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venerdì 20 marzo 2015

LUPI firma le dimissioni. Gelmini: lui sindaco di Milano? Perché no?

ROMA, 20 marzo - Il ministro dei trasporti e infrastrutture Maurizio Lupi, secondo quanto si apprende, ha firmato a Palazzo Chigi la lettera di dimissioni che, come da protocollo, è stata consegnata al sottosegretario alla presidenza del Consiglio.
"Perché no? Credo che Lupi abbia lavorato già bene come assessore a Milano, é una persona che ha sempre avuto forte consenso e sono convinto che uscirà a testa alta da questa vicenda". Così la coordinatrice lombarda di FI, Mariastella Gelmini, rispondendo ai giornalisti che le chiedevano se Lupi possa ambire ancora a essere candidato sindaco a Milano nel 2016.
Fra Fi e Lega per le Regionali in Veneto per ora "non c'è un accordo e non so se ci sarà", ha poi detto  Mariastella Gelmini ai giornalisti a margine dell'insediamento del dipartimento Agricoltura di FI Lombardia. "Non comprendiamo perché si debbano porre veti e diktat - ha aggiunto rispondendo su Matteo Salvini - mentre si sta governando insieme in Lombardia e Veneto. Un centrodestra diviso è più debole e quindi più utile a Renzi che non a vincere".
   

giovedì 19 marzo 2015

ROMA, ore decisive per il ministro Lupi: pressioni perché se ne vada

Maurizio Lupi
ROMA, 19 marzo - Sono ore decisive per il ministro delle Infrastrutture, Maurizio Lupi.Oggi a Palazzo Chigi c'è stato un vertice tra il premier Matteo Renzi, lo stesso Lupi e il ministro Alfano, secondo quanto si apprende da fonti centriste.
Venerdì Lupi farà la sua informativa alla Camera. Informativa di cui si sarebbe parlato anche nella riunione di questa mattina a Palazzo Chigi.  In quella occasione, si ragiona nella maggioranza, il ministro potrebbe spiegare la situazione e difendersi e poi anche annunciare le dimissioni. E un pressing in tal senso sarebbe in corso, anche se - spiegano le medesime fonti- il ministro delle Infrastrutture non avrebbe ancora deciso sul da farsi, starebbe riflettendo.
La mozione di sfiducia al ministro Maurizio Lupi sarà votata martedì alle 16 alla Camera. Lo ha deciso la Conferenza dei capigruppo, secondo quanto si apprende. La richiesta di informativa del ministro dei Trasporti, Maurizio Lupi, alla Camera, nel corso della Capigruppo è stata ritirata dalle opposizioni per accelerare il voto sulla mozione di sfiducia ma la maggioranza ha poi chiesto lei l'informativa:"evidentemente ha già sfiduciato Lupi", afferma Arturo Scoppo, capogruppo di Sel. La scelta della maggioranza di mantenere la richiesta di informativa per il ministro Lupi, viene spiegato, sarebbe stata fatta in coerenza anche con quanto chiesto dallo stesso ministro. L'informativa comunque non prevede alcun voto.
"Abbiamo risposto sollecitamente alla richiesta di un'informativa del ministro Lupi, inspiegabilmente ritirata dalle opposizioni, in un'ottica di trasparenza e coerenza", rileva il ministro delle Riforme Maria Elena Boschi sulla richiesta di informativa di Lupi domani alla Camera, mantenuta in capigruppo, dalla maggioranza.
"Il governo ha mostrato ampia disponibilità prima con il Question Time, poi con l'informativa. Il ministro Lupi riferirà al Parlamento, che è la sede preposta a questa discussione, e i gruppi dopo averlo ascoltato avranno modo di formarsi una propria idea e di valutare autonomamente", ha detto il ministro Boschi, interpellata alla Camera.
Maurizio Lupi valuti un passo indietro. A chiederlo è il vice presidente della Camera Dem Roberto Giachetti in una intervista alla Stampa. "Se è innegabile che non vi sia al momento un problema giudiziario - ragiona - ciò non vuol dire che non vi sia un problema di etica politica". "Lupi quindi si dovrebbe dimettere per dare l'esempio che si fa un passo indietro non per una resa, ma per opportunità politica"

GRANDI OPERE, Lupi resiste, ma arrivano notizie di imbarazzanti regali

ROMA, 19 marzo - Ritiene di poter spiegare, Maurizio Lupi. E convincere il Parlamento di aver sempre agito, da ministro, "con la massima trasparenza e correttezza". Perciò per ora non fa nessun passo indietro. Anzi, spiega Angelino Alfano, "non ci ha mai pensato". Non si dimette. Nonostante la contestazione di ieri in Aula dei 5 Stelle e l'urlo "vergogna" che lo accoglie nella sua Milano. Nonostante dalle carte dell'inchiesta sui grandi appalti emergano nuove connessioni sue e dei suoi familiari con alcuni degli arrestati. Nonostante il Pd prenda le distanze, dichiarando che "valuterà" se sfiduciarlo.
"Il governo mi appoggia. Renzi non mi ha chiesto" di lasciare il ministero, assicura Lupi. Già venerdì, probabilmente, riferirà alla Camera. Lupi non è indagato e, nell'interrogatorio di garanzia in carcere, l'ex superdirigente del ministero Ercole Incalza afferma di aver avuto con lui "solo rapporti istituzionali". Ma da Firenze i faldoni dell'inchiesta restituiscono nuovi dettagli sui rapporti dell'esponente di Ncd con alcune delle persone arrestate per quella che i magistrati definiscono come una "devastante corruzione sistemica nella gestione dei grandi appalti pubblici". Non solo, secondo i pm, Lupi ha chiesto a Incalza di trovare lavoro al figlio Luca, ma un altro indagato, Francesco Cavallo, ha pagato un biglietto alla moglie del ministro un biglietto aereo di 447,03 euro per andare da Milano a Bari a una convention di Ncd. Cavallo inoltre si è attivato per "una cena volta a reperire fondi" e ha fatto regali di Natale al ministro, inclusi "abiti sartoriali".

mercoledì 18 marzo 2015

Il governo: non esiste un problema LUPI

ROMA, 18 marzo - "Confermo l'obiettivo del ministero di garantire una rapida ed efficiente realizzazione delle opere e garantire la massima trasparenza". Il ministro delle Infrastrutture, Maurizio Lupi, risponde in aula alla Camera al question time sulle grandi opere a Firenze. Quanto a Ercole Incalza, Lupi spiega: "L'ingegner Incalza dal 31 dicembre 2014 non e' piu' direttore dell'unita' tecnica di missione e non ha ne' un rapporto di consulenza ne' di collaborazione con il ministero". Poi aggiunge: "Rispetto alle legittime richieste di chiarimento dei gruppi parlamentari, ritengo doveroso e urgente che questo avvenga quanto prima in Parlamento, nelle modalità che la presidenza riterra' opportuna". La risposta del ministro scatena la protesta dei Cinque Stelle: i deputati 'grillini' hanno cominciato a urlare "dimissioni, dimissioni" e qualcuno di loro, tra cui Carlo Sibilia hanno mostrato un orologio facendo riferimento implicito al Rolex regalato al figlio di Lupi. Per questo motivo, Sibilia ed altri sono stati invitati dal presidente di turno Roberto Giachetti a lasciare l'aula. L'orologio esibito dai deputati 5 Stelle, precisa poi ironica la deputata M5S Giulia Sarti, "non era un Rolex". 
Serve una razionalizzazione e una selezione delle grandi opere, ha poi affermato il ministro delle Infrastrutture, Maurizio Lupi, risponendo al question time alla Camera. "La politica infrastrutturale deve modificarsi in direzione di una maggiore razionalizzazione e selezione delle opere. Il prossimo allegato delle infrastrutture deve prevedere una razionalizzazione delle priorità del nostro paese, non dovranno essere piu' di 60, sara' necessario che le grandi aree metropolitane siano collegate, bisognera' fare interagire i nodi e la rete. Questa è la prima grande modifica, in secondo luogo il governo si e' impegnato al recepimento delle direttive europee", ha aggiunto. Intanto il governo, per voce del ministro dell'Ambiente Galletti, ribadisce che "non esiste un problema Lupi". Gian Luca Galletti spiega che "non ha nessun avviso di garanzia. Se innalziamo troppo il livello della polemica - aggiunge a margine della commemorazione del 13esimo anniversario dalla scomparsa di Marco Biagi presso la sede del quotidiano 'Il Resto del Carlino' - diventa strumentale. Mi pare che, a questo punto, siamo proprio in questa fase: è semplicemente una cosa strumentale che io spero finisca in fretta"

martedì 17 marzo 2015

SCANDALO GRANDI OPERE, Sel e M5S chiedono le dimissioni di Lupi

ROMA, 17 marzo - Le opposizioni chiedono le dimissioni del ministro Lupi. Lo scandalo delle tangenti che ha portato ieri all'arresto di Incalza scatena la bufera sul governo. Il presidente Pd Orfini interviene: 'Ci sono cose che destano inquietudine e preoccupazione. C'è assolutamente la necessità che si chiariscano alcuni aspetti, poi si faranno le valutazioni'. La capigruppo del Senato ha deciso all'unanimità di chiedere al ministro di riferire in Aula. Mozioni di sfiducia presentate  da Sel e M5S.
Sel afferma con forza: 'le dimissioni" del titolare dei Trasporti "dovrebbe chiederle Renzi. Vendola sollecita una bonifica radicale del ministero delle Infrastrutture, e anche le dovute dimissioni del ministro competente. Grillo chiede che il ministro lasci e restituisca i quattrini

E Salvini: "Io non condanno nessuno, però mi aspetto che il Ministro dell'Interno o il Presidente del Consiglio vengano in Parlamento a spiegare agli italiani se è tutto falso o se c'è qualcosa di vero. E se c'è qualcosa di vero non possiamo avere un Ministro dell'Interno e un Ministro delle Infrastrutture che lavorano con delle ombre del genere". 

lunedì 16 marzo 2015

GRANDI OPERE, ecco come uno degli arrestati fece assumere all’Eni il figlio di Lupi, che smentisce


FIRENZE, 16 marzo - L'imprenditore Stefano Perotti avrebbe garantito un incarico lavorativo a Luca Lupi, figlio del ministro delle Infrastrutture Maurizio, nell'ambito di una commessa dall'Eni. E' quanto si legge nell'ordinanza (corredata da brani di intercettazioni telefoniche) con cui il Gip di Firenze Angelo Antonio Pezzuti ha disposto la custodia cautelare in carcere per lo stesso Perotti e per Ercole Incalza nell'ambito dell'inchiesta "Sistema" sulle grandi opere. "Particolarmente significativa al fine di comprendere il giro di interessi e l'influenza che Stefano Perotti ha sul 'mondo politico' è la vicenda relativa al conferimento dell'incarico a Luca Lupi, figlio del ministro Maurizio Lupi", scrive il giudice. Il 30 gennaio 2014 Stefano Perotti, "nell'informare il cognato di essere riuscito a convincere i dirigenti dell'Eni ad avviare un'attività di progettazione a loro affidata gli prospetta la necessità di far lavorare in quest'appalto un giovane pagato da loro stessi: "...e metterei un direttore... un giovane che ho bisogno di far entrare.... ovviamente è rimborsato da noi....". Il 10 febbraio 2014 poi, si legge ancora nell'ordinanza, "Luca Lupi si vede con Stefano Perotti presso il cantiere della City Life e, dopo meno di un'ora, il secondo telefona al suo ufficio ravennate e chiede alla dipendente quale sia la procedura più conveniente ai fini contributivi per l'assunzione di un "ragazzo... che deve prendere 2.000 euro più Iva"". Da una telefonata del 12 febbraio 2014 effettuata da Perotti a una sua collaboratrice "si comprende che, nell'ambito della commessa Eni, egli stipulerà un contratto con Giorgio Mor (cognato di Perotti, ndr) affidandogli l'incarico di coordinatore per il lavoro e che, a sua volta, Giorgio Mor nominerà quale "persona fissa in cantiere" Luca Lupi corrispondendogli la somma di 2.000 mila euro oltre Iva al mese". Mor, il 19 febbraio, esprime "qualche perplessità sull'opportunità di tale azione" e "inizialmente chiede al cognato se fosse possibile assumere Luca Lupi "...in maniera meno formale"" ma Perotti lo esclude dicendo che "a lui dobbiamo dare la sicurezza" anche se "può esistere un minimo di rischio" sul fatto che le cose "vengano fuori". Ma "al termine della telefonata - scrive il Gip - gli interlocutori concludono per effettuare la "triangolazione"" e "la preoccupazione" di Stefano Perotti e Giorgio Mor "non è comprensibile al di fuori di uno scenario illecito".
«Non ho mai chiesto all'ingegner Perotti nè a chicchessia di far lavorare mio figlio. Non è nel mio costume e sarebbe un comportamento che riterrei profondamente sbagliato», replica Lupi in una nota, precisando che il figlio lavora a New York dai primi di marzo. «Mio figlio Luca si è laureato al Politecnico di Milano nel dicembre 2013 con 110 e lode dopo un periodo di sei mesi presso lo studio americano SOM (Skidmore Owings and Merrill LLP) di San Francisco, dove era stato inviato dal suo professore per la tesi. Appena laureato ha ricevuto un'offerta di lavoro dallo stesso studio per la sede di New York», spiega Lupi. «In attesa del visto per lavorare negli Stati Uniti - prosegue - (un primo visto l'ha ricevuto nel giugno 2014, subito dopo il matrimonio, per ricongiungimento con la moglie che è ricercatrice in Italia e in America), ha lavorato da febbraio 
2014 a febbraio 2015 presso lo studio Mor di Genova con un contratto a partita Iva per un corrispettivo di 1.300 euro netti al mese. Nel gennaio 2015 gli è stata reiterata l'offerta dello studio SOM, gli è quindi finalmente arrivato il visto e dai primi di marzo mio figlio lavora a New York». «Ripeto - conclude il ministro -, non ho mai chiesto nulla a nessuno per il suo lavoro, mi sembra, inoltre, dato il suo curriculum di studi, che non ne avesse bisogno». 
"Renzi ha rottamato la legalità in questo Paese". Lo ha detto il deputato M5S Alessandro Di Battista in una conferenza stampa al Senato in cui i parlamentari 5 stelle chiedono le dimissioni del ministro Lupi dopo "l'ennesimo scandalo sulla corruzione", riferendosi all'arresto di Ercole Incalza.

sabato 22 marzo 2014

Lupi: Moretti? Libero di andarsene


Maurizio Lupi
ROMA - Il ministro delle Infrastrutture, Maurizio Lupi, replica alle parole dell'a.d. di Ferrovie dello Stato, Mauro Moretti, sui tagli, previsti dalla spending review, agli stipendi dei manager pubblici. "Credo che se un manager ha voglia di andare via - ha detto Lupi - è libero di trovare sul mercato chi lo assume a uno stipendio maggiore".

lunedì 27 gennaio 2014

Il Pd "prende atto" delle dmissioni del ministro De Girolamo

ROMA - "Prendiamo atto delle dimissioni del ministro De Girolamo, a seguito delle vicende su cui il Pd l'aveva incalzata in Aula. Ora più che mai il Pd è impegnato a portare a casa un percorso di riforme, legge elettorale, Titolo V, Senato gratis per il Paese e i suoi cittadini". Così Lorenzo Guerini, portavoce della segreteria del Pd.
Da Palazzo Chigi al momento nessuna presa di posizione ufficiale. Il premier tace e sta riflettendo sul da farsi. un suo collega, compagno di partito, Maurizio Lupi, si è affrettato a dire: "Perdiamo un ottimo ministro ma guadagniamo una risorsa enorme per il partito". 

domenica 3 novembre 2013

Fassina: il Pdl ora critica la Sevice tax; ma non si era dichiarato d’accordo?

ROMA - "Perché una parte del Pdl ora critica? Ha cambiato idea? Oppure è un attacco strumentale per coprire scelte dovute alla vicenda giudiziaria di Berlusconi?". Così il viceministro all'Economia Stefano Fassina a proposito degli attacchi relativi alla Service tax prevista dalla Legge di Stabilità. "L'impianto della Tari-Tasi introdotto dal Disegno di Legge di Stabilità - afferma Fassina - è stato definito, insieme alla cancellazione dell'Imu, dal Consiglio dei Ministri di fine agosto, con l'accordo di tutti i capigruppo della maggioranza a sostegno del governo Letta. Pdl incluso e soddisfatto. Perché una parte del Pdl ora critica? Ha cambiato idea?".

 Viste le dichiarazioni dei lealisti sulla legge di stabilità, "è lecita una domanda: vogliamo migliorarla nell'interesse dei cittadini oppure vogliamo trasformare la legge di stabilità in una assurda resa dei conti interna" al Pdl "sulla pelle degli italiani, lasciando il Paese senza governo?". Così il ministro Maurizio Lupi.

domenica 13 ottobre 2013

Renzi, bufera sul no all’indulto. Bonino: se è il nuovo che avanza, meglio l’antico”

ROMA  - Se Matteo Renzi "è il nuovo che avanza, fatemi il favore di ridarmi l'antico". Lo ha detto il ministro Emma Bonino al Comitato nazionale dei Radicali italiani sulle dichiarazioni di ieri a Bari di Renzi sull'amnistia. "Legga bene il messaggio di Napolitano, prima di rottamarlo", ha aggiunto.
''Non ho parlato contro Napolitano che legittimamente ha fatto un messaggio con sue riflessioni - spiega Renzi a In Mezz’ora su Rai3 - mentre le forze politiche devono dire come la pensano. E io ho detto che non mi sembrava serio un nuovo indulto-amnistia dopo 7 anni dall'ultimo. Non serio, non educativo e non responsabile. Il Capo dello Stato - ha proseguito - e' stato ineccepibile sia con il governo Monti che con la nascita del governo Letta, non c'e' stato nessun eccesso di intervento.Ma bisogna anche avere il coraggio di dire che su alcune cose si puo' essere in disaccordo''. Il presidente della Repubblica non e' mai uscito dai suoi poteri, neanche con l'ultimo messaggio alla Camere, anzi ha dimostrato una capacita' di servizio unica. Poi, non si puo' dire 'l'ha detto il Capo dello Stato quindi si fa cosi' punto e basta'. I partiti se non discutono su questi temi, come quello dell'amnistia, cosa ci stanno a fare?'', ha tra l'altro detto Renzi.
Zanonato: 'Renzi ragiona in termini propagandistici' - Sul tema dell'amnistia e dell' indulto Matteo Renzi, secondo il ministro per lo Sviluppo, Flavio Zanonato, "ragiona in termini puramente propagandistici stile Grillo: 'mi conviene dire di più una cosa o l'altra sotto il profilo del consenso che poi alla fine ottengo?'. Non entra nel merito della questione". Per Zanonato, parlando a margine de La Repubblica delle Idee a Mestre, il merito della questione "è che le carceri, così come sono, oltre a produrre effetti drammatici sulla popolazione carceraria che è costretta vivere in una situazione assolutamente inaccettabile, produce l'effetto terribile che rimette alla fine del ciclo della pena in circolo persone che non possono avere altre alternative che continuare a delinquere, quindi con una recidiva altissima". "Vogliamo affrontare il problemi in modo propagandistico o vogliamo prendere in mano con serietà come ha fatto il presidente della Repubblica?. Non ho dubbi su questo: l'atteggiamento propagandistico di chi non vuole l'indulto perchè pensa che così prende qualche consenso in più non mi convince se è un interesse generale che va difeso".

Lupi: 'Renzi cerca consensi,Pd non pensi a Berlusconi' -Sull'amnistia ''Renzi cerca consensi a destra come a sinistra, piu' che dimostrare che sta facendo politica che richiede responsabilità''. Cosi' il ministro dei Trasporti, Maurizio Lupi risponde durante ''L'Intervista'' di Maria Latella su SkyTg24 ad una domanda su quanto affermato ieri dal sindaco di Firenze. ''L'amnistia e l'indulto - ha proseguito Lupi - sono stati richiesti e provocati da intervento fortemente elevato dal Presidente della Repubblica, che ha posto il tema del dramma. Ha posto il tema del dramma della carceri. Per una volta il Pd e il futuro segretario del Pd la smettiamo di pensare se le cose possono essere fatte o non fatte pensando a Berlusconi, all'unico nemico che ha tenuto unito l'opposizione''.

giovedì 3 ottobre 2013

Lupi: “Nessuno ha tradito”. Le prime pagine dei giornali





ROMA - "Nessuno ha tradito". Così il ministro Umberto Lupi lasciando la riunione di 'dissidenti' del Pdl. "Sono contento, oggi ha vinto l'Italia. Abbiamo lavorato per una maggioranza molto forte e siamo contenti di aver portato sulle nostre posizioni tutto il Pdl, grazie alla sintesi fatta da Berlusconi". La riunione dei 'dissidenti' Pdl è terminata attorno alla mezzanotte e mezza. Andando via il ministro Beatrice Lorenzin, è stata contestata da alcuni malati e disabili che protestano giorno e notte davanti Montecitorio. Lorenzin si è fermata a parlare con loro. Sui metodi sperimentali, ha spiegato, "ho fatto la legge per la sperimentazione e umanamente vi sono vicina ma non posso sostituirmi alla valutazione dei medici e degli scienziati e alle regole".
A Palazzo Madama il governo aveva ottenuto 235 voti, a Montecitorio 435: doppia fiducia incassata.
Ieri in Parlamento ''ho dovuto masticare un boccone amaro ma non è ancora finita'' confida Daniela Santanchè in una intervista alla Stampa. "Verdini 'non ha sbagliato niente. Perdere una battaglia non significa perdere la guerra" - prosegue l'onorevole che parlando anche con Repubblica aggiunge cheAngelino Alfano farà la stessa fine di Gianfranco Fini: ''Anche Fini era il grande vincitore. Per i sondaggi e per tutti i giornali. Era applaudito dal centrosinistra. Era acclamato come il salvatore della patria. Mi sa dire dov'è ora Fini?''. Per lei, chi ha vinto è comunque Berlusconi ''è un genio'', è ''come il Crodino, fa impazzire il Pd''. Certo, se nel partito adesso ''inizieranno a tagliare davvero le teste, questo non potrà più essere il mio partito. Non si può chiedere più democrazia e poi non darla''. Quanto all'ipotesi di nuovi gruppi, ''non credo che reggeranno. Ne parleremo quando diventeranno, se mai lo diventeranno, realtà''. Ieri comunque ''non è finita l'era Berlusconi. Ne è iniziata una nuova. E io sono in prima linea''. ''Da oggi siamo in un altro mondo. E io ho votato la fiducia. Ma, mi ascolti bene, l'ho votata a Berlusconi, non al governo Letta''.
La nascita di nuovi gruppi Pdl - per Fabrizio Cicchitto "è una questione tutta da vedere. Al Senato, poi, la situazione è tranquilla vista anche la guida di Schifani". Così Fabrizio Cicchitto, lasciando la riunione dei 'dissidenti' Pdl. A chi gli domanda dell'ipotesi di una scissione Cicchitto risponde: "non abbiamo esaminato questo termine nemmeno lontanamente. Non avremo un atteggiamento scissionista ma nemmeno di appiattimento".
Dura il ministro della Salute, Beatrice Lorenzin,  che in una intervista a Repubblica rivela: Nel Pdl ''è in atto un confronto tra due classi dirigenti che stanno diventando sempre più incompatibili e che hanno due visioni diverse sul Paese e sul metodo che dobbiamo usare tra di noi per prendere le decisioni. In Parlamento - sottolinea - alla fine Berlusconi ha fatto ''quello che noi avevamo chiesto fin dall'inizio''. E parlando anche con l'Unità dice che non c'è stato ''nessun parricidio, non uccidiamo il padre politico, anzi l'abbiamo protetto dall'estremismo''. Ieri ''c'è stata una rappresentazione plastica della frattura, rafforzata dai documenti di adesione al progetto di Alfano. Noi siamo il Pdl, per aderire a Forza Italia ci dovrebbe essere un chiarimento molto forte sulla linea politica e l'ideologia''. E il punto non è ''dove andiamo, ma dove restiamo''. A proposito delle dimissioni da ministri, Lorenzin chiarisce che la pattuglia del Pdl al governo ha accettato di rassegnarle, ma ''abbiamo ritenuto inaccettabili le modalità di quella richiesta, e l'idea stessa di far cadere il governo. L'Italia non se lo può permettere''. Ma non ci sono 'traditori', solo un modo di ''difendere Berlusconi diverso da chi vuole occupare gli aeroporti o accamparsi sotto il Quirinale. Alfano ha detto diversamente berlusconiani, io dico normalmente berlusconiani. Si può ancora essere normali?''. L'area politica ''che rappresentiamo - sottolinea - fa riferimento al Partito Popolare europeo, un partito moderato''.