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venerdì 7 novembre 2014

CASO CUCCHI, la famiglia denuncia il medico legale dell’accusa

ROMA - La procura di Roma ha aperto un fascicolo senza ipotesi di reato, né indagati, in seguito all'esposto presentato dalla famiglia di Stefano Cucchi nei confronti del medico legale Paolo Arbarello con riferimento alla perizia del processo di primo grado. Il fascicolo aperto sarà circoscritto agli episodi indicati nell'esposto e non costituisce l'avvio di nuove indagini sulla morte del giovane. Quest'ultime, come precisato nei giorni scorsi, saranno subordinate all'esame di tutto il carteggio e delle motivazioni di assoluzione della corte di assise di appello di medici, infermieri e guardie penitenziarie. A seguire gli accertamenti sarà il procuratore Giuseppe Pignatone.
Intanto si registra un colloquio tra lo stesso procuratore della repubblica di Roma Giuseppe Pignatone con Ilaria Cucchi e l'avvocato di famiglia Fabio Anselmo. "E' stato un confronto cordiale, significativo e costruttivo" ha dichiarato il legale. Probabilmente al centro del colloquio i possibili sviluppi che potrebbe prendere la vicenda della morte di Stefano Cucchi alla luce dell'ipotesi di riapertura dell'inchiesta giudiziaria.

"Non ci interessa un colpevole ad ogni costo - ha aggiunto Anselmo - a noi interessa che il caso Cucchi venga trattato come un omicidio preterintenzionale, perché questo è un caso di omicidio preterintenzionale. Poi è fisiologico che in un processo che gli imputati possano o meno essere condannati, ma i presunti autori di un pestaggio non possono essere processati per il reato di lesioni lievi colpose".

lunedì 3 novembre 2014

CASO STUCCHI, i familiari dal procuratore: si rivedranno tutti gli atti sin dall’inizio


ROMA - Il procuratore Pignatone si è impegnato a rivedere tutti gli atti sin dall'inizio". E' quanto ha riferito Ilaria Cucchi dopo l'incontro con il capo della Procura di Roma, dopo l’assoluzione degli imputati per la morte in carcere del fratello Stefano. Intanto il sindacato di polizia penitenziaria Sappe ha depositato a Roma una querela nei confronti di Ilaria Cucchi. Lo rende noto lo stesso sindacato in una nota, in cui afferma: "Dopo essersi improvvisata aspirante deputato prendiamo atto che Ilaria Cucchi vorrebbe ora vestire i panni di pm magari consegnando quelli da giudice al suo difensore per confezionare una sentenza sulla morte del fratello Stefano che più la soddisfi".

domenica 2 novembre 2014

STEFANO CUCCHI, il procuratore capo di Roma: pronti, se sarà il caso, a riaprire le indagini

Giuseppe Pignatone
ROMA - "Se emergeranno fatti nuovi o comunque l'opportunità di nuovi accertamenti, la Procura di Roma è sempre disponibile, come in altri casi, più o meno noti, a riaprire le indagini". Lo afferma il procuratore della Repubblica di Roma, Giuseppe Pignatone, in relazione alla vicenda di Stefano Cucchi. "Non è accettabile che una persona muoia, non per cause naturali, mentre è affidata alla responsabilità degli organi dello Stato", ha aggiunto. "La responsabilità penale però - aggiunge Pignatone - è, come vuole la Costituzione, personale, e non collettiva, e deve essere riconosciuta dalle sentenze dei giudici, che tutte meritano assoluto rispetto anche quando, come nel caso di specie, tra loro contrastanti e, a parere dell'ufficio di procura, in tutto o in parte non condivisibili".
Secondo Pignatone, "nel caso in questione, poi, la sentenza di appello non è ancora definitiva e non se ne conoscono le motivazioni; essa, peraltro, giunge dopo un lungo e complesso iter processuale nel corso del quale tutte le parti, pubbliche e private, hanno potuto richiedere ai giudici gli accertamenti e gli approfondimenti ritenuti opportuni o necessari". 

"Per quanto mi riguarda - aggiunge Pignatone - incontrerò volentieri, come già altre volte in passato, se lo vorranno al mio rientro in sede, i familiari di Stefano Cucchi e il loro difensore. Se dalle loro prospettazioni e dalla lettura della sentenza di appello emergeranno fatti nuovi o l'opportunità saremo disponibili a cercare nuove prove nel rispetto, ovviamente, delle regole dettate dalla legge".

La sorella di Stefano Cucchi: dovranno uccidermi per fermarmi

Ilaria Cucchi
MILANO - La sorella di Stefano Cucchi, Ilaria, che da quel 15 ottobre 2009 si batte per conoscere la verità sulla morte del giovane, andrà avanti: "Mi devono uccidere per fermarmi", dice dopo la sentenza che ha assolto tutti gli imputati. "Non ce l'ho con i giudici di appello - aggiunge - ma adesso da cittadina comune mi aspetto il passo successivo e cioè ulteriori indagini, cosa che chiederò al procuratore capo Pignatone". Ilaria Cucchi spiega che "il prossimo passo è la Cassazione e la Corte europea. Non è finita qui. Se lo Stato non sarà in grado di giudicare se stesso, faremo l'ennesima figuraccia davanti alla Corte europea. Sono molto motivata".
Ospite a Che Tempo che fa ribadisce: "La sentenza d'appello è stata il fallimento della Procura di Roma". Aggiunge: "Le pressioni indebite ci sono state nei nostri riguardi, facendo in modo che noi subissimo un processo di primo grado lunghissimo che era principalmente un processo a Stefano; è stato un processo alla vittima".
Il 'caso Cucchi' non finisce qui". Sono le parole anche di Fabio Anselmo, legale della famiglia: "Ora aspetteremo le motivazioni della sentenza per preparare il nostro ricorso per Cassazione ma intraprenderemo anche un'azione legale nei confronti del ministero" della Giustizia, "affinchè si possa riconoscerne la responsabilità rispetto alla morte di Stefano". Secondo la difesa della famiglia Cucchi da entrambi i processi emerge che un pestaggio nelle celle del Tribunale c'è stato e quindi si chiama ora in causa il ministero della Giustizia affinché riconosca la sua responsabilità dal punto di vista di un risarcimento danni.
La famiglia, nelle more del processo d'appello, ha già ottenuto un maxi-risarcimento da 

La storia di Stefano Cucchi cominciò nella notte tra il 15 e il 16 ottobre del 2009, quando il giovane fu fermato all'ingresso del Parco degli Acquedotti perché trovato in possesso di circa 30 grammi di droga. Il giorno dopo Cucchi fu portato davanti al giudice monocratico per la convalida dell'arresto. Dopo la convalida, Cucchi fu affidato alla polizia penitenziaria e qualche tempo dopo il medico del tribunale si accorse che aveva alcune ecchimosi sulle palpebre e altre contusioni. Alle 15.45 Cucchi arrivò al Regina Coeli, ma poche ore più tardi fu trasportato all'ospedale Fatebenefratelli dove gli furono riscontrate ulteriori lesioni. Alle 23 Stefano Cucchi venne riportato in carcere, ma il giorno successivo, il 17 ottobre, fu trasportato al Pertini nel reparto protetto. La mattina del 22 ottobre Stefano Cucchi morì e da quel momento fu avviata l'indagine.

sabato 1 novembre 2014

LA MORTE DI STEFANO CUCCHI, il presidente della Corte d’Appello: no alla gogna mediatica


ROMA - All'indomani della sentenza di secondo grado che ha assolto tutti gli imputati nel processo per la morte di Stefano Cucchi, il presidente della Corte d'Appello di Roma, Luciano Panzani, difende l'operato dei magistrati: "Il giudice penale deve accertare se vi sono prove sufficienti di responsabilità individuali. In caso contrario deve assolvere ed è quello che i miei giudici hanno fatto anche questa volta". Poi aggiunge: "No alla gogna mediatica".

venerdì 31 ottobre 2014

La morte di STEFANO CUCCHI: tutti assolti in appello, anche i medici

Stefano Cucchi
ROMA - Tutti assolti, anche i medici. Questa la sentenza della corte d'appello di Roma per la morte di Stefano Cucchi, il geometra romano arrestato il 15 ottobre 2009 per droga e deceduto una settimana dopo nell'ospedale 'Sandro Pertini'. In primo grado furono condannati solo i medici per omicidio colposo. Assolti quindi il primario del Reparto detenuti del 'Pertini', Aldo Fierro, i medici Stefania Corbi, Flaminia Bruno, Luigi De Marchis Preite e Silvia Di Carlo e Rosita Caponetti; gli infermieri Giuseppe Flauto, Elvira Martelli e Domenico Pepe; gli agenti della Penitenziaria Nicola Minichini, Corrado Santantonio e Antonio Domenici.

Assolti per insufficienza di prove. Questa la motivazione della Corte d'Appello per l'assoluzione dei sei medici, tre infermieri e tre agenti della penitenziaria imputati nel processo per la morte di Stefano Cucchi. La sentenza ai sensi dell'articolo 530 secondo comma che richiama appunto l'insufficienza di prove.

giovedì 6 giugno 2013

Il ministro Cancellieri: solidarietà alla sorella di Stefano Cucchi. Senza giudizi sulla sentenza

ROMA - "Sono donna di istituzioni e non mi appartiene dare giudizi sull'operato della magistratura. Alla sorella di Stefano Cucchi posso solo esprimere solidarietà, una grandissima partecipazione perché sono consapevole che quello è un dolore che nessuno ha lenito", così il ministro della Giustizia Anna Maria Cancellieri.
“Voglio evitare qualsiasi contro polemica. So solo che la colpa è solo nostra, solo dei medici. E meno male che non siamo delinquenti". A parlare è Aldo Fierro, primario del reparto del Pertini dove morì Stefano Cucchi. Fierro è stato condannato a due anni.
"Stefano non sarebbe arrivato in ospedale se non fosse stato massacrato. Ma i medici sono anche responsabili e non sono degni di indossare il camice". Ilaria Cucchi commenta così le parole del primario Aldo Fierro.

 "E" stato un processo a Stefano", ha aggiunto Ilaria Cucchi, nel corso di una conferenza stampa. "Il senatore Carlo Giovanardi - ha detto Luigi Manconi, il presidente della Commissione per la tutela dei Diritti Umani - lo ha definito tossicodipendente, anoressico, larva, zombie".

mercoledì 5 giugno 2013

La morte di Stefano Cucchi: condannati 5 medici, assolti agenti e infermieri

ROMA - Sei medici sono stati condannati dalla Corte d'Assise di Roma per omicidio colposo per la morte di Stefano Cucchi, il geometra arrestato il 15 ottobre 2009 per droga e morto una settimana dopo al Reparto di medicina protetta dell'ospedale Sandro Pertini. Agenti e infermieri sono stati invece assolti. In aula la gente ha urlato "assassini". Il pubblico è stato tenuto a stento dagli uomini della polizia.
Cinque medici su sei sono stati condannati per omicidio colposo: il primario Aldo Fierro a due anni, i medici Stefania Cordi, Flaminia Bruno, Luigi De Marchis e Silvia Di Carlo a un anno e 4 mesi. Rosita Caponetti a otto mesi per il reato di falso ideologico. Assolti i tre infermieri della stessa struttura sanitaria (Giuseppe Flauto, Elvira Martelli e Domenico Pepe) e tre agenti della polizia penitenziaria (Nicola Minichini, Corrado Santantonio e Antonio Domenici).
A vario titolo e a seconda delle posizioni, tutti erano stati accusati di abbandono di incapace, abuso d'ufficio, favoreggiamento, falsità ideologica, lesioni ed abuso di autorità. 
Per l'accusa (che aveva chiesto pene comprese tra i sei anni e otto mesi di reclusione e i due anni), Stefano Cucchi fu picchiato nelle camere di sicurezza del tribunale in attesa dell'udienza di convalida. Caddero nel nulla le sue richieste di farmaci, e in ospedale praticamente fu reso incapace di provvedere a se stesso e lasciato senza assistenza, tanto da portarlo alla morte.

 "Non mi arrendo. Giustizia ingiusta". Lo ha detto Ilaria Cucchi, la sorella di Stefano, in lacrime dopo la sentenza. "Mio fratello è morto di ingiustizia. I medici dovranno fare i conti con la loro coscienza, mio fratello non sarebbe morto senza quel pestaggio".

venerdì 1 febbraio 2013

Giovanardi: la sorella di Stefano Cucchi sfrutta la tragedia del fratello per fare carriera politica


ROMA - Carlo Giovanardi accusa la sorella di Stefano Cucchi, il ragazzo morto in carcere a Roma, candidata nelle liste di Rivoluzione civile. Ai microfoni di Radio 24, l'ex sottosegretario, candidato con il Pdl, sostiene: "E' evidente che Ilaria Cucchi sta sfruttando la tragedia del fratello". Giovanardi poi torna sulla vicenda Cucchi: "Tutte le perizie arrivano alla conclusione che non c'e' nessuna relazione tra la morte di Cucchi ed eventuali percosse subite. Cucchi era stato ricoverato in ospedale precedentemente 17 volte per percosse, lesioni e fratture subite dai suoi amici spacciatori". "Tre poveri agenti di custodia sono massacrati da quattro anni - aggiunge Giovanardi - perché dappertutto e' stato detto che lui è stato massacrato di botte e il processo invece sta dimostrando il rovescio, cioè' che è' morto perchè era debole, aveva una serie di patologie. Ha fatto lo sciopero della fame e i medici invece di curarlo l'hanno lasciato morire prendendo per buona la volontàdi una persona che non sapeva gestirsi". Quanto alla sorella, Ilaria, "come succede sempre in Italia su fatti come questi, si costruisce una carriera politica e la sorella e' diventata capolista di un partito. Era evidente che sarebbe finita cosi'", conclude Giovanardi.