NAPOLI, 3 luglio - Otto misure cautelari, di cui sei arresti, sono state eseguite dai carabinieri del Nucleo operativo ecologico nell'ambito dell'inchiesta della Dda di Napoli sui rapporti della cooperativa Cpl Concordia con il clan dei Casalesi. Nel mirino degli investigatori ci sono alcuni appalti irregolari per la metanizzazione in vari comuni del Casertano. Fra i destinatari di un'ordinanza in carcere vi è anche l'ex presidente Roberto Casari, già ai domiciliari.
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venerdì 3 luglio 2015
giovedì 19 marzo 2015
Maxisequestro di beni (10 milioni) a imprenditore dei CASALESI
NAPOLI, 19 marzo - La polizia sta eseguendo un maxi sequestro di beni nelle province di Napoli, Caserta ed Alessandria ad un imprenditore ritenuto elemento di spicco del clan dei Casalesi, Emilio Capone, sessantanovenne, originario di San Cipriano d'Aversa (Ce), imprenditore nel settore edile. L'operazione è coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Napoli e vede impegnati gli uomini del Servizio centrale operativo e delle squadre mobili di Napoli e Caserta. Il valore del patrimonio sequestrato, tra cui società immobiliari, terreni e rapporti bancari, è di oltre 10 milioni.
Capone, secondo gli investigatori, «era il punto di riferimento del clan dei casalesi, fazione Bidognetti, in quanto metteva stabilmente a disposizione della »famiglia« le proprie conoscenze ed attività economiche. Capone, insieme ai suoi familiari, gestiva, di fatto, per conto del gruppo criminale di riferimento, gli allacci all'acquedotto comunale di Castel Volturno (Ce).
Il rapporto sinallagmatico del Capone con il clan produceva vantaggi per entrambi i contraenti, consistenti per l'imprenditore nell'imporsi nel territorio in posizione dominante e per il sodalizio criminoso nell'ottenere una quota, pari a circa un terzo, dei compensi che gli utenti privati versavano per l'allaccio alla rete idrica comunale».
Il rapporto sinallagmatico del Capone con il clan produceva vantaggi per entrambi i contraenti, consistenti per l'imprenditore nell'imporsi nel territorio in posizione dominante e per il sodalizio criminoso nell'ottenere una quota, pari a circa un terzo, dei compensi che gli utenti privati versavano per l'allaccio alla rete idrica comunale».
Tra i beni sequestrati «Emil Costruzioni » s.r.l.« con sede in Castel Volturno; un immobile a Mondragone (Ce); terreni a Castel Volturno, Casal di Principe e Mondragone con immobili e capannoni abusivi
lunedì 10 novembre 2014
Le minacce a SAVIANO, assolti i boss dei Casalesi
| Roberto Saviano al processo |
NAPOLI - I boss dei Casalesi Antonio Iovine e Francesco Bidognetti sono stati assolti nel processo per le minacce allo scrittore Roberto Saviano. I pm avevano chiesto alla terza sezione penale del tribunale di Napoli la condanna a un anno e sei mesi per Bidognetti e l'assoluzione per Iovine, che ora è collaboratore di giustizia. Condannato invece l'avvocato del boss Bidognetti, Michele Santonastaso a un anno di reclusione, con pena sospesa, per le minacce a Saviano lette durante un processo.
giovedì 10 luglio 2014
Napoli, beni per oltre 100 milioni sequestrati a imprenditore affiliato ai Casalesi
NAPOLI - Beni per un valore stimato in oltre cento milioni di euro sono stati sequestrati dalla Direzione Investigativa Antimafia di Napoli a un imprenditore campano del settore del calcestruzzo, affiliato al clan di camorra dei Casalesi. Alfonso Letizia, 67 anni, era, secondo le accuse, il punto di riferimento delle fazioni Bidognetti e Iovine in quanto metteva a disposizione della «famiglia camorristica» i propri impianti di produzione del calcestruzzo e le proprie strutture societarie. In cambio il clan camorristico gli garantiva condizioni di oligopolio sul mercato casertano imponendo ai cantieri le sue forniture di calcestruzzo..
Il sequestro riguarda decine di immobili, automezzi, società e rapporti finanziari.
Il sequestro riguarda decine di immobili, automezzi, società e rapporti finanziari.
venerdì 20 dicembre 2013
Arrestata la moglie del boss dei Casalesi Setola. Portava fuori dal carcere i suoi ordini
NAPOLI - I carabinieri di Caserta e la polizia penitenziaria hanno arrestato Stefania Martinelli, moglie del capo dell'ala stragista dei clan dei Casalesi Giuseppe Setola. Insieme alla figlia minorenne portava gli ordini del boss all'esterno del carcere dov'è detenuto. La donna è stata bloccata nella sua abitazione di Casal di Principe. Stefania Martinelli riceveva periodicamente somme di denaro dal clan. Sequestrata una collezione di orologi da 65mila euro e denaro per oltre 10mila euro.
venerdì 6 dicembre 2013
Camorra, sequestrati 4 milioni di beni a imprenditore e politico
CASERTA - Beni mobili e immobili, nelle province di Caserta, Latina e Milano (terreni, fabbricati, società, veicoli e rapporti finanziari) per un valore di circa 4 milioni di euro, sono stati sequestrati dalla Dia di Napoli a un ex consigliere comunale di Casal di Principe, Luigi Corvino, 47 anni, ritenuto referente politico dei Casalesi, e a un imprenditore di 49 anni, Francesco Lampo, di Teverola, fino al 2000 organico alla fazione Zagaria della stessa cosca.
Corvino, attualmente ai domiciliari, è stato arrestato nel novembre del 2011, insieme ad altre 56 persone, nell'ambito dell'operazione "Il principe e la ballerina". Secondo quanto emerso dalle indagini, assecondava le richieste della fazione Bidognetti del clan del cemento sostenendone gli interessi negli appalti, nelle forniture, nell'edilizia e anche procacciando voti per se stesso e per altri esponenti politici graditi al clan.
In cambio del voto aveva anche promesso posti di lavoro nel centro commerciale "Il Principe", mai realizzato. Corvino venne eletto nel 2007 nelle file di Forza Italia, con 531 preferenze.
Francesco Lampo, invece, forniva appoggio logistico agli affiliati del clan, nascondeva le armi e riscuoteva le tangenti che, poi, investiva in varie attività. Usando la forza intimidatrice del clan dei Casalesi riuscì ad ottenere l'appalto per la realizzazione di tre edifici ad Aversa (Caserta).
I beni - 12 immobili, un garage, 4 società, 15 rapporti finanziari e 3 autoveicoli - sono stati sequestrati tra Trentola Dugenta, San Cipriano d'Aversa, Casal di Principe, Aversa, Minturno (Latina) e Milano.
Corvino, attualmente ai domiciliari, è stato arrestato nel novembre del 2011, insieme ad altre 56 persone, nell'ambito dell'operazione "Il principe e la ballerina". Secondo quanto emerso dalle indagini, assecondava le richieste della fazione Bidognetti del clan del cemento sostenendone gli interessi negli appalti, nelle forniture, nell'edilizia e anche procacciando voti per se stesso e per altri esponenti politici graditi al clan.
In cambio del voto aveva anche promesso posti di lavoro nel centro commerciale "Il Principe", mai realizzato. Corvino venne eletto nel 2007 nelle file di Forza Italia, con 531 preferenze.
Francesco Lampo, invece, forniva appoggio logistico agli affiliati del clan, nascondeva le armi e riscuoteva le tangenti che, poi, investiva in varie attività. Usando la forza intimidatrice del clan dei Casalesi riuscì ad ottenere l'appalto per la realizzazione di tre edifici ad Aversa (Caserta).
I beni - 12 immobili, un garage, 4 società, 15 rapporti finanziari e 3 autoveicoli - sono stati sequestrati tra Trentola Dugenta, San Cipriano d'Aversa, Casal di Principe, Aversa, Minturno (Latina) e Milano.
giovedì 26 settembre 2013
Confiscati 700 milioni al referente economico (morto) del clan dei Casalesi
| Dante Passarelli |
CASERTA - Maxi confisca di beni, per un valore stimato in 700 milioni di euro, nei riguardi degli eredi di Dante Passarelli, ritenuto riferimento economico-finanziario del clan dei Casalesi, deceduto il 4 novembre 2004, cadendo misteriosamente da una terrazza priva di recinzione. La confisca è stata disposta dal Tribunale di Santa Maria Capua Vetere (Caserta) e riguarda tre società, 126 immobili, 58 terreni, 51 autorimesse e 24 posti auto.
La confisca della Dia è l'ultimo atto di una lunga e complessa vicenda processuale cominciata con il sequestro preventivo di beni di Dante Passarelli, deceduto mentre stava per concludersi il processo "Spartacus" contro i principali esponenti del clan dei Casalesi e dello stesso Dante Passarelli.
Dalle numerose dichiarazioni di collaboratori di giustizia (come Carmine Schiavone, Dario De Simone, Augusto La Torre, Raffaele Ferrara e Domenico Frascogna Domenico), documenti e intercettazioni telefoniche è emerso uno stabile rapporto tra Dante Passarelli e l'organizzazione dei Casalesi, in particolare per il reimpiego dei capitali illeciti.
mercoledì 8 maggio 2013
Arrestato il sindaco di Battipaglia per appalti a ditte legate ai Casalesi
SALERNO - Il sindaco di Battipaglia, nel Salernitano, Giovanni Santomauro, è stato posto agli arresti domiciliari per appalti banditi dal Comune e ottenuti da ditte legate al clan camorristico dei Casalesi. Nell'operazione la Dia (Direzione investigativa antimafia) gli ha notificato un'ordinanza per turbativa d'asta, concussione aggravata e abuso d'ufficio.
Arresti, sequestri e perquisizioni sono in corso a Napoli, Firenze e Bologna in Campania, Emilia Romagna, Marche e Toscana. Provvedimenti restrittivi anche per funzionari del comune di Battipaglia. E' stato arrestato anche Nicola Madonna, imprenditore ritenuto dagli inquirenti contiguo al clan dei casalesi che, attraverso una ditta intestata a prestanome in quanto il fratello Michelangelo é soggetto colpito da interdittiva antimafia della Prefettura di Caserta, aveva ottenuto dal sindaco di Battipaglia appalti pubblici per oltre cinque milioni di euro.
sabato 1 dicembre 2012
“Consigliavano” cantanti melodici ai ristoranti e intascavano i compensi: presi 12 Casalesi
CASERTA - "Consigliavano" a ristoranti e alle televisioni locali cantanti neomelodici per gli spettacoli e feste patronali, prendendo gran parte dei compensi per il clan. Per questo 12 persone, affiliate ai Casalesi, sono state arrestate nel Casertano. Fra i cantanti c'era anche la compagna di uno dei boss arrestati. I reati vanno dall'associazione per delinquere di tipo mafioso all'estorsione e al porto e detenzione illegale di armi da fuoco.
Durante le indagini, gli investigatori hanno accertato che molti degli indagati non si limitavano all'imposizione delle tangenti con metodo "classico", ma si erano specializzati anche nell'imposizione sia di alcuni cantanti melodici (ai quali andava però solo una parte dei compensi), sia di una serie di gadget pubblicitari. I ristoratori o titolari di attività commerciali erano costretti ad acquistare calendari, agende, penne, accendini e altri oggetti a prezzi di gran lunga superiori a quelli di mercato.
mercoledì 3 ottobre 2012
Michele Zagaria è in carcere, ma le estorsioni dei casalesi continuano. Sei arresti
CASERTA - Gli agenti della squadra mobile di Caserta hanno eseguito un'ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di sei esponenti del clan dei Casalesi, gruppo del boss Michele Zagaria, in carcere dal 7 dicembre 2011. Gli arresti sono stati eseguiti nell'ambito di un'operazione coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli, denominata "Thunderball". I sei sono accusati di reati di associazione mafiosa ed estorsione continuata aggravata dal metodo mafioso. Si tratta di Michele Barone, Michele Fontana, Giorgio Pagano, Renato Piccolo, Costantino Diana e Francesco Sabatino. Le indagini della polizia hanno evidenziato come, nonostante l'arresto del boss Zagaria, non si siano mai interrotte le attivita' estorsive nei confronti di imprenditori e commercianti a cui, dopo la cattura dello storico latitante, gli emissari del clan avevano ribadito che "nulla era cambiato" e che "dovevano mantenere gli impegni assunti con l'organizzazione", riferendosi al pagamento delle rate estorsive non ancora versate. Le indagini hanno accertato come gli affiliati liberi continuino a eseguire le direttive impartite, nonostante il regime di detenzione duro, da esponenti storici e di vertice del clan "dei Casalesi" e che le somme raccolte tramite le estorsioni erano finalizzate al pagamento degli stipendi e delle spese legali ai familiari dei detenuti.
venerdì 21 settembre 2012
Milano: banda capeggiata da noto avvocato "schermava" beni dei casalesi
MILANO - Dieci arresti a carico di un gruppo criminale, capeggiato da un noto avvocato milanese, Mariano Baldini, 43 anni, originario di Caserta e con studio a Milano. L'associazione per delinquere avrebbe 'schermato' attraverso dei trust costituiti all'estero numerosi beni, tra cui quote societarie e immobili, riconducibili a personaggi legati alla Camorra, vicini anche al clan dei Casalesi.
Da quanto si è saputo, infatti, le indagini coordinate dal pm di Milano Stefano Civardi (le ordinanza di custodia sono firmate dal gip Antonella Bertoja) avrebbero accertato il legame tra alcuni beni sequestrati e Salvatore Izzo, pregiudicato napoletano morto lo scorso febbraio e che era già sotto processo a Milano per aver accumulato un patrimonio composto da ville, terreni e società in Brianza, nella zona del Monzese, del valore di alcuni milioni di euro, molti dei quali frutto di un giro d'usura, intestando tutto o quasi a prestanome.
Le accuse sono di associazione per delinquere finalizzata alla bancarotta fraudolenta, al riciclaggio, al trasferimento fraudolento di valori ed alla sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte. I finanzieri hanno effettuato anche sequestri preventivi su 88 immobili, autovetture e societa' per un valore di circa 22 milioni di euro. Nello specifico il presunto gruppo criminale avrebbe sfruttato lo specifico istituto del 'trust liquidatorio' per sottrarre alle procedure concorsuali l'attivo patrimoniale di società fallite in danno dei creditori, per occultare il patrimonio di imprenditori in difficoltà economica, impedendo ai fornitori e al fisco il recupero delle somme dovute.In particolare, le società 'decotte' o in procinto di fallire, sarebbero state private di tutti i loro beni che, formalmente, venivano conferiti in un trust gestito da prestanome. Con questo 'sistema' i beni conferiti in trust non erano più aggredibili dai fornitori, dal fisco o nell'ambito delle procedure concorsuali.
Sequestrati 88 immobili (nelle provincie di Milano, Benevento, Latina, Chieti, Caserta, Novara, Sassari, Varese, Lodi e Pavia), quote sociali di due società e due autovetture (tra cui una Aston Martin).
martedì 17 luglio 2012
Operazione antimafia nel Casertano: tra gli arrestati il re della mozzarella, il cui gruppo sarebbe in mano ai Casalesi. Sequestrati beni per oltre 100 milioni
| Giuseppe Mandara |
NAPOLI - La Direzione investigativa antimafia di Napoli e il Noe dei Carabinieri hanno eseguito alcuni provvedimenti cautelari e sequestri nel Casertano e nel Napoletano nei confronti di esponenti di un gruppo imprenditoriale che fa capo ai Casalesi. Tra gli arrestati nell'ambito dell'operazione "Bufalo" anche il titolare di un gruppo caseario che opera nella commercializzazione anche a livello internazionale della mozzarella di bufala Dop. A finire in cella è stato Giuseppe Mandara titolare del Mandara Group che che è la società capogruppo e gestisce le strategie complessive. Poi ci sono le società controllate e le partecipate, come l'Alival, che realizzano formaggi pecorini, mozzarelle di vaccina e altri prodotti del settore lattiero caseario. In tutto vengono prodotti 30 milioni di pezzi l’anno.Il gruppo esporta in tutta Europa, Giappone, Stati Uniti, Nuova Zelanda, Russia. Il sequestro riguarda l'intero patrimonio del gruppo, stimato in oltre 100 milioni di euro. A carico di Mandara e di altri suoi collaboratori il gip ha emesso una misura cautelare per associazione per delinquere di stampo mafioso, contestando anche reati in materia di tutela della salute pubblica.
venerdì 4 maggio 2012
Racket della pubblicità, arrestati 15 “volti emergenti” dei Casalesi
NAPOLI - Quindici ordinanze di custodia cautelare in carcere, nei confronti di altrettanti affiliati e fiancheggiatori del clan dei Casalesi, sono state eseguite dai carabinieri della compagnia di Casal di Principe (Caserta), coordinati dalla procura distrettuale antimafia di Napoli. I destinatari del provvedimento sono appartenenti alla fazione che fa capo a Francesco Schiavone detto "Sandokan" e sono accusati, a vario titolo, di associazione di tipo mafioso ed estorsione aggravata dal metodo mafioso.
Gli investigatori hanno accertato che il sodalizio criminale, composto principalmente da giovani ventenni considerati "volti emergenti" della camorra e diretto da due figli del capoclan Francesco Schiavone, da tempo in carcere, avrebbe imposto ai commercianti di Casal di Principe e dei comuni limitrofi la sottoscrizione di contratti di acquisto di materiale pubblicitario come calendari, penne, portachiavi e altri gadget in occasione delle festività natalizie del 2011, ossia il cosiddetto "racket della pubblicità".
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