giovedì 6 febbraio 2014

Renzi alla direzione Pd: le elezioni i vincono se si prendono voti, non con il sistema elettorale

ROMA - ROMA - "Con molta franchezza, trovo discutibili alcune reazioni di queste ore e giorni per cui forti di alcuni sondaggi con l'Italicum vince Berlusconi. Le elezioni si vincono o si perdono se si prendono i voti, non se si cambia sistema elettorale". Così il segretario Matteo Renzi alla direzione Pd.
"Considero ben poca cosa chiudere l'accordo solo sulla legge elettorale. Limitarsi a quello sarebbe una sconfitta e per questo abbiamo detto alle persone con cui abbiamo discusso" l'intesa sull'Italicum "che non avremmo accettato un meccanismo di accordo sulla legge elettorale per poi andare va al voto, ma l'avremmo inserito in un pacchetto di riforme": così Renzi.
"Mi ha molto colpito la discussione che non c'è stata a seguito della scelta seria e discutibile del principale gruppo industriale del paese di portare la sede legale ad Amsterdam e la sede fiscale a Londra. Mi ha colpito che su questo tema si siano spesi due giorni di dibattiti, molto meno che sul rimpasto o le discussioni tra noi". E' la premessa "stravagante" con cui Matteo Renzi ha aperto la direzione del Pd. "Mi colpisce - aggiunge - perchè qualche debito con l'Italia quel gruppo ce l'ha ma non abbiamo aperto la discussione sul nostro modello fiscale".
"Giovedì prossimo la direzione Pd si occuperà di Europa, collocazione europea e congresso del Pse. E imposteremo il lavoro sia per le candidature per le elezioni europee che sui contenuti". L'annuncio arriva da Renzi in apertura della direzione del partito. "Stiamo cercando di portare tutto il Pse sulla posizione di cambiare il nome in 'Partito dei socialisti e democratici europei'". Renzi fa poi una panoramica degli appuntamenti delle prossime settimane: "Mercoledì prossimo alle 18.30 incontreremo i presidenti di Regione del centrosinistra per evitare che la discussione su Riforme e Titolo V prenda una piega di ostilità rispetto al ruolo delle Regioni", spiega. "Mercoledì sera faremo una riunione con i senatori". "Il giovedì successivo" la direzione Pd si occuperà del Jobs act, "su cui c'era stata la richiesta di approfondire e presenteremo del materiale prima". "Infine, il primo giovedì di marzo ci sarà un'iniziativa molto importante dedicata alla campagna di ascolto sulla scuola, con elemento ulteriore, un progetto sull'edilizia scolastica".
Alle elezioni "vedo un simbolo del Pd ma accanto do per scontato sia un raggruppamento di moderati che non vuole stare con il Pd ma neanche dall'altra parte e presumibilmente una parte della sinistra".
"Se ci sono stati problemi" per il governo "non li ha mai posti il Pd, che non ha mai fatto mancare il suo appoggio in nessun passaggio rilevante. La nostra fiducia è sempre stata costante" anche su temi su cui c'erano perplessità. "Nessuno qui dentro ha mai detto che l'accelerazione sulle riforme è un errore, se siamo ad un passo dal pacchetto delle riforme è perchè ha preso un'iniziativa il Pd. Il Pd dà una mano al paese in questo modo".  "La riforma del Senato non è semplicemente il tentativo di ridurre il numero dei parlamentari, ma la riduzione ci sarà perché si passerà da 945 a 630": così il segretario del Pd nell'introdurre la sua proposta di riforma del bicameralismo. "Non è in discussione la riforma del bicameralismo" paritario. "E non è discussione il fatto che il Senato diventi un organo con membri non eletti, senza indennità e che non dà la fiducia al governo", ha spiegato Renzi nell'illustrare alla direzione Pd la sua proposta di riforma del Senato. "Sul resto per me si discute", aggiunge, spiegando che ci sarà spazio per la discussione. "Se vogliamo fare davvero la Camera delle autonomie per la conformazione storica, geografica e di politica culturale dell'Italia, deve essere incentrata più sui sindaci che sui consiglieri regionali. Ma non è una bandiera su cui imporre il verbo: si apra una discussione". 
"C'è un'intesa con le principali forze politiche e questo doppio lavoro dopo il 15 febbraio sarà affidato alla discussione parlamentare: sul superamento del Senato si partirà al Senato, sul Titolo V alla Camera. E' una poderosa iniziativa costituzionale". Così Matteo Renzi che aggiunge: "Il centro non c'è più e lo considero una vittoria per chi tra noi crede nel bipolarismo".  "Non mi fa paura Casini che va di là, lo dico con molto rispetto". 
"L'escalation di toni" nelle Aule parlamentari deriva dal fatto che "il Parlamento ha iniziato a legiferare sulle riforme. Il tono è più alto perché si è iniziato a produrre risultati che tolgono la terra sotto i piedi ai movimenti della protesta". "Forse anche io ho sbagliato a rivolgermi ai 5 stelle con toni di comprensione. Soffro a vederli come prigionieri politici: 'uscite, liberate la voglia di dare una mano al paese'". .
"Rischiamo di andare al voto sulle province per l'ostruzionismo di FI, M5S e Lega" sul ddl Delrio al Senato. "Sarebbe assurdo" se mentre si porta avanti un percorso che include legge elettorale e riforme costituzionali "il provvedimento Delrio venisse bloccato"."Non stiamo chiedendo di superare il Senato per una questione meramente economica, ma per dare l'idea di un percorso totalmente diverso che porti il nostro Paese a essere più semplice".

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