrea, ma a distanza di ore non ci sarebbe stata risposta. ''Non e' neppure certo se i sequestratori siano 3 o 4 e abbiamo dubbi sul fatto che siano dell' Est”.
La Direzione distrettuale antimafia di Genova, che conduce le indagini, ha disposto il sequestro dei filmati delle telecamere delle stazioni di carburanti, delle aree di servizio e dei caselli autostradali dell’autostrada A12 Genova-Rosignano fino a Migliarino Pisano. Stessa operazione è stata compiuta anche nel tratto autostradale La Spezia-Parma. Controlli sono in corso anche su telepass e viacard. Ciò può far pensare che le ricerche si stiano concentrando tra Liguria, Toscana ed Emilia. Gli investigatori stanno cercando tracce di un eventuale passaggio dell’Audi di Calevo. Pare che i rapitori, prima di abbandonare l’auto nel fiume Magra, a pochi chilometri dalla zona del rapimento, abbiano percorso la A12 fino alla Versilia per poi tornare indietro. «Stiamo facendo verifiche - ha detto il procuratore capo di Genova, Michele Di Lecce, che coordina la Dda - però pare un comportamento veramente inspiegabile».
Il magistrato ha spiegato che stanno continuando gli accertamenti tecnici, che si sta ricostruendo la vita di Calevo nei giorni precedenti al sequestro. «Al momento pare che non ci siano episodi strani o anomali. Liti? Nessuna». Confermato anche il blocco dei beni dell’imprenditore. «Il gruppo ha almeno 15 partecipazioni, i conti correnti sono tanti - ha detto il procuratore - sono sotto controllo, ma non sappiamo se la famiglia ha risorse altrove».

lunedì 17 dicembre 2012

Lerici: rapito da banditi un giovane imprenditore

Andrea Calevo (facebook)


LERICI (La Spezia) - Hanno aspettato il suo rientro a casa e quando Andrea Calevo, 30 anni, erede del gruppo specializzato in commercio e consulenza nel settore dell'edilizia, ha aperto il cancello elettrico della villa a Bellavista in località Narbosco, sulle colline di Lerici, ed è entrato nel parco, lo hanno bloccato. In quattro, pistole spianate e passamontagna sul volto. Un assalto, probabilmente a scopo di rapina, ma sfociato in un rapimento. I banditi  dopo aver costretto la madre sessantacinquenne dell'imprenditore (che abita con lui) ad aprire la cassaforte, hanno messo le mani sul contenuto: 3mila euro in contanti e gioielli che forse non li hanno soddisfatti. Il sospetto è che contassero su un bottino ben più consistente. Dopo aver messo a soqquadro la villa hanno legato la donna ad una sedia e sono fuggiti con il figlio sulla sua auto, un'Audi,  ritrovata solo questa mattina neltorrente Magra a Santo Stefano Magra. A lanciare l'allarme è stata la madre di Andrea Calevo che è riuscita a liberarsi e chiamare i carabinieri. Ancora nessuna traccia dell'imprenditore.
Secondo quanto trapelato, il sequestro potrebbe essere stato operato da un gruppo criminale straniero. Alla donna avrebbero detto: "Tuo figlio ce lo portiamo con noi per sicurezza, ma non ti preoccupare, poi lo liberiamo".  Andrea Calevo è stato sequestrato da quattro uomini con accento dell'est. Lo hanno riferito gli inquirenti. I banditi erano tutti armati di pistola ed avevano il volto coperto. 
Andrea Calevo è erede di una famiglia di imprenditori che da oltre 100 anni opera nell’edilizia, attraverso quatro generazioni, e di recente si è ampliata anche nel settore dei prefabbricati. Suo padre è deceduto anni fa: lui ha una sorella. L’azienda ha la sua attività imprenditoriale nel Comune di Arcola.