| Andrea Ferri |
PESARO - Svolta nelle indagini sulla morte di Andrea Ferri, l'imprenditore pesarese ucciso lunedì notte nella città marchigiana. Sono state infatti poste in stato di arresto le due persone fermate nella tarda serata di ieri. In manette sono finiti un marocchino naturalizzato italiano, residente a Rimini, e un macedone, dipendente di Ferri. I due volevano rapinare l'imprenditore dell'incasso dei distributori di benzina che possedeva.
Secondo i carabinieri del Comando provinciale, i due avevano intenzione di prendere nell'auto di Ferri, un Suv nel quale l'imprenditore è stato crivellato di colpi, le chiavi elettroniche del caveau del distributore che l'uomo aveva a Montecchio, dove vengono erogati grossi quantitativi di carburante perché serve soprattutto autotrasportatori.
A mettere gli investigatori sulle tracce degli assassini, il furto compiuto nel distributore da una persona travisata proprio la notte del delitto. L'area di servizio è stata così perquisita e monitorata, perché è stato subito chiaro che, date le strumentazioni sofisticate per accedere al caveau, solo una persona dell'entourage di Ferri poteva avervi accesso o procurarsi le chiavi elettroniche.
La pistola usata per l’agguato, o almeno un’arma assolutamente compatibile, con tanto di munizionamento, è stata recuperata dai militari in casa del marocchino a Rimini. Sequestrata anche l’auto sulla quale si presume che i due siano fuggiti dopo aver ucciso Ferri.Gli amici di Ferri si erano radunati davanti al comando provinciale dei carabinieri, in attesa del trasferimento in carcere dei due arrestati. Hanno inveito soprattutto contro il macedone, 24 anni, che lavorava in una delle stazioni di servizio di Ferri. L’uomo è uscito per primo dalla caserma, stretto tra i carabinieri, ed è scattato un tentativo di aggressione, prontamente bloccato dal cordone di militari che, evidentemente, si aspettavano una reazione forte. Stessa sorte per l’altro fermato, l’italo-africano. Pugni e calci contro le auto dei carabinieri, che sono riuscite ad allontanarsi, ad alta velocità, verso il carcere pesarese di Villa Fastiggi. Dopo le urla, si è alzato un lungo e fragoroso applauso ai militari: alcuni degli amici della vittima hanno percorso la scalinata del comando provinciale e hanno stretto la mano agli uomini dell’Arma.
"Dedichiamo il nostro lavoro alla moglie e ai figli di Andrea Ferri". Così il comandante provinciale dei carabinieri di Pesaro, Giuseppe Donnarumma, ha commentato l’applauso.
Il macedone, ieri, aveva partecipato ai funerali dell’imprenditore. Poco dopo è stato fermato dai carabinieri. Il giovane aveva evidentemente pensato che la sua assenza ai funerali del datore di lavoro avrebbe insospettito i carabinieri. Dalle indagini emerge che per Ferri, padre di un bambino di 12 anni e di una ragazza di 18, il 24enne era come un terzo figlio, con cui la vittima si confidava e che era al corrente di molti particolari della vita privata dell’uomo ucciso. Probabilmente, dunque, era anche a conoscenza delle abitudini e delle frequentazioni di Ferri, che la sera dell’agguato usciva dall’abitazione di un’amica nigeriana. Ad attenderlo fuori, il killer e un complice che hanno esploso 7 colpi di pistola, 5 dei quali hanno raggiunto l’uomo alla testa e uno alle spalle. L'imprenditore aveva anche aiutato economicamente il presunto assassino, che aveva un regolare contratto di lavoro e viveva in provincia di Pesaro, a Morciano. Nel suo ambiente, il macedone è conosciuto con il soprannome "il Barbaro", probabilmente per via della sua struttura massiccia e muscolosa.
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