lunedì 3 febbraio 2014

Gallarate, assaltato furgone penitenziario, llberato un ergastolano, morto uno dei banditi

Domenico Cutrì, evaso
GALLARATE - Un commando armato poco dopo le 15 ha assaltato un furgone della polizia penitenziaria a Gallarate (Varese), in via Milano, vicino al Tribunale e ha liberato il detenuto calabrese Domenico Cutrì, 34 anni. L'uomo liberato stava scontando un ergastolo per omicidio ed era detenuto nel carcere di Busto Arsizio.. Secondo le prime informazioni sono stati esplosi alcuni colpi di pistola e due persone sono rimaste ferite.  Anche uno dei banditi assalitori è morto: il suo corpo è stato abbandonato davanti all'ospedale di Magenta (Milano): si tratta del fratello di Domenico Cutrì, Antonino, colpito da pallottole durante la sparatoria.
L'uomo è stato liberato vicino al Tribunale dove era in programma un'udienza per un processo sull'emissione di assegni falsi. Le due persone ferite, secondo i soccorritori del 118, non sarebbero gravi. Nell'assalto del commando hanno subito lievi ferite due agenti di polizia, che ora sono ricoverati per accertamenti al pronto soccorso dell'ospedale di Gallarate. C'è stata una sparatoria ma, secondo le ricostruzioni, le ferite non sono provocate da colpi d'arma da fuoco. Infatti gli assalitori hanno aggredito gli agenti mentre stavano per uscire dal Tribunale di Gallarate, favorendo la fuga del complice. Uno dei due agenti, spinto dalle scale ha riportato un trauma cranico. L'altro ha dei problemi agli occhi perchè i malviventi hanno usato uno spray urticante.
Sono quattro le persone che hanno partecipato all'assalto- La polizia ha diramato le caratteristiche dell'auto usata per la fuga dai banditi: una C3 di colore nero targata EM 197 ZE. 
Domenico Cutrì scontava una pena all'ergastolo per omicidio. L'uomo era stato condannato in appello per l'uccisione di Luckasz Kobrzeniecki, un polacco di 22 anni freddato a colpi di pistola nel 2006 a Trecate (Novara). Cutrì, secondo le accuse, era al volante dell'auto da cui partirono gli spari che la notte del 15 giugno di otto anni fa uccisero la vittima. Arrestato tre anni dopo, si è sempre professato innocente. La condanna in primo grado nel luglio 2011. Cutrì, sempre secondo l'accusa, fece eliminare Kobrzeniecki perché riteneva che avesse fatto delle avances alla sua fidanzata. A compiere materialmente l'omicidio Manuel Martelli, condannato nell'ottobre 2012 a 16 anni di carcere con il rito abbreviato. Tre anni per lo stesso omicidio a Luca Greco, imputato di favoreggiamento (avrebbe intralciato le indagini e fornito un alibi fasullo a Cutrì). Nel processo d'appello a favore di Cutrì, difeso dall'avvocato Giulia Bongiorno, testimoniò una donna di origini calabresi, sostenendo che all'ora del delitto avevano avuto un appuntamento galante nell'abitazione di Cutrì. Una versione emersa soltanto a distanza di anni, perché la donna temeva che il marito potesse scoprire quella relazione clandestina. L'alibi, però, non convinse il procuratore generale di Torino Vittorio Corsi, che dispose ulteriori accertamenti. A smontarlo le testimonianze del titolare e del portiere di un albergo di Vittuone (Milano), dove l'uomo si trovava realmente come hanno poi confermato anche i registri dell'hotel.

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