Antonino Festa lo hanno catturato circa ventiquattr'ore dopo la rapina, nascosto come un cane braccato in un casolare abbandonato tra gli uliveti di Castellace di Oppido Mamertina. Da quando era diventato maggiorenne, aveva deciso di stare da solo, lontano dalla famiglia e, soprattutto, da quel padre carabiniere che aveva tentato in ogni modo di sottrarlo a quella vita fatta di sotterfugi e di amicizie pericolose.
Il rapinatore morto, e suo cugino invece, appartenevano a una famiglia molto vicina agli ambienti criminali della piana di Gioia Tauro, i Napoli da anni in lotta per il controllo del territorio. Ma vicino agli ambienti criminali, alle cosche ed alla zone grige era pure il proprietario del supermercato Giuseppe Antonio Strano. L'uomo, infatti, venne coinvolto, come prestanome della potente cosca Alvaro di Sinopoli, nelle indagini che hanno portato al sequestro del patrimonio della cosca a Roma, un vero e proprio "impero romano", di cui faceva parte anche il rinomato Cafè de Paris, il locale della Dolce Vita della capitale. Stando alle indagini, infatti, Strano sarebbe stato uno dei prestanome di cui si sarebbe avvalso il boss Vincenzo Alvaro, che nella Capitale avrebbe controllato una serie di attività commerciali non di poco conto.
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