giovedì 5 luglio 2012

Il 35% delle famiglie italiane ha diminuito la quantità e la qualità dei prodotti alimentari acquistati nel 2011


ROMA -  Il 35,8% delle famiglie nel 2011 ha diminuito la quantità e o la qualità dei prodotti alimentari acquistati rispetto al 2010. Lo riferisce l'Istat per il quale la Lombardia è la regione con la spesa media mensile delle famiglie più elevata (3.033 euro), seguita dal Veneto (2.903 euro). Fanalino di coda, anche nel 2011, è invece la Sicilia con una spesa media mensile di 1.637 euro.
La maggior parte delle famiglie (il 67,5%) effettua la spesa alimentare - riferisce l'Istat - presso il supermercato, che si conferma il luogo di acquisto prevalente, nonostante una lieve flessione.  Sempre più famiglie acquistano all'hard discount, soprattutto nel Mezzogiorno. Secondo quanto rileva l'Istat, nel 2011 alla spesa per generi alimentari e bevande viene destinato, in media, il 19,2% della spesa totale, quota in leggero aumento rispetto al 19,0% del 2010. Tale aumento si osserva soprattutto nel Mezzogiorno, dove la spesa alimentare arriva a rappresentare il 25,6% della spesa totale (era il 25,0% nel 2010); in particolare, per la carne la quota sale dal 5,7% al 5,9%. 
Tra il 2010 e il 2011 risultano in contrazione, su tutto il territorio nazionale e in particolare nel Centro e nel Mezzogiorno, le spese destinate all'abbigliamento e alle calzature. Crescono, anche per effetto dell'aumento dei prezzi, le quote di spesa - riferisce ancora l'istituto di statistica - destinate all'abitazione (dal 28,4% al 28,9%) e ai trasporti (dal 13,8% al 14,2%).
La Lombardia, si legge nell'analisi dell'Istat, è dunque la regione con la spesa media mensile più elevata (3.033 euro), seguita dal Veneto (2.903 euro). Ultima la Sicilia. Il Centro, invece, presenta le più elevate quote di spesa destinate all'abitazione (32,4%), in particolare nel Lazio e in Toscana, dove si raggiungono rispettivamente il 33,9% e il 32,6%.  Per quanto riguarda l'istruzione, la quota di spesa varia da un massimo del 2,0% in Basilicata ad un minimo dello 0,6% in Campania; per beni e servizi sanitari, la quota di spesa passa dal 4,9% del Trentino Alto Adige al 2,8% della Campania.

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