| Antonella D'Agostino |
CASSINO (Frosinone) - La polizia di Cassino (Frosinone) ha arrestato 18 persone, tra le province di Frosinone e Caserta, nell'ambito di un'articolata indagine coordinata dalla Dda di Napoli. Tra esse un esponente di “eccezione” a ricoprire un ruolo di primaria importanza nell’organizzazione: Antonella D’Agostino, la moglie di Renato Vallanzasca. Avrebbe avuto un ruolo di intermediazione in un'operazione di acquisizione di un hotel a Mondragone e in alcune vicende usuraie. Dalle indagini risulterebbe anche il coinvolgimento di Vallanzasca, che, come fanno sapere gli inquirenti, sebbene detenuto, avrebbe mantenuto rapporti con contesti criminali. Secondo gli inquirenti, Antonella D'Agostino, sarebbe apparsa strettamente legata ai vertici del clan mondragonese, come anche ad alcuni esponenti del clan Esposito.
Le persone sarebbero affiliate al gruppo camorristico “Perfetto”, diretta espressione del clan “La Torre” e ritenute responsabili di associazione a delinquere di stampo mafioso (416 bis CP) nonché di usura ed estorsione, nelle province di Caserta, Latina, Milano, Napoli e Terni. Sequestrate 5 società, bar, ristoranti, beni mobili ed immobili degli indagati per un valore di milioni di euro.
Le indagini sono partite nel 2011 dal Commissariato di Polizia di Cassino, diretto dal vice questore aggiunto, Francesco Putorti', a seguito di episodi di usura ed estorsione a danno di alcuni imprenditori operanti tra Cassino ed il Basso Lazio. Intimiditi dagli atteggiamenti mafiosi dei camorristi, nessun imprenditore ha voluto collaborare con la Polizia, che ha dovuto avviare una riservatissima attività investigativa durata oltre due anni. Il gruppo camorristico approfittava dello stato di bisogno delle vittime concedendo prestiti, per i quali poi pretendeva oltre alla restituzione del capitale ingenti maggiorazioni di interessi usurari, ottenendoli grazie alla forte intimidazione esercitata ricorrendo a concrete minacce che andavano dalla sottrazione dei beni e cessione dell’attività fino ad arrivare a quelle della morte.
Emerge che anche una impiegata dell'Asl del comune di Cellole, in provincia di Caserta, si è rivolta ai componenti del sodalizio criminale per recuperare una somma denaro concessa in prestito. Ben consapevole - sostengono gli investigatori - del loro spessore criminale e dei metodi utilizzati per raggiungere gli obiettivi prefissati.
Emerge che anche una impiegata dell'Asl del comune di Cellole, in provincia di Caserta, si è rivolta ai componenti del sodalizio criminale per recuperare una somma denaro concessa in prestito. Ben consapevole - sostengono gli investigatori - del loro spessore criminale e dei metodi utilizzati per raggiungere gli obiettivi prefissati.
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