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lunedì 23 dicembre 2013

Roma: tesoro d’arte sequestrato nella lussuosa casa dell’ex boss della Magliana Diotallevi in piazza Fontana di Trevi

Ernesto Diotallevi
ROMA - E' un vero e proprio tesoro d'arte quello sequestrato da Guardia di Finanza e Ros nella lussuosa casa di Fontana di Trevi appartenente all'ex boss della banda della Magliana Ernesto Diotallevi, immobile già sottoposto a sequestro il 12 novembre scorso. Una lista di 27 opere, del valore di oltre un milione di euro, ora scrupolosamente inventariate, appese alle pareti e sparse per le stanze dell'appartamento del boss di una delle bande criminali più potenti degli ultimi trent'anni, attiva soprattutto nel Lazio ma i cui legami con vari boss della mafia siciliana hanno già ottenuto numerosi riscontri. Quadri di Giacomo Balla, Mario Schifani, Sante Monachesi, dipinti di scuola romana, campana e francese dell '800 e del '900, e poi mobili di antiquariato di ingente valore, un pianoforte di mogano, tavoli intarsiati, specchiere, sono tra i beni sequestrati nell'appartamento di Ernesto Diotallevi a Fontana di Trevi. Tra le opere di Balla, anche un trittico a tempera, e poi dipinti di Franco Angeli, Norberto Proietti, Ana Maria Laurent, Antonio Balbo detto 'Abate', Aldo Riso. Una 'passione per l'arte' dettata - come hanno sottolineato gli inquirenti, "non tanto da esigenze estetiche, quanto soprattutto perché le opere d'arte, non essendo soggette a particolari registrazioni, in molteplici casi sfuggono ai provvedimenti ablativi emessi dall'Autorità Giudiziaria, rilevando la loro presenza solo in una fase successiva, all'atto dell'emissione di specifici provvedimenti che colpiscono l'indiziato di appartenere ad associazioni mafiose, ovvero che risulti vivere abitualmente con proventi illeciti".

 L'operazione fa seguito ad un altro ingente sequestro di beni, del valore di 25 milioni di euro, ai danni di Diotallevi avvenuto il 12 novembre scorso. Questa seconda fase delle indagini ha condotto il Nucleo di Polizia Tributaria della Capitale ed il R.O.S. all'esecuzione di due nuovi sequestri preventivi emessi dal Presidente del Tribunale di Roma su richiesta della locale Procura della Repubblica-Direzione Distrettuale Antimafia, nei confronti di Diotallevi, della moglie Carolina Lucarini, dei figli Mario e Leonardo e di altri prestanome. Oltre a 27 beni mobili, quadri e mobili d'antiquariato, giudicati "di notevole valore storico ed artistico", è stato sequestrato il restante 50% del capitale sociale della "C. Immobiliare S.r.l.", con sede a Rimini, dichiaratamente attiva nella "compravendita di beni immobili" nonché l'intero capitale sociale e patrimonio aziendale della "Lampedusa S.r.l.", con sede a Fiumicino (Roma), finalizzata alla "costruzione di navi ed imbarcazioni", e una autovettura.

mercoledì 13 novembre 2013

Sequestrati beni per 25 milioni a Ernesto Diotallevi, ex bos della banda della Magliana

Ernesto Diotallevi
ROMA - Blitz della Guardia di finanza e dei carabinieri del Ros, che hanno sequestrato beni per 25 milioni di euro a Ernesto Diotallevi, ritenuto dagli inquirenti uno dei capi storici della "banda della Magliana". Tra i beni sequestrati anche un'abitazione di lusso in piazza Fontana di Trevi e un complesso turistico in Sardegna.
Il decreto di sequestro preventivo è stato emesso dal presidente del Tribunale di Roma su richiesta della Direzione distrettuale antimafia ed ha riguardato numerosi beni immobili, autoveicoli, moto, quote societarie e conti bancari nella disponibilità di Diotallevi, di altri componenti della sua famiglia (la moglie Carolina Lucarini, i figli Mario e Leonardo) e di alcuni prestanome. Secondo gli investigatori, lo spessore criminale di Ernesto Diotallevi sarebbe "da lungo tempo cristallizzato negli atti processuali di numerose inchieste, che hanno evidenziato l'illecito accumulo di grossi proventi che sarebbero tuttora nella sua disponibilità". In passato, in qualità di esponente di spicco della banda della Magliana, organizzazione che nel corso del tempo è arrivata a controllare la quasi totalità delle più lucrose attività delinquenziali di Roma e del Lazio, Diotallevi sarebbe giunto a conquistare il consenso anche di vari boss della mafia siciliana, come dichiarato anche da più pentiti. Il "salto di qualità", rilevano sempre gli investigatori, trova riscontro anche in numerosi atti giudiziari, che delineano e ripercorrono circa trent'anni di storia criminale italiana (1981-2013). Da qui il nome dell'operazione congiunta Gdf-Ros: "Operazione trent'anni", appunto. L'ultima assoluzione, per insufficienza di prove, è del giugno 2007, quando è stato scagionato dall'accusa di concorso nell'omicidio del banchiere Roberto Calvi (Diotallevi è l'uomo che all'aeroporto di Ronchi dei Legionari consegna al banchiere il falso passaporto a nome "Gianroberto Calvini" che lo accompagnerà in un'ultima fuga destinata a concludersi a Londra, sotto il ponte dei frati neri)

sabato 28 aprile 2012

Roma: il rapinatore ucciso dai gioiellieri era uno della banda della Magliana. Gli altri due gravemente feriti


Angelo Angelotti, il rapinatore ucciso

ROMA - Era legato alle vicende della Banda della Magliana, Angelo Angelotti, il rapinatore morto durante un tentato colpo contro due gioielleri in una sparatoria all'alba a Roma. Angelotti, di 62 anni, nome storico della malavita romana, era stato arrestato perché in passato secondo alcune indagini sarebbe stato incaricato, il 2 febbraio del 1990, di attirare il capo della banda, Enrico De Pedis detto 'Renatino', nell' agguato mortale di via del Pellegrino, dietro a Campo dé Fiori. A quanto si è appreso Angelotti era coinvolto anche in altre vicende di droga. 
Era invece già stato arrestato per l'omicidio di un gioielliere a Firenze, uno degli altri due rapinatori coinvolti . Stefano Pompili, di 50 anni, ferito e rintracciato alcune ore dopo la sparatoria, è originario di Bellegra, nel 1999 era stato arrestato dalla polizia a Roma con l'accusa di aver ucciso un orefice durante una rapina a Firenze nel 1992 assieme ad alcuni complici. Pompili, all'epoca ricercato, fu arrestato dagli agenti mentre era ai giardini pubblici con il figlioletto. Oggi è stato rintracciato dagli agenti della Mobile all'ospedale Cto dopo essere scappato a seguito della rapina avvenuta all'alba. Giulio Valente, il terzo rapinatore anche lui gravemente  ferito al collo, era stato subito arrestato dalla polizia
L'agguato era avvenuto intorno alle 5 del mattino all'esterno del garage dell'abitazione dei due fratelli gioiellieri, mentre stavano uscendo con la propria auto. I tre rapinatori avevano speronato l'auto con un furgone risultato poi rubato: a bordo c'era un campionario di preziosi. I malviventi avevano minacciato le vittime con delle pistole e i due fratelli avevano reagito. E' nato un conflitto a fuoco: Angelotti era stato colpito a morte, gli altri due feriti.

domenica 26 febbraio 2012

Arrestato Nicoletti, l'ex cassiere della banda della Magliana

Enrico Nicoletti

ROMA - I carabinieri hanno notificato a Enrico Nicoletti, considerato l'ex cassiere della Banda della Magliana, un ordine di carcerazione di sei anni per pene residue. Nicoletti ha detto di avere un malore ed e' stato portato all'ospedale di Tor Vergata, dove e' rimasto fino alla scorsa notte. Poi e' stato accompagnato in carcere.
L'ordine di carcerazione, per 6 anni e 6 mesi, è stato notificato dai carabinieri della stazione di Roma Tor Vergata. A quanto si è appreso, Nicoletti, 75 anni, non aveva a carico nessuna misura cautelare. L'ordine di esecuzione pena per l'ex-cassiere della Banda della Magliana, ora nel carcere di Rebibbia, è un provvedimento della Corte d'Appello per un cumulo di pene su vari reati per i quali Nicoletti era stato condannato in passato come usura, estorsione e rapine "con aggravanti della pluralità dei soggetti concorrenti".
"Sono vecchio. Non voglio morire in carcere". Sono queste le parole di Enrico Nicoletti, pronunciate davanti alla sua abitazione a Roma nei primi momenti dopo il suo arresto da parte dei carabinieri. 

martedì 22 novembre 2011

Sparatoria nel tardo pomeriggio a Ostia: due morti. Erano boss di quartiere, legati a soggetti appartenenti alla banda della Magliana


ROMA - Sono due le vittime della sparatoria avvenuta poco dopo le 17 in Via Antonio Forni a Ostia.
  La prima vittima e' morta sul colpo mentre la seconda e' deceduta poco dopo l'arrivo all'ospedale Grassi di Ostia. Sono in corso gli accertamenti per chiarire quanto avvenuto.
Le due vittime sono due uomini sui 35-40 anniitaliani. Uno e' stato trovato dalle forze dell'ordine gia' morto, steso sull'asfalto in via del Sommergibile, l'altro era agonizzante a 50 metri di distanza, in via Forni, ed e' stato caricato su un'ambulanza del 118 per essere portato all'ospedale Grassi, ma e' morto prima di raggiungere il nosocomio. 
Erano due boss di quartiere conosciuti come componenti della 'banda di Ostia', le vittime della sparatoria I due potrebbero essere stati entrambi vittime di un agguato. Si tratta di Francesco Antonini, detto 'Sorcanera', e Giovanni Galleoni, soprannominato 'Baficchio'. I due avevano precedenti per associazione di stampo mafioso finalizzata al gioco d'azzardo, usura, estorsione e traffico di droga.  Erano legati a soggetti appartenenti alla vecchia banda della Magliana. In passato Galleoni e Antonini erano stati coinvolti in alcune indagini della squadra mobile di Roma.  La polizia, che sta ascoltando i testimoni, ha fermato alcune persone a bordo di un'auto con il lunotto infranto: secondo quanto si è appreso, potrebbe trattarsi di due operai che stavano eseguendo dei lavori di ristrutturazione all'interno del locale dove è stata trovata una delle vittime e sono scappati subito dopo la sparatoria. 
Galleoni e Antonini erano stati arrestati nel 2004 dalla squadra mobile di Roma assieme ad altre 16 persone, nell'operazione 'Anco Marzio', quando fu individuata un'organizzazione costituita e diretta da ex appartenenti alla banda della Magliana che agivano sulle coste laziali. I metodi comprendevano l'uso di armi, di esplosivi e di congegni con innesti a distanza, senza trascurare violenze, intimidazioni e traffici illeciti, con caratteristiche riconducibili all'associazione di stampo mafioso. Con l'arresto del latitante Emidio Salomone, scappato in Danimarca, nel gennaio del 2005 si concluse definitivamente l'operazione.