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venerdì 6 giugno 2014

I giornalisti Rai non sciopereranno l’11 giugno. Chiude Rai World


ROMA - La notizia era nell'aria soprattutto dopo le defezioni dei giorni scorsi. Perché se in un primo momento lo sciopero della Rai contro i tagli del governo sembrava convincere tutti, col tempo sono arrivati i distinguo. 
Non a caso l'Usigrai, il sindacato dei giornalisti Rai, aveva chiesto alle redazioni sparse sul territorio nazionale di votare la sospensione dello sciopero. E dal territorio è arrivato il via libera: l'11 giugno tutti regolarmente al lavoro. 
"L'Usigrai - si legge nella nota del sindacato - è riuscita a ottenere che si mettesse al centro dell'agenda politica il futuro e lo sviluppo della Rai Servizio Pubblico. È su questo che continuerà sempre più forte e determinato l'impegno e la mobilitazione delle redazioni. Non accetteremo politiche di corto respiro".
"La riforma della Rai, l'anticipo della Concessione di Servizio pubblico di 2 anni, la lotta all'evasione del canone, norme per 'rottamare' i partiti e i governi del controllo della Rai - prosegue la nota - sono finalmente al centro del dibattito politico, così come chiesto dall'Usigrai nell'assemblea aperta dell'8 maggio a Roma. Ora vediamo se il governo è in grado di tenere il passo della sfida riformatrice o sono solo annunci. Restano tuttavia tutte le preoccupazioni e contrarietà per la vendita di quote di RaiWay fatta solo per far cassa, senza una idea strategica per il Paese sul tema delle torri di trasmissione”. 

Viale Mazzini ha deciso intanto di chiudere Rai World, la società che si occupa della programmazione all’estero. Una scelta maturata ieri pomeriggio: l’azienda ha deciso di smantellare l’ultimo baluardo dell’informazione pubblica che la Rai diffondeva all’estero. Una diffusione che, negli anni, è andata sempre più scemando, con un numero via via inferiore di programmi dedicati, utilizzando invece in maniera massiccia le produzioni che vengono fatte per l’Italia. Una strategia aziendale che però avrebbe procurato, nel tempo, una cospicua emorragia di abbonamenti, scesi in una decina di anni da 450 mila a poco più di 13 mila. Portando quindi in perdita la società che costa ogni anno alla Rai circa 5 milioni e praticamente non dà utili. Così, dopo la scelta di mettere in vendita una parte di Raiway, è arrivata la decisione di chiudere definitivamente Rai World. Con buona pace degli italiani che vivono all’estero.

martedì 3 giugno 2014

Il Garante: illegittimo lo sciopero Rai. Il sindacato: si fa

ROMA -  L'Autorità di garanzia per gli scioperi nei servizi pubblici essenziali ''ha valutato come non conforme alla legge la proclamazione dello sciopero dei sindacati dei lavoratori della Rai per il prossimo 11 giugno'' spiegando che la proclamazione "non rispetta la regola dell'intervallo di dieci giorni tra due scioperi dello stesso settore". Il 19, infatti, sciopererà già il sindacato Usb.
Ma i sindacati non mollano. "Noi insistiamo, perché le vertenze si fanno così - ha detto il segretario della Cgil, Susanna Camusso -. E' grave sostenere che lo sciopero è umiliante: se cambiano le cose, siamo pronti a discutere". "Il premier Renzi - ha aggiunto il segretario Uil, Luigi Angeletti - si comporta come un pessimo amministratore delegato dell'azienda pubblica Rai"..

Via libera dalle commissioni Bilancio e Finanze del Senato all'articolo 21 del decreto Irpef. Si conferma così il taglio di 150 milioni a carico della Rai. Via libera anche all'emendamento dei relatori che 'salva' le sedi regionali della televisione pubblica e che consente la dismissione di quote di Rai Way e la possibilità di non mantenere Rai World.

venerdì 30 maggio 2014

I dipendenti Rai non vogliono i tagli: sciopero l'11 giugno

ROMA  - Il taglio di 150 milioni di euro deciso dal governo non va giù ai dipendenti della Rai. E le segreterie di Slc Cgil, Fistel Cisl, Uilcom Uil, Ugl Telecomunicazioni, Snater, Libersind Conf Sal e Usigrai hanno convocato per mercoledì 11 giugno uno sciopero che culminerà con una manifestazione a Roma. "Il drastico taglio mostra profili di incostituzionalità e non colpisce gli sprechi ma i posti di lavoro", dichiarano i sindacati. "Così - continuano gli esponenti Rai - si creano le condizioni per lo smantellamento delle sedi regionali e ancor peggio per la svendita di RaiWay alla vigilia del 2016 (data in cui dovrà essere rinnovata la concessione per il servizio pubblico), lasciando intravedere inquietanti ritorni a un passato fatto di conflitti di interessi e invasione di campo dei partiti e dei governi".

Il governo conferma: "Sì ai tagli -
 Ma il governo ribadisce che il taglio dei 150 milioni previsto nel decreto Irpef "resta". Si può invece discutere, precisa il viceministro all'Economia Enrico Morando, a proposito dell'esclusione della televisione pubblica dall'articolo 20, che prevede tagli sulle partecipate.

I sindacati: "Così si uccide la Rai" - "Indicare in Raiway e nelle sedi regionali - dice ancora la nota diffusa dai sindacati - i luoghi verso cui operare vendite o riduzioni significa infatti far morire la Rai e compromettere seriamente il rinnovo della concessione per il servizio pubblico". Il dibattito sul fatto che in tempi di crisi anche la Rai "deve contribuire al risanamento del Paese" risulta infatti affascinante quanto fuorviante, perché nasconde, dietro un'affermazione condivisibile, un'operazione poco trasparente, che rischia di mettere in ginocchio il servizio pubblico e la tenuta occupazionale nella più grande azienda culturale del Paese".

"Tagli agli sprechi, sì al confronto" - "Altro tema, lo abbiamo già detto - conclude la nota -, è quello della discussione su come ridurre gli sprechi e riformare la più grande azienda culturale del Paese, rispetto al quale i sindacati sono come sempre disponibili al confronto. Un confronto che non può avvenire se il campo non verrà sgombrato dall'idea che la rete possa essere usata per fare cassa".

giovedì 15 maggio 2014

Via libera in Rai al taglio degli stipendi

Anna Maria Tarantola, presidente Rai
ROMA - Via libera del consiglio di amministrazione Rai - secondo quanto si apprende - alla delibera per il taglio dei compensi, entro il limite dei 240 mila euro, stabilito dal governo. Nel provvedimento sono compresi anche gli emolumenti per il presidente Annamaria Tarantola.
La delibera per il taglio dei compensi, entro il limite dei 240 mila euro - si apprende ancora - non riguarderebbe i dirigenti. Questi ultimi però, in attesa di approfondimenti, si autoridurranno comunque lo stipendio

giovedì 8 maggio 2014

L'ufficio di presidenza della vigilanza Rai boccia l'idea di tre prime serate con Grillo, Renzi e Berlusconi

ROMA - L'ufficio di presidenza della Vigilanza Rai, dopo aver esaminato la proposta della Rai di tre prime serata con i tre leader dei maggiori partiti ha risposto ai vertici che non è possibile per loro dare un parere preventivo, pur specificando che la proposta è contraria ai principi della par condicio.
La proposta inviata dalla Rai in Vigilanza, che ha scatenato la protesta dei partiti minori, era di tre puntate speciali di Porta a Porta il 14, 15 e 16 maggio, condotte da Bruno Vespa e Mario Orfeo, con in prima serata ospiti Grillo, Renzi e Berlusconi, in ordine da decidere, e in seconda serata esponenti delle altre forze.
Nella lettera - secondo quanto si apprende - si specifica che la Vigilanza non può esprimere pareri preventivi sulla programmazione Rai, come per altro chiarito dall'Agcom. Alla lettera però l'ufficio di presidenza della commissione ha deciso di accompagnare il parere espresso dal presidente della bicamerale Roberto Fico nel quale si chiarisce che l'ipotesi delle tre prime serate su Ra1 per i tre leader, con gli atri esponenti dei partiti 'minori' in appuntamenti di seconda serata, sarebbe di fatto contraria ai principi della par condicio. Avendo la Rai chiesto, nella proposta inviata ieri alla vigilanza, un via libera della commissione, sembra precludersi a questo punto la possibilita' della realizzazione dei tre speciali.

mercoledì 18 dicembre 2013

Antonio Caprarica, corrispondente Rai da Londra, lascia l'azienda e fa causa

Antonio Caprarica
ROMA - Antonio Caprarica, storico corrispondente Rai da Londra, tronca il rapporto con la tv pubblica e annuncia azioni giudiziarie, denunciando "pressioni con metodi inammissibili e offensivi. Di fronte al mio rifiuto della proposta di andare via dall'azienda con un incentivo - spiega - ho ricevuto contestazioni risibili".
  "Non avrei mai immaginato - dichiara Caprarica, 15 anni di corrispondenza dalla capitale britannica - di lasciare in questo modo l'azienda della mia vita, dopo oltre un quarto di secolo di servizio onorevole e immacolato in ogni angolo di mondo. Troncare questo rapporto con effetto da oggi, come ho appena comunicato alla direzione del personale". Il giornalista aggiunge: "ho respinto finora gli attacchi rivoltimi, dimostrandone l'infondatezza, ma né la mia salute ne' la mia dignità' mi consentono di rimanere ulteriormente in Rai. Purtroppo, la mia vicenda illustra drammaticamente l'assenza di qualsiasi organo aziendale di garanzia per i lavoratori, giacché il consiglio d'amministrazione - da me informato su ogni passaggio della persecuzione - ha preferito voltarsi dall'altra parte piuttosto che chiedere spiegazioni al direttore generale. Con buona pace per il codice etico della Rai". Il giornalista conclude il comunicato sottolineando "non mi resta, con profonda amarezza, che sbattere la porta e andare dritto nelle aule dei tribunali, chiedendo ai giudici la tutela dei miei diritti e della mia onorabilità contro il vertice Rai, che dev'essere ricondotto al rispetto delle regole. Bisognerà battersi per assicurare, in questa situazione, un futuro al servizio pubblico, e io continuerò' a farlo da cittadino e da giornalista".

mercoledì 4 dicembre 2013

Brunetta, interrpogazione urticante sul contratto di Floris

ROMA - "Ho appena depositato in commissione di Vigilanza Rai un'interrogazione per chiedere gli opportuni chiarimenti sul contratto in essere tra l'azienda del servizio pubblico e il giornalista Giovanni Floris". Lo annuncia il capogruppo di Forza Italia alla Camera, Renato Brunetta.
"Il conduttore di 'Ballarò' - scrive Brunetta - sarebbe stato per molti anni legato alla Rai da un contratto di lavoro a tempo indeterminato. A partire dal 2007, su suo personale impulso, avrebbe richiesto e ottenuto dalla Rai la stipula di un nuovo contratto di lavoro autonomo, da libero professionista, ricevendo un compenso quattro volte superiore rispetto a quello percepito in precedenza, con un evidente aggravio di costi per l'azienda. Perché la Rai ha accettato delle condizioni tanto sfavorevoli? Per di più, il nuovo contratto, conterrebbe al suo interno una piccola, ma interessante clausola secondo la quale, alla scadenza del contratto, la Rai sarebbe obbligata alla riassunzione. Se tutto questo fosse confermato ci troveremmo di fronte ad un contratto di lavoro mai visto nel panorama giuslavorista, che racchiude al suo interno tutti i benefici di un contratto da libero professionista, insieme alle garanzie di un contratto a tempo indeterminato, praticamente un sogno per le migliaia di giovani precari che lavorano nel mondo dell'informazione, a partire proprio dalla Rai".
"Alla faccia della coerenza: tra i libri pubblicati da Floris - insiste l'esponente di FI - spicca su tutti un titolo 'Mal di merito. L'epidemia di raccomandazioni che paralizza l'Italia'. Auspico che, nel più breve tempo possibile, la presidente Anna Maria Tarantola e il direttore generale Luigi Gubitosi contribuiscano a fare piena luce su questa vicenda, che se confermata, si configurerebbe come un vero schiaffo alla politica di risanamento e spending review promossa dagli attuali vertici Rai. Come piace dire a Floris, 'alè'".

lunedì 30 settembre 2013

E Beppe Grillo “assalta” la Rai

ROMA - Beppe Grillo davanti al cavallo di via Mazzini
ROMA - Assalto alla Rai di Beppe Grillo e Roberto Fico. Insieme a un gruppo di parlamentari grillini, il leader del Movimento 5 stelle e il presidente della Commissione di vigilanza sulla tv pubblica, dopo la richiesta di un incontro con il direttore generale Luigi Gubitosi, hanno fatto irruzione negli uffici della tv pubblica al grido: «Abbiamo il diritto di ispezionare tutto, la Rai è un luogo pubblico». Alcuni di loro hanno chiesto urlando le dimissioni del direttore generale.

Non è chiaro come la "delegazione" sia riuscita a guadagnare il piano della direzione della tv di Stato. Sotto choc alcuni gli assistenti di Gubitosi.
«Fuori la politica e le lobby dalla RAI». Con questo slogan Grillo aveva annunciato sul suo sito la manfestazione contro la tv pubblica. Nel posto prosegue: «La RAI ha 579 dirigenti, uno ogni 18 dipendenti, e 1.373 giornalisti. La RAI spende all’esterno 1,6 miliardi, il 60% dei suoi ricavi, per format e servizi che potrebbe sviluppare al suo interno valorizzando i suoi 10.476 dipendenti. La RAI ha perso nel 2012 245,7 milioni di euro a causa di una gestione che favorisce nomine politiche e appalti agli amici».
Il Movimento 5 Stelle chiede quindi che: «Sia reso noto l'elenco dei fornitori della RAI. Siano valorizzate le competenze e le professionalità interne. Venga immediatamente sciolto il consiglio di amministrazione responsabile della perdita costante di valore della RAI e fatti decadere la presidentessa Tarantola e l'amministratore delegato Gubitosi. Sia avviato un dibattito parlamentare per eliminare ogni ingerenza politica. Sia predisposto un piano di rilancio in ottica multimediale e con respiro internazionale».

 ''La Rai, e quindi il dg Gubitosi, deve intervenire sul presidente del Consiglio Letta che ieri su Rai3, davanti a 5 milioni di spettatori, ha detto una cosa falsa. Non siamo noi ad aver votato il Porcellum, ma lui''. Lo ha detto Beppe Grillo uscendo dall'incontro con il direttore generale della Rai a Viale Mazzini. ''Gubitosi ha detto che prenderà seri provvedimenti in merito alle dichiarazioni del premier Enrico Letta a Che tempo che fa''. E' quanto dichiarato da Beppe Grillo dopo l'incontro con il direttore generale della Rai a Viale Mazzini.
''Questa mattina si sono presentati inattesi a viale Mazzini Beppe Grillo e il Presidente della Commissione di Vigilanza Rai Roberto Fico e numerosi parlamentari del Movimento 5Stelle che hanno inscenato una manifestazione di protesta. Il Presidente Fico e Beppe Grillo hanno chiesto di essere ricevuti dal Direttore Generale che ha acconsentito'', spiega una nota Rai in merito all'incontro di oggi al quale hanno partecipato anche ''altri 2 due parlamentari del Movimento''. ''Il Direttore Generale si è intrattenuto circa 45 minuti con il gruppo del Movimento 5 stelle. Viste le pressanti richieste e per evitare problemi di ordine pubblico - aggiunge Viale Mazzini - i numerosi parlamentari del Movimento e i giornalisti al loro seguito sono stati fatti accedere nella sede di viale Mazzini''.

sabato 6 aprile 2013

Sono de “La storia siamo noi” i 4 giornalisti Rai rapiti in Siria

Amedeo Ricucci
Susan Dabbous
DAMASCO - I quattro giornalisti italiani rapiti in Siria fanno tutti parte della troupe, guidata da Amedeo Ricucci del programma Rai 'La Storia siamo noi', composta anche dal fotografo Elio Colavolpe, il documentarista Andrea Vignali e la reporter freelance Susan Dabbous, impegnati in Siria da giorni a un reportage sperimentale dal titolo "Silenzio, si muore". Si tratta di un primo esperimento Rai di giornalismo partecipativo. Ricucci aveva annunciato sul suo blog, alla vigilia della partenza, che con i suoi collaboratori sarebbe stato in Siria dal primo al 15 aprile, realizzando collegamenti ogni giorno via Skype con un gruppi di studenti di San Lazzaro di Savena. I ragazzi della scuola della provincia di Bologna avrebbero dovuto interagire attivamente con i giornalisti sul campo e fornire loro - grazie anche a indicazioni della redazione de 'La Storia siamo noi' - spunti e suggerimenti circa notizie da seguire e storie da raccontare. Ricucci e Colavolpe erano già stati assieme nei mesi scorsi per un altro reportage ad Aleppo, sempre prodotto dal canale di approfondimento Rai. Da Antiochia, i giornalisti italiani sono entrati nella Siria controllata dai ribelli lo scorso 2 aprile nell'area di Guvecci facendo tappa, tra l'altro, all'ospedale da campo di Yamadiye, di fronte alla località turca di Yayladagi. Il programma era di rientrare ogni sera in territorio turco e, quindi, di mantenersi sempre vicini alla striscia frontaliera tra i due Paesi. Le loro tracce - secondo le prime ricostruzioni - si sono perse il 4 aprile, quando nel pomeriggio era previsto il collegamento con i ragazzi di San Lazzaro. I cellulari GSM e satellitare di Ricucci e degli altri componenti della troupe da quel momento sono stati irraggiungibili. Venerdi' mattina fonti giornalistiche siriane e straniere presenti nella regione turca di Hatay e in contatto con gli accompagnatori di Ricucci hanno riferito che i giornalisti si trovavano nel villaggio di Yaqubiya, e nord di Idlib, in stato di fermo, probabilmente da parte di miliziani fondamentalisti. Secondo la ricostruzione offerta da queste fonti, i reporter italiani erano stati arrestati perché avevano filmato e fotografato postazioni militari sensibili. Sulla vicenda e' intervenuto anche il presidente della Fsni, Franco Siddi, sottolineando di seguirla con ''molta trepidazione'' mentre la Rai in nottata si e' unita all'appello della Farnesina di ''massimo riserbo''.

venerdì 5 aprile 2013

Alessandro Di Pietro (“Occhio alla spesa”) licenziato dalla Rai. E finisce in ospedale

Alessandro Di Pietro

ROMA - Alessandro Di Pietro, conduttore di "Occhio alla spesa" è stato licenziato dalla Rai. In un primo momento si era diffusa la notizia di un suo forfait dalla trasmissione a causa di un malore, versione che secondo alcune fonti copriva il vero motivo. Adesso la tv di Stato ha confermato di aver rescisso il contratto con il conduttore. Alla base della decisione una multa assegnata alla Rai dall'Agcom per tre puntate della trasmissione andate in onda nel 2012.
"Il presentatore - aveva spiegato in una nota il suo ufficio stampa - è stato sottoposto a immediate cure e ora le sue condizioni sono stazionarie". Sin dal primo momento però, secondo "Panorama" l'assenza era invece da imputare non a un malore ma al licenziamento.
La decisione sarebbe arrivata come conseguenza della sanzione inflitta lo scorso marzo dall'Agcom (Autorità garante della concorrenza e del mercato) alla Rai, per pubblicità occulta. Sotto accusa tre puntate di "Occhio alla Spesa", in cui il presentatore avrebbe esaltato più del dovuto le proprietà di una pasta per diabetici. Secondo l'Autorità garante della concorrenza e del mercato, nelle tre puntate in questione, Di Pietro avrebbe esaltato le proprietà benefiche di detta pasta, con tanto di interventi di professori soci della stessa società e servizi interamente registrati presso lo stabilimento di produzione della pasta.
Intanto Di Pietro ha presentato un ricorso contro il licenziamento perché "del tutto illegittimo ed arbitrario oltre che basato su pretesi indizi del tutto inconsistenti se non addirittura falsi". Di Pietro inoltre "avanzerà domanda di un forte risarcimento danni sia patrimoniale che non patrimoniale".

lunedì 18 marzo 2013

Rai: il dg Gubitori “rammaricato” per la lite in diretta causata dalla Annunziata con Alfano


ROMA - “Mi dispiace molto per l'episodio della trasmissione 'In 1/2 ora'. Fatte salve tutte le opinioni, nei programmi Rai nessuno deve sentirsi insultato o ospite sgradito. Anche a nome della Presidente Tarantola esprimo rammarico per quanto accaduto". Lo dichiara il direttore generale Rai, Luigi Gubitosi. "Sono cose che non dovrebbero accadere - afferma inoltre il dg - a nessun conduttore e stupisce che sia successo ad una giornalista esperta come Lucia Annunziata".
La lite in diretta era scattata ieri tra il segretario del Pdl Angelino Alfano e la conduttrice di 'In 1/2 ora', su Rai 3. "Voi siete impresentabili", aveva detto la conduttrice. "Con quale autorità si permette di dire questo a chi ha ottenuto così tanti voti dagli italiani? Lei ha detto una cosa pesante ma soprattutto ingiusta", aveva risposto Alfano alla Annunziata che lo accusava di aver manifestato di fronte alla porta della Boccassini "in modo minaccioso".

giovedì 3 gennaio 2013

Strigliata del presidente Rai ai direttori di rete per le presenze di Monti


ROMA - Arriva una strigliata ai direttori di reti e testate Rai da parte di Sergio Zavoli, presidente della commissione di Vigilanza, dopo le presenze di Mario Monti nei programmi di informazione del servizio pubblico. "Quanto più tarderemo ad approvare la delibera (il riferimento è alla par condicio), tanto più la Rai si sentirà messa in un angolo - dice Zavoli - rispetto al rapporto con una parte dell'azienda che cade in totale ribalteria rispetto al Cda".

mercoledì 26 dicembre 2012

Il canone Rai aumenta in un euro e mezzo


ROMA - L'abbonamento annuale della Rai per il 2013 sale a 113,50 euro, 1,50 euro in più rispetto al 2012. Lo stabilisce un decreto del Ministero dello Sviluppo economico, come si legge nel sito della tv di Stato. Per pagare il canone c'e' tempo fino al 31 gennaio. L'importo semestrale e' invece fissato a 57,92 euro, con pagamenti entro il 31 gennaio ed entro il 31 luglio per primo e secondo semestre. C'e' anche la possibilità del pagamento trimestrale, dell'importo di 30,16 euro per volta, con scadenze rispettivamente entro il 31 gennaio, il 30 aprile, il 31 luglio e 31 ottobre. Gli importi sono comprensivi della tassa di concessione governativa e dell'imposta sul valore aggiunto (pari al 4%), esclusa la tassa di versamento postale o le commissioni dovute per le altre modalita' di pagamento (banca o carta di credito, etc)
Nei giorni scorsi il direttore generale della Rai, Luigi Gubitosi, in occasione del via libera a parte del Cda di viale Mazzini al budget 2013 aveva indirizzato una comunicazione a tutti i dipendenti in cui, parlando appunto del canone di abbonamento per il possesso del televisore, aveva sottolineato che l'azienda per il 2013 non prevede "cambi sostanziali". Sul fronte ricavi la voce canone risultera' essere l'unica voce di ricavo in lieve incremento anno su anno. Il vertice aziendale sottolineava pero' nel contempo la volontà di lavorare "per cercare di migliorare la capacita' di riscossione e la riduzione del fenomeno dell'evasione", ovvero di quella che e' "una ampia sacca di evasione del tributo, triste primato a livello negativo". E la Rai definisce quello del canone un punto di "attenzione estremamente critico".

lunedì 3 settembre 2012

Il dg Rai Gubitosi si propone presidente di Sipra, con Lorenza Lei ad

Luigi Gubotosi

ROMA - Il direttore generale della Rai Luigi Gubitosi ha formalizzato oggi le proposte di nomina in vista del cda di mercoledì 5 settembre. Per la Sipra - si apprende da fonti del cda - farà il suo stesso nome per la presidenza e quello dell'ex dg Lorenza Lei come amministratore delegato. L’ex primadonna di Viale Mazzini, dimissionata con l’elezione della nuova Governance, è ancora in attesa di ricevere un congruo incarico e la poltrona liberatasi stamane in Sipra potrebbe fare al caso suo. Nel cda della concessionaria propone i tre direttori di rete.
L'attuale capostruttura Eleonora Andreatta alla guida di Rai Fiction: è una delle altre  proposte di nomina avanzate dal direttore generale Gubitosi. Sul tavolo del cda - a quanto si apprende - arriverà anche la proposta di accorpamento di Rainews 24 e Televideo.In cda Rai mercoledì arriva anche la proposta di Gubitosi di nominare consiglieri di Rai Way, oltre a se stesso, Luca Balestrieri, Stefano Ciccotti, Luigi Rocchi e Roberto Sergio. Inoltre - si apprende - Gubitosi indica Sergio (attuale presidente Sipra) come presidente di Rai Way, Ciccotti come ad e Aldo Mancino come direttore generale.

martedì 10 luglio 2012

Anna Maria Tarantola designata presidente dal cda Rai


ROMA - Il Cda della Rai ha designato Anna Maria Tarantola presidente. Nella votazione si è astenuto il consigliere Antonio Verro. In mattinata, la prima riunione del nuovo Consiglio di amministrazione era stata sospesa per circa un'ora per "problemi tecnico-procedurali".
Adesso occorrerà il parere definitivo della Commissione di Vigilanza Rai perché il nuovo presidente possa effettivamente assumere i poteri. In Commissione di Vigilanza occorrerà una maggioranza qualificata dei due terzi, vale a dire 27 su 40. 
Al voto non ha partecipato la neopresidente per "garbo istituzionale", come riferiscono fonti a lei vicine. Il voto è rimasto in forse fino all'ultimo perché i quattro consiglieri di amministrazione indicati dal Pdl contestano le deleghe attribuite alla Tarantola.

mercoledì 4 luglio 2012

Bufera sulla vigilanza Rai: ecco la storia dell’estromissione del senatore Amato, della lettera di Schifani che nomina al suo posto Viespoli (Coesione Nazionale) e della polemica di Fini contro di lui

Il senatore ex Pdl Paolo Amato

ROMA - Tempesta sulla Rai, riunione a vuoto per l’elezione del nuvo cda, intervento di Schifani, polemiche di Fini contro ci lui, dura risposta di Alfano. E’ successo di tutto oggi, a partire dalla dichiarazione del senatore Amato (Pdl), membro della vigilanzia che annunciava che avrebbe votato per la candidata del centro sinistra Flavia Nardelli. Diceva il senatore: "Mi assumo apertamente, come è mio costume, la responsabilità di questa scelta, che è in linea con le mie convinzioni e con gli interessi generali della Rai", spiega Amato. "La quale ha bisogno di amministratori disinteressati, autonomi e capaci. Detto questo, tengo anche a precisare che nelle votazioni di ieri ho invece seguito le indicazioni del mio gruppo".
Ma arriva preso lo stop dei vertici del Pdl. "In un colloquio successivo alla sua sorprendente dichiarazione, il senatore Amato ci ha comunicato la sua volontà di dimettersi dal gruppo del PdL" affermavano Maurizio Gasparri e Gaetano Quagliariello che annunciavano che il senatore sarebbe sostituito in vigilanza "il più rapidamente possibile".

La lettera di Schifani
A questo punto parte una lettera inviata dal presidente del Senato Renato Schifani al presidente della vigilanza Zavoli, in cui si comunicava i motivi per cui Paolo Amato sarebbe stato fatto uscire dalla commissione Vigilanza Rai per fare entrare al suo posto il senatore di Coesione Nazionale Viespoli.  La mossa di Schifani era arrivata dopo la richiesta del senatore Viespoli di Cn di rispettare la norma sulla rappresentanza di tutti i gruppi parlamentari in commissione Vigilanza, dalla quale risultava che il Pdl dovesse avere un componente in meno. Di conseguenza, scrive Schifani nella lettera, "il Pdl ha comunicato che questo sarebbe stato Paolo Amato". "Onorevole collega - continua il documento - le scrivo in relazione alla richiesta avanzata il 12 giugno scorso dal presidente del gruppo di Coesione nazionale, senatore Viespoli, il quale si è rivolto alle presidenze del Senato e della Camera dei deputati affinché la composizione della commissione di Vigilanza Rai sia integrata con un rappresentante del gruppo di Coesione nazionale, nel rispetto delle norme che garantiscono la rappresentanza di tutti i gruppi parlamentari nella commissione".
"Quest'oggi - prosegue il testo - a conclusione della seduta antimeridiana dell'assemblea il presidente Viespoli ha preso la parola al fine di reiterare la propria richiesta. Il presidente della Camera dei deputati, con lettera del 18 giugno scorso, indirizzata alla Presidenza del Senato, ha sottolineato che la questione non possa che trovare la soluzione nell'ambito della quota dei seggi spettante al Senato, in quanto il gruppo di Coesione nazionale risulta costituito solo in questo ramo del Parlamento. Alla luce del ricalcolo proporzionale dei 20 seggi spettanti ai gruppi costituiti presso il Senato, risulta che il gruppo del Popolo della libertà, attualmente rappresentato da 9 senatori, debba vedere ridotta la propria quota di un componente".
"Ho pertanto invitato il presidente Gasparri - dice ancora Schifani - che aveva espresso le designazioni iniziali, a farmi conoscere quale senatore del gruppo da lui presieduto debba cessare di appartenere alla commissione di Vigilanza, affinché la presidenza possa consentire la nomina di un componente del gruppo di Coesione nazionale. In data odierna, con nota pervenuta alla presidenza alle 14.15, il presidente del gruppo del Popolo della libertà ha indicato il nominativo del senatore Paolo Amato che, di conseguenza, cessa di far parte della commissione da lei presieduta. La informo infine di aver provveduto alla nomina del senatore Pasquale Viespoli quale rappresentante del gruppo di Coesione nazionale". 

Fini contro Schifani
Una mossa che ha scatenato l'indignazione del presidente della Camera Gianfranco Fini, che ha accusato: "Schifani ha ravvisato l'urgenza di intervenire solo oggi perché era chiaro che la libertà di voto del senatore Amato avrebbe determinato un esito della votazione non gradito al Pdl? Se così fosse, saremmo in presenza di un fatto senza precedenti e di inaudita gravità politica. Ora Schifani chiarisca". E Alfano replica: "Non accettiamo critiche da lui".


Alfano: "Da Fini non accettiamo critiche"
Durissima la replica del segretario del Pdl Angelino Alfano a Fini: "Non accettiamo alcuna critica, a maggior ragione da parte di chi, in pieno esercizio del suo alto ruolo istituzionale, ha fondato un partito. Il presidente Schifani dovrebbe essere preso da esempio proprio dal presidente della Camera, Gianfranco Fini, che oggi lo critica".

Bersani: commissariamento
Severo il giudizio del segretario Pd, Pier Luigi Bersani, tornato ad ammonire che in caso prosegua il braccio di ferro sulla Rai l'emittente di Stato va commissariata. "Ho sempre detto negli ultimi giorni che a questo punto si deve procedere - ha sottolineato il segretario del Pd - se c'è uno stallo o la destra fa qualche trucco, si commissaria, è chiaro. Adesso basta, bisogna andare a un esito in questa storia o c'è una sola strada". 

Finocchiaro: "Da Schifani scelta imbarazzante e illegittima"
"La sostituzione del senatore Amato in Commissione di vigilanza operata dal Presidente Schifani è illegittima e rappresenta, per i tempi e per i modi, una imbarazzante e inaccettabile presa di posizione del Presidente Schifani, che pare tutta piegata a favorire gli interessi di Berlusconi, piuttosto che il fisiologico funzionamento delle istituzioni". Lo ha detto Anna Finocchiaro, presidente dei senatori del Pd. "Peraltro la scelta di Schifani di oggi segue di pochi giorni quella compiuta in occasione della discussione in Aula sulle riforme istituzionali, quando la sua gestione di Aula fu definita dall'ex Presidente del Senato Marcello Pera 'politicamente orientata' - ha aggiunto -. I senatori del PD ritengono che non ci possa essere a questo punto nessuna sostituzione del senatore Amato e che l'unica soluzione per risolvere la questione della Rai sia il suo commissariamento". 

Oggi nuova riunone della vigilanza
Pdl, Lega e il radicale fanno mancare il numero legale e la riunione di oggi pomeriggio va a vuoto. Si riprova domani mattina

Fumata nera per il cda Rai, oggi si riprova


ROMA -  Fumata nera in Commissione di Vigilanza Rai per la nomina dei sette consiglieri del cda, dopo il rinvio della scorsa settimana. Non è bastata al Pdl l'intesa in extremis con la Lega per portare a casa la maggioranza dei  consiglieri e e così, a palazzo San Macuto, non è passato per un soffio, per un errore su una scheda, il nome di Flavia Piccoli Nardelli, frutto di un accordo trasversale tra i partiti del centrosinistra. Domani si andrà nuovamente al voto, ma non è affatto detto che la situazione si sblocchi. Le cose si erano messe male per il Pdl quando la Lega aveva annunciato con il suo capogruppo in Vigilanza, Davide Caparini, che avrebbe votato scheda bianca, togliendo agli alleati i voti necessari per eleggere quattro consiglieri. Poi, durante un vertice di Silvio Berlusconi con i suoi nel pomeriggio, sarebbe arrivata una telefonata di Roberto Maroni, che avrebbe dato il suo via libera a patto di convergere sul nome di Luisa Todini. Sembrava fatta e, invece, così non è stato. Alla prima votazione in Vigilanza i numeri non sono tornati: è mancato un voto sui venti attesi. Tra i candidati Pdl, Todini, Guglielmo Rositani, Antonio Verro hanno ottenuto cinque voti, mentre Antonio Pilati solo quattro. Cinque voti anche a Gherardo Colombo e Benedetta Tobagi (votati dal Pd), Rodolfo De Laurentiis (votato da Udc, Riccardo Milana dell'Api e Luciano Sardelli dei Liberali), e Flavia Nardelli (votata da Idv, Flavia Perina di Fli e Giovanna Melandri del Pd).
In una delle schede per Verro c'era però scritto Verri ed il Pdl ha chiesto un rinvio del voto sine die, ma su richiesta del centrosinistra il presidente Sergio Zavoli ha proceduto ad un'altra votazione. Questa volta uno dei cinque voti per la Nardelli si è tramutato in scheda bianca e, a norma di regolamento, la parità dei voti per quest'ultima e per Pilati ha determinato l'annullamento di tutta la votazione e il rinvio a oggi alle 13.30.
Forti le proteste al termine della riunione soprattutto da parte di Perina, Melandri e Pancho Pardi dell'Idv, secondo i quali "la straordinaria vittoria di Nardelli è stata bloccata da un cavillo che il Pdl ha sfruttato a suo vantaggio". Sembra che nella squadra del Pdl in Vigilanza ci siano almeno tre delusi, che sarebbero pronti a non votare con il partito. Almeno uno di loro avrebbe deciso di convergere sulla Nardelli, optando poi per la scheda bianca a seguito di una riunione nel Pdl tra la prima e la seconda votazione.

mercoledì 7 marzo 2012

Alfano non va al “vertice” di Monti con Bersani e Casini: “non vogliamo parlare di Rai e giustizia”. E il premier annulla la riunione


ROMA - "Non andrò al vertice stasera da Monti con Bersani e Casini: non vogliamo parlare di Rai e di giustizia". Lo afferma il segretario del Pdl Angelino Alfano in un'intervista al Tg5. “Ci eravamo sbagliati a credere che i problemi degli italiani riguardassero l'economia. Se li mi devo incontrare per soddisfare la sete di poltrone Rai o per far restare unito Bersani e Vendola e Di Pietro parlando di giustizia mi pare che sarebbe il teatrino della politica. A questo mi sottraggo. Il pasticcio di oggi non è responsabilità di Monti che domani avrà la nostra fiducia alla Camera dove ci sarà una votazione. Da questo punto di vista non verrà meno la fiducia al governo".

Il presidente Mario Monti ha deciso di annullare l'incontro con i leader di Pdl, Pd e Udc. E' quanto riferiscono fonti di governo "Problemi tra loro ma c'è il convinto sostegno da parte dei partiti" ha poi detto Monti dopo aver deciso di annullare il vertice. "L'incontro avrà luogo la prossima settimana" ha detto Monti. "Mi è stato confermato sostegno al governo".
“E' un atteggiamento incredibile". Così Pier Luigi Bersani ha commentato, a quanto si apprende, la decisione di Angelino Alfano. "All'ordine del giorno dell'incontro, come potrebbe confermare anche lo stesso Monti, non c'erano solo Rai e giustizia", ha aggiunto il segretario del Pd. (Però, c’erano…)

mercoledì 15 febbraio 2012

Durissimo il presidente Rai Garimberti contro Celentano

ROMA - "Auspicare la chiusura di un giornale e' invocare la censura, una intollerabile censura. Non c'e' altro modo di definirla. E sorprende che a buttarla li' sul tavolo, con inescusabile protervia, sia stato chi, per anni, ha lamentato di essere vittima dello stesso trattamento". E' durissimo Paolo Garimberti, presidente della Rai, nell'intervento sulla vicenda Celentano. "La liberta' e' sacra ed e' sacra anche quella di Adriano Celentano. La liberta' pero' deve essere esercitata - dice il presidente Rai - con responsabilita' e rispetto. Perche' altrimenti non e' liberta', e' qualcosa di profondamente diverso che rende persino le provocazioni insopportabili". 
Garimberti definisce altrettanto "intollerabile insultare qualcuno che non puo' rispondere" e "non si possono poi denigrare istituzioni come la Corte Costituzionale, stravolgendo il senso del suo operato: citare parzialmente l'articolo uno della Carta affermando che la 'sovranita' appartiene al popolo' senza completarlo aggiungendo 'che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione' e' un'operazione di disinformazione da cui la Rai, che e' Servizio Pubblico, non puo' che dissociarsi".

Celentano messianico a Sanremo: Avvenire e Famiglia Cristiana da chiudere, non parlano del Paradiso. E si rompe il sistema di votazione delle giurie


SANREMO - Giornali come Avvenire e Famiglia Cristiana andrebbero chiusi, si occupano delle beghe della politica e non parlano del Paradiso, un discorso che per loro occupa poco spazio, lo spazio delle loro testate ipocrite come le critiche che fanno a Don Gallo che ha dedicato la vita ad aiutare gli ultimi". Strali feroci sulla Consulta che ha bocciato il referendum sulla legge elettorale "buttando nel cestino un milione 200 mila voti". Critiche al direttore generale della Rai Lorenza Lei che "ha distanziato Santoro". Un insulto ad Aldo Grasso, critico televisivo del Corriere della Sera, accenni al referendum sulla privatizzazione della Rai, riferimenti religiosi, il governo Monti definito "materiale di ottima resistenza, apparentemente indipendente, facile all'ossido dei partiti". Non resta senza conseguenze l'intervento fiume di Adriano Celentano, quasi un'ora di performance tra il messianico e l'invettiva con quattro momenti musicali. Alla chiusura della perfomance tutti in piedi ad eccezione del direttore di Rai1, Mazza. 
Davvero un bello spettacolo. Bravo, viva Sanremo e viva la Rai", replica dal sito il direttore di Avvenire Marco Tarquinio. "Tutto questo, perché abbiamo scritto che con quel che costa lui alla Rai per una serata si potevano non chiudere le sedi giornalistiche Rai nel Sud del mondo e farle funzionare per un anno intero". Ecco la replica completa: "Se l'è presa con i preti e con i frati (tutti tranne uno) "che non parlano del Paradiso". E se l'è presa con Avvenire e Famiglia Cristiana "che vanno chiusi". Tutto questo, perché abbiamo scritto che con quel che costa lui alla Rai per una serata su potevano non chiudere le sedi giornalistiche Rai nel Sud del mondo (in Africa, in Asia, in Sud America) e farle funzionare per un anno intero. Dunque, andiamo chiusi anche noi. Buona idea: così a tutti questi poveracci, tramite il Comune competente, potrà elargire le sue prossime briciole di cachet. Davvero un bello spettacolo. Bravo. Viva Sanremo e viva la Rai.
P.S. Naturalmente, caro Celentano, continueremo a parlare e far parlare di Dio, degli uomini e delle donne di questo mondo. Soprattutto di quelli che in tv non ci vanno mai, neanche gratis".E il segretario della Fnsi Franco Siddi parla di "battute senza senso sui giornali" da parte di Celentano. E la polemica è solo iniziata: quello che lui voleva, naturalmente. Anche se, alla fine, quello che si ricorderà della serata di ieri con maggior piacere, sono i momenti rock, quelli cantati, compeso Prisencolinensinainciusol. 
Aldo Grasso replica così, sul sito corriere.it:Joan Lui è convinto di predicare meglio dei preti. Ma nel ruolo di profeta salva Italia ne vogliamo solo uno, due sono troppi: Monti o Celentano.
Dopo ieri sera ho scelto definitivamente. Ogni anno il Festival di Sanremo ci mette di fronte a un tragico dilemma: ma davvero questo baraccone è la misura dello stato di salute della nazione? E se così fosse, non dovremmo preoccuparci seriamente? C'è stato un tempo in cui effettivamente il Festival è stato specchio del costume nazionale, con le sue novità, le sue piccole trasgressioni, persino le sue tragedie. Ma tutto ha un tempo e questo (troppo iellato) non è più il tempo di Sanremo o di Celentano, se vogliamo rinascere. Monti o Celentano? Se davvero il nostro premier vuole compiere il titanico sforzo di cambiare gli italiani («l'Italia è sfatta», con quel che segue), forse, simbolicamente, dovrebbe partire proprio dal Festival, da uno dei più brutti Festival della storia. Via l'Olimpiade del 2020, ma via, con altrettanta saggezza, anche Sanremo, usiamo meglio i soldi del canone. O Monti o Celentano. O le prediche del Preside o quelle del Re degli Ignoranti contro Avvenire e Famiglia Cristiana.
Non mi preoccupa Adriano, mi preoccupano piuttosto quelli che sono disposti a prenderlo sul serio. E temo non siano pochi. Ah, il viscoso narcisismo dei salvatori della patria! “
A segnare il debutto del festival di Sanremo questa sera è un altro incidente: si inceppa il sistema tecnico di voto usato dalla giuria demoscopica dopo l'esibizione del secondo big, Samuele Bersani, e alla fine Rai1 e l'organizzazione del festival decidono di sospendere la gara, tra le contestazioni di pubblico e giurati. A dare l'annuncio è capitan Gianni Morandi a fine serata, nel momento in cui dovevano essere resi noti i nomi dei primi due artisti esclusi. "In deroga al regolamento del festival, Rai1 e la direzione artistica, preso atto del blocco del sistema di voto, hanno deciso di sospendere la gara di stasera, permettendo a tutti e 14 gli artisti di riesibirsi domani", dice il conduttore tra i 'buuh' del pubblico e dei giurati che, dalla galleria, lanciano in aria le schede cartacee su cui stavano registrando i loro voti dopo lo stop al meccanismo elettronico. Il caos, ha spiegato la Rai, è stato determinato da un problema tecnico alla centralina del sistema della Ipr Marketing, la società demoscopica che si occupa del festival.