MILANO - Il ruolo di Silvio Berlusconi nella vicenda dell'intercettazione Fassino-Consorte che gli e' costato in primo grado una condanna a un anno di reclusione, fu decisivo. E' il senso delle motivazioni in cui si legge che senza l' ''apporto in termini di concorso morale'' dell'ex premier ''non si sarebbe realizzata la pubblicazione''.
''La qualità di capo della parte politica avversa a quella di Fassino, rende logicamente necessario il suo benestare alla pubblicazione della famosa telefonata''. E' un passaggio delle motivazioni.“Va considerato il periodo in cui venne effettuata la pubblicazione, a 4 mesi dalle elezioni e nel pieno delle vacanze natalizie, periodo di scarsa affluenza di notizie politiche più importanti: l'interesse politico delle intercettazioni era pertanto evidente così come la volontà di darvi risalto". I giudici hanno ritenuto di non concedere le attenuanti generiche all'ex premier tenendo conto "della sua qualità di pubblico ufficiale" e "della lesività della condotta nei confronti della Pubblica Amministrazione".
"Le motivazioni della sentenza riguardante la cosiddetta vicenda 'Unipol', dimostrano ancora una volta la impossibilità di celebrare dei processi a Silvio Berlusconi a Milano. Tale decisione appare ancor più straordinaria visto che ad un incensurato si negano non solo le attenuanti generiche ma anche la sospensione condizionale, confermando vieppiù il pregiudizio". Lo affermano, in una nota, gli avvocati Niccolò Ghedini e Piero Longo, difensori dell'ex premier, che parlano di assenza di "logica giuridica".
"Le osservazioni contenute in sentenza, totalmente smentite dai testi in dibattimento per la posizione di Paolo Berlusconi sulla sua effettiva partecipazione alla pubblicazione dell'intercettazione e per cui non v'é il benché minimo indizio, divengono prive di ogni logica giuridica per il Presidente Berlusconi", affermano i due legali. Secondo Ghedini e Longo, "il Presidente Berlusconi viene condannato per concorso morale e quindi non già per aver posto in essere qualche condotta specifica ma per aver rafforzato il proposito del fratello Paolo proprietario ed editore del Giornale. Mai nessuno ha potuto prospettare alcunché in proposito ed anzi colui che ha consegnato l'intercettazione ha affermato che il Presidente Berlusconi non l'ha mai ascoltata. Parimenti Paolo Berlusconi ha ripetutamente ribadito che Silvio Berlusconi mai se n'era interessato. E' una sentenza dunque basata sull'incredibile principio del 'cui prodest', che non potrà che essere riformata nei gradi successivi".
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