venerdì 4 ottobre 2013

No Tav: pacco-bomba in un hard disk a un giornalista de “La Stampa”. Poteva esplodere

ORINO - Un plico contente materiale esplosivo è stato recapitato alla redazione del quotidiano torinese La Stampa. Il plico era indirizzato al giornalista Massimo Numa che da tempo segue la vicenda della Tav e che, per questo, in passato era già stato più volte minacciato. L'innesco dell'esplosivo era contenuto in una chiavetta usb che sarebbe esplosa se collegata a un computer. Sul posto sono intervenuti gli artificieri.
L'ordigno era costituito da 120 grammi di polvere compressa all'interno di un hard disk e collegata a un chip che, secondo gli artificieri, poteva esplodere. La redazione de La Stampa ha riferito che la busta era stata recapitata per posta ordinaria, regolarmente affrancata ma priva dell'indirizzo del mittente. Nella busta c'era anche un messaggio, scritto al computer e stampato su un normale foglio A4, per segnalare che l'hard disk conteneva alcuni video riguardanti campeggi di attivisti no Tav di Venaus e Chiomonte, in Val Susa. 
La busta ha insospettito i fattorini del giornale e lo stesso giornalista a cui era indirizzata, che hanno chiamato la polizia. La Scientifica ne ha analizzato il contenuto ed ha accertato che si trattava di una bomba pronta ad esplodere nell'arco di 5 secondi dal momento in cui fosse stata collegata a un computer. 
Il plico recapitato martedì era stato annunciato da una telefonata, un mese e mezzo fa. Sembrava una segnalazione come tante, di un lettore che voleva offrire documentazione fotografica sui campeggi di lotta No Tav a Venaus e Chiomonte. Il cronista si è dichiarato disponibile a ricevere il materiale. Era una trappola. Confezionata alla perfezione, compresa la lettera di accompagnamento, formato A4, scritta al computer, per illustrare il presunto contenuto dell’hard disk.  
Alle 10,30, la busta è stata recapitata al giornale. Senza mittente. È stata subito identificata come sospetta ed è stata lasciata sul banco dei sorveglianti, all’ingresso della redazione. È rimasta lì finché il giornalista non l’ha prelevata per portarla sulla propria scrivania. Un lembo della linguetta di chiusura era leggermente scollato, abbastanza da poterlo sollevare per guardare dentro e notare le prime parole sulla lettera di accompagnamento all’oggetto che appesantiva il plico. Il giornalista ha aperto, estratto foglio e hard disk, infilati nella busta assieme al cavetto di collegamento per il computer. Il cronista ha letto il documento e poi si è fermato. Un gesto d’istinto. Ha chiamato la polizia, lasciando la memoria per pc sulla scrivania, accanto a lettera e cavetto. Gli agenti di Digos, reparto Artificieri e Scientifica hanno esaminato l’hard disk, sembrava innocuo. Soltanto gli esami di laboratorio fatti alcune ore dopo hanno svelato che era una bomba, potente,confezionata con perizia, con l’obiettivo di uccidere.  

Un altro ordigno rudimentale era stato recapitato al quotidiano torinese il 9 aprile scorso. Il quel caso non era esploso per il malfunzionamento dell'innesco.

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