ROMA - La Giunta per le Immunità del Senato si è riunita in camera di consiglio per decidere sulla decadenza del mandato di parlamentare di Berlusconi. La seduta pubblica è durata poco più di un'ora visto che i difensori del cav non si sono neanche presentati. La seduta si era aperta con la commemorazione della strage di Lampedusa. Il presidente Dario Stefano ha invitato a un minuto di silenzio per una tragedia "che investe inesorabilmente le coscienze di tutti".
Vista l'assenza dei legali di Berlusconi, è intervenuto subito la controparte, l'avvocato Salvatore Di Pardo in rappresentanza di Ulisse Di Giacomo, primo dei non eletti in Molise
"Non è possibile porre questioni pregiudiziali" dice Stefano alla senatrice Pdl Maria Elisabetta Alberti Casellati che in apertura della seduta pubblica chiedeva di prendere la parola. Stefano spiega che nella fase della seduta pubblica non è possibile porre questioni pregiudiziali né intervenire sull'ordine dei lavori, ma che Casellati potrà intervenire in camera di consiglio. A norma dell'articolo 16 della verifica dei poteri, cioè le norme che regolano i lavori della Giunta, il presidente ha poteri discrezionali nella direzione della discussione e nella disciplina della seduta pubblica. Nella giunta si è svolto un "serio confronto" basato "solo sulle questioni giuridiche", afferma il presidente della giunta. "Ho pensato - spiega - che il fatto di assumere io come presidente il ruolo di relatore favorisse un clima di serio confronto basato solo su questioni giuridiche che ha caratterizzato, per la verità, gran parte del lavoro della Giunta". Poi svolge la sua relazione, nella quale elenca le "cinque distinte motivazioni" presentate dal senatore Berlusconi nella sua memoria difensiva.
"Nessuna acquiescenza - per gli avvocati di Berlusconi - può essere offerta a chi non solo non è, ma neppure appare imparziale" come la giunta del Senato. "Non vi è dubbio che anche questa ulteriore violazione dei diritti costituzionali e dei principi della Convenzione Europea troverà adeguato rimedio nelle sedi competenti. "Non vi è dunque possibilità alcuna - proseguono - di difesa né vi è alcuna ragione per presentarsi di fronte a un organo che ha già anticipato, a mezzo stampa, la propria decisione". Gli avvocati di Berlusconi Franco Coppi, Piero Longo e Niccolò Ghedini definiscono un "obbligo" non presentarsi davanti alla giunta, in quanto "non imparziale". "Il diritto ad un giudizio imparziale è evidente fondamento di ogni procedimento in un sistema democratico. Molti dei componenti della Giunta delle elezioni del Senato si sono già più volte espressi per la decadenza del Presidente Berlusconi. Non vi è dunque possibilità alcuna di difesa né vi è alcuna ragione per presentarsi di fronte a un organo che ha già anticipato, a mezzo stampa, la propria decisione". Lo scrivono in una nota congiunta gli avvocati Franco Coppi, Piero Longo e Niccolò Ghedini. I legali di Silvio Berlusconi motivano così la loro assenza, questa mattina, alla seduta pubblica della giunta del Senato, ora riunita in camera di consiglio per decidere della decadenza da senatore del Cavaliere dopo la condanna nel processo Mediaset. "Nessuna acquiescenza né legittimazione può essere offerta a chi non solo non è, ma neppure appare imparziale", aggiungono. "Il non partecipare era dunque non più una scelta, ma un obbligo. Non vi è dubbio che anche questa ulteriore violazione dei diritti costituzionali e dei principi della Convenzione Europea troverà adeguato rimedio nelle sedi competenti".
"La decadenza di Silvio Berlusconi - sostiene il legale della controparte, Ulisse Di Giacomo - non è una questione politica, ma di applicazione del diritto". Di Pardo, nella seduta pubblica ha definito "sconcertanti" alcuni passaggi della memoria difensiva del Cav. A chi gli domanda se reputi il leader Pdl indegno di sedere in Parlamento, Di Pardo risponde: "Non lo dico e non lo dice il mio assistito, lo dice la legge e la sentenza del Consiglio di Stato sul caso Miniscalco. La sentenza chiarisce che chi ha commesso determinati reati non ha i requisiti morali, non è degno di sedere in Parlamento". La legge Severino, aggiunge, "non è una legge penale ma una norma di carattere elettorale e amministrativo" che afferma che "chi ha commesso frode fiscale ai danni dello Stato non è opportuno scriva le leggi". "Questa legge è stata applicata in modo rigoroso per tutti. Se si applica al comune cittadino, non vedo perché non a Berlusconi". Quanto all'assenza alla seduta pubblica degli avvocati di Berlusconi, il legale della controparte commenta: "Quanto meno ci saremmo divisi le domande. Io sono abituato a rispettare il giudice terzo ad essere presente davanti al tribunale e al Consiglio di Stato". Una presenza utile "anche per risolvere eventuali dubbi, magari facendo domande". La loro assenza dipende "da una valutazione che io non condivido". Sull'esito della camera di consiglio della giunta, Di Pardo non si sbilancia: "Non so se è una partita facile. Se fossi davanti al Consiglio di Stato sarei molto sereno, ma non conosco le dinamiche della giunta".
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