domenica 17 febbraio 2013

Palermo: aveva subito attentati l’uomo ucciso nel quartiere Brancaccio da 2 killer mafiosi


PALERMO - Francesco Nangano, ucciso ieri sera a Palermo, aveva subito un attentato nel suo autosalone e l'incendio della propria auto. L'uomo, condannato per mafia e omicidio e poi assolto e risarcito per l'ingiusta detenzione, viveva nel quartiere Brancaccio e secondo gli inquirenti l'omicidio sarebbe maturato in ambienti mafiosi del quartiere. E’ stato freddato nel suo quartiere per contrasti, secondo gli inquirenti, con la famiglia mafiosa di Brancaccio, decapitata nel novembre del 2011 dall'operazione Araba Fenice, con la quale vennero smantellati i vertici del mandamento mafioso di Brancaccio.     
Nangano è stato ucciso in modo plateale, come Giuseppe Calascibetta, ritenuto il capo mandamento della famiglia di Santa Maria di Gesù. L'omicidio avvenne nel settembre del 2011. Si temeva una nuova guerra di mafia. Così scattò l'operazione Araba Fenice che pose fine alle ostilità tra clan. Almeno fino a ieri sera. 
Forse l'ordine di ucciderlo è partito proprio dal carcere dove si trovano i reggenti della cosca della zona. E' questa la pista che è stata subito imboccata dagli investigatori. Le modalità dell'agguato, la freddezza dei killer hanno lasciato pochi dubbi al sostituto procuratore Gaetano Paci che coordina le indagini e al capo della omicidi della questura di Palermo Carmine Mosca. Sei i bossoli calibro 9 per 21 millimetri trovati dalla scientifica ieri nel corso del sopralluogo; cinque hanno raggiunto al corpo Francesco Nangano che era appena uscito dalla macelleria Da Gigi in via Messina Marine per la consueta spesa. 
Due killer a bordo di una moto e con i caschi integrali lo hanno atteso fuori. Appena è salito in auto lo hanno affiancato e ucciso. Non sono neppure scesi dalla moto come hanno raccontato alcuni testimoni. Un delitto dalla modalità tipicamente mafiose.

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