venerdì 5 aprile 2013

In Corea del Nord, che invita le ambasciate a rimpatriare gli staff, ci sono solo 10 italiani



SEUL - Al momento in Corea del Nord si trovano meno di una decina di italiani. Vi e' un ufficio di cooperazione che e' operativo da una decina di anni, che non e' una missione diplomatica e dove lavora un solo cittadino italiano come esperto di cooperazione, mentre pochi altri italiani , "meno di una decina" lavorano per agenzie internazionali di cooperazione. Lo hanno detto all'Adnkronos fonti dell'ambasciata italiana a Seul, interpellate dopo che il governo nordcoreano ha avvisato oggi le ambasciate presenti a Pyongyang di non poterne garantire la sicurezza in caso di conflitto dopo il 10 aprile.
A far crescere la tensione, infatti,  c'è  la decisione del regime nordcoreano che ha chiesto a tutte le ambasciate straniere a Pyongyang di iniziare a organizzare il rimpatrio dello staff. Lo ha precisato il ministro degli esteri russo Sergei Lavrov a Tashkent per una riunione dei paesi della Comunita' degli stati indipendenti. ''La proposta e' stata fatta a tutte le ambasciate a Pyongyang e ora noi stiamo cercando di capire meglio la situazione'', ha aggiunto il capo della diplomazia di Mosca precisando che la Russia lavora ''a stretto contatto'' con i partner cinesi e con le controparti di Stati Uniti, Corea del Sud e Giappone nello sforzo di capire l'annuncio inatteso delle autorita' nordcoreane.
Il Foreign Office britannico poco dopo ha confermato che la propria ambasciata a Pyongyang ha ricevuto un messaggio dal governo nordcoreano che afferma che non puo' garantire la sicurezza delle sedi diplomatiche in caso di conflitto dopo il 10 aprile."Ma non ci e' stato richiesto di evacuare le sedi diplomatiche - ha poi aggiunto - non abbiamo piani immediati di evacuazione ed incoraggiamo la Corea del Nord a dialogare con la comunita' internazionale e comportarsi con senso di responsabilita'".


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