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mercoledì 18 febbraio 2015

CAMORRA, in corso sequestri di beni per 320 milioni

NAPOLI, 18 febbraio - Beni riconducibili a un clan di camorra per un valore di 320 milioni di euro sono in corso di sequestro da parte della Guardia di Finanza di Napoli in tutta Italia. Sotto sequestro attività commerciali, immobili e terreni intestati a un centinaio di prestanomi ma gestiti - secondo il Gico - da soggetti contigui al clan operante a Napoli.
I sequestri - si apprende dalla Guardia di Finanza a Napoli - sono stati disposti dalla Sezione per l'applicazione delle misure di prevenzione del Tribunale di Napoli nei riguardi di un clan di camorra che opera a Napoli. Nelle indagini, condotte dal Gico del Nucleo di Polizia Tributaria di Napoli - stando agli elementi emersi finora - è stato individuato un vasto patrimonio costituito in maniera illecita, formalmente intestato ai prestanome ma in realtà - secondo gli investigatori - gestito direttamente da soggetti contigui al clan.Le attività commerciali riguardano svariati settori e i beni posti sotto sequestro - hanno reso noto le Fiamme Gialle - sono tutti riconducibili ai soggetti sottoposti alla misura di prevenzione.

venerdì 19 dicembre 2014

NAPOLI, coniugi riciclavano i soldi di un clan. Sequestrati beni per 70 milioni


NAPOLI - Beni per circa 70 milioni di euro sono stati sequestrati a una coppia di coniugi che, secondo gli inquirenti della DDA di Napoli, hanno riciclato e reinvestito i proventi delle attività illecite del clan camorristico dei Contini. La DIA di Roma ha messo i sigilli a immobili, rapporti bancari, auto, ristoranti e quote societarie riconducibili a Roberto Moccardi e Anna D’Orta i quali avrebbero realizzato una rete di imprese alimentate dai vertici del clan. Secondo la Procura Antimafia partenopea, i due hanno contribuito, con i soldi del clan, a mettere in piedi una rete di imprese che hanno consentito all’organizzazione camorristica di infiltrarsi in larghi settori del tessuto socio-economico napoletano. Il sequestro è stato disposto nell’ambito di indagini che, lo scorso mese di gennaio, si sono concluse con l’arresto di 90 persone ritenute affiliate al clan napoletano dei Contini. Le indagini hanno dimostrato che i due riciclavano e investivano in tutt’Italia danaro proveniente da attività criminali. Gli interessi del clan si concentravano soprattutto nella Capitale.

lunedì 7 aprile 2014

Casal di Principe, sequestro di beni per 13 milioni di euro della camorra

NAPOLI - La Direzione investigativa antimafia di Napoli sta completando l'esecuzione di un sequestro di beni, per 13 milioni di euro, riconducibili all'ex responsabile dell'Ufficio tecnico comunale di Casal di Principe (Caserta), ing. Nicola Di Caterino, amministratore di fatto della Vian srl, coinvolto, rileva la Dia, nelle vicende che ruotano intorno alla realizzazione del centro commerciale 'Il Principe' (mai edificato) a Madonna di Briano.
L'azione rientra nella strategia investigativa per aggredire i beni della camorra. Il provvedimento è stato emesso dal Tribunale di Santa Maria Capua Vetere su richiesta del procuratore della Repubblica di Napoli e del direttore della Dia.
Di Caterino, evidenzia la Direzione investigativa antimafia, è coinvolto anche nelle consultazioni elettorali per il rinnovo del Consiglio comunale del maggio 2007. Le aziende sequestrate sono la Vian srl, società edile, la Cas.Rib srl, società di costruzioni e commercio immobiliare; nel provvedimento di sequestro anche 3 automezzi; 6 conti correnti. L'intervento scaturisce da precedenti indagini svolte dalla Dia, con il coordinamento della Dda, conclusesi con l'esecuzione di un'ordinanza cautelare per 57 persone ritenute responsabili, a vario titolo, di associazione per delinquere di tipo camorristico, estorsione, turbativa delle operazioni di voto mediante corruzione o concussioni elettorali, truffa ai danni dello Stato, abuso d'ufficio, falso in atto pubblico, riciclaggio, reimpiego di capitali di illecita provenienza ed altro, reati tutti aggravati dalla finalità di aver agevolato il clan dei ''casalesi''.
L'attività aveva permesso di svelare gli intrecci tra il ceto politico di Casal di Principe e l'ala militare e imprenditoriale dal clan, fazione Schiavone e Bidognetti. L'ing. Nicola di Caterino, ''nell'ambito della citata indagine era emerso - scrive in una nota il procuratore aggiunto Giuseppe Borrelli - quale concorrente esterno all'organizzazione camorristica perchè, in qualità di imprenditore e faccendiere, aveva fornito un contributo stabile nel settore dell'acquisizione e gestione degli appalti, nonchè nelle forniture e, più in generale, nelle attività di reinvestimento del sodalizio''.

mercoledì 22 gennaio 2014

Operazione contro il clan camorristico Contini: uno dei 90 arrestati, un imprenditore, si suicida al momento dell'arresto

NAPOLI - Un'operazione per l'arresto di 90 persone accusate di far parte del clan di camorra dei 'Contini' e per il sequestro di beni per 250 milioni di euro è scattata all'alba in Campania, Lazio e Toscana. Una delle persone colpite da ordinanza di custodia cautelare nell'ambito dell'operazione, si è suicidata a Roma lanciandosi dalla finestra all'arrivo della Polizia. Quando gli agenti hanno consegnato l'ordinanza all'uomo, un imprenditore, sono seguiti momenti concitati. Giuseppe Cristarelli, 43 anni, di origini campane, ha avuto un malore, ha chiesto un bicchiere d'acqua, poi si e' lanciato dalla finestra del suo appartamento al quarto piano, a Roma. In casa c'era anche la moglie. La procura nazionale antimafia dopo il suicidio dell'imprenditore ha annullato la conferenza stampa. . La Procura di Roma ha avviato i primi accertamenti sulla morte di Giuseppe Cristarelli. Il pm di turno ha già ascoltato la moglie di Cristarelli, presente in casa al momento della tragedia e che avrebbe assistito alla scena e al precedente malore del marito. Il magistrato è in attesa della relazione degli uomini della squadra mobile di Roma che avrebbe collaborato all'esecuzione dell'ordinanza assieme ai colleghi della mobile di Napoli. A breve verranno sentiti gli agenti che erano andati ad eseguire l'arresto. 
L'operazione anticamorra è coordinata dalla Direzione nazionale antimafia e dalle Direzione distrettuale antimafia di Napoli, Roma e Firenze.
L'inchiesta è la più vasta realizzata finora sul clan 'Contini', ritenuto dagli investigatori fra quelli egemoni a Napoli e riguarda, in particolare, le operazioni di reinvestimento dei proventi economici di gruppi camorristici in imprese e operazioni economiche a Napoli e in altre zone della Campania, a Roma e in Toscana. I provvedimenti riguardano beni immobili e aziende controllati dal clan. Piazza Navona, via del Corso, zona Pantheon. Nell'ambito dell'operazione anti-camorra, i militari hanno sequestrato oltre 20 locali, tra bar e ristoranti, nel pieno centro storico di Roma. Apparterrebbero alla famiglia Righi.  Le indagini sono state coordinate dalla Procura nazionale antimafia guidata dal procuratore nazionale Franco Roberti e dirette dalla Dda di Napoli guidata da Giovanni Colangelo, da quelle di Roma per l'applicazione delle misure di prevenzione nella capitale e da quelle di Firenze per le perquisizioni e i sequestri relativi all'infiltrazione del clan camorristico nelle attività economiche e imprenditoriali toscane.
Le indagini sono state condotte dalla Squadra mobile della Questura di Napoli, dal Gico della Guardia di finanza del capoluogo campano, dai Carabinieri di Roma, dal Centro operativo di Roma della Direzione investigativa antimafia e dal Nucleo di Polizia tributaria della Guardia di finanza di Pisa.

martedì 21 gennaio 2014

Appalti truccsti, 16 arresti in Calabria. Sequestrati beni per 40 milioni

REGGIO CALABRIA - Un'operazione della guardia di finanza di Reggio Calabria ha portato all'arresto (tra Calabria, Veneto, Marche e Toscana) di 16 persone tra imprenditori, funzionari e pubblici dipendenti, e al sequestro di società e beni per 40 milioni di euro nell'ambito di un'indagine su appalti truccati e corruzione. Contestato il reato di associazione per delinquere finalizzata alla turbata libertà degli incanti, corruzione e rivelazione di segreto d'ufficio.

martedì 14 gennaio 2014

Roma, maxisequestro da 44 milioni a imprenditori legati a clan camorristico

ROMA - Maxi sequestro della guardia di finanza di Roma nei confronti di una serie di imprenditori ritenuti legati al clan camorristico Mallardo. Le Fiamme gialle hanno sequestrato beni mobili e immobili per un valore di oltre 44 milioni di euro. Gli indiziati avrebbero organizzato, nel Lazio, una cellula camorristica federata col clan egemone nel comune di Giugliano, in provincia di Napoli.

venerdì 20 dicembre 2013

La Cassazione annulla il sequestro di beni per 8 miliardi ai Riva. Vanno restituiti

ROMA - La Cassazione ha annullato senza rinvio il sequestro preventivo per 8,1 miliardi di euro nei confronti della Riva Fire, la Holding che controlla l'Ilva spa. La sesta sezione penale ha accolto il ricorso presentato di legali dei Riva, Coppi e Paliero, e ha disposto la restituzione alle Holding di tutto i beni.

martedì 26 novembre 2013

'Ndrangheta, sequestrati beni per 70 milioni, in manette un boss

REGGIO CALABRIA - Ottantotto immobili, tra terreni e case, per un valore di oltre 70 milioni di euro, sono stati sequestrati a Roma e in Calabria dai carabinieri nell'ambito dell'operazione che ha portato all'esecuzione di venti provvedimenti di fermo nei confronti di altrettanti affiliati alla 'ndrangheta. In manettte anche il boss Rocco Mazzagatti, di 50 anni, capo dell'omonima cosca e del gruppo criminale sgominato.

mercoledì 13 novembre 2013

Sequestrati beni per 25 milioni a Ernesto Diotallevi, ex bos della banda della Magliana

Ernesto Diotallevi
ROMA - Blitz della Guardia di finanza e dei carabinieri del Ros, che hanno sequestrato beni per 25 milioni di euro a Ernesto Diotallevi, ritenuto dagli inquirenti uno dei capi storici della "banda della Magliana". Tra i beni sequestrati anche un'abitazione di lusso in piazza Fontana di Trevi e un complesso turistico in Sardegna.
Il decreto di sequestro preventivo è stato emesso dal presidente del Tribunale di Roma su richiesta della Direzione distrettuale antimafia ed ha riguardato numerosi beni immobili, autoveicoli, moto, quote societarie e conti bancari nella disponibilità di Diotallevi, di altri componenti della sua famiglia (la moglie Carolina Lucarini, i figli Mario e Leonardo) e di alcuni prestanome. Secondo gli investigatori, lo spessore criminale di Ernesto Diotallevi sarebbe "da lungo tempo cristallizzato negli atti processuali di numerose inchieste, che hanno evidenziato l'illecito accumulo di grossi proventi che sarebbero tuttora nella sua disponibilità". In passato, in qualità di esponente di spicco della banda della Magliana, organizzazione che nel corso del tempo è arrivata a controllare la quasi totalità delle più lucrose attività delinquenziali di Roma e del Lazio, Diotallevi sarebbe giunto a conquistare il consenso anche di vari boss della mafia siciliana, come dichiarato anche da più pentiti. Il "salto di qualità", rilevano sempre gli investigatori, trova riscontro anche in numerosi atti giudiziari, che delineano e ripercorrono circa trent'anni di storia criminale italiana (1981-2013). Da qui il nome dell'operazione congiunta Gdf-Ros: "Operazione trent'anni", appunto. L'ultima assoluzione, per insufficienza di prove, è del giugno 2007, quando è stato scagionato dall'accusa di concorso nell'omicidio del banchiere Roberto Calvi (Diotallevi è l'uomo che all'aeroporto di Ronchi dei Legionari consegna al banchiere il falso passaporto a nome "Gianroberto Calvini" che lo accompagnerà in un'ultima fuga destinata a concludersi a Londra, sotto il ponte dei frati neri)

martedì 12 novembre 2013

Reggio Calabria: beni per 150 milioni sequestrati a padre e figlio "contigui" alla cosca di Gallico

REGGIO CALABRIA - Beni per 150 milioni di euro sono stati sequestrati nel corso di una operazione della Dia di Roma e Reggio Calabria e della polizia di Stato nei confronti di Giuseppe Mattiani e del figlio Pasquale. Il provvedimento è il risultato di due attività di indagine che hanno consentito di acquisire gli elementi necessari a dimostrare la contiguità di padre e figlio con la cosca della 'ndrangheta dei Gallico.

martedì 4 giugno 2013

Palermo: sequestrati a fratelli mafiosi beni per 27 milioni (case, ville, denaro e un aereo)

PALERMO - La Dia ha confiscato beni per 27 milioni di euro ai fratelli Giovanni e Salvatore Lo Cicero, esponenti del mandamento mafioso di Resuttana (Palermo). Con provvedimento definitivo della Cassazione sono stati acquisiti terreni, numerose ville ed appartamenti, auto, imprese e società, conti correnti bancari e perfino un aereo da turismo di tipo Rondone. Il patrimonio era stato inizialmente sequestrato nel 2008.
Giovanni Lo Cicero, uomo d'onore della famiglia mafiosa dell' "Arenella-Acquasanta-Vergine Maria", è morto a novembre del 2011. Il fratello Salvatore è ai domiciliari per associazione mafiosa. La loro, insieme alle famiglie dei Galatolo, dei Madonia e dei Fidanzati è ritenuta la principale famiglia mafiosa del mandamento di Resuttana.

 I Lo Cicero sono i gestori, in regime di monopolio, della realizzazione e della manutenzione delle tombe nel cimitero dei Rotoli di Palermo e hanno anche imprese di costruzione. Tra i beni definitivamente confiscati figurano 34 appartamenti, un ufficio, 13 magazzini, 5 ville, 2 fabbricati, 12 seminterrati, numerosi appezzamenti di terreno, diversi conti correnti bancari e polizze vita, 6 società, 4 imprese, 3 autocarri, 3 auto e un aereo da turismo.

sabato 25 maggio 2013

Ilva, sequestro dei beni: si dimette il CdA, 24mila posti a rischio

TARANTO - Il Consiglio di amministrazione dell'Ilva si è dimesso in polemica con il provvedimento di sequestro di beni dei proprietari, i Riva, per 8 miliardi emesso dal Gip di Taranto. L'azienda, inoltre, ha dato mandato ai propri legali di impugnare l'atto del giudice. Con i sequestri disposti dal Gip "sono a rischio 24mila posti di lavoro diretti, 40mila con l'indotto", sottolineano fonti dell'Ilva. "Si sta mettendo in pericolo tutto".
Le dimissioni dei consiglieri Bruno Ferrante, Enrico Bondi e Giuseppe De Iure - comunica l'azienda in una nota - avranno effetto dalla data dell'assemblea dei soci, che il Consiglio ha convocato per il 5 giugno alle 9. Il comunicato sottolinea che l'ordinanza dell'autorità giudiziaria "ha effetti oggettivamente negativi per l'Ilva, i cui beni sono strettamente indispensabili all'attività industriale".

venerdì 24 maggio 2013

Ilva: la Gdf sta sequestrando beni pari a 8 miliardi e 100 milioni


TARANTO - Gli uomini del Comando provinciale della Guardia di Finanza di Taranto stanno notificando in queste ore il sequestro di beni pari a otto miliardi e cento milioni di euro all’Ilva Spa e alla Società Rivafire Spa. Il provvedimento di sequestro firmato dal Gip Patrizia Todisco viene notificato negli stabilimenti e nelle filiali della società in tutta Italia. Tre giorni fa era stato il tribunale di Milano a provvedere a un sequestro di un miliardo e duecento milioni ai capostipiti della famiglia Riva. Si tratta di uno dei più imponenti sequestri mai realizzati, le cui cadute sono al momento difficili da immaginare. Il reato che si contesta è associazione a delinquere finalizzata alla commissione di reati ambientali plurimi. La somma di otto miliardi e cento milioni è stata calcolata sulla base dei mancati investimenti per la sicurezza e l’ambiente, ed è quindi considerata un illecito guadagno. 

martedì 5 marzo 2013

Calabria: maxioperazione contro le cosche, 20 arresti e sequestro di beni per 450 milioni


Tra gli arrestati il padre del giocatore del Pescara Sculli e un uomo dell’Ira

REGGIO CALABRIA - La guardia di finanza ha arrestato 20 persone legate alle cosche calabresi Morabito e Aquino e sequestrato il "tesoro" della 'ndrangheta: beni mobili, immobili, società commerciali e villaggi turistici per un valore di circa 450 milioni di euro. Tra gli arrestati figurano il boss Rocco Morabito, figlio di Giuseppe "'u tiradrittu", e Francesco Sculli, genero del boss Giuseppe Morabito e padre del giocatore del Pescara, Giuseppe Sculli.
Le indagini hanno accertato come le cosche Morabito e Aquino, attraverso una rete di società italiane ed estere, fossero riuscite a garantirsi la gestione, il controllo e la realizzazione di decine di importanti e noti complessi immobiliari turistico-residenziali nelle più belle aree balneari della Calabria. Le cosche, secondo gli investigatori, stavano cercando il consenso della popolazione assumendo maestranze locali e tentando di creare un indotto commerciale turistico. 

Partendo da un "controllo passeggeri” effettuato nel 2008 a Bari, che lasciava ipotizzare un coinvolgimento di esponenti della 'ndrangheta nella costruzione di un complesso turistico-alberghiero, le Fiamme gialle hanno iniziato a investigare sulla gestione di numerosi complessi turistico-residenziali in Calabria, arrivando a dimostrare un intreccio trasversale di interessi tra le potenti famiglie Morabito e Aquino e importanti imprenditori spagnoli. Gli investigatori hanno quindi ricostruito i ramificati investimenti nel settore turistico da parte di calabresi e spagnoli, a loro volta in affari con esponenti di vertice della 'ndrangheta della Jonica, i quali sono risultati essere i veri artefici e promotori del business.

La guardia di finanza ha poi scoperto come nell'affare si fosse inserito anche un personaggio considerato vicino all'Ira, l'organizzazione terroristica irlandese, il quale grazie all'intermediazione di un noto imprenditore campano aveva trovato nel rapporto con le organizzazioni criminali calabresi il modo per reimpiegare ingenti somme di denaro.

 In manette sono finiti Rocco Aquino, Francesco Arcadi, Domingo Bernal Diaz, Giuseppe Carrozza, Antonio Cuppari, Henry James Fitzsimons, Sagredo Jorge Pablo Lamberti, Rocco Morabito, Antonio Domenico Muccari, Antonio Raimondo, Daniele Scipione, Francesco Sculli, Francesco Strangio, Fausto Ottavio Strangio, Sebastiano Sisto Strangio, Domenico Vallone, Antonio Velardo, Bruno Verdiglione, Domenico Vitale e Sebastiano Vottari.

lunedì 5 novembre 2012

La GdF sequestra beni per 65 milioni della famiglia Marzotto, compresi una villa a Cortina e un castello a Vicenza. Evasione fiscale


MILANO - La Guardia di Finanza di Milano sta dando esecuzione a un decreto di sequestro preventivo di 65 milioni di euro in beni immobili, terreni e partecipazioni societarie nella disponibilità di 13 persone,  riconducibili alla famiglia Marzotto tra cui Matteo Marzotto, accusate di omessa presentazione della dichiarazione dei redditi.
Nell'inchiesta sono indagate tredici persone, alcune appartenenti alla famiglia Marzotto. L'accusa nei loro confronti è quella di omessa presentazione della dichiarazione dei redditi e degli immobili, terreni e partecipazioni societarie.
L'indagine della procura, in collaborazione con i funzionari dell'Agenzia delle Entrate, ha consentito di svelare in Italia la sede reale dell'amministrazione di una holding finanziaria che, si legge in una nota della guardia di finanza, "sarebbe stata formalmente e consapevolmente costituita in Lussemburgo".
Attraverso le indagini, sarebbero stati individuati i luoghi in cui venivano effettivamente assunte le decisioni e impartite le direttive sulla gestione della società di diritto lussemburghese da parte di soci che risultavano essere quasi tutti residenti in Italia.
Le Fiamme gialle inoltre hanno spiegato che è stato possibile "riqualificare la holding lussemburghese come soggetto fiscalmente residente in Italia, con conseguente emersione dell'obbligo di denuncia la fisco italiano di una plusvalenza da cessione di partecipazioni, realizzata nel 2007, per un valore di quasi 200 milioni di euro e per la quale è stata evasa una imposta di oltre 65 milioni di euro".
Tra gli immobili sequestrati una villa di 25 vani a Cortina d'Ampezzo, case a Milano e Roma e un castello a Trissino (Vicenza). Tra i tredici indagati per omessa presentazione della dichiarazione dei redditi figurano Matteo, Vittorio, Diamante, Maria Rosaria Cristiana e Margherita della famiglia Marzotto, e Andrea Isabella e Rosanna della famiglia Donà dalle Rose.
Il sequestro  si inserisce nell'ambito di un'indagine della procura di Milano sulle plusvalenze finite nelle casse del gruppo dalla cessione di "Valentino Fashion Group" alla società di private equity Permira. Nel 2002 il gruppo Marzotto acquistò la maggioranza di "Valentino Fashion Group", casa nata dallo scorporo delle attività moda dal gruppo tessile Marzotto e sbarcata in borsa nel luglio del 2005. Nel 2007 il gruppo Marzotto la cedette alla società di private equity Permira per più di 700 milioni di euro. Lo scorso luglio il veicolo di investimenti del Qatar Mayhoola ha acquistato l'intera partecipazione in "Valentino Fashion Group" da "Red & Black Lux sarl", controllata da Permira insieme alla famiglia Marzotto.

lunedì 16 luglio 2012

Sanità Lombardia: sequestrati beni per 53 milioni. Anche il famoso yacht di Daccò


Lo yacht di Pierangolo Daccò, sequestrato

MILANO - Sono in corso da parte della Polizia giudiziaria della Procura di Milano sequestri di beni immobili e quote di società italiane ed estere per circa 53 milioni di euro nell'ambito dell'inchiesta sul caso Maugeri. I beni sono stati sequestrati alle 5 persone arrestate lo scorso aprile tra cui il faccendiere Pierangelo Daccò. 
E' in corso il sequestro dello yacht 'America', l'ex 'Mi amor', un Ferretti di proprietà' proprio di Daccò. Lo yacht e' uno dei beni che la pg sta sequestrando ai cinque arrestati nell'inchiesta, su ordine del gip Vincenzo Tutinelli, il quale ha accolto la richiesta dei pm Luigi Orsi, Laura Pedio, Gaetano Ruta e Antonio Pastore. Sono stati messi 'i sigilli' anche a circa 1.000 bottiglie di vini pregiati per un valore di circa 300mila euro. La Guardia di Finanza di Milano inoltre ha sequestrato un'auto di lusso.

martedì 24 aprile 2012

Duro colpo al clan camorristico Belforte di Marcianise (Napoli): 44 arresti


NAPOLI - Vasta operazione congiunta di carabinieri, polizia e Gdf di Caserta, nei confronti del clan camorristico Belforte di Marcianise. Il blitz, coordinato dalla Dia di Napoli, ha portato all'esecuzione di 44 ordinanze di custodia cautelare nei confronti di altrettanti esponenti del gruppo criminale e al sequestro di beni per un valore di oltre 10 milioni di euro.

Le indagini, scaturite dal rinvenimento della contabilità e degli elenchi di imprenditori estorti e di affiliati, hanno permesso di ricostruire l'organigramma, le attività illecite e il modus operandi dell'organizzazione camorristica, tanto potente da indurre gli stessi Casalesi, nel corso degli anni '90, a stringere un patto di non belligeranza per la spartizione dei proventi delle attività estorsive nel comprensorio di Caserta, Marcianise e il comprensorio contiguo al capoluogo.

Di rilievo il ruolo assunto negli ultimi anni dalle mogli dei capiclan, condannati a lunghe pene detentive e reclusi in regime di 41 bis. Le donne, secondo le indagini, avevano assunto la reggenza dell'organizzazione, gestendone anche la cassa comune e garantendone così la vitalità. Contestualmente, si sta eseguendo, in varie provincie del centro e sud Italia, un decreto di sequestro preventivo di beni mobili e immobili, per un valore di oltre 10 milioni di euro, nonché di oltre 250 rapporti bancari, appartenenti a persone o società riconducibili ai componenti dei nuclei familiari degli arrestati.