ROMA - Il centrosinistra ha fato en plein: trionfa a Roma, che strappa al centrodestra dopo 5 anni, così come Brescia, governata dal Pdl negli ultimi 5 anni. Dopo 18 anni di indiscusso dominio del centrodestra, si riprende anche Viterbo, e dopo 20 anni strappa Treviso alla Lega e Imperia (feudo dell'ex ministro Claudio Scajola) al Pdl. Tutti gli 11 capoluoghi al ballottaggio sono infatti andati a sindaci del centrosinistra, e, se si sommano ai 5 già vinti al primo turno (Sondrio, Pisa, Massa, Isernia e Vicenza) portano la vittoria del centrosinistra sul centrodestra a 16 a 0. Nei capoluoghi brucia alla Lega la sconfitta di Gentilini, il 'sindaco sceriffo' che, direttamente o indirettamente, ha guidato la politica di TREVISO' dal lontano '94. ''E' finita l'era Gentilini, è finita l'era della Lega e del Pdl", ha commentato lui . A SIENA, storica roccaforte del centrosinistra sconvolta dal caso Monte dei Paschi, Bruno Valentini (Pd, Sel e lista civica) riesce, con il 52% dei voti, a prevalere di misura su Eugenio Neri, che si ferma al 48%.
Altro dato eclatante è quello di BRESCIA, dove, dopo 5 anni, la città torna ad essere guidata dal centro sinistra. Emilio Del Bono, sostenuto da Pd e civiche, ha ottenuto il 56,52% dei voti. Il candidato del centro destra, il sindaco uscente Adriano Paroli, si è fermato al 43,47%. Un altro feudo strappato al centrodestra è IMPERIA: dopo 20 anni di governo di centrodestra, il feudo dell'ex ministro Claudio Scajola ha deciso di cambiare. Il nuovo sindaco è l'imprenditore Carlo Capacci, sostenuto da Pd e tre liste civiche, tra cui una che fa capo all'ex sindaco Paolo Strescino (ex Pdl) e che raccoglie dissidenti del Pdl. Ha vinto il ballottaggio con oltre il 76%; al candidato Pdl, Erminio Annoni, il 23,8%. Il centrosinistra torna anche alla guida di Viterbo, dopo 18 anni: Leonardo Michelini, con il 62,9% dei consensi, ha strappato la città al sindaco uscente Giulio Marini, che si è fermato al 37,1%. A IGLESIAS, commissariata e prima in mano al centrodestra, vince, anche se di misura, Emilio Gariazzo (Pd, Sel, Comunisti italiani, liste civiche) con il 51,7%.
Il centrosinistra riesce a riconfermare la poltrona del sindaco a LODI - dove vince Simone Uggetti (Pd, Sel e liste civiche) - a BARLETTA, dove si impone, con il 62,9%, Pasquale Cascella, giornalista ed ex portavoce del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, ad AVELLINO, dove vince Paolo Foti, con il 60,6% dei consensi e ad ANCONA. Qui Valeria Mancinelli, candidata del centro sinistra, ha battuto con il 62,6% lo sfidante del centro destra Italo D'Angelo (37,4%) ed è il primo sindaco donna della città. Negli altri 56 comuni al voto - 54 superiori ai 15 mila abitanti, 2 inferiori a questa cifra - 34 sono andati al centrosinistra, 2 se li è aggiudicati il Movimento Cinque Stelle: sono Pomezia (Latina) e Assemini (Cagliari). Al M5S vanno i comuni di Assemini e Pomezia.
''Il voto nella citta' capitale ha in se' un elemento simbolico e mi spiace che la sindacatura di Gianni Alemanno non sia stata confermata e premiata, ma la vita continua, e il governo di larga coalizione vive obiettivamente oltre il perimetro delle battaglie amministrative parziali.''.Lo afferma il ministro e vicepremier del Pdl Angelino Alfano in una intervista al 'Foglio'.
Il risultato complessivo "va valutato nel complesso, nel primo, nel secondo turno e quello siciliano" ma è un risultato che "rafforza lo schema delle larghe intese e mi spinge e ci spinge a lavorare di più". Lo ha detto il premier Enrico Letta commentando le amministrative.
La "batosta c'è stata ed è innegabile" ma Roberto Maroni intervistato dal "Corriere della Sera" non gradisce le richieste di dimissioni da leader della Lega: "Significa non aver capito nulla. Quello che ci ha fatto perdere sono state le polemiche". Il secondo turno delle amministrative indica che la Lega ha perso ovunque, "un dato oggettivo che dovremo analizzare per capirne le cause".
Il problema secondo Maroni non è la scelta dei candidati, per esempio Gentilini che non è stato riconfermato a Treviso ma che "si è battuto come un leone"; il problema è "il discredito che ha colpito tutti i partiti, anche la sinistra che oggi canta vittorie dovrebbe essere preoccupata, ha perso vagonate di voti".
Quanto alla Lega, "ha pagato il prezzo delle nostre vicende interne e delle nostre divisioni, dalla Tanzania in avanti". L'astensionismo, poi, punisce tutti, ma "se a Siena ha vinto ancora il Pd e a Treviso ha perso Gentilini, che è la storia della Lega, credo che per noi ci sia un disvalore aggiungto, e cioè la litigiosità", un riferimento alle recenti interviste di Umberto Bossi.
Maroni poi contesta i "soliti avvoltoi", non solo contro di lui ma contro il segretario veneto Flavio Tosi: "Questo è il momento di unire le forze e non di fare processi sommari. Rimane Tosi, rimena Salvini. Gli avvoltoi se ne vadano fuori dalle scatole". Infine, sempre in agenda il congresso straordinario, "non oltre febbraio visto che sono possibili le elezioni a marzo. E il nuovo segretario sarà un giovane".
La "batosta c'è stata ed è innegabile" ma Roberto Maroni intervistato dal "Corriere della Sera" non gradisce le richieste di dimissioni da leader della Lega: "Significa non aver capito nulla. Quello che ci ha fatto perdere sono state le polemiche". Il secondo turno delle amministrative indica che la Lega ha perso ovunque, "un dato oggettivo che dovremo analizzare per capirne le cause".
Il problema secondo Maroni non è la scelta dei candidati, per esempio Gentilini che non è stato riconfermato a Treviso ma che "si è battuto come un leone"; il problema è "il discredito che ha colpito tutti i partiti, anche la sinistra che oggi canta vittorie dovrebbe essere preoccupata, ha perso vagonate di voti".
Quanto alla Lega, "ha pagato il prezzo delle nostre vicende interne e delle nostre divisioni, dalla Tanzania in avanti". L'astensionismo, poi, punisce tutti, ma "se a Siena ha vinto ancora il Pd e a Treviso ha perso Gentilini, che è la storia della Lega, credo che per noi ci sia un disvalore aggiungto, e cioè la litigiosità", un riferimento alle recenti interviste di Umberto Bossi.
Maroni poi contesta i "soliti avvoltoi", non solo contro di lui ma contro il segretario veneto Flavio Tosi: "Questo è il momento di unire le forze e non di fare processi sommari. Rimane Tosi, rimena Salvini. Gli avvoltoi se ne vadano fuori dalle scatole". Infine, sempre in agenda il congresso straordinario, "non oltre febbraio visto che sono possibili le elezioni a marzo. E il nuovo segretario sarà un giovane".
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