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giovedì 10 gennaio 2013

Uno dei più famosi pirati somali abbandona l’”attività”

Il re dei pirati somali, Afweyne

MOGADISCIO - Uno dei più noti pirati somali, Mohamed Abdi Hassan, noto con il nome di 'Afweyne', ha annunciato di voler abbandonare la pirateria nel corso di una cerimonia ufficiale in presenza delle autorita' locali ad Ada, covo dei pirati nel centro della Somalia. ''Dopo essere stato pirata per otto anni ho deciso di rinunciare e abbandonare la pirateria'', ha detto Mohamed Abdi Hassan, soprannominato anche 'Big mouth', senza precisare il motivo del ''ritiro''.

domenica 23 dicembre 2012

Somalia: liberati dai soldati 22 marinai sequestrati dai pirati 3 anni fa

La nave panamense ostaggio dei pirati per 3 anni

MOGADISCIO - Ventidue ostaggi sequestrati dai pirati quasi tre anni fa sono stati liberati, hanno comunicato le autorità della regione semi-autonoma del Puntland somalo. Hanno detto la loro forza marittima ha iniziato l'operazione per liberare gli ostaggi - e la loro nave - quasi due settimane fa.
La MV Iceberg One battente bandiera di Panama era stata sequestrata al largo delle coste dello Yemen nel 2009 e si trovava  nei pressi del villaggio Gara'ad sulla costa di Mudug della regione del Puntland, quando le truppe marittime hanno circondato la zona il 10 dicembre scorso.
Le autorità del Puntland hanno detto che loro truppe hanno combattuto i pirati per due settimane prima di procedere in modo sicuro al salvataggio di tutti i 22 ostaggi a bordo della nave.
Hanno anche ucciso un certo numero di pirati dopo aver intercettato una delle loro piccole imbarcazioni. "Dopo due anni e 9 mesi in cattività, gli ostaggi avevano segni evidenti di aver subito torture fisiche e malattie - dice la nota - Stanno ricevendo nutrizione e cure mediche."
Gli attacchi dei pirati al largo delle coste di successo della Somalia sono diminuiti negli ultimi due anni. Ciò è dovuto ad un maggiore utilizzo di guardie private a bordo di navi e a un migliore coordinamento tra le pattuglie navali della zona.

venerdì 22 giugno 2012

Il governo di Mogadiscio: abbiamo liberato noi lo skipper italiano e la compagna dai pirati. I due sono arrivati nel pomeriggio a Ciampino. "E' stata dura"


I due ostaggi alla conferenza stampa assieme alle autorità somale

MOGADISCIO - Secondo un comunicato stampa  l’italo sudafricano Bruno Pelizzari e Deborah Calitz, rapiti dai pirati somali due anni fa mentre erano a bordo del loro yacht,  sono stati liberati a seguito di un'operazione da parte dell'esercito nazionale somalo. Il comunicato afferma che il Ministro degli affari esteri ha espresso la sua felicità nel buon funzionamento della Somali National Army, grazie al quale sono stati liberati lo skipper italiano e la sudafricana ostaggi dei pirati. 
Parlando alla stampa, Calitz ha detto: "Siamo felici di essere stati salvati dal governo della Somalia. Dobbiamo loro la vita. Siamo stati nelle mani del terrorista per quasi due anni."
Il Primo Ministro della Somalia e il ministro della Difesa hanno detto che i due sono stati salvati in una operazione effettuata dai militari e dalle agenzie di sicurezza in un raid di prima mattina che ha provocato la loro liberazione. Il Ministro ha posato per alcune foto con la coppia che da Gibuti è arrivata a Roma. 
Pelizzari abbraccia la madre a Ciampino
Sto bene'' ma ''sono stanco''. ''Era duro, era duro''. Bruno Pellizzari, appena sceso dal Falcon 900 che lo ha riportato in Italia da Gibuti riesce a malapena a parlare, tra commozione e stanchezza, dopo il lunghissimo abbraccio con la mamma Francesca Ardovino che lo ha accolto all'aeroporto militare di Ciampino insieme al capo dell'Unità di Crisi della Farnesina Claudio Taffuri. In un italiano incerto, frammisto a parole d'inglese, risponde quasi a monosillabi alle domande dei giornalisti che lo incalzano, che vogliono sapere. E' dimagrito, provato dalla lunga prigionia ma anche dal blitz che ha portato alla sua liberazione - sulla dinamica del quale non dice nulla - e da un viaggio che gli deve essere sembrato lunghissimo. Pellizzari sussurra un flebile ''sì'' a chi gli chiede se ha avuto paura durante l'incursione delle forze somale e, forse, sudafricane, che lo hanno liberato. Ma sulla quale non sono stati forniti particolari. L'ex ostaggio riesce, sempre con un filo di voce, a dire di ''essere molto contento'' e ''grazie agli italiani che sono venuti a prendermi in Somalia''. Poi ricorda che ha dormito quasi sempre ''per terra'' e che ''il cibo era scarso'', ma non riesce a parlare degli Shabab, gli integralisti che lo hanno sequestrato assieme alla compagna sudafricana Deborah Calitz mentre era a bordo della sua barca a vela 'Sy Choizil' al largo delle coste della Tanzania, anche lei arrivata a Roma.
 Il ministro degli Esteri Giulio Terzi, alla notizia della liberazione, aveva ringraziato ''tutte le istituzioni che con il loro lavoro tenace hanno consentito di giungere al risultato di oggi, al quale hanno fornito un contributo determinante anche le autorità somale del governo federale transitorio. Escluso, da Terzi, il pagamento di un riscatto. Da Johannesburg le sorelle di Bruno parlano di una somma che sarebbe stata concordata con la famiglia, ma che una di loro dice di non sapere se poi sia stata effettivamente versata. Dal governo del Sudafrica è giunto anche il ringraziamento all'Italia ''per il suo ruolo nella liberazione della coppia''. 

giovedì 21 giugno 2012

Libero l’italiano rapito nel 2010 dai pirati somali nel mare della Tanzania

Bruno Pelizzari e la compagna

ROMA - Bruno Pellizzari e' libero. Il ministro degli Esteri, Giulio Terzi, che ha seguito personalmente le fasi cruciali della liberazione, lo ha appena comunicato ai familiari.Si conclude una vicenda iniziata, ricorda la Farnesina in una nota, il 26 ottobre 2010, quando il nostro cittadino e la sua compagna di nazionalita' sudafricana vennero sequestrati da pirati somali mentre si trovavano a bordo dell' imbarcazione ''Sy Choizil'' al largo della costa della Tanzania. Lo skipper italiano viveva da anni in Sudafrica.

venerdì 11 maggio 2012

Pirati somali sequestrano una petroliera greca al largo di Socotra


La petroliera Smyrni in navigazione

MOGADISCIO - Una  petroliera battente bandiera liberiana e di proprietà di un armatore greco è stata dirottata dai pirati nel Mare Arabico . La Smyrni, che sta trasportando 135.000 tonnellate di petrolio, è stato sequestrato al largo della costa dell'Oman, ha detto la società. La società ha detto di aver perso il contatto con l'equipaggio alle 11:50 di ieri. La petroliera starebbe dirigendosi verso la Somalia.
La petroliera è stata sequestrata al largo di Socotra
Secondo SomaliaReport, nell’assalo i pirati hanno sparato almeno 300 colpi di fucile e sette granate razzo. Il sequestro è avvenuto a circa 460 miglia nautiche dall’isola di Socotra e avviene dopo che “almeno tre distinte bande di pirati hanno lasciato nei giorni scorsi le coste somale in cercadi obiettivi” scrive sempre il sito SomaliaReport.
Questo era il secondo viaggio per la cisterna, che ha preso il mare nel 2011. Ha un equipaggio di circa 15 a bordo, composto da indiani e filippini.
La cattura della petroliera arriva dopo una recente diminuzione del numero di sequestri nella regione. Nel corso dei primi tre mesi del 2012 ci sono stati 62 attacchi a navi ( di cui 13 conclusi con l’arrembaggio dei natanti) rispetto ai 92 del 2011, con 18 dirottamenti, Il calo è stato attribuito al progetto di diversi paesi di consentire alle navi di imbarcare guardie armate. Non è dato sapere, tuttavia, se il Smyrni aveva guardie a bordo.
Unità navali della UE sono attualmente in pattuglia al largo del Corno d'Africa nel tentativo di proteggere le navi. I pirati in Somalia, che non ha un'autorità centrale efficace, ricevono milioni di dollari di riscatto in cambio del rilascio di navi dirottate. Secondo l'Organizzazione marittima internazionale, 17 navi e quasi 300 equipaggi sono attualmente detenuti dai pirati somali.

giovedì 26 aprile 2012

Per il riscatto della "Enrico Ievoli" sarebbero stati pagati 9 milioni di dollari


La "Enrico Ievoli" è in viaggio verso l'Italia
MOGADISCIO - Secondo il sito SomaliaReport, solitamente molto ben informato sulle vicende della pirateria, sono stati pagati 9 milioni di dollari per il riscatto della “Enrico Ievoli”, la petroliera rilasciata lunedì, dopo essere stata sequestrata in dicembre. Alcune fonti dei pirati hanno sostenuto con SomaliaReport che la banda avrebbe ricevuto addirittura 14 milioni di dollari per il rilascio della nave, ma questa è probabilmente un'esagerazione. I pirati - spiega il sito - spesso gonfiano i prezzi di riscatto al fine di alzare la media degli incassi  e  incoraggiare maggiori pagamenti.
La nave era stata sequestrata da nove pirati armati fino ai denti giunti con una piccola barca il 27 dicembre 2011 alle18:18.00 ndella posizione N-057: 36.00E, circa 50 miglia nautiche a sud-est di Duqm,  nel Mar Arabico dell’Oman.
La Enrico Ievoli stava navigando dall'Iran in direzione del porto di Yumurtalik in Turchia con un carico  di 15.750 tonnellate di soda caustica.
Non aveva team di sicurezza a bordo al momento dell'attacco né tantomeno una “cittadella” dove l’equipaggio potesse rifugiarsi.
I membri dell'equipaggio a bordo della petroliera prodotti sono  5 ucraini, 6 italiani e 7 cittadini indiani. La nave sta ora ritornando verso l’Italia.

lunedì 23 aprile 2012

Liberata la "Enrico Ievoli", sequestrata dai pirati somali nel dicembre scorso



MOGADISCIO - La Enrico Ievoli e' stata liberata. La nave era stata sequestrata al largo delle coste al largo delle coste dell'Oman il 27 dicembre del 2011 e successivamente portata in Somalia. Diciotto i complimenti dell'equipaggio: sei italiani, cinque ucraini e sette indiani.  "Stiamo molto bene, è tutto sotto controllo. L'equipaggio sta benissimo". Queste le prime parole del comandante della Enrico Ievoli, Agostino Musumeci, riferite dall'armatore Domenico Ievoli. "La nave è già partita dalle coste della Somalia e a bordo ci sono i militari italiani", ha aggiunto Ievoli.
 "Grande soddisfazione per un esito positivo perseguito con tenacia, determinazione, e altissima professionalità da tutti i soggetti istituzionali coinvolti, ai quali va la mia più sentita riconoscenza". Lo ha detto il ministro degli Esteri Giulio Terzi che in queste ultime ore da Giakarta ha seguito direttamente l'ultima fase della liberazione della nave Enrico Ievoli. Il Ministro oggi in Indonesia per una missione nelle capitali asiatiche ha informato della liberazione della nave, attraverso l'Unità di Crisi, i familiari dei 6 italiani membri dell'equipaggio. In queste settimane la Farnesina, sottolinea una nota del Ministero, attraverso l' Unità di Crisi, si è mantenuta in costante contatto con i familiari dei sei connazionali. La vicenda della Enrico Ievoli, ha sottolineato il titolare della Farnesina, è stata in questi mesi al centro di un' ampia azione diplomatica svolta anche nei confronti delle Autorità somale.
Quella della nave Enrico Ievoli ''e' stata un'operazione che si e' svolta'', dopo il rilascio, ''con la partecipazione di un'unita' della nostra Marina militare, la Fregata Scirocco, ed unita' elicotteristiche. E cosi' sei italiani possono tornare a casa'' ha detto il ministro, aggiungendo di ''non avere notizie particolari di come siano andate le cose sul terreno. Spero di averle presto, per il momento e' la liberazione che conta e che ci riempie di soddisfazione''.

mercoledì 21 marzo 2012

Rilasciata dai pirati somali dopo sei mesi la donna inglese rapita in Kenya


Judith Tebbutt a Nairobi, dopo il suo rilascio
NAIROBI - La donna britannica sequestrata in un raid in Kenya, in cui era stato ucciso il marito, è stata liberata dai pirati dopo sei mesi di detenzione in Somalia
Judith Tebbutt, 56 anni, da Stortford , Hertfordshire, è arrivata oggi a Nairobi dopo che la sua famiglia ha pagato un riscatto. Sarà curata dai funzionari dell'ambasciata britannica, prima di essere imbarcata su un volo verso il Regno Unito per ricongiungersi con amici e parenti. Ha detto di essere "molto sollevata" per essere libera e in attesa di vedere il figlio  Oliver. Suo marito David, 58 anni, era stato colpito a morte da una banda di sei uomini nel loro luogo di villeggiatura a Kiwayu, a nord dell'isola di Lamu.
La Tebbutt, un assistente sociale, che soffre di sordità,  ha dichiarato: "Sono molto contenta di essere libera e disperata per la morte di mio marito, un uomo buono”. 
Il portavoce del primo ministro David Cameron ha confermato il rilascio e ha aggiunto  che il governo non aveva pagato riscatti per non "facilitare concessioni ai rapitori", ma aveva incontrato la famiglia regolarmente per discutere il caso. La coppia era stata sequestrata il 11 settembre dello scorso anno nel Kiwayu Safari Village, un resort di lusso in un tratto deserto di costa keniota, composto da capanne sulla spiaggia.
Judith Yabbott subito dopo il rilascio, ad Adado (somaliareport)
Secondo voci raccolte da Somalia Report il riscatto pagato sarebbe stato fra 800mila e un milione di dollari. Ai mediatori sarebbero andati 140mila dollari. La donna in tutti quest mesi è stata tenuta segregata nelle aree di Bush, vicino ad Harardhere, la "culla" dei pirati somali. Stamattina alle 9 ora italiana è stata condotta all'aeroporto vicino al villaggio di Adado dove un piccolo aereo ieri sera avrebbe lanciato a terra, passando a bassissima quota, il pacco del riscatto.
Ieri ad Adado le forze di polizia avevano arrestato cinque persone, coinvolte nel rapimento. Dopo il rilascio dell'ostaggio, sono state liberate. Non si sa perché

sabato 11 febbraio 2012

Mare Arabico: pirati all'assalto della Jolly Arancione. Ma ci sono a bordo i militari del Battaglione San Marcodella Marina Militare, che li fanno fuggire


La Jolly Arancione, scampata ai pirati

MARE ARABICO - Gli uomini della Marina Militare a bordo del mercantile italiano Jolly Arancione, della compagnia Messina, hanno sventato stamani un attacco di pirati nel Mar Arabico. Alla vista dei militari i pirati hanno desistito, tentando l'arrembaggio ad un altro mercantile, anche questo fallito. I fatti si sono verificati intorno alle 10.30 quando un barchino veloce con a bordo dei pirati si è avvicinato alla Jolly Arancione, cercando di abbordarla. A bordo del mercantile c'erano però i fucilieri di Marina del reggimento San Marco: è bastata la loro presenza, per far desistere i pirati dall'attacco. Il barchino si è quindi diretto verso un altro mercantile, questa volta maltese, che si è messo in contatto con la nave italiana, verso la quale si è diretto. Anche in questo caso i pirati hanno rinunciato all'inseguimento. E' dei mesi scorsi la possibilità per i cargo italiani che navigano nelle aree più a rischio di chiedere la scorta a bordo di uomini della Marina Militare e sono già diverse le compagnie armatrici che hanno deciso di fare ricorso a questo servizio.

lunedì 16 gennaio 2012

Sventato un attacco di pirati dalla motonave italiana Valdarno nel golfo dell'Oman


OMAN - Un attacco da parte di pirati e' stato sventato da parte della motonave italiana Valdarno, in navigazione al largo delle coste dell'Oman. Secondo quanto appreso dall'ANSA, i pirati hanno tentato l'abbordaggio, sparando anche alcuni colpi d'arma da fuoco, ma la Valdarno e' riuscita a sottrarsi al tentativo di abbordaggio e, con ogni probabilità, di sequestro.

sabato 7 gennaio 2012

La portaerei Usa Stennis libera 13 pescatori iraniani prigionieri dei pirati somali nel golfo di Oman

Un dohw di pescatori iraniani come quello sequestrato
OMAN - In quella che il New York Times definisce un'azione combinata di "diplomazia, spettacolo e politica mediorientale", la U.S. Navy ha liberato 13 iraniani che i pirati somali tenevano in ostaggio da più di un mese. L'intervento "umanitario" è avvenuto nel bel mezzo dell'ennesima escalation fra gli Usa e la Repubblica islamica, che aveva minacciato ritorsioni con la sua "intera forza militare" se gli Stati Uniti avessero fatto tornare una delle loro portaerei nel Golfo Persico.

E protagonista del salvataggio degli ostaggi iraniani è stata proprio la portaerei a stelle e strisce John C. Stennis, intervenuta nell'assalto a una nave mercantile battente bandiera delle Bahamas da parte di un'imbarcazione pirata nelle acque del Golfo di Oman. 



E' stata la Stennis ad abbordare la 'nave madre' dei corsari dove i marinai americani hanno trovato e liberato 13 pescatori iraniani che vi erano tenuti prigionieri da oltre un mese. L'operazione, come riferisce il Times, si è svolta fra giovedì e venerdì, ed è terminata con la cattura di 15 pirati somali, prelevati dalla U.S.S. Kidd, un cacciatorpediniere che viaggiava insieme alla Stennis.

Gli iraniani sono rientrati in possesso del loro peschereccio, rifornito di carburante dalla marina Usa e hanno fatto rotta per il porto di Shah Bahar. In effetti il clamoroso salvataggio è avvenuto a 210 miglia marine dalla costa dell'Iran proprio mentre quell'area è traversata da acute tensioni politico-militari bilaterali. 



Il peschereccio iraniano era stato sequestrato nello scorso novembre nel golfo di Aden mentre era ancorata al largo di Bina nei pressi della città costiera somala di Bargal. I pirati spesso usano queste imbarcazioni come "navi madre" per andare al'assalto di navi più grandi.

sabato 31 dicembre 2011

La motonave Enrico Ievoli, sequestrata dai pirati al largo dell'Oman, è ora in Somalia, ancorata davanti alle coste di Dhinooda


MOGADISCIO - Il mercantile italiano Enrico Ievoli, sequestrato 4 giorni fa da un gruppo di pirati somali al largo dell'Oman, si trova in Somalia in rada davanti alle coste di Dhinooda, nella provincia di Mudug. Lo riferiscono testimoni al sito informativo "Somalia Report". Un abitante del luogo ha detto che "la nave è controllata da un gruppo di pirati armati davanti alle coste del villaggio di Dhinooda. I pirati sono anche arrivati all'interno del villaggio".
I sei marinai italiani a bordo sarebbero nelle mani di un gruppo di pirati che fanno parte della tribù degli Hawiye, provenienti dalla città di Harardheere, anche se i residenti di Dhinooda sostengono che i pirati siano del clan dei Majeerteen, che fa capo alla tribù dei Daarood, la cui base si trova a Garacad.

Uno dei pirati che controllano la nave, che si fa chiamare Ali, ha confermato al sito somalo di trovarsi nel villaggio della provincia di Mudug aggiungendo che "in queste ore ci stiamo riunendo a bordo per decidere gli aspetti finanziari della vicenda. In particolare i miei compagni stanno discutendo sul riscatto da chiedere".

Il pirata ha aggiunto che alla riunione sta partecipando anche Looyaan, appartenente al sotto-clan dei Mahnmoud, del clan dei Majeerteen, noto come negoziatore per il rilascio delle navi sequestrate dai pirati. Ha contribuito al rilascio della nave algerina Blida, liberata il 3 novembre dopo il pagamento di 3,5 milioni di dollari di riscatto.

Il leader del gruppo che ha rapito la Ievoli si chiama Abdullahi Yare ed è noto per essere uno dei capi dei pirati del Puntland. Il mercantile italiano "Enrico Ievoli", della compagnia "Marnavi" di Napoli, è stato sequestrato il 27 dicembre dai pirati al largo delle coste dell'Oman. A bordo si trovavano 18 membri dell'equipaggio, sei dei quali italiani. L'attacco è giunto a pochi giorni dalla liberazione della nave "Savina Caylyn".

venerdì 30 dicembre 2011

Sparatoria tra i pirati somali per spartirsi il maxiriscatto della nave italiana Savina Caylyn


La divisione del riscatto (SomaliaReport)

HARADHERE (Mogadiscio) - La spartizione del riscatto da 11 milioni di dollari pagato per la liberazione della nave italiana Savina Caylyn, ha suscitato un violento combattimento nella banda di pirati somali responsabili del rapimento.
 La prima frizione è accaduta -come riferisce SomaliaReport - sulla decisione di liberare, oltre ai 5 italiani a bordo, anche il resto dell’equipaggio, composto da 17 indiani. Una parte della banda non era d’accordo, preferendo trattenere questi secondi ostaggi per usarli come moneta di scambio  con l’India la cui marina aveva catturato otto pirati.
La faccenda aveva bloccato il pagamento completo del riscatto, la seconda parte del quale era stata consegnata solo dopo che il noto capo della banda, Ilyaas, aveva dato garanzie in questo senso, profondamente irritando i compagni. 
La situazione è precipitata quanto, ritornati ad Haradhere -il villaggio centro della pirateria somala -un gruppo di banditi aveva attaccato gli uomini di Ilyaas proprio a causa della liberazione degli indiani. 
Poi, al momento della divisione del riscatto, Ilyaas e i suoi hanno cercato di tenersene la metà, anche se la banda era divisa in tre gruppi. Altra sparatoria, ma alla fine era stata accettata dalle parti una negoziazione per la suddivisione del bottino.
Il riscatto da 11 milioni di dollari è uno dei più alti mai pagati: SomaliaReport scrive che due milioni se ne erano andati in non precisate spese durante i nove mesi del sequestro.
I pirati hanno attualmente in mano 14 navi e 254 ostaggi,  senza contare il mercantile italiano bloccato ieri al largo dell’Oman.

mercoledì 21 dicembre 2011

Harardere, il villaggio somalo che vive solo grazie alle percentuali dei riscatti dei pirati e che sono ormai la principale attività economica della zona


Una vista di Haradhere dal satellite

HARADHERE (Somalia) - L'amministrazione comunale non ha alcuna influenza in Haradhere,  la città dei pirati, dove un alto funzionario locale ha detto che la pirateria “paga quasi tutto” con il provento dei riscatti (e dunque usando anche quello pagato per liberare la Savina Caylyn).
"La pirateria e le attività connesse è diventata la principale attività economica remunerativa nella nostra zona e come abitanti del luogo  dipendiamo dalla loro produzione", ha detto Mohamed Adam, vice responsabile della sicurezza della città.
"Il distretto ottiene una percentuale su ogni riscatto pagato da una nave che sono stati rilasciata soldi che vengono usati per infrastrutture pubbliche, tra cui il nostro ospedale e la nostra scuola pubblica".
In un paese devastato dalla siccità, che non fornisce quasi alcuna opportunità di lavoro per  i giovani, molti sono stati attratti dalla fascino delle ricchezze che la pirateria rende ai suoi accoliti.
Abdirahman Ali era uno studente di scuola secondaria di Mogadiscio quando la sua famiglia sono fuggiti dai combattimenti. E’ arrivato a Haradheere.
La base dei pirati ad Haradhere
Ora fa le guardia di un peschereccio off shore thailandese sequestrato. "In primo luogo ho deciso di lasciare il paese e migrare, ma poi mi sono ricordato i miei colleghi che sono morti in mare mentre cercavano di emigrare in Italia - ha detto alla Reuters - Così ho scelto questa opzione, invece di morire nel deserto o da martire a Mogadiscio".
Ad Haradheere la "borsa" è aperta 24 ore al giorno e serve come vivace punto di riferimento per la città. Ogni settimana, ha detto Mohammed, membri della banda e  attrezzature si perdono in mare. Ma ha aggiunto che i pirati “non si scoraggiano".
Due pirati si accingono a una spedizione
 Sahra Ibrahim, una ragazza di 22 anni, divorziata, era in fila con gli altri in attesa per della sua parte di riscatto dopo  che una delle bande aveva liberato un peschereccio spagnolo.
"Sto aspettando la mia parte:  ho contribuito con una granata per l'operazione", ha detto, aggiungendo che aveva ottenuto l'arma dal suo ex-marito come alimenti.
"Sono davvero felice e fortunata. Ho fatto 75.000 dollari in soli 38 giorni da quando ho aderito alla 'società'".

Liberata (dopo 11 mesi) dai pirati somali la petroliera italiana Savina Caylyn. Sarebbe stato pagato un riscatto di 11,5 milioni di dollari, ma l'armatore nega


MOGADISCIO - I pirati somali hanno liberato la petroliera battente bandiera italiana Savina Caylyn. I 22 membri dell'equipaggio, tra cui cinque italiani, hanno trascorso 11 mesi prigionieri dei pirati. La petroliera era stata sequestrata l'8 febbraio scorso. L'operazione si è conclusa alle 2 ora locale (ore 12 in Italia) ad Harardhere, città della provincia di Mudung 400 chilometri a nord di Mogadiscio, con il capo pirata Ilyaas, del clan Murar Shade, che a sua volta fa parte della grande famiglia degli Hawiye. Harardhere è ormai considerata una base dei pirati somali che hanno costituito qui una sorta di cooperativa per finanziare le loro dirottamenti in mare aperto che attirati finanzieri senza scrupoli. 


La presenza di 17 indiani tra l'equipaggio potrebbe avere reso difficoltose le trattative, a causa dell'atteggiamento aggressivo dell'India nei confronti dei pirati. Massimo riserbo da parte della Farnesina.

 Secondo il sito Somalia Report sarebbe stato pagato un riscatto di 11,5 milioni di dollari per il rilascio della petroliera italiana. Il sito cita fonti dei pirati. Il riscatto sarebbe stato pagato in due tranche: il primo pagamento, di 8,5 milioni di dollari, sarebbe stato effettuato all'alba di oggi, ora locale. A mezzogiorno ora locale sarebbero stati pagati altri 3 milioni.

 L'equipaggio della Savina Caylyn è composto da 22 uomini, di cui 5 italiani e 17 indiani. I marinai italiani a bordo della Savina Caylyn sono: Giuseppe Lubrano Lavadera, comandante della nave, e Crescenzo Guardascione, terzo ufficiale di coperta, entrambi di Procida ; Gianmaria Cesaro, allievo di coperta, di Sorrento; Antonio Verrecchia, direttore di macchina, di Gaeta, ed Eugenio Bon, primo ufficiale di coperta, di Trieste.



Soddisfazione per il rilascio dell'equipaggio e della nave italiana è stata espressa dal presidente Monti, riferisce una nota di palazzo Chigi. Monti si sente molto vicino ai 5 marinai italiani rilasciati, e alle loro famiglie, per la dura prova che hanno dovuto sopportare in questi lunghi mesi di attesa.


Non ha ancora la conferma ufficiale della liberazione della Savina Caylyn Adriano Bon, padre di Eugenio, primo ufficiale della nave, ma dalla sua casa di Trieste, afferma: "Sarebbe la fine di un incubo". Comunque, aggiunge il padre di Eugenio Bon, "mi rimane la preoccupazione finché non vedo tutto l'equipaggio arrivare a casa in forma e in salute".

"Finalmente liberi". Lo ha scritto sulla sua pagina Facebook Libera Lubrano Lavadera, la figlia del comandante procidano della Savina Caylyn
, la nave della D'Amato liberata.



"Non è stato pagato alcun riscatto né ci sono stati blitz". E' quanto fa sapere la Compagnia Fratelli D'Amato Navigazione, in merito alla liberazione della petroliera. "Siamo felici della bella notizia - hanno fatto sapere - ma saremo pienamente soddisfatti solo quando il mostro equipaggio sarà in acque sicure". Al momento, spiegano, la petroliera è "ancora in acque somale, bastano 30 miglia per entrare in acque internazionali".

giovedì 1 dicembre 2011

Tribunale francese condanna cinque pirati somali che avevano dirottato uno yacht nel golfo di Aden


PARIGI - Un tribunale correzionale di Parigi ha condannato cinque dei sei pirati somali sotto processo per aver dirottato una barca a vela al largo delle coste del paese africano e il rapimento di marito e moglie che erano a bordo, Jean-Yves e Bernadette Delanne, nel Golfo di Aden tre anni fa.
Nel primo verdetto di questo tipo in Francia, il giudice ha inflitto condanne  tra quattro e otto anni di carcere per cinque imputati, mentre il sesto è stato assolto. 
Un team di marina francese aveva fatto irruzione sullo yacht due settimane dopo, uccidendo un rapitore e arrestando gli altri sei.

sabato 26 novembre 2011

Il cacciatorpedinerie Andrea Doria ha raggiunto la Rosalia D'Amato, liberata ieri dai pirati somali


MOGADISCIO - Il cacciatorpediniere Andrea Doria della Marina Militare è intervenuto oggi, a largo delle coste somale in supporto all'operazione di rilascio del mercantile 'Rosalia d'Amatò e del suo equipaggio, sequestrati dai pirati al largo del Corno d'Africa lo scorso 21 aprile.
La 'Rosalia d'Amatò, ha ora a bordo, oltre all'equipaggio, anche un Nucleo Militare di Protezione (NMP) della Marina Militare composto da militari del Reggimento San Marco, addestrati per reagire, come unità isolate, da bordo di navi mercantili nazionali, garantendo la protezione da atti di pirateria.
I NMP sono già in area per difendere il naviglio mercantile nazionale in base all'accordo stipulato lo scorso 11 ottobre tra Ministero della Difesa e la confederazione italiana Armatori (Confitarma). I NMP sono sotto il controllo operativo del Comando in Capo della Squadra Navale della Marina Militare (CINCNAV).
 "Siamo sul posto e dei team militari sono saliti stamani a bordo della 'Rosalia D'Amato per garantire la sicurezza dell'equipaggio. Anche un nostro medico ha appena concluso le visite: considerato quello che hanno passato, stanno tutti bene". Lo ha detto all'ANSA l'ammiraglio Gualtiero Mattesi, da bordo del cacciatorpediniere Andrea Doriai.
 Il Ministro degli Affari Esteri, Giulio Terzi, ha appreso con "viva soddisfazione" la notizia della liberazione della motonave italiana Rosalia d'Amato e del suo equipaggio, sequestrati dai pirati al largo del Corno d'Africa lo scorso 21 aprile.
Ricordando con gratitudine che la Farnesina, attraverso l'Unità di Crisi, ha seguito la vicenda con massima attenzione e impegno costante sin dalle sue prime fasi, Terzi ha manifestato il suo caloroso ringraziamento a tutti gli organismi dello Stato coinvolti, "che si sono adoperati con senso di responsabilità ed elevata professionalità per la positiva soluzione della vicenda".
"Esprimo inoltre la mia riconoscenza - ha proseguito il ministro degli Esteri - agli organi di informazione che hanno raccolto, con senso di responsabilità, l'appello al silenzio stampa". Terzi ha poi rivolto " un particolare pensiero di vicinanza e solidarietà ai membri dell'equipaggio della Rosalia D'Amato per la loro dolorosa vicissitudine, ed ai loro familiari, con i quali la Farnesina ha mantenuto, in questi difficili mesi, costanti contatti".

venerdì 25 novembre 2011

Liberata dai pirati somali la nave italiana Rosalia D'Amato, dopo sette mesi di sequestro.


La Rosalia D'Amato in navigazione
MOGADISCIO. - Dopo oltre sette mesi nelle mani dei pirati somali, e' libero il mercantile italiano Rosalia D'Amato. Manca ancora la conferma ufficiale della Farnesina, ma il sito 'LiberoReporter' ha pubblicato una conversazione audio con il comandante della nave che conferma la liberazione e afferma che "l'equipaggio sta bene". 
Secondo TMnews la nave è stata liberata nel corso di un'operazione della Marina Militare italiana. Su questo fatto non c'è conferma ufficiale. La Farnesina, che attraverso l'Unità di Crisi segue direttamente le fasi della liberazione, ha invece precisato in una nota che si tratta di un'operazione ancora in corso in una zona a rischio, che pertanto potrà considerarsi conclusa solo dopo che l'equipaggio sarà stato preso in consegna dalle Autorità militari italiane. A quanto apprende l'Adnkronos da fonti vicine a Confitarma, la 'Rosalia D'Amato' è stata liberata questa mattina e l'equipaggio è in buone condizioni di salute. Il rilascio è avvenuto a seguito della positiva conclusione della trattativa avviata da tempo con i pirati dall'armatore, la Perseveranza Spa di Navigazione di Napoli.

La notizia della liberazione della nave è arrivata a Confitarma 'in diretta', mentre era in corso una riunione sul tema dei rapporti banche-armatori. A quanto è stato riferito ai presenti all'incontro, l'equipaggio ha salutato la liberazione facendo suonare la sirena di bordo.
In questi mesi le trattative per il rilascio della nave sono andate avanti senza sosta e nel più assoluto riserbo. Una linea di riservatezza che puntava a salvaguardare la vita dei 22 componenti dell'equipaggio, tenuti costantemente sotto tiro in questi mesi dai sequestratori somali.
Il fatto che il sequestro della nave sia avvenuto a una così rilevante distanza dalla terraferma dimostra tra l'altro il miglioramento delle capacità operative delle organizzazioni criminali responsabili degli attacchi alle navi mercantili in transito. La nave venne catturata mentre attraversava il corridoio di mare tra Yemen e Oman, nel Corno d'Africa, una delle aree considerate più a rischio di attacchi da parte dei pirati.
La notizia della liberazione "si è sparsa a macchia d'olio sull'isola, una bella notizia e siamo molto felici" ha detto all'Adnkronos Vincenzo Capezzuto, sindaco di Procida, luogo di origine di due dei marinai italiani sequestrati. "La notizia poteva essere ancor più bella se ci fosse stata anche la liberazione della Savina Caylyn, solo allora la soddisfazione sarà completa", ha aggiunto il sindaco. Procida, sottolinea, "è un'isola di marittimi nella quale la comunità è molto unita, e la notizia, anche se non ancora ufficiale perché manca il 'marchio' della Farnesina, si è diffusa subito. Sono contento in particolar modo per le famiglie, per le quali è finita una lunga attesa".
Al momento del sequestro a bordo della Rosalia si trovavano 21 uomini; 6 marittimi italiani e 15 filippini. Degli italiani 4 sono campani: Gennaro Odoaldo, terzo ufficiale di coperta, Vincenzo Ambrosino, allievo ufficiale di macchina, entrambi di Procida, Giuseppe Maresca, secondo ufficiale di coperta di Vico Equense, Pasquale Massa primo ufficiale di coperta di Meta di Sorrento, ma residente in Belgio.
 Gli altri due sono siciliani: uno di Messina, il comandante Orazio Lanza e l'altro di Mazara del Vallo, il direttore di macchina Antonio Di Girolamo.

La nace era stata attaccata nell'oceano Indiano 402 miglia a sud est di Salalah, in Oman il 21 aprile scorso. La nave è di proprietà della Perserveranza spa di navigazione, di Napoli. L’imbarcazione era diretta al porto di Bandar Imam Khomeini, Iran, proveniente dal Brasile, con un carico di soia.  Anche se nei manuali di navigazione e nei siti della sicurezza  fosse indicata una rotta che dal Sudafrica dirigeva verso la punta meridionale dell’India, l’imbarcazione battente bandiera italiana, ha preferito invece navigare verso il mare dei pirati, passando tra la costa orientale dell’Africa e l’Isola del Madagascar, finendo così nelle acque infestate dai pirati somali.


Forse il timore di un blitz o forse chissa' cos'altro, certo e' che i pirati hanno preferito fuggire con uno o piu' barchini di appoggio che avevano in prossimita' del cargo, mentre in zona era sempre piu' vicina l'Andrea Doria, unita' navale della Marina militare italiana che - ha poi riferito il comandante Carlo Miccio, responsabile della sicurezza per la compagnia partenopea Perseveranza di Navigazione spa, armatrice della 'Rosalia d'Amato' - fa parte dell'organizzazione dell'unita' di crisi dislocata nel golfo somalo. L'Andrea Doria "ci assistera' fino a quando la nave non sara' uscita dalle acque somale. Nessun blitz dunque, e neppure il pagamento di un riscatto, fanno sapere dalla compagnia armatrice. 

Almeno 16 navi (9 imbarcazioni commerciali e 7 da pesca) e 304 ostaggi sono ancora sotto il controllo dei pirati somali, con un numero imprecisato di piccoli dhow.
Il pagamento dei riscatti ha finora fruttato nel solo 2011 complessivamente 128 milioni di dollari per il rilascio di 27 navi e 25 ostaggi, liberato indipendentemente dalle loro navi. 
Rimane ancora in mano ai pirati somali l'italianaSavina Caylyn, sequestrata due mesi prima della Rosalia D'Amato.

giovedì 27 ottobre 2011

Il direttore di macchina della Savina Cylyn sequestrata dai pirati telefona a "Chi l'ha visto": "Aiutateci, stamo morendo"


Antonio Verrecchia
ROMA - "Aiutateci, ci stanno torturando". E' questo il drammatico appello a RaiTre dei marinai italiani del cargo "Savina Caylyn" sequestrato dai pirati somali. "Stiamo morendo, aiutateci", ripete Antonio Verrecchia, direttore di macchine, descrivendo le terribili condizioni in cui sono costretti a vivere gli ostaggi.
L'appello in diretta alla trasmissione a "Chi l'ha visto?". La "Savina Caylyn" è stata sequestrata dai pirati al largo delle coste somale l'8 febbraio.

Tra gli ostaggi ci sono anche 5 marinai italiani. Per il rilascio del mercantile è stato richiesto un riscatto. Il direttore di macchine, Antonio Verrecchia, ha descritto le terribili condizioni in cui sono costretti a vivere gli ostaggi.

Condizioni che sono ancora più dure per gli altri marittimi italiani che sono stati trasferiti sulla terraferma e che rischiano di essere usati come scudi umani: Giuseppe Lubrano Lavadera, di Procida, Crescenzo Guardascione, terzo ufficiale di coperta, di Procida e Gian Maria Cesaro, allievo di coperta, di Piano di Sorrento. Dalla Somalia è arrivata anche la testimonianza di Eugenio Bon, di Trieste: "Quando si avvicinano le unità militari in pattugliamento, specialmente gli elicotteri, i pirati si innervosiscono e per noi si fa ancora più dura", ha detto il primo ufficiale di coperta della petroliera sequestrata.

mercoledì 26 ottobre 2011

Sempre più disperata la situazione dei marinai della nave italiana Savina Caylyn, sequestati da nove mesi dai pirati somali. Cinque uomini dell'equipaggio "portati a terra"

Una foto dell'equipaggio sequestrato spedita dai piorati
I cinque italiani a bordo della Caylyn
MOGADISCIO - Si fa sempre più difficile la situazione per i marittimi della Savina Caylyn, sequestrati dai pirati somali lo scorso 8 febbraio. Antonio Verrecchia, direttore di macchine della nave italiana, ed Eugenio Bon, primo ufficiale, sono riusciti a mettersi in contatto telefonicamente con la redazione della testata Libero Reporter, e hanno comunicato che i pirati hanno portato a terra cinque uomini dell'equipaggio e che la situazione sta diventando ormai "insostenibile". "L'appello diramato da Verrecchia - sottolinea il giornale online - è rivolto principalmente all'armatore (Fratelli d'Amato) e al mondo politico italiano, che sta trascurando una vicenda così tragica e pericolosa".

"Siamo ormai in procinto di arrivare ai nove mesi di sequestro e noi qui ormai siamo in condizioni sempre più disperate", ha detto Verrecchia nella telefonata, autorizzata dai pirati. "La trattativa è ferma e purtroppo i pirati si aspettavano una chiamata dall'armatore, che non è mai arrivata".

"Hanno fatto sbarcare il comandante Lubrano Lavadera, il terzo Ufficiale, Guardascione, e l'allievo di coperta Cesaro. Dovevano chiamare per decidere bene su come procedere e hanno per l'occasione riportato a bordo il comandante, ma la compagnia tramite il mediatore londinese non si è fatta sentire, la promessa di chiamare non è stata mantenuta. Allora hanno riportato a terra il comandante e sappiamo bene come li trattano lì", ha riferito il direttore di macchine. Dei 22 membri di equipaggio della Savina Caylyn, cinque sono italiani.