Su questa base comune le due artiste hanno sviluppato una loro personale interpretazione sul concetto di isola e sulla particolare etimologia del nome comacina
Se per una, l’isola viene interpretata come un punto nell’universo e quindi, in una chiave di lettura topologica – cosmologica, per l’altra è il pensiero dell’isolamento dell’uomo e alla sua fragilità in un universo che lo sovrasta a prevalere in una lettura mitica e cosmogonica del luogo.
Quanto al senso etimologico del nome Comacina tra le diverse versioni - derivazione dai “Maestri Comacini”… “Magistri di Como” o “Maestri cum machinis”? – le due artiste prediligono una chiave interpretativa collegata alla secondo ipotesi, istituendo così una sorta di ideale connessione fra gli artisti di oggi che risiederanno sull’isola e quella straordinaria corporazione itinerante di scultori e architetti attivi già dal VII secolo in tutta Europa e divenuti celeberrimi proprio con il nome di Magistri Comacini. Così nella performance storia e interpretazione prenderanno vita in nuove creazioni; altri luoghi, città belghe ed italiane, verranno evocati, ricordando così i legami di fratellanza degli artisti del passato, di chi conobbe e soggiornò un tempo nell’Isola.
Affinché tutti possano cogliere le diverse percezioni, verranno collocati anche fonti sonore che permetteranno di percepire il respiro e il pulsare dell’Isola attraverso i suoi suoni peculiari, misti all’eco di voci familiari, vicine o lontane nel tempo o nello spazio della Comacina. Cosmologia e cosmogonia sono riunite.
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