| Simone Camilli |
"La morte di Simone Camilli è una tragedia, per la famiglia e per il nostro Paese". Lo ha detto il ministro degli Esteri, Federica Mogherini, esprimendo il suo cordoglio per la morte del reporter a Gaza.
Camilli è rimasto coinvolto nel tentativo da parte degli artificieri di disinnescare un ordigno sganciato da un F-16 israeliano. Lo ha confermato la Farnesina. Nell'esplosione sono decedute anche altre sei persone, tra cui un giornalista di Gaza. Un superstite racconta: "C'era un sorta di trappola nella bomba".
Alle operazione di disinnesco stavano assistendo tre esperti giornalisti, conosciuti a Gaza.
Nato a Roma il 28 marzo del 1979, Camilli lavorava per diverse agenzie internazionali. Aveva coperto alcuni dei maggiori eventi dal Medio Oriente alla Turchia ai Balcani fino al disastro della Costa Concordia.
I parenti: "Sempre in prima linea" - "Simone viveva da lungo tempo in quella zona ma in passato ha seguito anche altri conflitti in zone difficili del mondo, autore di numerosi reportage. E' sempre stato in prima linea". Lo raccontano alcuni parenti di Camilli.
"Era un trappola" - Najy Abu Murad, fratello di uno degli artificieri rimasti uccisi, si dice convinto che l'ordigno fosse stato manipolato "nell'intento di provocare vittime". Le operazioni di neutralizzazione della bomba erano iniziate nella prima mattinata quando l'ordigno era stato trasferito da una località vicina ai grattacieli di Sheikh Zayed, presso Beit Lahya, in un campo di calcio distante oltre cento metri. Questa precauzione ha poi salvato altre vite umane.
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