MOGADISCIO - Medici senza frontiere ha annunciato oggi ''la chiusura di tutti i suoi programmi in Somalia'', dopo 22 anni di presenza continua, a causa del peggioramento delle condizioni di sicurezza. Era una delle ultime ong occidentali presenti nel Paese.
"Dopo aver lavorato senza interruzioni in Somalia dal 1991, l'organizzazione medico- umanitaria Medici Senza Frontiere (Msf) annuncia oggi la chiusura di tutti i suoi programmi nel Paese, come risultato dei gravi attacchi al proprio personale in un contesto dove gruppi armati e autorità civili sempre più sostengono, tollerano, o assolvono l'uccisione, l'aggressione e il sequestro degli operatori umanitari". Lo dice una nota dell'Ong. Nei suoi 22 anni di attività in Somalia, spiega ancora la nota, Msf ha scelto di "tollerare un livello di rischio senza precedenti" e "di accettare grossi compromessi ai propri principi operativi di indipendenza e imparzialità", negoziando con "gruppi armati e autorità di tutte le parti coinvolte", in nome degli "eccezionali bisogni medici nel Paese". L'attuale situazione però, precisa il presidente di Msf International Unni Karunakara, "ha creato uno squilibrio insostenibile tra i rischi e i compromessi che il nostro personale deve prendere e la nostra capacità di fornire assistenza alla popolazione". Nei progetti sanitari interrotti, precisa l'Ong, lavoravano oltre 1.500 persone, che "fornivano una vasta gamma di servizi, tra cui servizi sanitari di base gratuiti, trattamenti per la malnutrizione, salute materna, chirurgia, risposta alle epidemie, campagne di vaccinazione, fornitura d'acqua e generi di prima necessità". Nel 2012, oltre 600 mila pazienti sono stati visitati, 41 mila ricoverati e quasi 59 mila vaccinati.
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