SANA’A - Il timore di attacchi terroristici ha spinto la Germania e la Gran Bretagna a chiudere nelle giornate di domani e lunedi' le proprie sedi diplomatiche nello Yemen. Nel frattempo, Londra invita i propri cittadini a lasciare il Paese. La decisione giunge dopo che gli Stati Uniti hanno diffuso un allarme terrorismo a livello mondiale e deciso la chiusura di 21 sedi diplomatiche in 17 Paesi a partire da domani. I Paesi coinvolti vanno dall'Algeria al Bangladesh, in un arco che comprende Nordafrica, Medio Oriente e altri Paesi islamici.
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sabato 3 agosto 2013
venerdì 2 agosto 2013
Una serie di ambasciate Usa chiuse domenica dopo segnalazioni di possibili attentati
WASHINGTON - Domenica prossima alcune ambasciate e consolati americani rimarranno chiusi o dovranno sospendere le loro attività. Una misura, ha precisato la portavoce del dipartimento di Stato americano Marie Harf, citata dalla stampa locale, che gli Stati Uniti hanno deciso a seguito di alcune "informazioni", ma in via del tutto precauzionale, per "abbondanza di cautela". Harf non ha riferito quali o quante ambasciate verranno chiuse, né quali siano state le informazioni ricevute, ma ha chiarito che il provvedimento si potrebbe prolungare, "dipende dalle nostre analisi".
Un alto funzionario del dipartimento di Stato ha detto a Nbc News che tutte le ambasciate che generalmente sono aperte la domenica, soprattutto quelle in Israele e nei Paesi musulmani, dove la domenica è un normale giorno lavorativo, saranno chiuse il 4 agosto, per, ha ribadito anche lui, "un'abbondanza di cautela". I funzionari, scrive ancora Nbc News, sostengono che la minaccia sembra avere avuto origine dal Medio Oriente, che sia legata ad al-Qaeda e che riguarderebbe le sedi oltremare, ma non quelle interne agli Usa.
Domenica sarà il 52esimo compleanno del presidente Obama, ma sarà anche il giorno in cui giurerà il nuovo presidente dell'Iran, Hassan Rowhani.
venerdì 5 aprile 2013
In Corea del Nord, che invita le ambasciate a rimpatriare gli staff, ci sono solo 10 italiani
SEUL - Al momento in Corea del Nord si trovano meno di una decina di italiani. Vi e' un ufficio di cooperazione che e' operativo da una decina di anni, che non e' una missione diplomatica e dove lavora un solo cittadino italiano come esperto di cooperazione, mentre pochi altri italiani , "meno di una decina" lavorano per agenzie internazionali di cooperazione. Lo hanno detto all'Adnkronos fonti dell'ambasciata italiana a Seul, interpellate dopo che il governo nordcoreano ha avvisato oggi le ambasciate presenti a Pyongyang di non poterne garantire la sicurezza in caso di conflitto dopo il 10 aprile.
A far crescere la tensione, infatti, c'è la decisione del regime nordcoreano che ha chiesto a tutte le ambasciate straniere a Pyongyang di iniziare a organizzare il rimpatrio dello staff. Lo ha precisato il ministro degli esteri russo Sergei Lavrov a Tashkent per una riunione dei paesi della Comunita' degli stati indipendenti. ''La proposta e' stata fatta a tutte le ambasciate a Pyongyang e ora noi stiamo cercando di capire meglio la situazione'', ha aggiunto il capo della diplomazia di Mosca precisando che la Russia lavora ''a stretto contatto'' con i partner cinesi e con le controparti di Stati Uniti, Corea del Sud e Giappone nello sforzo di capire l'annuncio inatteso delle autorita' nordcoreane.
Il Foreign Office britannico poco dopo ha confermato che la propria ambasciata a Pyongyang ha ricevuto un messaggio dal governo nordcoreano che afferma che non puo' garantire la sicurezza delle sedi diplomatiche in caso di conflitto dopo il 10 aprile."Ma non ci e' stato richiesto di evacuare le sedi diplomatiche - ha poi aggiunto - non abbiamo piani immediati di evacuazione ed incoraggiamo la Corea del Nord a dialogare con la comunita' internazionale e comportarsi con senso di responsabilita'".
giovedì 1 dicembre 2011
L'Italia richiama il nostro ambasciatore a Teheran
| L'assalto all'ambasciata inglese |
"Abbiamo deciso di richiamare per consultazioni il nostro ambasciatore a Teheran per un approfondimento doveroso della situazione, il tutto in stretto contatto con altri partner europei" ha detto Terzi a Bruxelles aggiungendo che si è lanciato "un segnale chiaro e condiviso". "Noi vogliamo sapere quali sono le concrete garanzie di sicurezza per il nostro personale diplomatico - ha affermato il titolare della Farnesina - dopodichè decideremo sulla base di quello che ci dirà il nostro ambasciatore".
Seguendo l'esempio di Regno Unito e Norvegia, anche la Germania ha deciso di ritirare parte del proprio personale diplomatico dall'Iran. Gli attacchi contro l'ambasciata britannica a Teheran hanno avuto l'effetto di compattare le file dei paesi ostili al regime di Mahmoud Ahmadinejad. Il ministro degli Esteri tedesco Guido Westerwelle si allinea dunque al gruppo di colleghi - capeggiato dal britannico William Hague - che chiede più dure sanzioni contro l'Iran. Successivamente anche la Spagna ha deciso il richiamo del proprio diplomatico. In una nota il ministero spagnolo ha precisato di avere espresso "la condanna più ferma del governo" di Madrid dopo le violenze di Teheran, che "violano gli obblighi imposti all'Iran dalla Convenzione di Vienna".
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