giovedì 12 maggio 2011

Arnie vuote: stanno scomparendo le api in tutto il mondo


ROMA - Il grande scienziato Albert Einstein riteneva che nel momento in cui dovessero estinguersi le api all’umanità non resterebbero che pochi anni di vita.
Forse non giungeremo a tanto, ma di fatto la scomparsa delle api dalle arnie è un fenomeno che dura da diversi anni ormai, anche se viene considerato un tema secondario e come tale è poco dibattuto. Negli Stati Uniti la scomparsa progressiva delle api viene chiamata “Colony Collapse Disorder”: quasi il 90% delle api è scomparso in almeno una trentina di Stati. Parte della responsabilità viene data ai pesticidi, sempre più letali. L’industria chimica statunitense conduce una vasta campagna per respingere queste “infondate e assurde” accuse. Si punta il dito anche contro la siccità e le onde elettromagnetiche emesse dagli apparecchi elettronici e dai telefoni cellulari, che farebbero perdere alle api, già debilitate dai pestidici, l’orientamento.
In Argentina e in Uruguay è rimasto vuoto circa il 40% delle arnie. Ovunque le api operaie abbandonano le arnie e la loro regina e non ritornano. Non dovrebbero essere morte in quanto gli agricoltori non hanno segnalato alcun ritrovamento di gruppi di api morte.
La scomparsa delle api è un fenomeno che però non riguarda solamente il continente americano. In Spagna si segnala lo svuotamento di almeno 300’000 arnie (circa 9 milioni di insetti). Sono segnalati casi di api che non tornano alle loro arnie anche in Polonia, Grecia, Portogallo e Italia.
I ricercatori attribuiscono il fenomeno a un virus veicolato da un acaro d’origine asiatica. In America Latina le cause sarebbero da ricercarsi nel cambiamento climatico e nelle colture transgeniche. In Spagna invece danno la colpa ai mutamenti climatici e ai pesticidi usati nelle coltivazioni.
In controtendenza, un rapporto delle Nazioni Unite assicura che le notizie della scomparsa delle api sono tendenziose e false e che il numero delle colonie di api nel mondo è cresciuto, negli ultimi 50 anni, di almeno la metà, escludendo una leggera flessione all’inizio degli anni Novanta.

Nessun commento: