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domenica 2 novembre 2014

RENZI: se qualcuno dei nostri vuole andare con la sinistra radicale, faccia pure


ROMA -  "Se qualcuno dei nostri vuole andare con la sinistra radicale che ha attraversato gli ultimi vent'anni, in nome della purezza delle origini, faccia pure: non mi interessa. E' un progetto identitario fine a se stesso e certo non destinato a cambiare l'Italia. Lo rispetto, ma non mi toglie il sonno". Lo dice il premier Matteo Renzi a Bruno Vespa per il libro 'Italiani voltagabbana'. "Il sonno - aggiunge il presidente del Consgilio - me lo tolgono le crisi industriali, i disoccupati, la mancanza di peso nella lotta alla burocrazia, certo non Vendola o Landini".
"Ho grandissimo rispetto per la piazza della Cgil e per i parlamentari che hanno partecipato a quella manifestazione. Ma io sono per il cambiamento che e' nel dna della sinistra. E a casa mia la sinistra che non si trasforma si chiama destra", spiega Renzi. Quella, aggiunge, "non era la piazza del Pd, ma c'era anche gente del Pd. Se penso di perderla? E' pIù facile perdere qualche parlamentare che qualche voto. La modifica dell'articolo 18 preoccupa piu' qualche dirigente e qualche parlamentare che la nostra base. Se si arrivasse a una scissione, ma non ci si arriverà, la nostra gente sarebbe la prima a chiedere: che state facendo?".

 "La delega sul lavoro alla Camera non cambierà rispetto al Senato. Alcuni dei nostri non voteranno la fiducia? Se lo fanno per ragioni identitarie, facciano pure. Se mettono in pericolo la stabilità del governo o lo fanno cadere, le cose naturalmente cambiano", avverte il premier. "A differenza del passato - dice Renzi a Vespa - io non ho il complesso del 'nessun nemico a sinistra'". Quanto al rapporto con la Camusso, "non e' una questione di feeling personale, ci mancherebbe. E' un'idea del Paese, della sua modernizzazione, del ruolo di governo e della rappresentanza civile, non un fatto umano o interpersonale", dice il presidente del Consiglio

mercoledì 6 novembre 2013

Berlusconi: i miei figli dicono di sentirsi come le famiglie ebree durante il regime nazista. Bufera

ROMA - "I miei figli dicono di sentirsi come dovevano sentirsi le famiglie ebree in Germania durante il regime di Hitler. Abbiamo davvero tutti addosso". Così Berlusconi risponde a Bruno Vespa per il suo prossimo libro alla domanda se sia vero che i figli gli hanno chiesto di vendere e di andare via. "Sono italiano al 100 per cento. In Italia ho le mie radici. In Italia sono diventato quello che sono. Ho fatto qui l'imprenditore, l'uomo di sport, il leader politico. Questo è il mio paese, il paese che amo, il paese in cui ho tutto: la mia famiglia, i miei amici, le aziende, la mia casa, e dove ho avuto successo come studente, come imprenditore, come uomo di sport e come uomo di Stato. Non prendo neppure in considerazione la possibilità di lasciare l'Italia".
"Il primo sentimento è stato di non volerci credere, che fosse impossibile che capitasse a me tutto questo, e da lì il rifiuto di prendere in considerazione qualsiasi ipotesi, perché tutte sarebbero comunque ingiuste. Sono stato assalito da una profonda indignazione, che da allora non mi ha lasciato mai. Ho molto pensato a quanto soffrirebbero mio padre e mia madre se fossero qui. E mi sono chiesto come avrebbero voluto che mi comportassi. Credo con la stessa dignità che mi hanno sempre insegnato". 
Le parole di Berlusconi provocano immediatamente la reazione della comunità ebraica. A cominciare da l presidente dell'Unione delle comunità ebraiche italiane secondo il quale il ''paragone offende milioni di morti''. ''L'Italia repubblicana è un paese democratico - scrive in una nota Renzo Gattegna - La Germania nazista era una spietata dittatura governata da criminali che teorizzavano e commettevano i più gravi delitti contro l'umanità. Contro gli ebrei i nazisti si accanirono con spietata crudeltà tanto che, alla fine di quel tragico periodo, gli ebrei dovettero contare oltre sei milioni di morti. Ogni paragone con le vicende della famiglia Berlusconi è quindi non soltanto inappropriato e incomprensibile ma anche offensivo della memoria di chi fu privato di ogni diritto e, dopo atroci e indicibili sofferenze, della vita stessa". Per Gattegna "la vita degli ebrei d'Europa sotto il nazismo fu segnata da un vortice nero di violenza, persecuzione, morte. Una catastrofe che non è soltanto del popolo ebraico ma dell'umanità intera". Sulla stessa linea il presidente della Comunità Ebraica di Roma, Riccardo Pacifici: "Rimaniamo sorpresi e increduli di fronte a un paragone fuori luogo, inopportuno che non ha rispetto per quella che è stata la storia. Ci aspettiamo una rettifica".
Un paragone ''semplicemente vergognoso'' per il capogruppo del Pd alla Camera, Roberto Speranza: ''Berlusconi chieda scusa'', twitta. Ha perso ''completamente il senso della misura. - commenta il responsabile giustizia Pd Danilo Leva - Da 20 anni ci racconta la favola della persecuzione e oggi, anziché chiedere scusa agli italiani per la condanna per frode fiscale, si avventura in un paragone agghiacciante con una tragedia quale l'olocausto. Essere eguali di fronte alla legge, rispettare lo stato di diritto sono paragonabili alla persecuzione degli ebrei?".

venerdì 1 novembre 2013

Berlusconi: nessuno mi toglierà il diritto di restare alla guida del mio partito. Marina? Sarebbe un ottimo premier


ROMA  - "Non intendiamo arretrare sulla Legge di stabilità. E credo sia giusto che, sulla mia vicenda, sulle tasse, sull'economia, siano gli elettori a potere giudicare noi e i nostri avversari, che, andando avanti così, confermerebbero i loro connotati di 'partito delle tasse e delle manette'". Silvio Berlusconi interviene così in un'intervista a Bruno Vespa e ribadisce: "Nessuno può togliermi il diritto di restare alla guida del mio movimento".
"Abbiamo rispettato gli impegni presi con i nostri elettori nel febbraio scorso - continua il leader del Pdl -, quello sulla detassazione della prima casa che noi consideriamo 'sacra' e quello per un fisco meno oppressivo. Per questo non intendiamo arretrare sulla Legge di stabilità".
"Il mio impegno continua" - E' "ancora necessario, in una forma o nell'altra, il mio impegno personale - dice ancora Berlusconi -. Nessuno può togliermi il diritto di restare alla guida del movimento che ho fondato, finché molti milioni di elettrici e di elettori lo vogliono. Sento il dovere di stare in prima linea". Il presidente del Pdl assicura infatti che farà ancora campagna elettorale in prima persona alle prossime elezioni. "In caso di elezioni, sentirei il dovere di impegnarmi direttamente".
Sull'ipotesi che i suoi figli scendano in politica, Berlusconi dice poi che Marina "sarebbe in grado di adempiere al meglio la missione" di candidato premier. "Tutti hanno constatato la sua autorevolezza e il coraggio da leonessa con cui mi ha difeso. Ma non è la sua vocazione. Sono sicuro che nessuno dei miei figli si sente attratto dalla politica. Soprattutto da 'questa' politica".

mercoledì 12 dicembre 2012

Berlusconi: se Monti si candida, faccio un passo indietro


ROMA -''Spinto dai miei ho accettato di potere essere candidato premier'', ma anche "solo il leader dei moderati". Lo ha detto Silvio Berlusconi alla presentazione del libro di Bruno Vespa. "Se Monti si candida faccio un passo indietro, ma non credo che gli convenga. Non credo che Monti accetti di diventare uomo di parte o di partito ma se decidesse di aderire a questa richiesta vi aderirebbe tutto schieramento moderato. Anche io glielo proposi, Monti mi disse che non era suo intendimento''.
''Da parte mia c'era e c'e' una giusta esigenza di consegnarmi ad un periodo di riposo, ma se c'e' bisogno di una mia attiva presenza io ho sempre detto che sono a disposizione. Se fai un passo indietro io saro' con i moderati, mi disse Casini che ha un complesso verso di me, ed io feci un passo indietro e Alfano divenne segretario. Ci aspettavamo il ritorno di Casini, ma questo non avvenne''.

domenica 4 novembre 2012

Berlusconi: "Chiedo scusa agli italiani perché non ce l'ho fatta"


ROMA - Silvio Berlusconi chiede scusa agli italiani. «Pensavo di chiedere scusa agli italiani perché non ce l'ho fatta - dice Berlusconi - La crisi ha cancellato i nostri sforzi, anche se noi abbiamo lasciato la disoccupazione al punto più basso degli ultimi vent'anni. Abbiamo garantito la pace sociale negli anni più duri della crisi». Il tutto è contenuto nel libro di Bruno Vespa "Il Palazzo e la Piazza" in uscita l'8 novembre. 
E' vero che lei ha pensato anche di non entrare in Parlamento? «Si, è vero - risponde l'ex premier - anche se sto ricevendo pressioni da tutti i miei di restare in campo come padre fondatore del Movimento».

sabato 14 luglio 2012

Berlusconi a Bruno Vespa: ”Torno in pista per salvare il Pdl”


Silvio Berlusconi e Bruno Vespa

ROMA - "Torno in pista per salvare il Pdl". Silvio Berlusconi affida ad un colloquio con Bruno Vespa, che ne riporta alcuni stralci in un articolo su 'QN', le ragioni che lo hanno spinto a decidere di ricandidarsi. Il rischio che l'ex premier vuole scongiurare è che il partito 'sprofondi': "Alle elezioni politiche del 2008 abbiamo preso il 38%. Se alle prossime dovessimo scendere per assurdo all'8%, che senso avrebbero avuto 18 anni di impegno politico?".

L'ex premier spiega che avrebbe "voluto dare l'annuncio più in là, magari all'inizio dell'autunno. Ma qui non si riesce a tenere niente di riservato...". Il colloquio è per il nuovo libro di Vespa, è presente anche il segretario del Pdl Angelino Alfano, che ribadisce: "Il candidato è lui. Io resto solo il segretario del partito".

Berlusconi parla anche dell'innalzamento dello spread: "Noi subimmo una violentissima campagna sugli spread eppure io ho sempre saputo che essi sono frutto di speculazione e non hanno niente a che vedere con i fondamentali di un Paese...".

mercoledì 21 marzo 2012

Bersani a “Prima serata”: le modifiche all’articolo 18 vannio corrette. “Non penso che Monti possa dire al Pd prendere o lasciare”


ROMA - Pier Luigi Bersani dichiara a “Prima serata” di Bruno Vespa, in onda questa sera di non condividere la modifica dell'art.18 "perché è all'americana e non alla tedesca". Per il segretario del Pd questa norma "va corretta". Sulla possibilità di un voto negativo del Pd alla riforma del lavoro risponde: "Io non penso che Monti possa dire al Pd prendere o lasciare. Non mi aspetto che Monti lo faccia, è chiaro che noi votiamo quando convinti, bisogna ragionare con noi".
A chi gli chiede se il governo rischia con la riforma del lavoro, Pier Luigi Bersani risponde: "Non credo perché i prossimi giorni chiariranno meglio la situazione. Noi conosciamo questi temi, li frequentiamo, altri li frequentano meno, ma più passano i giorni e più si vede meglio cosa vogliono dire nella coscienza collettiva. Si sono sentite cose tipo che i licenziamenti discriminatori sono impediti sotto i 15 dipendenti, già lo era. Io credo che la discussione in Parlamento potrà aggiustare" delle cose.

mercoledì 7 marzo 2012

Silvio Berlusconi non va stasera a Porta a Porta, per non “oscurare” Alfano


ROMA - “Silvio Berlusconi è rimasto vittima della par condicio". Così Bruno Vespa spiega l'annullamento della trasmissione con il leader del Pdl, prevista in prima serata. "Avevamo invitato per oggi Berlusconi e per il 21 marzo Pierluigi Bersani", osserva Vespa. "L'ex premier mi ha spiegato che, dopo le polemiche sul ruolo di Alfano, una sua presenza in parallelo con il segretario del Pd avrebbe creato sgradevoli equivoci sulla leadership del Pdl".
"Ho obiettato - dice ancora il conduttore di Porta a Porta - che seguendo questo criterio Berlusconi non potrà più comparire in televisione e fatto fermamente presenti le difficoltà in cui ci metteva questa decisione dell'ultima ora, ma l'ex presidente del Consiglio, nello scusarsi per il disagio prodotto a Raiuno e agli ospiti che erano stati invitati, ha ribadito che da tutti il partito gli veniva rivolto l'invito a non alimentare indirettamente polemiche".
"Il viaggio di Berlusconi a Mosca per la cena con Putin e Medvedev - si ricorda nella nota diffusa dalla redazione di Porta a Porta - aveva fatto programmare per le 10 di stamane la registrazione della prima serata programmata da Raiuno". 
"Come è noto - osserva Vespa - la legge impone l'equilibrio delle presenze tra rappresentanti di forze politiche di peso equivalente. Sappiamo bene che il segretario del Pdl è Angelino Alfano, che era stato nostro ospite di altre due prime serate insieme con politici di segno diverso. Ma Berlusconi non aveva mai parlato in televisione dopo le sue dimissioni da palazzo Chigi del 12 novembre e certamente le spiegazioni che solo lui potrebbe dare sarebbero state interessanti".
Bersani su Twitter: "Cedo il posto" Il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani, prova, con una battuta e un passo indietro, a districare la situazione, e dal suo profilo Twitter dà la disponibilità per evitare ulteriori problemi a Bruno Vespa: "#Vespa si tolga dall'imbarazzo, inviti sia #Berlusconi che @angealfa. Il 21 dovrei essere ospite di Porta a Porta. Cedo il mio posto".

"Simpatico Pier Luigi Bersani! Tanto simpatico che piuttosto che andare a Porta a Porta dovresti andare a Ballaro', al posto di Crozza''. Lo scrive il segretario del Pdl Angelino Alfano su Twitter replicando alla sarcastica proposta del segretario del Pd.

sabato 10 settembre 2011

"Nel 2014 più nessun soldato italiano in Afghanistan". Lo dice il presidente del consiglio

ROMA - "I primi soldati li porteremo a casa alla fine di questa primavera e via via diminuiremo la nostra presenza fino a non avere più forze nel 2014". E' quanto assicura il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, durante l'intervista con Bruno Vespa che andra' in onda stasera a 'Porta a Porta', rispondendo a una domanda sull'Afghanistan. 
"Mi misi a piangere senza più fermarmi", dice poi Berlusconi parlando della sua reazione davanti alle immagini dell'attentato dell'11 settembre.