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mercoledì 18 giugno 2014

Il Dna conferma: il presunto killer di Yara non è figlio dell’uomo che lo aveva riconosciuto


BERGAMO - E' stato effettuata la comparazione tra il Dna di Giovanni Bossetti e quello del figlio Massimo Giuseppe Bossetti, il presunto killer di Yara e che l’uomo aveva riconosciuto così come la sorella gemella: l'esame ha evidenziato che non c'è compatibilità tra i due profili genetici e che quindi l'uomo accusato dell'omicidio di Yara Gambirasio non è il figlio naturale del primo. Ma, come avevano evidenziato gli esami, dell’autista di autobus con il quale la madre di Massimo Giuseppe aveva avuto una relazione (che lei nega) dopo essersi sposata.
Bossetti intanto si è avvalso della facoltà di non rispondere davanti al pm Letizia Ruggeri. L'interrogatorio, durato circa un'ora e mezza, si è tenuto nel carcere di Bergamo. Anche lunedì, giorno del fermo, l'uomo non aveva risposto agli inquirenti.

lunedì 16 giugno 2014

Yara, ecco il nome del presunto assassino. Muratore, aveva lavorato nel cantiere di Mapello



BERGAMO - Massimo Giuseppe Bossetti, muratore, incensurato, di Clusone, in provincia di Bergamo: è il nome del presunto assassino di Yara Gambirasio, reso noto pochi minuti fa. E' un muratore che avrebbe lavorato in quel cantiere di Mapello restato per mesi al centro delle indagini.
L'11 aprile scorso - il giorno dopo la conferma arrivata dalle analisi sui profili genetici che Giuseppe Guerinoni, l'autista di Gorno morto nel '99, era il padre biologico dell'assassino di Yara Gambirasio - gli investigatori avevano ascoltato un vecchio amico dell'autista di bus che vive a Clusone. Il testimone, infatti, aveva già raccontato in passato agli inquirenti di aver ricevuto da Guerinoni la confidenza che quest'ultimo aveva avuto una relazione con una donna della zona, ossia proprio di Clusone, la cittdina in cui è stato fermato il presunto omicida. 
Il 26 aprile si era saputo che i carabinieri avevano prelevato un campione di Dna con un tampone salivare a una donna di 80 anni di Clusone. Il prelievo di saliva era stato inviato subito al Ris di Parma per la comparazione con quello del cosiddetto "Ignoto Uno". All'anziana donna i carabinieri erano arrivati sulla base di alcune voci di paese che le avevano attribuito una frequentazione negli anni Sessanta con Giuseppe Guerinoni.