giovedì 5 luglio 2012

La Vigilanza Rai ha eletto il Cda: 4 pdl, 2 Pd, 1 Terzo Polo



ROMA  - La Vigilanza ha eletto il cda della Rai, dopo la fmata nera di ieri e le susseguenti polemiche. Eccoli:  Antonio Pilati, Antonio Verro, Maria Luisa Todini, Guglielmo Rositani tutti con cinque voti, da parte di Pdl e Lega; Gherardo Colombo e Benedetta Tobagi con cinque voti, indicati dal Pd; Rodolfo De Laurentiis, con cinque voti, per il Terzo Polo. Ci sono stati quattro voti per Flavia Nardelli, non ha votato Beltrandi.

A ben leggere i nomi, si capisce che gli equilibri del vecchio Cda sono stati ricalcati: quattro sono infatti i consiglieri in quota Pdl-Lega (Verro, Rositani, Pilati e Todini), due quelli del Pd (TObagi e Colombo) e 1 per l'Udc (De Laurentis). Eppure, al di là dell'elezione, data oggi per scontata, quello che fa discutere è l'avvicendamento del pidiellino Amato con Pasquale Viespoli. La decisione di ieri di Schifani è stata contestata, in apertura di seduta della Vigilanza, sia dal Pd Fabrizio Morri che da Pancho Pardi (Idv).

Morri ha sottolineato che è scandaloso l'avvicendamento di un componente di una commissione bicamerale senza il suo consenso ("E Amato non si è dimesso, ha detto Morri), mentre Pardi ha messo l'accento sul fato che "Schifani ha prevaricato Fini". Trattandosi infatti di una commissione bicamerale, ha fatto notare l'esponente Idv, "la decisione su una eventuale sostituzione di un componente doveva essere presa d'accordo tra i due presidenti, non dal solo presidente del Senato".

Sul tema, però, è intervenuto lo stesso Viespoli, che ha annunciato di aver votato per Luisa Todini, "donna, esperta politica e manager, quindi candidata d'equilibrio". "Per quanto riguarda la mia nomina - ha spiegato - ho scritto reiteratamente a entrambi presidenti delle Camere per sottolineare la mancata rappresentanza del mio gruppo in commissione di vigilanza. In data 18 giugno il presidente della Camera, Gianfranco Fini, mi ha risposto con una lettera, facendo presente che a tal proposito doveva esprimersi il solo presidente del Senato, considerato che 'Coesione Nazionale' esiste solo a palazzo Madama. E così è stato".

Adesso, però, la decisione è presa e il cda eletto e quindi il vicepresidente Giorgio Merlo, del Pd, auspica che "la Rai riparta", affrontando due questioni di fondo: "la salvaguardia e la conservazione del pluralismo nella sua programmazione quotidiana e il contenimento delle spese e dei costi aziendali". Il prossimo appuntamento della Vigilanza, invece, sarà con la elezione del presidente indicato dal Premier Mario Monti, Anna Maria Tarantola insieme al direttore generale Luigi Gubitosi. Una partita ancora tutta da giocare.

Molto duro il commento dell'Idv. "Siamo di fronte a un vero e proprio golpe - ha detto Di Pietro - E' stato cambiato il collegio elettorale mentre erano in corso le votazioni: una lesione inaccettabile della democrazia. Una truffa a cui il presidente del Senato si è prestato e per questo dovrà risponderne. "A questo punto - ha esortato il leader Idv- il Governo non può più trincerarsi, come ha fatto finora, dietro la nefasta legge Gasparri. Occorrono misure straordinarie. Visto che questo esecutivo va avanti a colpi di decreto, questa volta abbia il coraggio di farne uno che abbia realmente i criteri di necessità e urgenza: modifichi radicalmente la legge Gasparri, che ha consentito tale scempio".

Meno tranchant il commento del presidente della Commissione di Vigilanza sulla Rai, Sergio Zavoli: "Possiamo comunque compiacerci che al di là di imprecisioni e incongruenze, contraddizioni e malesseri, manifestati legittimamente anche in quest'aula, qualcosa da oggi non sarà più come prima nel rapporto tra una politica malintesa e l'Azienda. Il segno dell'apertura di un varco c'è stato e va colto in un momento difficile per il Paese, che chiede a tutti legittimità e confronto, coesione e spirito costruttivo".



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