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domenica 6 maggio 2012

La Enrica Lexie in rotta verso lo Sri Lanka


KOCHI - Dopo 80 giorni di sosta forzata al largo del porto di Kochi, nel sud dell'India, la petroliera Enrica Lexie sta facendo rotta verso lo Sri Lanka, dopo essere salpata verso le 23 ora indiana (le 19.30 in Italia). a bordo 24 uomini di equipaggio e quattro militari dell'unità anti pirateria.
Naturalmente non ci sono Massimiliano Latorre e Salvatore Girone che rimangono nel penitenziario di Trivandrum in attesa di processo con l'accusa di aver ucciso due pescatori indiani scambiati per pirati lo scorso 15 febbraio. Per il team diplomatico italiano e i responsabili dell'armatore è stata ieri una corsa contro il tempo per adempiere a tutte le formalità richieste dalla Corte Suprema di New Delhi che aveva condizionato il via libera al mercantile al soddisfacimento di alcune condizioni.
Tra queste c'era il deposito di una fideiussione di 30 milioni di rupie (circa 420 mila euro) presso il registro dell'Alta Corte del Kerala. E' stato il direttore generale della compagnia armatrice, Pio Schiano, a presentare l'impegnativa di pagamento e anche una dichiarazione in cui si impegna a mettere a disposizione delle autorità indiane sei membri del suo equipaggio se richiesto ai fini dell'indagini o in sede di processo a carico di Latorre e Girone. In seguito alla registrazione, il tribunale ha emesso la propria autorizzazione agli enti doganali e portuali di Kochi per il nulla osta

mercoledì 2 maggio 2012

La Corte suprema di New Delhi ha deciso: la Enrica Lexie può ripartire



NEW DELHI  - La Corte Suprema di New Delhi ha autorizzato la partenza della petroliera Enrica Lexie. La petroliera italiana e il suo equipaggio erano trattenuti in India dopo l'uccisione di due pescatori e l'arresto dei due marinai Massimiliano Latorre e Salvatore Girone.
La decisione è stata presa dal massimo organo giudiziario dopo una seduta di oltre due ore dedicata all'esame del ricorso presentato dall'armatore contro un precedente verdetto dell'Alta Corte del Kerala. 
Dopo un'animata discussione tra le parti, i giudici hanno disposto il rilascio della nave, dell'equipaggio composto da 24 persone, dei quattro marò dell'unità di anti pirateria e anche delle loro armi a bordo. 
Hanno però posto tre condizioni, tra cui quella che il capitano e i responsabili della compagnia di navigazione assicurino (con una dichiarazione scritta e una garanzia bancaria) la disponibilità della nave e dell'equipaggio in caso in cui sia richiesto nelle indagini o inchiesta giudiziaria a carico di Massimiliano Latorre e Salvatore Girone. 
La Corte ha anche richiesto una simile assicurazione al governo italiano per quanto riguarda i quattro marò dell'unità anti pirateria rimasti a bordo, la quale è stata fornita stamattina.

lunedì 30 aprile 2012

La petroliera Enrica Lexie verso il rilascio in Kerala


NEW DEHLI - La Corte Suprema di New Delhi esamina oggi la causa di ricorso presentata dall'armatore della petroliera Enrica Lexie in cui si chiede il rilascio della nave coinvolta nell'uccisione di due pescatori indiani il 15 febbraio. Secondo quanto riporta il Times of India, ci sarebbero buone probabilità che i giudici si pronuncino per il via libera del mercantile. Sia il governo centrale, che quello del Kerala, avrebbero dato il loro parere favorevole.
L'unica condizione è che l'armatore si impegni attraverso una garanzia bancaria a presentarsi nel corso dell'eventuale processo a carico dei due marò. Il giornale cita una fonte della polizia del Kerala secondo la quale "non c'è più bisogno di trattenere la nave perché sono già state raccolte le prove contro i due militari italiani sufficienti per l'incriminazione". 

venerdì 20 aprile 2012

Il caso dei due marò: i parenti dei pescatori accettano 145mila euro dal governo italiano


NEW DELHI - Le famiglie dei due pescatori morti nell'incidente al largo delle coste del Kerala in cui sono implicati i maro' italiani Massimiliano Latorre e Salvatore Girone riceveranno ognuna 10 milioni di rupie (145.000 euro) dal governo italiano, scrivono i giornali indiani. L'accordo è stato raggiunto il 12 e 13 aprile. Il capo di gabinetto della Difesa, Pasquale Preziosa, ha negoziato l'accordo coi legali della moglie del pescatore Jelastine Valentine e delle sorelle dell' altro, Ajesh Binki. "E' stato un atto di donazione, di generosità, ex gratia, al di fuori di un contesto giuridico". Lo ha detto il ministro della Difesa, Giampaolo Di Paola, confermando le indiscrezioni sulla donazione in denaro alle famiglie dei due pescatori.

Doramma, la moglie di Jelastine Valentine, uno dei pescatori indiani per la cui morte sono nel carcere di Trivandrum in Kerala i due marò italiani Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, ha presentato una domanda di composizione immediata della vertenza all'Alta Corte di Kochi dove è in corso una causa per la giurisdizione. Lo scrive un giornale indiano che cita come fonte la stessa Doramma.



Intanto la Corte suprema dell'India esamina nuovamente la richiesta dell'armatore Fratelli D'Amato di rilascio urgente della Enrica Lexie, la nave su cui si trovavano i marò italiani implicati nell'uccisione di due pescatori indiani. I legali della petroliera sono ricorsi alla Corte suprema dopo che una sezione d'appello dell'Alta Corte di Kochi aveva annullato una sentenza di 1/o grado favorevole al rilascio. Per l'armatore, il sequestro comporta una perdita di 500.000 euro al giorno.

martedì 10 aprile 2012

Sarebbero "compatibili" i fucili dei due marò con le pallottole che hanno ucciso i due pescatori indiani. Lo dice il "Times of India"


I due marò arrestati

NEW DEHLI - Secondo il quotidiano "The Times Of India" vi sarebbe una compatibilità fra due fucili sequestrati a bordo della Enrica Lexie e i proiettili recuperati nei cadaveri dei pescatori indiani uccisi il 15 febbraio sul peschereccio St. Antony. 
Il tipo di scanalature sui proiettili che erano nei corpi dei pescatori, per la morte dei quali sono accusati due marò italiani, coinciderebbe con quelli sparati nei test di due fucili Beretta ARX 160.  
A rivelare la compatibilità tra le scanalature sui proiettili sarebbe stato un alto responsabile del Laboratorio scientifico della polizia (Fsl) di Trivandrum.
"Dopo aver condotto accurati test sui sei fucili Beretta sequestrati - ha precisato il responsabile - il Laboratorio ha identificato i due usati per uccidere i pescatori. 
Al riguardo - conclude il giornale -, il Fsl ha consegnato ai responsabili dell'inchiesta un dettagliato rapporto riguardante i test di tiro, la balistica e le impronte digitali".
Il commissario Ajith Kumar, responsabile del Gruppo investigativo speciale (Sit) che ha realizzato il sequestro delle armi a bordo della petroliera, non ha voluto commentare la notizia.
Intanto oggi la Corte Suprema indiana ha accolto  il ricorso dell'armatore della Enrica Lexie contro un precedente verdetto di un tribunale del Kerala che bloccava la partenza della nave. Dopo aver sentito gli avvocati della compagnia di navigazione italiana, i giudici hanno aggiornato l'udienza al 20 aprile.

lunedì 12 marzo 2012

Il ministro Terzi: la Enrica Lexie non doveva entrare in acque indiane

TRIVANDRUM (India) - ''In nessun caso la nave'' italiana ''doveva entrare in acque indiane''. Lo dice il ministro degli Esteri Giulio Terzi, su Twitter, commentando la vicenda dei due marò detenuti in India. E aggiunge: ''Le polemiche sulle responsabilità le lascio ad altri. Io lavoro per riportarli a casa''.  ''L'Italia sia - e si mostri - vicina ai nostri marò. Avevano e hanno bisogno di noi'', prosegue Terzi, rispondendo ad alcune critiche all'esecutivo mosse dalla stampa italiana, riguardo il blitz in Nigeria e il caso della petroliera Enrica Lexie. Intanto, i due militari stanno bene. Ogni giorno la delegazione italiana (formata da avvocati dello Stato e loro commilitoni) va a trovarli nel carcere di Trivandrum, dove sono in una struttura separata. 

giovedì 8 marzo 2012

Gli indiani hanno tentato di far scendere dalla Enrica Lexie anche gli altri quattro marò. Richiesta respinta

La Enrica Lexie sorvegliata dalla marina indiana

KOCHI - Ieri si sarebbe verificato un tentativo di pressione sui quattro marò rimasti dopo l’incidente a bordo della Enrica Lexie, tuttora ancorata a 10 miglia da Kochi. Gli inquirenti indiani, per interrogarli, avrebbero voluto che scendessero a terra. La nave è stata di nuovo perquisita, per acquisire i dati della scatola nera. Invito respinto, mentre l’armatore viene sollecitato a chiudere la partita delle fideiussioni richieste dai giudici per garantire i risarcimenti: obiettivo, alzare le ancore e tornare subito in Italia.

La situazione dei nostri marò prigionieri a Trivandrum, India del Sud, è delicatissima e ci vuole cautela e sensibilità per non esarcebare di più l’opinione pubblica indiana e conseguentemente, la classe politica locale, impegnata nelle elezioni, imminenti, e dunque molto sensibile agli umori dell’elettorato
I marò sono di fatto reclusi nelle stanze di un ex ospedale, all’interno del carcere destinato tempo fa a ospitare i vip della politica nei guai per vari motivi. «Le facilitazioni concesse ai soldati possono essere revocate in qualsiasi momento, noi siamo rimasti qui a vigilare che non succeda. L’accelerazione imposta dalle autorità locali martedì notte, con il tentativo fallito di trasformare i marò in detenuti comuni, è un fatto grave. Detto questo non possiamo dimenticare il lutto, che appartiene anche a noi, per i pescatori indiani uccisi e anche noi vogliamo sapere la verità, qualunque essa sia» ha detto
Il sottosegretario de Mistura.

mercoledì 7 marzo 2012

L’Ue “attiva contatti” per provare a risolvere la vicenda dei due marò italiani in India. La norma sull'immunità: garantita dal diritto, ma New Dehli la rifiuta


BRUXELLES - Su richiesta dell'Italia, l'Unione europea si sta attivando per trovare ''una soluzione soddisfacente'' al caso dei maro' italiani in India. Lo ha riferito una portavoce di Catherine Ashton, responsabile per la diplomazia Ue.
L'Unione europea ''ha sempre seguito molto da vicino, fin dall'inizio, questa crisi, in particolare attraverso la sua delegazione a Nuova Delhi'', ha detto Maja Kocijancic. ''Ora, su richiesta dell'Italia, stiamo attivando contatti per trovare una soluzione positiva alla vicenda'', ha aggiunto la portavoce della Ashton senza fornire dettagli.
Intanto si è appreso che l'India non riconosce l'immunità legale dei militari impiegati a bordo delle navi con funzioni anti pirateria "perché l'accordo sui Vdp (Vessel Protection Detachement) non si applica a livello globale". Lo ha detto oggi una fonte ufficiale del governo indiano.
 Il presidente del Consiglio Mario Monti ha avuto un colloquio telefonico con il premier indiano Manmohan Singh, lanciando un appello affinchè l'India eviti atteggiamenti "non in linea con il diritto internazionale". Nel corso del colloquio telefonico Monti ha ricordato come ogni "atteggiamento da parte indiana non pienamente in linea con il diritto internazionale rischierebbe di creare un pericoloso precedente in materia di missioni internazionali di pace e di contrasto alla pirateria, missioni in cui sono impegnati anche militari indiani, mettendone a repentaglio l'efficacia e le capacità operative".
Monti ha chiesto notizie sul trattamento riservato ai due soldati impegnati in una missione internazionale. Ed ha ricordato che «il presunto incidente - le cui dinamiche sono ancora tutte da accertare - è avvenuto in acque internazionali e che la giurisdizione sul caso è, di conseguenza, solo italiana». La preoccupazione del premier è legata anche alle pressioni dell'opinione pubblica indiana che fin dal primo momento ha chiesto un processo in India per i due militari. Singh si è da parte sua impegnato a seguire con attenzione la vicenda, a cominciare dalla richiesta del collega italiano di garantire ai due soldati un tipo di detenzione adeguata al loro status. Ovvero non in carcere.
L'immunita' dei due maro' italiani, accusati di aver ucciso due pescatori indiani, è garantita dal diritto consuetudinario. A spiegarlo all'Agi e' Enzo Cannizzaro, docente di Diritto internazionale presso la Facolta' di Giurisprudenza dell'universita' La Sapienza di Roma.
"La norma sull'immunita' che si applica è quella che attribuisce allo Stato la condotta dei propri organi, in base al diritto consuetudinario - sottolinea Cannizzaro - I marò erano ufficialmente in servizio e agivano come organi dello Stato. Hanno quindi il diritto che i loro atti vengano imputati allo Stato italiano". Un classico esempio è quello di Mario Lozano, il soldato statunitense che uccise Nicola Calipari a Baghdad. "Il militare aveva sparato ma nell'esercizio di una funzione ufficiale per conto del suo Paese - ricorda l'esperto - Non puo' quindi parlarsi di omicidio ma di un atto militare degli Usa che, se illecito, va trattato secondo le norme del diritto internazionale e non del diritto interno dello Stato straniero".
Ma quali sono le vie legali che l'Italia potrebbe ancora percorrere nella complessa vicenda dei due maro'? "Si potrebbe esplorare la giurisdizione del Tribunale internazionale per il diritto del mare di Amburgo. L'india ha aderito alla convenzione. Ma ritengo che la via principale rimanga quella dei rimedi previsti dal diritto internazionale, come l'assunzione di contromisure e il congelamento degli accordi bilaterali".

sabato 3 marzo 2012

"Mancano dati essenziali" dalla scatola nera della Enrica Lexie. Lo sostiene la marina indiana

La Enrica Lexie nel porto di Kochi
KOCHI - Dalla 'scatola nera' della petroliera Enrica Lexie (per le navi si tratta del Voyage Data Recorder o VDR, ndr) mancherebbero alcuni dati essenziali per stabilire la verità sulla morte dei due pescatori indiani nelle acque del Mar arabico, lo scorso 15 febbraio. Lo scrive oggi il 'Times of India', che riferisce degli sviluppi di un'inchiesta sul caso che coinvolge i due marò italiani, portata avanti autonomamente dal Dipartimento della marina mercantile indiano.

Sul VDR dovrebbero essere registrate le conversazioni nella cabina del capitano, la posizione dell'imbarcazione e - più in generale - i principali eventi a bordo. Le informazioni restano generalmente in memoria 12 ore, dopodiché il sistema riscrive i nuovi dati su quelli già esistenti. Se tuttavia l'evento registrato a bordo o nelle vicinanze ha una particolare rilevanza - in base alle norme marittime internazionali - i dati del VDR dovrebbero essere conservati; e questo è un dovere per ogni tipo di imbarcazione.

Secondo fonti della marina mercantile indiana, citate dal quotidiano locale, sulla Enrica Lexie non sarebbero stati salvati i dati riguardanti l'esatta posizione in mare della petroliera italiana al momento della sparatoria che ha coinvolto Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, i due fucilieri del reggimento San Marco impegnati in una missione di scorta anti-pirateria, e ora accusati di omicidio dei due pescatori dalle autorità dello stato indiano del Kerala.

giovedì 1 marzo 2012

Fino al 5 marzo in custodia, ma non in carcere i due marò italiani in India

KOLLAM - I due marò indagati dalle autorità indiane per la morte di due pescatori indiani resteranno in custodia della polizia fino al 5 marzo. Lo ha disposto oggi un magistrato di Kollam. I due militari evitano così per il momento la carcerazione. I due marò, che hanno lasciato il palazzo di giustizia di Kollam, rientreranno quindi ora a Kochi dove hanno trascorso gli ultimi giorni nella guest house degli ufficiali della polizia indiana. Durante l'udienza, la delegazione italiana ha presentato una petizione per evitare che anche dopo il 5 marzo, a prescindere da quella che sarà la decisione del giudice, i due marò possano essere internati in una prigione indiana. Infine si è appreso che in attesa dell'esame di tutta una serie di ricorsi presentati dall'Italia, la perizia balistica sulle armi sequestrate a bordo della Enrica Lexie non comincerà.

martedì 28 febbraio 2012

I due marò al ministro Terzi: "Siamo italiani, ci comportiamo da italiani"


KOCHI - Siamo italiani, ci comportiamo da italiani". Così i due marò italiani, Salvatore Girone e Massimiliano Latorre, al ministro degli Esteri Giulio Terzi, durante l'incontro a Kochi, in India. Il capo della diplomazia italiana ha detto di essere stato "profondamente colpito dalla qualità di questi nostri uomini in armi" e ha aggiunto di aver telefonato al termine dei colloqui ai familiari dei due militari per informarli sulle loro condizioni.
"Questo - ha proseguito il ministro - è il messaggio più importante dato al paese che li sostiene". Il titolare della Farnesina ha portato ai marò il "cordialissimo saluto, appoggio e sostegno del presidente della Repubblica, del presidente del Consiglio e dei ministri Di Paola e Severino". "Questi nostri uomini lavorano per una finalità: la tutela del nostro Paese e della comunità internazionale". 
"Li ho trovati in ottimo spirito - ha detto - con grande coraggio e ottimismo sul fatto che questa situazione si risolva rapidamente".

Il ministro degli esteri Terzi oggi a Kochi per incontrare i due marò. “Intendo trattare a fondo con le autorità indiane questa vicenda”


Il ministro degli esteri Giulio Terzi

NEW DELHI - Il ministro degli Esteri Giulio Terzi incontrerà oggi pomeriggio nella guest house di Kochi, nel Kerala, i due militari italiani accusati di aver ucciso due pescatori indiani scambiandoli per pirati. 
Lo ha dichiarato ai giornalisti lo stesso responsabile della Farnesina al suo arrivo stamattina a New Delhi.
"Il mio proposito fondamentale è quello di vedere i nostri due militari a Kochi: partirò subito dopo gli incontri con i ministri qui a Delhi e sono assolutamente intenzionato a trattare a fondo questa vicenda con le autorità indiane", ha detto Terzi, in India per seguire da vicino il caso dei due marò.
"Porterò ai due militari italiani il saluto e la rassicurazione del capo dello Stato Giorgio Napolitano e del premier Mario Monti", ha detto Giulio Terzi. "Intendo tranquillizzare le famiglie dei due marò e far capire loro quanto il popolo italiano stia seguendo con apprensione la conclusione di questa vicenda", ha aggiunto il ministro, auspicando che la soluzione sia rapida, ma senza "farci illusioni sulle che difficoltà ci sono".
"Il senso della mia presenza qui è proseguire il lavoro cominciato dal sottosegretario agli Esteri Staffan De Mistura e di tutto il personale dei ministeri" coinvolto nella vicenda dei due marò.
"Un invito ricevuto da tempo - ha proseguito Terzi - quello del ministro degli Esteri Krishna. La visita è mirata a rafforzare il partenariato strategico con l'India sul piano della cooperazione, della consultazione politica, ma anche sul piano di un rapporto economico che si sta sviluppando tantissimo. Basti ricordare che il numero dei visti d'affari e per i visitatori di lavoro è raddoppiato da quando éarrivato l'ambasciatore San Felice". 
Terzi, che qui a Delhi è accompagnato da una folta delegazione di imprenditori italiani, tra cui Fincantieri e Tdoini costruzioni, incontrerà anche il ministro dell'Industria e del Commercio Anand Sharma.
"La giurisdizione della vicenda dei due marò è italiana: Il fatto è avvenuto in acque internazionali", ha detto Terzi. "Il governo indiano invece - ha spiegato  - ritiene che prevalga la giurisdizione di questo Paese. Spero che nella prosecuzione delle indagini si confermerà lo spirito collaborativo e positivo che è emerso sinora, con nostri esperti ros ammessi alla prova balistica che si doveva concludere oggi ma che è slittata".
Terzi è arrivato a New Delhi nell'ambito di una missione che era già programmata dalla Farnesina, ma che ora avrà come punto centrale in agenda la vicenda che ha coinvolto i due marò Massimiliano Latorre e Salvatore Girone detenuti in Kerala.
L'Alta Corte del Kerala ha deciso di permettere una mediazione tra l'armatore della petroliera Enrica Lexie e i familiari delle vittime dei pescatori uccisi che chiedono un indennizzo equivalente a 30 milioni di rupie (450 mila ero circa). Lo ha detto all'ANSA l'avvocato Yash Thoman Mannully, che rappresenta due sorelle del pescatore Ajesh Pink. "Intendiamo chiedere al giudice che sia versata come cauzione l'intera somma richiesta come risarcimento" ha detto. Ha poi precisato che, nell'eventualità del raggiungimento di un compromesso, la nave non può comunque ripartire in quanto deve essere a disposizione degli investigatori per il proseguimento delle indagini. Ieri l'Alta Corte aveva disposto il blocco della Lexie fino alle 17 ora italiana di oggi (ore 12.30).

domenica 26 febbraio 2012

Sequestrate dalla polizia indiana tutte le armi sulla Enrica Lexie, dopo 14 ore di perquisizioni. Il ministro della Difesa: “I colpevoli dovranno essere puniti”


NEW DELHI - Il ministro della Difesa dell’Unione AK Antony ha detto oggi che l'inchiesta sull'incidente in cui sono stati coinvolti due pescatori indiani scambiati per pirati e uccisi -secondo l’accusa- da colpi sparati dai marò italiani al largo del Kerala il 15 febbraio, “stava procedendo nella giusta direzione”. 
Antony ha aggiunto che il governo centrale avrebbe fornito tutta l'assistenza possibile al quello dello stato del Kerala in relazione al caso. "Quello che è successo è contro la legge, contro tutte le norme. Così, ii colpevoli dovranno essere puniti", ha detto Antony, auspicando che la legge faccia il suo corso.
Nel frattempo la squadra investigativa speciale della polizia del Kerala  ieri sequestrato quattro scatole di materiali sul mercantile italiano Enrica Lexie: lo scopo era quello di rintracciare le armi usate da due marò nella sparatoria.
Le scatole contenenti armi e documenti vari sono state sigillate e sarebbero state portate alla stazione di polizia portuale più tardi oggi. Il commissario di polizia Ajith Kumar ha riferito che dopo quasi 14 ore, la ricerca è terminata alle 02:00 di questa mattina ora locale (ore 22.30 di ieri in Italia).
Alla domanda circa i dettagli dei materiali sequestrati, ha risposto: "Abbiamo ottenuto tutto ciò di cui avevamo bisogno" e ha rifiutato di dare ulteriori informazioni.
"Per quanto tempo l'indagine prenderà  non si può dire", ha detto, aggiungendo che alla nave sarà permesso di lasciare Kochi solo dopo che le indagini saranno finiti.
Le armi usate dai sei marò a bordo saranno inviate al laboratorio forense di Thiruvananthapuram.
La ricerca è stata condotta in presenza di componenti della delegazione italiana, tra cui il Console Generale Giampaolo Cuttillo e  due esperti balistici dei carabinieri, il maggiore Luca Flebus e il maggiore Paolo Fratini. Erano presenti anche i rappresentanti di Indan Nay e della Guardia costiera. Sono state rilevat anche una serie di impronte digitali.
I due marò arrestati Massimiliano Latore e Salvatore Girone sono stati accusati di omicidio volontario.

mercoledì 22 febbraio 2012

La difesa dei due marò ha presentato ricorso per difetto di giurisdizione all’Alta Corte del Kerala. Il sottosegretario de Mistura a New Dehli: “dialogo costruttivo”. Ma per ora parrebbe di no


Massimiliano Latorre e Salvatore Girone

KOCHI - La difesa dei due marò italiani fermati per l'uccisione di due pescatori indiani ha presentato il ricorso per 'eccezione di giurisdizione' all'Alta Corte del Kerala. I legali chiedono che venga confermato che l'incidente è avvenuto in acque internazionali e non indiane. Procedere con il ricorso si è reso necessario perché i colloqui politici e diplomatici in corso non bloccano le procedure giudiziarie che stanno andando avanti. Attualmente i due marò sono in stato di arresto, pur godendo di un trattamento di favore sotto custodia della polizia. Domani il magistrato deciderà il da farsi e non è escluso che Massimiliano Latorre e Dalvatore Girone possano anche finire in prigione.
Lo speciale team investigativo della polizia di Kochi è arrivato a fine mattinata nella guesthouse dove sono detenuti Massimiliano Latorre e Salvatore Girone. Il commissario Ajit Kumar, che guida la squadra, è entrato nella foresteria insieme a un ufficiale della polizia di Kollam che è titolare delle indagini. Ma non é chiaro se stiano interrogando i due militari.
''E' stato un dialogo costruttivo", ha detto il sottosegretario agli Esteri Staffan de Mistura al termine del colloquio con il collega indiano per l'area occidentale Preneet Kaur. E ha espresso "tristezza terribile" per l'uccisione di due pescatori indiani, ma ha insistito che la loro morte avvenuta in acque internazionali. "Riconosciamo che due pescatori indiani sono morti. Nessuno ne dubita ed è terribilmente triste ", ha detto, secondo il Times of India, de Mistura . Ma ha anche ribadito che l’incidente ha avuto luogo nelle acque internazionali al largo del Kerala "e l’inchiesta dovrà accertare l'esatta posizione" della Enrica Lexie. 
L’India seguirà la sua legge nell'arresto di due marines italiani, ha replicato il ministro di Stato per gli Affari Esteri Preneet Kaur dopo l'incontro con  Steffan de Mistura. “Gli italiani hanno la loro interpretazione e noi abbiamo la nostra " ha aggiunto. L'Italia insiste che l'incidente è avvenuto in acque internazionali e che i due marò non possono essere processati in tribunali indiani. New Delhi contesta entrambe le affermazioni. Kaur ha detto che i marò italiani "sono sul suolo indiano" e che comunque "abbiamo preso nota di ciò che De Mistura” ha detto. Il codice penale indiano prevede l'applicazione delle proprie norme anche se le navi si trovano fuori dalle acque territoriali. 

martedì 21 febbraio 2012

Il sottosegretario Steffan De Mistura partito per l'India. Il tribunale di Kollam ordina la perquisizione della Enrica Lexie

ROMA - Il Sottosegretario agli Esteri Staffan De Mistura è partito oggi per l'India in relazione al caso della nave italiana Enrica Lexie. Lo ha deciso il Ministro degli Esteri Giulio Terzi secondo quanto riferito dalla Farnesina in una nota.

Il tribunale di Kollam, competente per il caso che ha coinvolto i due marò, ha emesso oggi un ordine di perquisizione della petroliera italiana che si trova nella rada di Kochi. 
L'India sta affrontando la questione della morte di due pescatori indiani in un incidente in cui sono coinvolti cittadini italiani "sotto un profilo specificamente legale" e "sarebbe sbagliato vederci risvolti di natura politica". Lo ha dichiarato oggi a New Delhi il portavoce del ministero degli Esteri indiano, Syed Akbaruddin.

Abbiamo attivato "canali discreti con altre entità e Paesi" per giungere a una soluzione del caso dei marò italiani arrestati in India. Lo ha detto il ministro degli Esteri Giulio Terzi alla Farnesina.
"Se dovessero esserci Paesi rivieraschi che si arrogano la giurisdizione su operazioni antipirateria", il contrasto al fenomeno "non sarebbe possibile". Lo ha detto  Terzi, sottolineando la necessità di "risolvere rapidamente questo caso" per "non vedere smontato drammaticamente tutto l'impegno multilaterale di contrasto alla pirateria" per cui serve "collaborazione".

La polizia vuole un mandato di perquisizione per salire sulla Enrica Lexie. I due marò "trattati benissimo": menu con pizza, cappuccino e cornetti

I due marò con un funzionario dell'ambasciata italiana dopo l'interrogatorio
KOCHI  - Sale la tensione tra Italia e India per la vicenda dei marò accusati dell'omicidio di due pescatori. I legali di Massimiliano Latorre e Salvatore Girone sono al lavoro oggi per presentare una 'petition' (ricorso) all'Alta Corte di Kochi contro la denuncia per omicidio presentata dai familiari dei pescatori. La posizione della difesa italiana è di dimostrare che l'India non ha giurisdizione sul tratto di mare dove si trovava la petroliera al momento dell'incidente. Non è chiaro se l'azione sarà presentata oggi o domani. 
Intanto sono emersi alcuni particolari sull'udienza di ieri davanti al magistrato del distretto di Kollam. I due militari non sono stati interrogati, ma solo identificati e hanno prodotto le loro generalità. Il giudice si è poi informato sulle loro condizioni di detenzione e loro hanno risposto che sono trattati "benissimo". La guest house della polizia, nel porto di Kochi, è un piccolo bungalow fronte mare dotato di aria condizionata e di tutti i confort.  il governo ha deciso di trattare Massimiliano Latorre e Salvatore Girone "con ogni rispetto perche' sono stranieri e in considerazioni di questioni diplomatiche", scrive la stampa locale. 
I due, che dal momento del fermo si trovano al circolo ufficiali della polizia di Kochi, sono stati rifocillati con pizza, cappuccino, cornetti, succhi di frutta, bevande gassate e yogurt serviti dal più importante albergo della città. Intanto, riferisce ancora la stampa locale, e' possibile che la polizia del Kerala decida oggi di riportarli a bordo della petroliera per confiscare le armi che avrebbero utilizzato -secondo la versione di New Delhi- per sparare ai due pescatori indiani. L'arma che i due fucilieri della Marina italiana avrebbero utilizzato per sparare il 15 febbraio sono ancora sulla nave: lo ha detto la polizia indiana che adesso attende un mandato di perquisizione perche' vuole setacciare la 'Enrica Lexie'. 
Oltre al fermo di polizia fino al 23 febbraio, idue maro' italiani dovranno rimanere per altri 11 giorni a disposizione dell'autorita' giudiziaria. Lo hanno riferito i media indiani e confermato fonti ufficiali italiane. Oggi, intanto, i fucilieri del San Marco, Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, compariranno di nuovo davanti al magistrato. Le prossime 24 ore si profilano cruciali poiche' il giudice dovra' pronunciarsi sull'ammissione in fase istruttoria di quella che, da parte italiana, si considera la prova regina: la registrazione satellitare della posizione della Enrica Lexie. Da essa, infatti, si evince che la petroliera si trovava a oltre 33 miglia dalla costa e quindi in acque internazionali: circostanza decisiva poiche' comporta il passaggio della competenza dalla giurisdizione indiana a quella italiana..
I giornali indiani sostengono peraltro che le autorità avrebbero deciso di limitare l'esposizione sui media e quindi di condurre le indagini in modo più discreto. Nel frattempo è in arrivo a Kochi parte di una delegazione italiana interministeriale che nei giorni scorsi era a New Delhi per colloqui con il governo.
Se i due marò fossero formalmente imputati di omicidio, il codice penale indiano prevede l’ergastolo o anche la condanna a morte, anche se la pena capitale viene generalmente riservata agli atti di terrorismo. Il rischio principale è che un eventuale processo possa trascinarsi per le lunghe, con possibili ripercussioni negative per le relazioni tra India e Italia, paesi di solito in buoni rapporti diplomatici. Il ministro Terzi aveva in agenda una visita in India nel suo giro asiatico di fine marzo ma dalla Farnesina sperano che la vicenda dei due fucilieri del San Marco possa essere risolta molto prima. Anche perché i servizi di scorta alle nave italiane che transitano nella acque a rischio pirateria non possono essere interrotti. L’Italia ha iniziato a settembre a imbarcare, a spese degli armatori, dei Nuclei militari di protezione (Nmp) su quelle navi che attraversano il golfo di Aden e la zona occidentale dell’Oceano indiano: 60 soldati del San Marco sono di base a Gibuti appunto per questo scopo.

lunedì 20 febbraio 2012

I pescatori uccisi in Kerala: il giallo del mercantile greco, simile alla italiana Lexie, attaccato dai pirati cinque ore dopo. Chi ha sparato e e a chi? E manca l’autopsia che chiarirebbe la provenienza dei colpi



Qui sopra la Olympic Flair. In alto la Enrica Lexie. Le strutture sono uguali
ROMA - L'"Olympic Flair", il mercantile battente bandiera greca attaccato dai pirati poche ore dopo il nostro, ma in un punto più a sud, e' simile - per colore e dimensioni dello scafo - alla Enrica Lexie. Il "giallo" dell'uccisione di due pescatori indiani si arricchisce - secondo l'AGI - di ulteriori elementi: ad una agenzia on line locale, poco prima delle 22, i sopravvissuti raccontano di essere stati colpiti da spari a circa 2 miglia nautiche dalla costa, altra strana coincidenza che autorizza a pensare che forse i pescatori avevano ragione ma che la nave da cui sarebbero partiti gli spari poteva essere un'altra.
Non solo: Guardia costiera indiana e Autorità coordinatrice del Search and Rescue, la MRCC (Maritime Rescue Coordination Centre) di Mumbai erano state informate dallo stesso 'Olympic Flair' ma nessuno di questi due enti istituzionali indiani - secondo l'International Chamber of Commerce - ha comunicato nulla alla stampa. Dunque, un secondo, diverso attacco di pirati, avvenuto cinque ore dopo il tentato arrembaggio alla Enrica Lexie. E' un peschereccio, quello con a bordo i due pescatori uccisi, che non sarebbe quello messo in fuga dalle raffiche di avvertimento dei marinai italiani del Nucleo militare di protezione. Non è affatto scontato che a sparare i colpi fatali siano stati i nostri maro'.
I due fucilieri italiani
Le incongruenze sono tante, e difficilmente spiegabili: dai fucilieri imbarcati sulla petroliera sarebbero stati esplosi 20 colpi, ma ben 16 avrebbero raggiunto il St.Antony, e almeno due degli altri 4 i pescatori: come dire che gli uomini del Nucleo di protezione, professionisti appartenenti ad un reparto d'elite, avrebbero sparato non semplici raffiche d'avvertimento e non a distanza di sicurezza, come impongono i protocolli e come, ad esempio, avevano fatto i loro colleghi appena due giorni prima in un'occasione analoga. Dubbi anche sull'ora dell'incidente mortale: l'attacco alla Enrica Lexie si colloca temporalmente intorno alle 16 ore locali. Ma dal report di un sito ufficiale di segnalazioni di casi di pirateria, risulta un altro attacco portato ad una petroliera al largo di Kochi verso le 21,50.
Protagoniste dell'abbordaggio, due imbarcazioni con una ventina di armati a bordo: ufficialmente non c'e' stato scontro a fuoco con la polizia, ma fa pensare che sui media indiani la notizia della morte dei due pescatori sia di poco successiva proprio a questo secondo episodio. Avvenuto - e la lista dei nodi da sciogliere si allunga - in un punto molto più a sud (una decina di km) di quello che ha coinvolto la Lexie. 
Ultimo elemento, non in ordine di importanza: i referti dell'autopsia sui corpi dei due pescatori non sono stati ancora consegnati. Potrebbero bastare a provare se e chi ha davvero sparato.



RICORSO DELLA DIFESA Intanto la difesa dei due marò italiani ha presentato ricorso per "eccezione di giurisdizione" all'Alta Corte del Kerala: i legali hanno chiesto che venga confermato che l'incidente è avvenuto in acque internazionali e non indiane, in quel caso quindi il procedimento sarebbe sotto la giuridiszione italiana.
Massimiliano Latorre, 44 anni, uno dei due fucilieri fermati, sta bene e ha potuto parlare al telefono con moglie e cognato. Lo ha riferito lo stesso cognato, Giovanni Ancona, ex ufficiale dei vigili urbani.

I due marò davanti al giudice indiano. Crisi tra Italia e India. Il ministro della navigazione indiano: crimine imperdonabile. Il ministro degli esteri Terzi: non c'è collaborazione con le autorità di New Dehli


I due militari italiani vengon condotti dal giudice. Davanti, il console italiano

NEW DEHLI - I due maro' che erano a bordo dell'Enrica Lexie e che sono accusati dell'omicidio di due pescatori indiani al largo delle coste del Kerala compariranno oggi dinanzi al magistrato. Lo scrive la stampa indiana.
"Saranno consegnati alla polizia di Kollam e portati dinanzi a un giudice", ha detto una fonte della polizia. Sono accusati di omicidio ai sensi della Sezione 302 del Codice penale indiano che prevede, in caso estremo, anche la pena di morte.
I due militari, Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, sono sotto custodia della polizia militare della marina indiana e, dalla nave, erano stati trasferiti nel circolo ufficiali della Polizia centrale (Cisf) del Kerala nell'isola di Wellington, vicino a Kochi, dove sono stati interrogati dal capo della polizia.
I sindacati nel distretto hanno annunciato che intensificheranno la protesta. "L'incidente ha avuto pesanti ripercussioni in seno alla comunità di pescatori. Come parte della protesta, i pescatori del distretto si asterranno sabato prossimo dall’andare in mare", ha detto un sindacalista Venerdì scorso, c’era stato uno sciopero nella regione di Kannamally. Almeno 100 persone avevano partecipato a una marcia per protestare contro l'incidente.    
La Farnesina domenica ha ribadito con chiarezza che il caso deve essere trasferito alla magistratura italiana perché é avvenuto in acque internazionali, su una nave che batte bandiera italiana e che i due militari, membri del battaglione San Marco della Marina, godono dell'immunità. La Farnesina parla di "atti unilaterali che sono in corso da parte delle autorità di polizia", anche se il Console Generale d'Italia a Mumbai, in contatto con l'Unità di Crisi della Farnesina e in collegamento con gli esperti dei tre ministeri, è presente a tutte le attività poste in essere dalle forze dell'ordine locali.
Il ministro degli esteri Terzi ha dichiarato stamane: "Con L'india persistono considerevoli divergenze"
In attesa di ulteriori sviluppi, secondo fonti del porto di Kochi, la petroliera italiana sara' oggi trasferita all'ancoraggio esterno, ma sempre all'interno del porto: il cargo attualmente e' al primo terminal petrolifero, ma ostacola lo scarico delle altre petroliere.
L'uccisione dei due pescatori indiani e' "un crimine imperdonabile" e i responsabili saranno puniti: ad affermarlo e' stato il ministro indiano della Navigazione, G.K. Vasa, secondo quanto riferiscono i media locali. "La polizia di Kerala ritiene che si tratti di un incidente sospetto. Le nostre acque non sono infestate da pirati. Per questo, sparare contro pescatori innocenti, pensando che siano dei pirati, e' un crimine imperdonabile", ha affermato il ministro a margine di un evento pubblico a Chennai. Alla domanda se i maro' italiani - accusati dalle autorita' indiane di aver aperto il fuoco contro i pecsatori - verranno processati sotto la legge indiana, Vasa ha risposto: "Voglio essere molto chiaro su un punto. I colpevoli devono essere puniti. Abbiamo perso le vite preziose di due pescatori, cosa che non puo' essere perdonata ne' data per scontata".
il ministro degli Esteri, Giulio Terzi, auspica una "maggiore collaborazione" con il governo di New Delhi, una collaborazione che possa risolvere la crisi che ha portato al fermo dei due maro' italiani. "Allo stato delle cose ci sono considerevoli divergenze di carattere giuridico": ha osservato il ministro, a margine del vertice dei ministri degli Esteri del Mediterraneo Occidentale (5+5) a Villa Madama. "E non credo -ha osservato ancora il capo della diplomazia italiana- si sia sviluppata quella collaborazione tra lo Stato federale indiano e lo Stato italiano che sarebbe invece veramente auspicabile e consentirebbe una via d'uscita in tempi rapidi"
 

domenica 19 febbraio 2012

Arrestati dalla polizia indiana i due marò italiani della Enrica Lexie, che avrebbero ucciso due pescatori scambiati per pirati. L'immagine dei due soldati



I due marò arrestati (foto Times of India)
NEW DELHI - Sono stati arrestati i due marinai italiani della 'Enrica Lexie', la petroliera italiana coinvolta nell'uccisione di due pescatori indiani, secondo l'Hindustan Times online. Secondo fonti che seguono da vicino la vicenda, il console generale d'Italia a Mumbai, Giampaolo Cutillo, stamattina era sceso a terra insieme con i due fucilieri della marina, che la polizia di Kochi aveva chiesto di potere interrogare. Insieme a loro c'era anche l'addetto militare dell'ambasciata, il contrammiraglio Franco Favre.
La Enrica Lexie ormeggiata nel porto inidano
Sono Massimiliano Latorre e Salvatore Gironecapo e vicecapo del team di protezione , i due fucilieri della Marina portati a terra, riferisce la tv all news indiana Times Now. Verranno posti in custodia giudiziaria e quindi presentati nei prossimi giorni davanti a un tribunale per omicidio, ma i due hanno ribadito di essere estranei ai fatti loro contestati.  I due militari italiani potrebbero essere trattenuti per un giorno o due e quindi essere consegnati alla polizia dello Stato del Kerala a Kollam, per essere poi portati di fronte a un tribunale.
I marò ribadiscono la loro originaria versione dei fatti e cioé di aver visto cinque persone armate e di essersi limitati a sparare dei 'warning shots' cioé dei colpi di avvertimento in aria e in acqua, senza colpire l'imbarcazione. E' il racconto che i protagonisti della vicenda hanno ripetuto ieri, secondo quanto si è appreso, a tre ufficiali della Marina giunti dall'Italia per occuparsi del caso. Le fonti ricordano che una delegazione italiana dei ministeri degli esteri, della difesa e della giustizia, è attualmente al lavoro in India, come concordato ieri dal ministri degli esteri Giulio Terzi e S.M. Krishna, offrendo cosi "una cornice di riferimento diplomatica", per garantire che al di là degli sviluppi legati all'atteggiamento della polizia locale, i due governi centrali "si muovano in maniera concordata".
Nel corso dei colloqui le autorità italiane hanno insistito che l'India non poteva agire contro di loro, percé l'incidente è avvenuto in acque internazionali. Tuttavia l'affermazione non convince il comandante regionale della Guardia Costiera (ovest), ispettore generale SPS Bassora, che ha detto che il peschereccio era nella zona esclusiva dell'India, quando è stato aggredito.
Non c'è accordo tra Italia e India sulla gestione delle vicenda della petroliera Enrica Lexie e della vicenda è stato informato il premier Mario Monti. Lo rende noto la Farnesina, che riferisce che la polizia di Kochi ha compiuto "atti unilaterali" nei confronti dei due marò interrogati.  "Contatti e collaborazione tre i due governi sono ritenuti essenziali ai fini dell'accertamento dei fatti" sottolinea infine il ministero degli Esteri. 
I militari italiani indagati per l'omicidio di due pescatori, secondo la Farnesina  "sono organi dello Stato italiano e pertanto godono dell'immunità dalla giurisdizione rispetto agli stati stranieri" perché sono sulla Enrica Lexie in base ad una legge italiana e alle risoluzioni Onu sulla lotta alla pirateria. Lo afferma la Farnesina. 
Le autorità indiane avevano fissato le 8 ora locale (le 2.30 in Italia) come ultimatum per far scendere i membri dell'equipaggio e interrogarli, anche se un primo interrogatorio sarebbe cominciato già sulla petroliera. 
In precedenza la polizia indiana era salita a bordo reclamando la consegna delle due guardie, ma responsabili italiani avrebbero nuovamente opposto l'esistenza di "un difetto di giurisdizione".

Una delle preoccupazioni della delegazione  ora è che ci sia sempre una presenza italiana in tutte le diverse fasi della vicenda. In particolare, il console generale italiano a Mumbai Cutillo, in stretto contatto con l'unità di crisi della Farnesina, è sempre presente accanto alla polizia di Kochi, e si trovava a bordo della Enrica Lexie, ancorata nel porto della città dell'India meridionale. L'Italia, visto che l'incidente si è verificato in acque internazionali, ritiene che il caso debba essere gestito dalla magistratura italiana.

venerdì 17 febbraio 2012

Inchiesta per omicidio della polizia indiana per l'uccisione dei due pescatori da parte di marò imbarcati sul mercantile italiano Enrica Lexie

Il motopeschereccio circondato dalla gente al porto di Kochi
NEW DEHLI - Le autorità indiane hanno aperto un'inchiesta per omicidio dopo la morte di due pescatori, uccisi dal personale della Marina militare italiana imbarcato sul mercantile Enrica Lexie per attività anti-pirateria.

Il direttore generale della polizia indiana, P. Chandrasekharan, ha dichiarato che sono stati ritirati tutti i passaporti dei membri dell'equipaggio del mercantile italiano, ancorato nello stato meridionale del Kerala. "La polizia ha aperto un'inchiesta per omicidio nei riguardi dei membri dell'equipaggio e più avanti potranno essere aggiunti nomi o cancellati - ha precisato - il personale non sarà autorizzato a lasciare il porto fino alla conclusione delle procedure".

Stando alla versione fornita dalla Marina militare italiana, la presenza dei fucilieri del Battaglione San Marco ha dissuaso cinque predoni del mare che, mercoledì scorso, hanno tentato l'arrembaggio alla Enrica Lexie al largo della costa meridionale indiana. Secondo la marina, i fucilieri sono intervenuti secondo le procedure previste, con "warning shots", ossia esplodendo tre serie di colpi d'arma da fuoco a scopo dissuasivo; dopo l'ultima serie, l'imbarcazione dei pirati si è allontanata dalla nave italiana. 
Anche il ministero della Difesa italiano ha avviato un'inchiesta interna per fare luce sull'operato dei marò del Reggimento San Marco. Le indagini sono finalizzate a ricostruire la dinamica di un episodio che presenta ancora molti aspetti oscuri, oltre a contraddizioni e incongruenze rilevanti tra le dichiarazioni rese dalle parti coinvolte, vale a dire i militari e l'equipaggio della nave italiana da un lato e i componenti del peschereccio dall'altro.


I pescatori indiani del Kerala hanno indetto una marcia il 22 febbraio per protestare contro l'uccisione dei due colleghi. La dimostrazione si terrà al porto di Kochi, dove è ancorata la petroliera

Da parte loro, le autorità indiane hanno riferito che il peschereccio, con 11 uomini a bordo, è stato colpito mentre stava rientrando in porto dopo giorni di pesca.




"Stiamo prendendo questo problema molto sul serio. Quello che è successo è stato contro le leggi e le norme. I colpevoli dovranno essere puniti " ha detto il ministro della Difesa AK Antony sottolineando che l'India ha voluto inviare "segnali forti" sulla questione. " Questo non solo per l'India, ma per tutti gli altri. Tutti dovrebbero seguire le norme e le leggi.  
I due pescatori, nativi di Alappuzha, sono stati uccisi nella notte di mercoledì. La nave italiana è attraccata al terminal di petrolio del porto di  Kochi, dove la sicurezza è stata rafforzata. La valutazione preliminare delle autorità marittime è che le guardie armate a bordo della nave potrebbe aver sparato scambiando il peschereccio per una nave di pirati. italiana Console Generale in India, Giampaolo Cutillo, è q Kochi e ha incontrato il commissario di polizia.