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giovedì 4 giugno 2015

IL CAIRO, annullata l'assoluzione di Mubarak


IL CAIRO, 4 giugno - La corte di Cassazione egiziana, accogliendo ricorsi della procura, "ha annullato" il verdetto di assoluzione dell'ex-presidente egiziano Hosni Muburak per la morte dei manifestanti nel 2011 ed ha  fissanto l'apertura di nuovo processi  per ii 5 novembre prossimo. Lo ha annunciato l'agenzia Mena.
La nuova sentenza sarà  "definitiva, assoluta e senza appello" , riferiscono media egiziani, tra cui la tv di Stato, citando il comunicato della Cassazione sull'annullamento dell'assoluzione. Il processo sarà celebrato direttamente in Cassazione, ha stabilito la corte.

venerdì 31 ottobre 2014

La morte di STEFANO CUCCHI: tutti assolti in appello, anche i medici

Stefano Cucchi
ROMA - Tutti assolti, anche i medici. Questa la sentenza della corte d'appello di Roma per la morte di Stefano Cucchi, il geometra romano arrestato il 15 ottobre 2009 per droga e deceduto una settimana dopo nell'ospedale 'Sandro Pertini'. In primo grado furono condannati solo i medici per omicidio colposo. Assolti quindi il primario del Reparto detenuti del 'Pertini', Aldo Fierro, i medici Stefania Corbi, Flaminia Bruno, Luigi De Marchis Preite e Silvia Di Carlo e Rosita Caponetti; gli infermieri Giuseppe Flauto, Elvira Martelli e Domenico Pepe; gli agenti della Penitenziaria Nicola Minichini, Corrado Santantonio e Antonio Domenici.

Assolti per insufficienza di prove. Questa la motivazione della Corte d'Appello per l'assoluzione dei sei medici, tre infermieri e tre agenti della penitenziaria imputati nel processo per la morte di Stefano Cucchi. La sentenza ai sensi dell'articolo 530 secondo comma che richiama appunto l'insufficienza di prove.

giovedì 16 ottobre 2014

L’assoluzione di BERLUSCONI: non sapeva che Ruby era minorenne e non ha minacciato la polizia

MILANO - "La conoscenza della minore età di Ruby da parte di Silvio Berlusconi è circostanza non assistita da adeguato supporto probatorio". Lo scrive la Corte d'Appello di Milano nelle motivazioni della sentenza con cui a luglio ha assolto il leader di Fi dalle accuse di concussione e prostituzione minorile. E' stata però "acquisita prova certa dell'esercizio di attività prostitutiva ad Arcore in occasione delle serate in cui partecipò Karima El Mahroug".
"Nessuna minaccia alla polizia" - I giudici scrivono poi che, "in ordine al delitto di concussione non vi è prova dell'ascrivibilità a Silvio Berlusconi di una intimidazione costrittiva nei confronti" del capo di Gabinetto della Questura di Milano Pietro Ostuni. E ancora, "deve escludersi che la costrizione mediante minaccia fosse l'unico strumento per riuscire a ottenere l'affidamento di Karima El Marough a Nicole Minetti". 

"Berlusconi non sapeva la sua età" - Secondo i magistrati, poi, nel condannare Berlusconi a 7 anni di carcere anche per il reato di prostituzione minorile (oltre alla concussione) il Tribunale "perviene alla dimostrazione del dolo dell'imputato attraverso una doppia presunzione: che Emilio Fede fosse consapevole della minore età di Ruby nel momento in cui la rivide ad Arcore", dopo il primo incontro al concorso di bellezza in Sicilia, e "che Fede ne abbia informato Berlusconi". 
Tra l'altro, si legge ancora nel documento, la giovane "non aveva alcun interesse a confessare la sua minore età" e poi dalla "consapevolezza della minore età in capo a Emilio Fede non può comunque trarsi la prova certa di analoga consapevolezza in Berlusconi". Secondo la Corte, infatti, la "'logica che presiede il corso delle vicende umane' non è regola di esperienza idonea a reggere la conclusione cui perviene il Tribunale".
E ancora, secondo i giudici, la consapevolezza da parte del leader di Forza Italia che Ruby fosse minorenne "quand'anche fosse ritenuta pienamente dimostrata" non sarebbe "sufficiente a dare prova certa del dolo dell'imputato", assolto dall'accusa di prostituzione minorile con la formula "perché il fatto non costituisce reato".

"Prove della sua prostituzione ad Arcore" - La Corte d'Appello scrive poi che è stata "acquisita prova certa dell'esercizio di attività prostitutiva ad Arcore in occasione delle serate in cui partecipò Karima El Mahroug" che si "fermà a dormire almeno due volte" a Villa San Martino. 


Il testo continua: "Senza qui dilungarsi oltre sui riscontri che le intercettazioni, gli esiti delle perquisizioni e i successivi accertamenti di pg hanno fornito anche in ordine ad altri dettagli narrati da Karima El Mahroug, a proposito delle ingenti somme di denaro in contante e dei gioielli consegnati da Berlusconi alle ragazze partecipanti alle serate, dell'assenza di controlli sugli invitati ad Arcore, delle spese che l'imputato si accollava per la conduzione degli immobili occupati da molte frequentatrici delle serate, deve in conclusione convenirsi con il Tribunale sul fatto che sia stata acquisita prova certa dell'esercizio di attività prostituitva ad Arcore". E anche nelle serate in cui "partecipò" Ruby, "otto serate in tutto" nelle quali "la giovane marocchina si fermò a dormire almeno due volte presso la residenza del Presidente del Consiglio".

mercoledì 18 giugno 2014

Il pentito Iovine: con 250mila euro mi sono comprato in Appello l’assoluzione da due omicidi

Il pentito Antonio Iovine
NAPOLI - Antonio Iovine, il boss della camorra da poco diventato collaboratore di giustizia, in un interrogatorio depositato dai pm della Dda, ha rivelato di aver versato 250mila euro a un giudice e un avvocato per "aggiustare" un processo in appello relativo a un duplice omicidio. Secondo il pentito dei Casalesi esisteva una "struttura che girava per il tribunale di Napoli" per corrompere i giudici. Sempre a quanto si è appreso, Iovine ha dichiarato che il suo legale, avvocato Michele Santonastaso, attualmente detenuto per un'altra inchiesta, gli disse che occorreva la somma di 250mila euro da consegnare a un giudice e a un avvocato per ottenere l'assoluzione in appello nel processo.
E Iovine fu in effetti assolto in appello, dopo essere stato condannato in primo grado all'ergastolo, per il duplice omicidio avvenuto nel Casertano. Dopo il suo pentimento, Iovine ha invece confessato di essere stato l'autore dei delitti. 

La Procura di Roma ha aperto un fascicolo con l'ipotesi di reato di corruzione in relazione alle dichiarazioni di Iovine. Il pentito sarà ascoltato. Le carte trasmesse per competenza dai magistrati partenopei sono all'attenzione dei pm romani da alcuni giorni. Gli inquirenti capitolini, in base a quanto filtra, interrogheranno Iovine che nelle sue dichiarazioni tirerebbe in ballo anche un ex giudice della Corte d'Assise d'Appello di Napoli già sotto processo a Roma per il reato di rivelazione del segreto d'ufficio e abuso d'ufficio.

mercoledì 26 febbraio 2014

Via Poma: assoluzione definitiva per Raniero Busco


ROMA - La Cassazione ha confermato la sentenza di assoluzione in appello di Raniero Busco, per la uccisione in un ufficio di via Poma a Roma di Simonetta Cesaroni. La sentenza è stata resa nota dalla Suprema Corte alle 21.10.
Urla di gioia dalla villetta di Raniero Busco a Roma dopo la notizia della sentenza della Cassazione. Alcune ore prima alcuni amici e parenti erano arrivati nella villetta, che si trova nel quartiere Morena, alla periferia sud di Roma, per sostenere da vicino Raniero in attesa della sentenza. "E' la fine di un incubo". Così Raniero Busco ha commentato l'esito della sentenza. A riferirlo al citofono sono alcuni suoi amici, riuniti con Busco all'interno della sua villa a Roma. "Mio marito ed io siamo felicissimi, ci siamo liberati da un incubo. Adesso questa vicenda è finalmente sepolta": così Roberta Milletarì, moglie di Raniero Busco, ha commentato l'assoluzione definitiva del marito. "Sono estremamente soddisfatto di questa decisione della Cassazione, e, del resto, non poteva che essere così, perché l'assoluzione era perfettamente motivata": così Franco Coppi, difensore di Raniero Busco. "Rimane il dispiacere per il barbaro omicidio di una giovane ragazza - aggiunge Coppi- e spero che presto prendano il colpevole. Come cittadino, dopo il verdetto, esprimo fiducia nella giustizia".
"Siamo ovviamente delusi da questo verdetto di assoluzione perché c'erano forti incongruenze. Adesso quello di Via Poma resta un delitto senza colpevoli. Rimaniamo convinti che c'erano elementi importanti contro Busco". Questo il commento dell'avvocato Federica Mondani, legale di parte civile dei familiari di Simonetta Cesaroni, alla lettura del verdetto della Cassazione.

venerdì 8 novembre 2013

Pescara: strangolò la moglie, confessa dopo 22 anni. Assolto (prescrizione del reato)

Teresa Bottega, uccisa dal marito 23 anni fa
PESCARA - "Si è goduto la vita". E' l'amara conclusione cui i familiari di Teresa Bottega, la donna uccisa nel Pescarese nel marzo del 1990 dal marito Giulio Cesare Morrone, per il cui omicidio, confessato dopo 22 anni, non sconterà nemmeno un giorno di galera. Il motivo? Il gup del tribunale di Pecara ha deciso che quel delitto è prescritto, perché durante il processo con rito abbreviato che si è tenuto nel 2013, il giudice non ha riconosciuto i futili motivi.
Solo quella aggravante, infatti, avrebbe reso il reato imprescrittibile. Per l'articolo 157 del Codice Penale, non vi è prescrizione di reati che prevedono la pena dell'ergastolo. E, in questo caso, il non riconoscimento delle aggravanti, ha permesso a Morrone di evitare appunto il carcere a vita, anticamera della prescrizione del reato, dopo 22 anni.
All’epoca il caso venne rubricato come scomparsa volontaria, dato che la donna, 35enne, sembrava essersi allontanata per ragioni legate ai rapporti incrinati con il marito. La denuncia di scomparsa venne fatta dalle sorelle sette mesi dopo, nell’ottobre del 1990, e il marito confermò l’allontanamento della moglie aggiungendo che già un’altra volta la 35enne se n’era andata dopo un litigio.
Molti anni dopo la confessione, prima al parroco e poi agli inquirenti. Infine il processo e la sentenza, scandalosa per i familiari della vittima, e la libertà
Il Tribunale di Pescara, con il GUP Sarandrea, ha infatti sancito il "non doversi procedere per intervenuta prescrizione" per l'uomo, che ha mantenuto il segreto per 23 anni, fino a quando un uomo si è rivolto alla Squadra Mobile dopo aver ricevuto una confidenza da un parroco vicino a Morrone, che sapeva del delitto. Il Pm aveva chiesto 16 anni di carcere per Morrone. L'uomo, fuori dall'aula ha esclamato "Sia lodato Gesù Cristo". 
«L’ho uccisa in casa, era mattina ma il giorno preciso non lo so, domandate alle sorelle, loro ricordano». Era cominciata così la confessione di Giulio Cesare Morrone, 56 anni, davanti agli uomini della Mobile. «Le ho stretto le mani al collo, lei ha smesso di respirare». La famiglia viveva in una palazzina di Santa Teresa di Spoltore, in via Lago di Garda 6. Quella mattina del 6 o del 7 marzo 1990, i coniugi sono soli in casa. La figlia di 13 anni è a casa dei nonni paterni, il figlio di 11 aspetta sotto casa che il papà lo porti a scuola. «E ho fatto così. L’ho accompagnato, poi sono tornato a casa.Il corpo l’ho messo in un cesto grande e con quello sono sceso in garage attraverso una scala interna». Doveva augurarsi di non incontrare nessuno e nessuno ha incontrato. A quel punto ha caricato il corpo nel bagagliaio e si è messo in macchina: «Non sapevo dove andare, ero in trance, ho guidato senza sapere dove andare. Mi sono ritrovato in autostrada, direzione nord e poi a Ferrara ma non lo so perchè mi sono fermato in quel posto». Quel posto sarebbe Bombeno: «Mi ricordo il cartello, ho dimenticato tutto, il cartello no».

Riapre il bagagliaio, prende il cesto, pesa poco: la donna negli ultimi tempi era dimagrita, pesava 50 chili. E butta il canestro in un fiume: «Non lo so se era un fiume, poteva essere un torrente, un canale». Rientra in macchina e guida verso Pescara: «Sono arrivato che era buio». Per andare quattro ore e quattro per tornare.