ROMA, 14 maggio - Accordo raggiunto nella maggioranza sulla prescrizione. Le modifiche al ddl, attualmente in Senato, saranno decise in un tavolo tecnico che avrà il compito di armonizzare le norme con quelle del provvedimento anti-corruzione che oggi inizia il cammino finale alla Camera e attende il via libera la prossima settimana. E' il risultato di un nuovo vertice che si è tenuto stamattina al ministero della Giustizia, presenti il Guardasigilli Andrea Orlando, il viceministro Enrico Costa, il responsabile Giustizia del Pd David Ermini, il presidente dei senatori di Ap Renato Schifani e il capogruppo in commissione Senato Nico D'Aspola. Area popolare ha assicurato che i tempi di approvazione del ddl anti-corruzione saranno rispettati e le norme saranno legge entro la prossima settimana. "Non ci sono intoppi - ha assicurato Schifani al termine del vertice -. Si va verso l'approvazione del testo uscito dal Senato. In Aula illustreremo i nostri emendamenti sul falso in bilancio per aprire un dibattito. Siamo pronti al confronto ma non ci sono elementi di contrasto". Il vertice di oggi, ha assicurato ancora il presidente dei senatori di Ap, "porterà al giusto compromesso": c'è stato "un passo avanti per la rivisitazione delle anomalie presenti nel testo sulla prescrizione, che portavano a un'eccessiva dilatazione dei termini violando il principio della ragionevole durata dei processi". "Il tavolo tecnico - ha spiegato il responsabile giustizia del Pd David Ermini - inizierà a lavorare nelle prossime settimane, ma l'impianto delle norme rimane integro e il lavoro partirà dalla considerazione che i reati contro la pubblica amministrazione, ai fini del calcolo della prescrizione, non sono considerati come reati ordinari, abbiamo chiesto che siano inclusi tutti, anche l'induzione"
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giovedì 14 maggio 2015
martedì 24 marzo 2015
PRESCRIZIONE, sì dalla Camera (Ncd si astiene e punta al Senato
La Camera ha approvato con 274 sì, 26 no e 121 astenuti il ddl sulla prescrizione. Il testo va ora in Senato.
"Ci sono valutazioni che possono essere prese in considerazione, altre che non mi sento di condividere, valuteremo nel passaggio del Senato" ma "sull'impostazione della prescrizione non credo si possa tornare indietro", ha detto il ministro della Giustizia Andrea Orlando sui dubbi avanzati da Ncd sul ddl prescrizione, spiegando che "questo è un provvedimento che non può essere letto e definito autonomamente, va coordinato con altri, con l'assetto che daremo al processo penale, dobbiamo coordinare questi aspetti, in questo c'è un margine di lavoro e di affinamento che credo sia assolutamente necessario e razionale". Ma, sottolinea il Guardasigilli ai cronisti, "sull'impostazione della prescrizione così come è non credo si possa tornare indietro. Sulla definizione di una specificità di alcuni reati che hanno come presupposto un patto che in qualche modo li secreta per molto tempo", come la corruzione, "non credo si possa tornare indietro. Sul come, su quali tipi di strumenti sono più idonei a riconoscere questa specificità, ci può essere una discussione". "Ma - conclude - vorrei essere chiaro: il disvalore sociale di un illecito deve essere rappresentato dalla pena non dalla prescrizione".
"Credo sia sbagliato parlare di spaccatura nella maggioranza perché alla fine mi pare che il voto di astensione dimostra disponibilità a continuare il confronto", ha sottolineato Orlando che, rispondendo ad una domanda sulla decisività dei voti di Ncd al Senato spiega: "noi oggi non abbiamo fatto questa scelta guardando alla decisività dei voti".
Poi ancora: L'ok della Camera "conferma la fondatezza di un metodo, che è quello di cercare un'interlocuzione con tutte le forze politiche", ha detto il ministro della Giustizia.
Ncd, dopo aver contrastato l'articolo 1 del testo che prevede tra l'altro l'aumento della metà del tempo della prescrizione per la corruzione, decide alla fine di astenersi in attesa di possibili modifiche del testo al Senato. Con il via libera all'articolo 1 del testo raddoppiano i tempi della prescrizione per il reato di corruzione.
PRESCRIZIONE per tutti, così si è concluso il processo CALCIOPOLI
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| Luciano Moggi |
ROMA, 24 marzo - La prescrizione è calata sulla maggior parte del processo Calciopoli: prescritta l'associazione a delinquere contestata all'ex dg della Juventus Luciano Moggi e all'ex ad bianconero Antonio Giraudo; poco o nulla rimane delle contestazioni di frode sportiva, se non qualche aspetto risarcitorio per le parti civili; scagionati da ogni accusa gli ex arbitri Paolo Bertini e Antonio Dattilo; confermata la condanna a 10 mesi di reclusione (pena sospesa) per l'ex arbitro Massimo De Santis, che aveva rinunciato alla prescrizione. La sentenza e' arrivata dopo una camera di consiglio durata oltre 6 ore. Per gli altri imputati che avevano rinunciato alla prescrizione, - gli ex arbitri Paolo Bertini e Antonio Dattilo - i supremi giudici hanno pronunciato l'assoluzione. Prescritto anche il reato contestato all'ex vicepresidente della Federcalcio, Innocenzo Mazzini, e all'ex designatore Pieluigi Pairetto. Rigettati dalla Corte i ricorsi di Claudio Lotito, presidente della Lazio e di Diego ed Andrea della Valle (Fiorentina): per loro il reato si era gia' prescritto in appello. La Cassazione ha infine dichiarato inammissibile il ricorso della Procura di Napoli contro le assoluzioni degli arbitri Paolo Dondarini, Gianluca Rocchi e Tiziano Pieri e dell'ex presidente Aia, Tullio Lanese. Un processo "portato avanti in modo abnorme: abbiamo scherzato per nove anni, questa e' una cosa spiacevole, e tutto si e' risolto in nulla". E' quanto ha dichiarato Luciano Moggi, dopo la lettura del verdetto in Cassazione. "In nove ani - ha aggiunto - si e' stabilito che il campionato e' stato regolare, i sorteggi regolari, e che le comunicazioni non ci sono state".
Così si è concluso in Cassazione il processo che aveva messo a soqquadro il mondo del pallone. Ci sono volute sei ore di camera di consiglio. La sentenza e' arrivata dopo una camera di consiglio durata oltre 6 ore. La decisione della terza sezione penale ha accolto le richieste del pg della suprema corte Gabriele Mazzotta, che aveva chiesto di confermare "l'esistenza di una associazione a delinquere finalizzata a condizionare i risultati delle partite, le designazioni arbitrali, le carriere dei direttori di gara, e l'elezione dei vertici della Lega calcio". Per Mazzotta erano da convalidare le sentenze di secondo grado, ad eccezione di alcuni episodi di frode sportiva e delle condanne di Bertini e Dattilo. Mazzotta inoltre ha descritto la "struttura associativa" contestata, "nella quale tutti si ritrovavano ad attentare ai risultati delle singole partite ma anche a dare appoggio a Carraro, candidato al vertice della Figc, o a pilotare dossier contro i Della Valle, 'colpevoli' di volere un altro presidente alla guida della Lega. E si interferiva anche nella progressione delle carriere degli arbitri". Il pg ha ricordato anche che i sodali del 'sistema Moggi' si erano dotati di un "apparato organizzativo con schede telefoniche svizzere riservate, difficilmente aggredibili da intercettazioni legali o illegali, come quelle dell'Inter".
mercoledì 4 marzo 2015
RIFORMA della prescrizione, caos nella maggioranza in commissione alla Camera
ROMA, 4 marzo - Area popolare (Ncd e Udc) voterà contro il testo di riforma della prescrizione all'esame della commissione Giustizia della Camera perché, dice il capogruppo Alessandro Pagano, "si rischia di portare il termine della prescrizione a 25-30 anni, inammissibile per un Paese civile". Ma il ministro Maria Elena Boschi assicura: "Stiamo lavorando. La maggioranza ha già individuato un'ipotesi d'accordo. Sono molto fiduciosa".
In commissione, i relatori Dambruoso e Amoddio, con parere favorevole del governo hanno proposto un aumento dei tempi di prescrizione per i reati di corruzione più gravi: con l'emendamento i tempi per la prescrizione sono pari agli anni della pena massima aumentati della metà (e non più di un quarto). Favorevoli Pd e Sel, si oppongono Ncd e Forza Italia.
La commissione Giustizia della Camera riunita sul testo di riforma della prescrizione "rischia di mandare a casa il governo Renzi". Lo dice il capogruppo Ncd, Alessandro Pagano, che ha votato contro il testo di riforma. "E' irrispettosa del metodo - spiega - noi siamo forza di maggioranza in questa commissione che è ideologizzata". "Se la commissione ha deciso di mandare a casa il governo Renzi se ne prenda atto - conclude - in nome di una presunta autonomia se ne fregano delle posizioni della maggioranza".
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giovedì 20 novembre 2014
ETERNIT, per la prescrizione Casale Monferrato dichiara il lutto cittadino
CASALE MONFERRATO - Lutto cittadino a Casale Monferrato, nell'Alessandrino, dopo la sentenza della Cassazione sul caso Eternit. Lo ha proclamato il sindaco, Titti Palazzetti, che andrà in piazza con i suoi concittadini per protestare contro l'annullamento per prescrizione della condanna del magnate svizzero Stefan Schmidheiny.
"E' una sentenza sconvolgente, demenziale, ma ci riorganizzeremo". Lo ha sottolineato a Radio 24 il responsabile legale dell'Associazione familiari vittime dell'amianto, Paolo Liedholm. "Dire che tutto questo è prescritto, quando in realtà sappiamo che l'apice non è ancora arrivato e sarà solo tra 15 anni, è una cosa paradossale, assurda e che ci fa fare davvero una brutta figura agli occhi del mondo. Ma ricominceremo sin da subito a lottare - ha assicurato Liedholm -. L Procura di Torino sta già pensando a un Eternit bis; e, se il motivo di questa sentenza è la prescrizione, allora si farà un altro processo in cui questa volta verranno contestati gli omicidi. Almeno per quelli, si spera".
Eternit, aperte ancora tre inchieste - Sono tre le inchieste ancora aperte a Torino. Nella prima, per quale è stato notificato il rituale avviso di chiusura indagini, l'imprenditore Schmidheiny è indagato per omicidio volontario in relazione alla morte per mesotelioma di 213 persone. Il secondo procedimento si riferisce agli italiani deceduti dopo aver lavorato negli stabilimenti Eternit in Svizzera e Brasile. Il terzo fascicolo riguarda l'amiantifera di Balangero, nel Torinese, la più grande cava d'amianto d'Europa: uno studio epidemiologico ha messo in evidenza 214 casi di morte e qui Schmidheiny è indagato perché la struttura entrò per qualche tempo nella galassia Eternit.
Web indignato, hastag #eternit top - La sentenza della Cassazione ha scatenato l'indignazione del web. Su Twitter l'hashtag #eternit è salito al primo posto fra i più utilizzati: quasi tutti i commenti sono negativi.
venerdì 8 novembre 2013
Pescara: strangolò la moglie, confessa dopo 22 anni. Assolto (prescrizione del reato)
| Teresa Bottega, uccisa dal marito 23 anni fa |
PESCARA - "Si è goduto la vita". E' l'amara conclusione cui i familiari di Teresa Bottega, la donna uccisa nel Pescarese nel marzo del 1990 dal marito Giulio Cesare Morrone, per il cui omicidio, confessato dopo 22 anni, non sconterà nemmeno un giorno di galera. Il motivo? Il gup del tribunale di Pecara ha deciso che quel delitto è prescritto, perché durante il processo con rito abbreviato che si è tenuto nel 2013, il giudice non ha riconosciuto i futili motivi.
Solo quella aggravante, infatti, avrebbe reso il reato imprescrittibile. Per l'articolo 157 del Codice Penale, non vi è prescrizione di reati che prevedono la pena dell'ergastolo. E, in questo caso, il non riconoscimento delle aggravanti, ha permesso a Morrone di evitare appunto il carcere a vita, anticamera della prescrizione del reato, dopo 22 anni.
All’epoca il caso venne rubricato come scomparsa volontaria, dato che la donna, 35enne, sembrava essersi allontanata per ragioni legate ai rapporti incrinati con il marito. La denuncia di scomparsa venne fatta dalle sorelle sette mesi dopo, nell’ottobre del 1990, e il marito confermò l’allontanamento della moglie aggiungendo che già un’altra volta la 35enne se n’era andata dopo un litigio.
Molti anni dopo la confessione, prima al parroco e poi agli inquirenti. Infine il processo e la sentenza, scandalosa per i familiari della vittima, e la libertà„
Il Tribunale di Pescara, con il GUP Sarandrea, ha infatti sancito il "non doversi procedere per intervenuta prescrizione" per l'uomo, che ha mantenuto il segreto per 23 anni, fino a quando un uomo si è rivolto alla Squadra Mobile dopo aver ricevuto una confidenza da un parroco vicino a Morrone, che sapeva del delitto. Il Pm aveva chiesto 16 anni di carcere per Morrone. L'uomo, fuori dall'aula ha esclamato "Sia lodato Gesù Cristo".
«L’ho uccisa in casa, era mattina ma il giorno preciso non lo so, domandate alle sorelle, loro ricordano». Era cominciata così la confessione di Giulio Cesare Morrone, 56 anni, davanti agli uomini della Mobile. «Le ho stretto le mani al collo, lei ha smesso di respirare». La famiglia viveva in una palazzina di Santa Teresa di Spoltore, in via Lago di Garda 6. Quella mattina del 6 o del 7 marzo 1990, i coniugi sono soli in casa. La figlia di 13 anni è a casa dei nonni paterni, il figlio di 11 aspetta sotto casa che il papà lo porti a scuola. «E ho fatto così. L’ho accompagnato, poi sono tornato a casa.Il corpo l’ho messo in un cesto grande e con quello sono sceso in garage attraverso una scala interna». Doveva augurarsi di non incontrare nessuno e nessuno ha incontrato. A quel punto ha caricato il corpo nel bagagliaio e si è messo in macchina: «Non sapevo dove andare, ero in trance, ho guidato senza sapere dove andare. Mi sono ritrovato in autostrada, direzione nord e poi a Ferrara ma non lo so perchè mi sono fermato in quel posto». Quel posto sarebbe Bombeno: «Mi ricordo il cartello, ho dimenticato tutto, il cartello no».
Riapre il bagagliaio, prende il cesto, pesa poco: la donna negli ultimi tempi era dimagrita, pesava 50 chili. E butta il canestro in un fiume: «Non lo so se era un fiume, poteva essere un torrente, un canale». Rientra in macchina e guida verso Pescara: «Sono arrivato che era buio». Per andare quattro ore e quattro per tornare.
giovedì 13 ottobre 2011
Strauss-Khan se la cava anche a Parigi: nessun tentato stupro a una scrittrice nel 2003, ma una “aggressione sessuale” coperta dalla prescrizione
| Tristane Banon e Dominique Strauss-Khan |
PARIGI - Un'inchiesta francese su un tentativo di stupro di cui era accusato l'ex-capo del FMI Dominique Strauss-Kahn è stata archiviata.
L'ufficio del procuratore ha detto che l'evidenza suggerisce una aggressione sessuale, un reato meno grave di tentato stupro, con più brevi tempi di prescrizione.
La scrittrice Tristane Banon aveva accusato Strauss-Kahn di un tentato stupro che sarebbe avvenuto nel 2003.
La sua accusa è stata proposta con nove anni di ritardo mentre Strauss-Kahn era accusato di stupro a New York; anche quel caso fu poi abbandonato dalla pubblica accusa.
Secondo la legge francese, la prescrizione per tentato stupro è di 10 anni, ma è di tre anni per aggressione sessuale.
L’avvocato della Banon David Koiubbi ha letto la decisione come una vittoria: "Strauss-Kahn dovrà essere soddisfatto di essere un aggressore sessuale non condannato, protetto dalla legge sulla prescrizione, che gli permette di sfuggire alla azione penale, ma non a un legittimo sospetto". L’ avvocato di Strauss-Kahn ha invece detto che la decisione significa che al suo cliente è stata "completamente cancellata" l’imputazione.
La Banon aveva precedentemente detto che se la procura non avesse aperto il procedimento penale, aveva in programma di portare avanti un processo privato, nel qual caso un magistrato indipendente i avrebbe dovuto riconsiderare le prove.
La Banon aveva raccontato che Strauss-Kahn aveva tentato di violentarla durante un'intervista per un libro. L’ex capo del FMI aveva ammesso di aver fatto delle avances, ma aveva negato ogni violenza, citando in giudizio la donna per diffamazione.
Strauss-Kahn aveva ammesso di aver fatto delle avances alla signora Banon, ma ha negato ogni violenza e citato in giudizio la donna per diffamazione.
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