I due marò arrestati (foto Times of India) |
La Enrica Lexie ormeggiata nel porto inidano |
I marò ribadiscono la loro originaria versione dei fatti e cioé di aver visto cinque persone armate e di essersi limitati a sparare dei 'warning shots' cioé dei colpi di avvertimento in aria e in acqua, senza colpire l'imbarcazione. E' il racconto che i protagonisti della vicenda hanno ripetuto ieri, secondo quanto si è appreso, a tre ufficiali della Marina giunti dall'Italia per occuparsi del caso. Le fonti ricordano che una delegazione italiana dei ministeri degli esteri, della difesa e della giustizia, è attualmente al lavoro in India, come concordato ieri dal ministri degli esteri Giulio Terzi e S.M. Krishna, offrendo cosi "una cornice di riferimento diplomatica", per garantire che al di là degli sviluppi legati all'atteggiamento della polizia locale, i due governi centrali "si muovano in maniera concordata".
Nel corso dei colloqui le autorità italiane hanno insistito che l'India non poteva agire contro di loro, percé l'incidente è avvenuto in acque internazionali. Tuttavia l'affermazione non convince il comandante regionale della Guardia Costiera (ovest), ispettore generale SPS Bassora, che ha detto che il peschereccio era nella zona esclusiva dell'India, quando è stato aggredito.
Non c'è accordo tra Italia e India sulla gestione delle vicenda della petroliera Enrica Lexie e della vicenda è stato informato il premier Mario Monti. Lo rende noto la Farnesina, che riferisce che la polizia di Kochi ha compiuto "atti unilaterali" nei confronti dei due marò interrogati. "Contatti e collaborazione tre i due governi sono ritenuti essenziali ai fini dell'accertamento dei fatti" sottolinea infine il ministero degli Esteri.
I militari italiani indagati per l'omicidio di due pescatori, secondo la Farnesina "sono organi dello Stato italiano e pertanto godono dell'immunità dalla giurisdizione rispetto agli stati stranieri" perché sono sulla Enrica Lexie in base ad una legge italiana e alle risoluzioni Onu sulla lotta alla pirateria. Lo afferma la Farnesina.
Le autorità indiane avevano fissato le 8 ora locale (le 2.30 in Italia) come ultimatum per far scendere i membri dell'equipaggio e interrogarli, anche se un primo interrogatorio sarebbe cominciato già sulla petroliera.
In precedenza la polizia indiana era salita a bordo reclamando la consegna delle due guardie, ma responsabili italiani avrebbero nuovamente opposto l'esistenza di "un difetto di giurisdizione".
Una delle preoccupazioni della delegazione ora è che ci sia sempre una presenza italiana in tutte le diverse fasi della vicenda. In particolare, il console generale italiano a Mumbai Cutillo, in stretto contatto con l'unità di crisi della Farnesina, è sempre presente accanto alla polizia di Kochi, e si trovava a bordo della Enrica Lexie, ancorata nel porto della città dell'India meridionale. L'Italia, visto che l'incidente si è verificato in acque internazionali, ritiene che il caso debba essere gestito dalla magistratura italiana.
Non c'è accordo tra Italia e India sulla gestione delle vicenda della petroliera Enrica Lexie e della vicenda è stato informato il premier Mario Monti. Lo rende noto la Farnesina, che riferisce che la polizia di Kochi ha compiuto "atti unilaterali" nei confronti dei due marò interrogati. "Contatti e collaborazione tre i due governi sono ritenuti essenziali ai fini dell'accertamento dei fatti" sottolinea infine il ministero degli Esteri.
I militari italiani indagati per l'omicidio di due pescatori, secondo la Farnesina "sono organi dello Stato italiano e pertanto godono dell'immunità dalla giurisdizione rispetto agli stati stranieri" perché sono sulla Enrica Lexie in base ad una legge italiana e alle risoluzioni Onu sulla lotta alla pirateria. Lo afferma la Farnesina.
Le autorità indiane avevano fissato le 8 ora locale (le 2.30 in Italia) come ultimatum per far scendere i membri dell'equipaggio e interrogarli, anche se un primo interrogatorio sarebbe cominciato già sulla petroliera.
In precedenza la polizia indiana era salita a bordo reclamando la consegna delle due guardie, ma responsabili italiani avrebbero nuovamente opposto l'esistenza di "un difetto di giurisdizione".
Una delle preoccupazioni della delegazione ora è che ci sia sempre una presenza italiana in tutte le diverse fasi della vicenda. In particolare, il console generale italiano a Mumbai Cutillo, in stretto contatto con l'unità di crisi della Farnesina, è sempre presente accanto alla polizia di Kochi, e si trovava a bordo della Enrica Lexie, ancorata nel porto della città dell'India meridionale. L'Italia, visto che l'incidente si è verificato in acque internazionali, ritiene che il caso debba essere gestito dalla magistratura italiana.
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