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martedì 12 maggio 2015

COSENZA, sgominata cosca di 'ndrangheta. Preparava attentato a caserma dei CC

COSENZA, 12 maggio - I carabinieri del Reparto operativo di Cosenza hanno eseguito 13 fermi emessi dalla Dda di Catanzaro nei confronti di esponenti di spicco della 'ndrangheta accusati di associazione mafiosa, estorsione, associazione per delinquere finalizzata al traffico di droga e detenzione e porto illegali di armi. La cosca sgominata è quella dei "Rango-Zingari": secondo quanto emerso gli affiliati stavano preparando un attentato contro una caserma dell'Arma. L'attività investigativa ha consentito di delineare gli assetti della cosca di 'ndrangheta Rango-Zingari e la sua rapida capacità di rigenerarsi dopo che alcuni dei suoi elementi di vertice erano stati colpiti da misure cautelari a seguito anche di recenti operazioni condotte dall'Arma.
Tra i fermati figurano un imprenditore accusato di avere svolto il ruolo di referente della cosca nel settore edilizio ed alcune persone già tratte in arresto con l'accusa di avere compiuto atti intimidatori ai danni di amministratori comunali di Marano Marchesato.
Affiliati preparavano attentato contro carabinieri - Secondo quanto emerso da un'intercettazione ambientale, gli affiliati alla cosca stavano preparando un attentato ai danni di una caserma dei carabinieri di Cosenza.

domenica 22 febbraio 2015

"Se l'ISIS sbarcherà in Italia, troverà l'appoggio della 'nrangheta"


REGGIO CALABRIA, 22 febbraio - Qualora l'Isis volesse infiltrarsi sul territorio italiano, in Calabria potrebbe trovare appoggi logistici dalla 'ndrangheta in cambio di armi e droga. A formulare quella che al momento è solo un'ipotesi è il procuratore di Reggio Calabria Federico Cafiero de Raho che sottolinea come "sia una ipotesi da percorre, su cui vale la pena lavorare e su cui tenere un'attenzione molto alta. Tenere un'attenzione alta su questi aspetti almeno per quanto riguarda la nostra Dda è fondamentale".

mercoledì 10 dicembre 2014

Le mani della ‘ndrangheta sull’UMBRIA, 61 arresti




PERUGIA - Le mani della 'ndrangheta sull'Umbria: 61 gli arresti in corso di esecuzione da parte dei carabinieri del Ros. Sequestrati beni per oltre 30 milioni. Nel mirino degli investigatori un sodalizio radicato nella regione, con "diffuse infiltrazioni nel tessuto economico locale" e "saldi collegamenti" con le cosche calabresi di origine.
Diversi i reati contestati nelle misure cautelari, richieste dalla Procura distrettuale antimafia di Perugia: associazione di tipo mafioso, estorsione, usura, danneggiamento, bancarotta fraudolenta, truffa, trasferimento fraudolento di valori, traffico di stupefacenti e sfruttamento della prostituzione. 
I carabinieri del Ros stanno eseguendo gli arresti nella provincia di Perugia e in varie città italiane, contestualmente al sequestro di beni mobili ed immobili riconducibili agli indagati e ritenuti provento dei reati. L'inchiesta, spiegano gli investigatori, "ha documentato le modalità tipicamente mafiose di acquisizione e condizionamento di attività imprenditoriali, in particolare nel settore edile, anche mediante incendi e intimidazioni con finalità estorsive". 

venerdì 12 settembre 2014

BLOCCATO in Argentina il boss della ‘ndrangheta Pantaleone Mancuso


Pantaleone Mancuso
VIBO VALENTIA - E' stato bloccato in Argentina il boss della 'ndrangheta Pantaleone Mancuso, fermato mentre cercava di entrare in Brasile con un documento falso e 100mila euro in tasca. Saranno avviati tutti i passi necessari "per la sua estradizione in Italia", afferma la gendarmeria argentina. Mancuso, nato a Limbadi (Vibo Valentia) 53 anni fa e detto 'L'ingegnere', è accusato di "associazione mafiosa e duplice tentato omicidio".
 "E' stato bloccato il 29 agosto nella città di frontiera con il Brasile di Puerto Iguazù, mentre cercava di entrare nel paese a bordo di un bus turistico con un documento argentino falso intestato a 'Luca de Bortolo'", aggiunge la polizia. La sua vera identità è emersa "a seguito dei controlli fatti con le impronte digitali. L'Interpol argentina - concludono le fonti - lo ha messo "sotto arresto lo scorso lunedì".

martedì 4 marzo 2014

‘Ndrangheta in Brianza, decine di arresti in Lombardia. Una banca clandestina a Seveso

MILANO - La Polizia sta eseguendo alcune decine di arresti in Lombardia e in altre regioni italiane al termine di un'indagine nei confronti di presunti appartenenti alla 'ndrangheta operanti in Brianza. In corso anche perquisizioni e sequestri di beni mobili, immobili e società per un valore di decine di milioni di euro.
 L'inchiesta, condotta dalla Squadra mobile e coordinata dalla Dda milanese, ha portato all'emissione di oltre 30 ordinanze di custodia cautelare. Gli arrestati sono accusati, a vario titolo, di associazione mafiosa, riciclaggio, usura, estorsione, corruzione, esercizio abusivo del credito, intestazione fittizia di beni e società. L'organizzazione, secondo quanto ricostruito dagli investigatori, avrebbe più volte fatto ricorso all'intimidazione e alla violenza mentre in più occasioni sarebbe intervenuta per pacificare i dissidi sorti all'interno della stessa 'locale' di 'ndrangheta o con altre organizzazioni criminali. 
Nell'ambito delle indagini, gli investigatori hanno scoperto a Seveso (Monza) una vera e propria banca clandestina, in cui venivano riciclati i proventi delle estorsioni e dell'usura, grazie ad un'ampia rete di società ma anche alla collusione di imprenditori e di impiegati postali e bancari. 
I capitali accumulati, hanno inoltre accertato gli inquirenti e gli investigatori, oltre ad essere esportati in Svizzera e a San Marino venivano reimpiegati dall'organizzazione attraverso l'acquisizione di attività economiche nel settore edilizio, negli appalti e nei lavori pubblici, nei trasporti, nella nautica, nelle energie rinnovabili e nella ristorazione.
Secondo gli inquirenti, inoltre, i membri dell'organizzazione avevano anche organizzato una raccolta di denaro per sostenere i familiari di 'ndranghetisti detenuti.

mercoledì 18 dicembre 2013

‘Ndrangheta, arresti in Lombardia per “estorsione aggravata dal metodo mafioso”


MILANO - Sono diversi gli arresti, su richiesta della Direzione distrettuale antimafia di Milano, in Lombardia nei confronti di persone ritenute vicine al clan della 'ndrangheta dei Mancuso. Nel blitz eseguite anche perquisizioni. Sono tutti accusati di estorsione aggravata dal metodo mafioso. I carabinieri stanno eseguendo gli arresti anche in alcune province del Sud Italia. L'indagine, chiamata "Grillo parlante 2" fa specifico riferimento al fenomeno "dell'infiltrazione mafiosa nel tessuto economico-imprenditoriale locale" della Lombardia, argomento al centro della Commissione Antimafia tenutasi martedì a Milano.

martedì 3 dicembre 2013

Arrrestata per contiguità con la ‘ndrangheta la “sindaco antimafia” di Isola Capo Rizzuto

Carolina Girasole, ex sindaco di Isola Capo Rizzuto, arrestata
CROTONE - La Guardia di Finanza di Crotone ha eseguito 13 ordinanze di custodia cautelare nei confronti di persone accusate a vario titolo di associazione a delinquere di tipo mafioso, corruzione elettorale, turbativa d'asta e rivelazione di segreto d'ufficio. Tra loro anche l'ex sindaco di Isola Capo Rizzuto, Carolina Girasole, secondo l'accusa eletta nel 2008 con i voti della 'ndrangheta in cambio di favori. Tra i destinatari del provvedimenti anche il boss Nicola Arena e un poliziotto.
Carolina Girasole, che è stata posta agli arresti domiciliari, era stata eletta con una lista civica di centrosinistra ed è' rimasta in carica fino al 2013. Nel mese di maggio era stata candidata alla Camera con Lista civica, ma non era stata eletta.

Carolina Girasole era stata persino indicata come uno dei primi cittadini calabresi impegnati contro la 'ndrangheta e contro le infiltrazioni della criminalità organizzata nelle attività dei Comuni. Il suo nome era stato accostato, in questo senso, a quelli di altre donne sindaco impegnate contro la 'ndrangheta. In particolare era stata accomunata ai primi cittadini di Monasterace e Rosarno, Maria Carmela Lanzetta ed Elisabetta Tripodi (la prima non è più in carica), insieme alle quali aveva partecipato a numerose manifestazioni antimafia. Ad una delle iniziative, tra l'altro, aveva preso parte anche l'ex segretario del Pd, Pier Luigi Bersani, venuto in Calabria per esprimere solidarietà a Maria Carmela Lanzetta dopo un'intimidazione che aveva subito.

venerdì 15 novembre 2013

Reggio Calabria: catturato l’ex boss Lo Giudice fuggito dagli arresti domiciliari


Antonino Lo Giudice
REGGIO CALABRIA - L'ex boss dell''ndrangheta e collaboratore di giustizia Antonino Lo Giudice, fuggito il 3 giugno scorso dagli arresti domiciliari, è stato arrestato a Reggio Calabria. A catturarlo sono stati gli uomini della squadra mobile di Reggio Calabria insieme a quelli dello Sco. Lo Giudice era stato condannato a 6 anni e 4 mesi per la stagione delle bombe e per le intimidazioni ai magistrati di Reggio Calabria nel 2010 tra cui anche il procuratore Giuseppe Pignatone.

mercoledì 4 settembre 2013

‘Ndrangheta in Calabria: 7 arresti, anche un ex sindaco e 2 imprenditori

 REGGIO CALABRIA - Vasta operazione della squadra mobile di Reggio Calabria per l'arresto di sette presunti appartenenti alla cosca Alvaro. L'accusa è associazione mafiosa ed intestazione fittizia di beni. Dalle indagini sarebbe emerso un vero e proprio monopolio nella gestione di appalti pubblici con amministratori locali ed imprenditori. ArrestatI anche l'ex sindaco di San Procopio, Rocco Palermo, di 52 anni, due imprenditori ed un commerciante.
Palermo era già stato arrestato nel giugno del 2010 nell'operazione "Meta", condotta contro le cosche di Reggio e della provincia. L'ex sindaco è ritenuto dagli investigatori un uomo di fiducia di Cosimo Alvaro, il capo cosca. Dopo il suo primo arresto, il Comune di San Procopio fu poi sciolto per infiltrazioni mafiose, nel dicembre 2010, dal Consiglio dei Ministri. 

I due imprenditori sono accusati di essere inseriti a pieno titolo nella cosca degli Alvaro. In particolare, sarebbe stato proprio grazie alla loro attività che la 'ndrina riusciva ad ottenere gli appalti. I provvedimenti restrittivi sono stati emessi dal gip del Tribunale di Reggio Calabria su richiesta della Direzione distrettuale antimafia che ha coordinato le indagini.

giovedì 29 agosto 2013

‘Ndrangheta: fermato a Dubai l’ex deputato di Fi Matacena, condannato a 5 anni

Amedeo Matacena
REGGIO CALABRIA - L'ex deputato di Forza Italia Amedeo Matacena, latitante dal giugno scorso dopo una condanna definitiva a 5 anni per concorso esterno in associazione mafiosa, è stato fermato a Dubai, negli Emirati Arabi, dalla polizia locale dopo la segnalazione dei carabinieri del Comando provinciale di Reggio Calabria che l'hanno individuato. Matacena, che era ricercato in ambito internazionale, si era allontanato dopo la sentenza della Cassazione del 6 giugno scorso.
Matacena era stato individuato alla Seychelles dai carabinieri del Comando provinciale di Reggio Calabria che hanno operato con il coordinamento della Dda reggina e la collaborazione dell'Interpool. Per una serie di motivi, gli investigatori non sono potuti intervenire nelle isole dell'arcipelago dell'Oceano Indiano e perciò hanno continuato a monitorare i movimenti di Matacena, sino a quando hanno scoperto che era in partenza per Dubai, ritenuta dagli stessi investigatori solo una tappa intermedia di un viaggio più lungo. Sono state così avvertite le autorità degli Emirati Arabi che all'arrivo di Matacena all'aeroporto di Dubai lo hanno fermato ritirandogli anche il passaporto. Imprenditore, figlio dell'omonimo armatore noto per avere dato inizio al traghettamento nello Stretto di Messina, Matacena è stato deputato per due legislature, tra il 1994 e il 2001, con Forza Italia.

L'ex parlamentare era stato coinvolto nella maxi inchiesta "Olimpia" dei primi anni '90, quando furono ricostruiti dalla Dda di Reggio molti eventi criminali, tra cui un centinaio di omicidi, e i rapporti 'ndrangheta-politica in città fin dai primi anni '80. Nel 2010, dopo la condanna in primo grado, Matacena era stato assolto dalla Corte d'assise d'appello di Reggio Calabria, sentenza che era stata appellata. La Suprema Corte, accogliendo il ricorso della procura generale, aveva disposto il rinvio ad altro collegio. E la Corte d'assise d'appello, il 18 luglio 2012, con una nuova sentenza, lo aveva condannato. Sentenza divenuta definitiva con la decisione della Corte di Cassazione del 6 giugno scorso. "Evidentemente - hanno scritto i giudici di Cassazione nelle motivazioni della sentenza - non si può stringere un 'accordo' con una struttura mafiosa, se non avendo piena consapevolezza della sua esistenza e del suo modus operandi. Tanto basta per ritenere che Matacena ben sapesse di aver favorito la cosca dei Rosmini (e tanto lo sapeva da aver preteso la esenzione dal 'pizzo'). E' lo stesso vertice della cosca che afferma che Matacena non può essere sottoposto a estorsione, che in passato lo stesso ha 'sempre favorito' l'associazione, che, anche nel presente, Matacena è disponibile".

sabato 13 luglio 2013

Preso alla stazione Termini Francesco Nitra, boss della ‘ndrangheta

ROMA - La Guardia di Finanza di Roma ha arrestato Francesco Nirta, 25 anni, considerato vicino a esponenti delle cosche di 'ndrangheta Nirta e Mammoliti, latitante dal dicembre scorso e ricercato per traffico di droga. Nirta è stato individuato dal Gico delle Fiamme Gialle alla stazione Termini e bloccato su un treno per Reggio Calabria. Il latitante ha provato a mostrare un documento falso, ma alla fine ha ammesso la sua identità. Esaminando la scarna documentazione in suo possesso, i finanzieri sono poi risaliti a un’abitazione nel quartiere Appio, a Roma, in via Manlio Torquato. Qui è stato rinvenuto un dispositivo elettronico per la ricerca di microspie.

Nirta era sfuggito all’esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere per traffico di sostanze stupefacenti emessa a dicembre 2012 dal tribunale di Reggio Calabria. Il latitante è stato individuato nell’ambito delle attività di monitoraggio tese a verificare la presenza di elementi di consorterie criminali sulla piazza capitolina.

sabato 6 luglio 2013

Preso a Bogotà il boss della ‘ndrangheta trafficante di coca più ricercato in Europa

Roberto Pannunzi, il "principe della droga"
BOGOTA' - E' stato arrestato in Colombia il boss della 'ndrangheta Roberto Pannunzi, 67 anni, definito dalle autorità di Bogotà il 'Pablo Escobar italiano' ed il trafficante di droga più ricercato d'Europa. Originario della provincia di Reggio Calabria, Pannunzi negli scorsi anni è stato protagonista di due fughe da strutture sanitarie di Roma.
Era stati segnalato alle autorità locali dalla giustizia italiana tramite l'Interpol. Nel momento in cui e' stato catturato in un centro commerciale di Bogotà, il boss della 'ndrangheta era in possesso di una carta d'identità venezuelana a nome Silvano Martino. I media di Bogotà sottolineano che gli esperti anti-droga colombiani hanno scoperto tempo fa una ''nuova rotta del narcotraffico che arriva in Italia. I narcos fanno uscire la droga dal paese in motoscafi diretti in Centroamerica o in Ecuador. Il viaggio prosegue via container verso la Spagna, quindi in Italia''. Conosciuto come il ''principe del narcotraffico'', originario di Siderno, nel 2010 Pannunzi riusci' ad evadere da una clinica romana dove si trovava agli arresti domiciliari per problemi di salute. La fuga ha di fatto ricalcato una precedente evasione riuscita a Pannunzi nel 1999. Anche in quel caso il boss approfitto' della concessione degli arresti domiciliari in una clinica romana per fuggire. Era stato arrestato nel 1994 proprio in Colombia, a Medellin. Agli agenti che lo stavano ammanettando offri' un milione di dollari in contanti in cambio della liberta'. 

Era attualmente in grado di esportare fino a due tonnellate al mese di cocaina dalla Colombia all'Europa.

mercoledì 29 maggio 2013

Arrestati a Catanzaro 4 imprenditori legati alla potente “famiglia” dei Giampà

CATANZARO - Operazione della Direzione Investigativa Antimafia di Catanzaro che sta eseguendo un'ordinanza di custodia cautelare in carcere per associazione a delinquere di stampo mafioso nei confronti di quattro imprenditori ritenuti organici alla potente famiglia di 'ndrangheta dei Giampà, egemone nel comprensorio di Nicastro.

  In particolare, si tratta di: Davide Orlando, nato a Lamezia Terme il 4.01.82; Roberto Piacente, nato a Lamezia Terme il 6.10.70; Francesco Cianflonte, nato a Serrastretta il 5.05.55; Antonio Gallo, nato a Lamezia Terme il 26.10.73. L'operazione, denominata "Piana", ha permesso di fare piena luce sugli interessi economici che legano certa imprenditoria, attiva nel comparto edile, alle consorterie mafiose. E' stato inoltre disposto il sequestro di sei imprese il cui valore ammonta a 25 milioni di euro. Gli imprenditori avrebbero messo a disposizione della cosca le aziende a loro riconducibili prevalentemente operanti nel settore del calcestruzzo. 

venerdì 26 aprile 2013

Preso in Colombia superboss della ‘ndrangheta, latitante dal 2009


REGGIO CALABRIA E' stato arrestato a Medellin, in Colombia, Domenico Trimboli, 55 anni, detto "Pasquale", indicato dal ministero dell'Interno come uno dei ricercati più pericolosi dell'ndrangheta. Latitante dal 2009, è ritenuto un narcotrafficante legato a famiglie del reggino. L'arresto è giunto a conclusione di indagini delle squadre mobili di Reggio Calabria e Alessandria e dai carabinieri del Ros.
Trimboli, nato a Buenos Aires, è indicato come referente dei cartelli colombiani per il traffico di ingenti quantitativi di droga dal Sudamerica all'Europa. Lo attende una condanna definitiva a 12 anni di carcere e ad altri 3 di libertà vigilata per delitti in materia di droga commessi in Italia e all'estero.

sabato 20 aprile 2013

Arrestato in Piemonte il boss della ‘ndrangheta Sebastiano Strangio


TORINO - La polizia ha arrestato in Piemonte il boss della 'ndrangheta Sebastiano Strangio, 38 anni, di San Luca, latitante dal 2007. E' il fratello di Maria Strangio, uccisa nella strage di Natale del 2006: un delitto che diede il via alla faida di San Luca tra le famiglie Nirta-Strangio e Pelle-Voltri, culminata con la strage di Duisburg in Germania. Sebastiano Strangio è accusato di associazione a delinquere, omicidio ed estorsione.

lunedì 18 marzo 2013

Reggio Calabria: preso il killer della ‘ndrangheta


REGGIO CALABRIA - Gli uomini della squadra mobile di Reggio Calabria hanno arrestato Vincenzo Perri, affiliato alle famiglie Brandimarte-Perri, alleate della cosca Piromalli. Perri, latitante dal luglio del 2011, è considerato uno dei killer più pericolosi della 'ndrangheta calabrese e il responsabile dell'omicidio di Vincenzo Priolo: a novembre era stato condannato a 18 anni di reclusione con giudizio abbreviato.
Perri, 29 anni, è stato scovato all'interno di un vano segreto, nascosto nel sottoscala di un'abitazione di Gioia Tauro, a cui si accedeva attraverso un pannello estraibile di cemento, coperto da perline in legno.
Il delitto, secondo la ricostruzione degli investigatori, fu preceduto da una rissa per la quale quattro persone sono state arrestate nei giorni successivi all'omicidio. In particolare, la vittima e gli altri quattro avrebbero compiuto una spedizione punitiva contro Perri il quale avrebbe sparato contro Priolo, uccidendolo. Nei confronti di Perri fu subito emesso un provvedimento di fermo ma l'uomo fece perdere le tracce.
A dicembre, a Gioia Tauro, era stato assassinato uno dei quattro giovani arrestati per la rissa che precedette l'omicidio Priolo, Francesco Bagalà, di 22 anni. In precedenza, poche settimane dopo l'omicidio Priolo era stato ferito in un agguato Giuseppe Brandimarte, di 41 anni, zio di Perri. Il 26 febbraio 2012, invece, a cadere sotto i colpi dei killer era stato Giuseppe Priolo, di 51 anni, già noto alle forze dell'ordine, nipote, da parte della moglie, di Gioacchino Piromalli, ritenuto il boss dell'omonima cosca, e zio di Vincenzo Priolo.

martedì 5 marzo 2013

Rapita a Sofia la figlia del re della cocaina bulgaro, collegato alla ‘ndrangheta

SOFIA - Evelin Banev, al momento dell'arresto

SOFIA,- E' stata rapita a Sofia la figlia di 10 anni del presunto 're della cocaina' bulgaro, Evelin Banev, detto 'Brendo'. La ragazzina, in viaggio verso la scuola sull'auto del padre, è  stata prelevata da tre uomini, che hanno sparato all'autista, ora ricoverato. Banev è stato condannato a febbraio a 7 anni e mezzo di carcere per riciclaggio. E' sospettato anche di aver messo in piedi un'organizzazione criminale specializzata nel traffico di cocaina verso l'Italia, con la 'ndrangheta calabrese.

mercoledì 10 ottobre 2012

Formigoni e l’arresto dell’assessore: “Non mi dimetto”


MILANO - Anche dopo l'arresto dell'assessore regionale Domenico Zambetti, accusato di voto di scambio elettorale politico-mafioso, concorso esterno in associazione mafiosa e corruzione con l'aggravante di aver favorito la 'ndrangheta, il presidente della Regione Lombardia, Roberto Formigoni, non intende fare nessun passo indietro. ''L'accusa estremamente grave - ha detto il governatore lombardo - riguarda l'assessore Zambetti, che è già stato sollevato dal suo incarico''. Formigoni, che ha parlato a margine di un evento Expo, ha spiegato di aver appreso la notizia dell'arresto di Zambetti dalla stampa e che è sua intenzione approfondire la questione. Per il momento, tuttavia, ''a Zambetti e' stata revocata la sua delega da assessore che sara' gestita senza rottura di continuità'''. Perché ''è chiaro - ha evidenziato ancora il governatore lombardo - che ciò di cui si sta parlando è qualcosa di estremamente grave''.