| Yara Gambirasio |
Una relazione di diverse centinaia di pagine, risultato di un lavoro iniziato la stessa sera del ritrovamento del corpo, il 26 febbraio scorso, che ha coinvolto nel corso dei mesi biologi, botanici, entomologi, geologi e archeologi. E che non sara' resa pubblica: il magistrato ha fatto sapere che non farà conferenze stampa e non ne illustrerà i contenuti. Che del resto non dovrebbero contenere niente di sconvolgente rispetto a ciò che e' gia' emerso nel corso dei mesi.
A cominciare dalla smentita del ritrovamento di una seconda traccia di Dna nella zona pubica della ragazzina, diffusa nei giorni scorsi. La morte di Yara sarebbe quindi stata provocata da una serie di concause: la ferita alla testa da corpo contundente, le coltellate (i quattro tagli alla schiena, quelli al collo e ai polsi) e l'insufficienza respiratoria dovuta a una pressione sul collo o a un grumo di sangue nelle vie respiratorie. Ma nessuna delle ferite e' stata mortale: l'assassino avrebbe lasciato Yara in mezzo al campo di Chignolo credendola morta, mentre la ragazzina era ancora viva. La morte sarebbe avvenuta nel corso della notte successiva, quando alle ferite si e' aggiunto il freddo di quel tardo autunno.
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