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lunedì 2 giugno 2014

La “talpa” Snowden chiederà asilo politico al Brasile

Edward Snowden durante l'intervista alla tv brasiliana
BRASILIA  - Edward Snowden ha reso noto di aver chiesto asilo politico in Brasile. "Mi piacerebbe tantissimo vivere in Brasile", ha dichiarato la talpa che ha svelato al mondo il programma di sorveglianza segreto della National Security Agency americana, in un'intervista a Globo Tv.
L'asilo temporaneo concesso a Snowden dalla Russia scade ad agosto e gli Stati Uniti hanno revocato il passaporto all'ex tecnico informatico, limitando le sue opzioni di viaggio.
Nell'intervista Snowden era affiancato da Glenn Greenwald, il giornalista americano che vive in Brasile e che dalle pagine del Guardian ha pubblicato gran parte delle rivelazioni dell'Nsagate, e ha spiegato che proprio il gigante sudamericano è uno dei Paesi a cui presentato formalmente domanda d'asilo.
Il ministero degli Esteri brasiliano ha pero' fatto sapere di non aver ancora ricevuto la richiesta.

La talpa ha spiegato di avere ancora documenti inediti da diffondere, in particolare su Gran Bretagna e Brasile, ma ha escluso di volerli barattare con l'asilo politico che a suo dire deve essere concesso per motivi umanitari. La presidente del Brasile, Dilma Rousseff, ha recentemente annullato una visita di Stato negli Usa come protesta per esser stata spiata da Washington, come emerso dalle rivelazioni dell'Nsagate.

venerdì 12 luglio 2013

La “talpa” Usa chiede asilo temporaneo in Russia. “Non danneggerà più gli Usa”

MOSCA - L'unica foto di Snowden durante l'incontro con e Ong. A sinistra l'avvocato di Wikileaks
MOSCA -  La talpa del Datagate Edward Snowden ha intenzione di chiedere un asilo temporaneo alla Russia, non potendo andare per ora in America Latina. Lo hanno riferito alcuni attivisti per i diritti umani dopo averlo incontrato all'aeroporto Sheremetevo di Mosca.
Il Cremlino non ha ancora ricevuto la richiesta di Snowden ma le condizioni restano le stesse: lo ha detto Dmitri Peskov, portavoce di Putin, citato dalle agenzie russe. "Se le notizie corrispondono alla verità, per noi come punto di partenza restano le dichiarazione fatte da Putin", ha dichiarato, ricordando che il presidente russo aveva posto come condizione per l'asilo che Snowden cessasse la sua attività ai danni dei "nostri partner americani".
"Snowden - ha annunciato il deputato putiniano Viaceslav Nikonov dopo aver partecipato all'incontro all'aeroporto di Mosca con la talpa del Datagate - non intende più danneggiare gli Usa". Il Cremlino ha appena ribadito che Snowden può restare in Russia se cessa di attaccare gli Stati Uniti. Snowden "ha detto di essere a conoscenza di questa condizione e ha detto che può accettarla facilmente", ha spiegato il deputato Nikonov riferendosi alla condizione posta da Putin per l'asilo, ossia smettere di danneggiare gli interessi degli Usa. "Lui non intende danneggiare gli Usa dato che è un patriota del suo Paese", ha aggiunto, citato da Interfax.
La Tv statale Rossia 24 ha diffuso una foto dell'ex agente governativo. Alla destra della 'talpa' del Datagate, in camicia grigia e apparentemente dimagrito, c'è Sara Harrison, la legale di Wikileaks che lo segue sin dal suo arrivo da Hong Kong. E' la prima immagine dopo diverse settimane dalla fuga dell'ex agente della Cia.

Snowden aveva chiesto stamani un un incontro con i rappresentanti delle ong per i diritti umani per dire cosa pensa della campagna Usa contro di lui. La talpa sostiene di essere vittima di una campagna illegale degli Usa che gli nega il diritto di accettare le offerte di asilo politico e che mette a rischio i passeggeri dei voli per l'America latina, dove tre Paesi lo accoglierebbero.

sabato 6 luglio 2013

Anche Venezuela e Nicaragua offrono asilo politico alla “talpa”


CARACAS - Dopo la Bolivia, anche il Venezuela ed il Nicaragua offrono asilo politico all'ex spia americana Edward Snowden. Il presidente venezuelano Maduro ha detto di volerlo proteggere "dalla persecuzione scatenata da uno dei governi più potenti del mondo", mentre il nicaraguense Ortega ha dichiarato di essere pronto a ricevere Snowden "a braccia aperte, se le circostanze lo permetteranno". No comment dalla Casa Bianca.

giovedì 4 luglio 2013

Bonino: no all’asilo politico in Italia alla “talpa”


ROMA - "Non ci sono le condizioni giuridiche affinché l'Italia possa accogliere la richiesta di asilo a Edward Snowden". Lo ha dichiarato il ministro degli Esteri, Emma Bonino, riferendo alle commissioni riunite di Camera e Senato sul Datagate. Sulla vicenda egiziana ha invece affermato: "La Farnesina sta seguendo i 19mila italiani in Egitto e ha mandato un'equipe di rinforzo per seguirli al meglio".

martedì 2 luglio 2013

Asilo politico alla “talpa”: l’Italia “si pronuncerà molto presto”.

ROMA - Il governo "sta valutando la situazione e si pronuncerà molto presto" sul caso di Edward Snowden e sulla sua richiesta di asilo presentata all'Italia. Lo riferiscono fonti della Farnesina che sottolineano come siano però evidenti anomalie nella domanda presentata dalla "talpa" del Datagate: la richiesta è stata infatti inviata via fax e il richiedente non si trova sul territorio italiano, come richiesto invece dalla procedura.
Molti Paesi oggi hanno respinto la richiesta di asilo politico di Edward Snowden in quello che sembra un estremo tentativo di mettersi in salvo dalle accuse di spionaggio negli Stati Uniti. Snowden ha rinunciato invece all'istanza avanzata alla Russia dopo che il presidente Vladimir Putin gli ha chiesto di smettere "di danneggiare i nostri partner americani".

Chi finora ha ufficialmente negato la possibilità di garantire l'asilo politico alla talpa del Datagate sono Austria, India, Spagna, Norvegia, Finlandia e Brasile. Ancora incerta invece è la posizione della Germania: il Ministro degli Interni tedesco, Hans-Peter Friedrich, ha affermato che "nonostante lo scetticismo, si potrebbe valutare l'aspetto umanitario della vicenda nel rispetto del diritto internazionale". Chi invece non sembra intenzionato ad abbandonare Snowden è il Venezuela. Il presidente Nicolas Maduro ha detto infatti che è ora di smetterla di maltrattare un uomo che ha "fatto qualcosa di molto importante per l'umanità. Snowden merita la protezione del mondo". Anche la Bolivia è su questa linea.

La “talpa” prova da un’altra parte: ha chiesto asilo alla Norvegia (e anche all'Italia e a altri 19 Paesi)


OSLO - Edward Snowden ha chiesto asilo politico alla Norvegia. Lo ha annunciato il ministero degli Esteri norvegese. ''Posso confermare che abbiamo ricevuto una domanda d'asilo per fax alla nostra ambasciata di Mosca nel tardo pomeriggio di ieri - ha detto il portavoce del ministero degli Esteri norvegese, Frode Andersen - probabilmente da lui e presumibilmente firmata da lui, ma non abbiamo modo di verificalo'', ha precisato il portavoce. Ieri si era sparsa voce, non smentita, che avesse chiesto aiuto alla Russia, probabilmente non entusiasta del fatto. “Non dovrà mettere in imbarazzo i nostri partner americani” aveva detto un portavoce.
Sono in realtà 21 i Paesi ai quali Edward Snowden, la talpa del Datagate, ha chiesto asilo politico. Secondo quanto riporta il sito di Wikileaks, tra questi ci sarebbe anche l'Italia.

mercoledì 26 giugno 2013

L’Ecuador: ci vorranno mesi per decidere se concedere l’asilo alla “talpa”


QUITO - Potrebbero occorrere mesi all'Ecuador per decidere se concedere asilo politico a Edward Snowden, la talpa dei servizi segreti Usa. Ad affermarlo è stato il ministro degli Esteri del Paese sudamericano, Ricardo Patino. A Kuala Lumpur, dove si trova in visita, ha detto ai giornalisti: "Su Assange abbiamo impiegato due mesi prima di fare una scelta. Non aspettatevi una decisione in tempi più brevi".

venerdì 7 dicembre 2012

Rifiutato a John McAfee l’asilo politico in Guatemala. Arrestato, ha un collasso. Visitato e riportato in cella




CITTA’ DEL GUATEMALA - Il milionario John McAfee è stato esaminato dai medici dell'ospedale della Polizia Nazionale Civile per sospetti problemi cardiaci, ma è stato poi dimesso dall’ospedale e riportato nella cella dove era detenuto. Nel frattempo, un altro dei suoi avvocati, Carla Paz, preparato un'ingiunzione alla Corte Costituzionale contro  la decisione del ministero degli Esteri di negare l'asilo al suo cliente.
John McAfee viene trasportato in ospedale

Sessantasette anni, di origine inglese e naturalizzato cittadino degli Stati Uniti, creatore dell’antivirus per computer,  McAfee era stato trovato svenuto nella cella degli uffici dell'immigrazione dove si trovava, accusando un attacco di cuore che lo aveva fatto cadere a terra. Visitato prima da un medico sul posto è stato portato alll'Ospedale della PNC, Zona 1, sottoposto a un  controllo in cardiologia e poi dimesso.

Oggi alle ore 10, gli avvocati di McAfee hanno ricevuto la comunicazione ufficiale da parte del Ministero degli Ester del rifiuto dell’ asilo politico.

L’avvocato Carla Paz dice che la decisione non ha portato sufficienti argomenti giuridici né affrontato il caso correttamente.
"Anche se non tutti i problemi sono risolti non si può espellere il signor McAfee", ha aggiunto. "Il mio collega (Telesforo Guerra) ha strategie di cui è sicuro", ha detto.

In sostanza la risoluzione negativa in materia di asilo può essere reversibile. Per fare questo, il team ha presentato un'ingiunzione alla Corte costituzionale.

"McAfee ha paura per la sua sicurezza", ha detto Paz, e questa è la ragione principale per la richiesta di asilo, vale a dire prt proteggere la sua vita. "E 'venuto a cercare asilo politico in Guatemala, perché teme per la sua vita in Belize per motivi politici", ha ribadito l’avvocato. 

Sebbene McAfee abbia raggiunto la città di  Livingston nella parte orientale del Guatemala in barca , Paz dice che non ha commesso alcun reato e che si tratta di un "problema amministrativo e  di immigrazione".

Funzionari dell'Interpol e la polizia locale avevano arrestato l’ex magnate  ieri poco dopo 7:00 all’esterno di un albergo nella zona 10 e lo avevano portato in un lodge dell’immigrazione dove si era sentito male..

Per il team di legali rappresentanti di McAfee, questo atto “non è legittimo, dal momento che non ci sono accuse contro di lui o reati commessi in Guatemala”.

giovedì 6 dicembre 2012

Altro che asilo politico, John McAfee arrestato in Guatemala e forse deportato subito in Belize



Il momento dell’arresto di John McAfee a Città del Guatemala (elperiodico)
CITTA’ DEL GUATEMALA - John McAfee, il fondatore  e produttore di software antivirus McAfee, è stato arrestato in Guatemala, con l'accusa di essere estratoillegalmente nel paese.
McAfee aveva attraversato il confine per chiedere asilo politico, dopo essere fuggito dal  Belize, dove la polizia sta indagando sulla morte di un suo vicino, ucciso con un colpo di pistola. I funzionari del Belize avevano detto che il pioniere del software era una "persona di interesse" per l'omicidio dell'uomo d'affari della Florida Gregorio Faull avvenuto l’11 novembre. McAfee ha protestato la sua innocenza dicendo sul suo blog che era stato "molestato" da parte della polizia, e che questa era la ragione della sua fuga. Non vi è alcun mandato di cattura internazionale per il multi-milionario fuggitivo.
Il ministro del Guatemala Mauricio Lopez Bonilla ha detto che McAfee è stato arrestato in un albergo in una zona ricca della capitale, Città del Guatemala, l’hotel cinque stelle Villa Real.
John McAfee è in procinto di essere deportato in Belize, ha detto il suo avvocato questa mattina: ciò potrebbe accadere in giornata..
Apparso in pubblico per la prima volta dopo settimane martedì, McAfee e il suo avvocato avevano detto che avrebbero presentato una petizione al governo del Guatemala per poter rimanere lì.
McAfee ha rivelato che, al fine di passare inosservato in Belize e al passaggio della frontiera, aveva cambiato il suo aspetto tagliando capelli e  barba e incollando gomma da masticare sulle gengive superiori per ingrassare il suo volto e colorare i suoii denti.
Gregory Faull era stato trovato morto con un unico colpo di pistola alla testa. La sua casa in Belize è accanto al compound di McAfee su un'isola tropicale.
Il creatore del software degli Stati Uniti aveva avuto una lunga lite con Faull sui cani da guardia che usava per proteggere la sua proprietà. Egli nega qualsiasi coinvolgimento nella morte dell'uomo d'affari e dice che si era nascosto per poter condurre la sua indagine sulla morte del vicino, aggiungendo che aveva poca fede sul fattoche la polizia dell'isola avrebbe trovato l'assassino. In un'intervista con la stazione televisiva statunitense NBC, McAfee aveva offerto una ricompensa di 25.000 dollari per la cattura della "persona o le persone" che stavano dietro l'assassinio.
McAfee ha condotto una vita eccentrica da quando ha venduto la sua partecipazione nella società di anti-virus software che porta il suo nome nei primi anni 1990.
Si era trasferito a Belize circa tre anni fa, per pagare meno tasse e ha vissuto in semi-isolamento, anche “sperimentando” varie droghe.

mercoledì 5 dicembre 2012

John MacAfee riappare in Guatemala e chiede asilo politico



CITTA’ DEL GUATEMALA - John McAfee ha chiesto asilo politico al Guatemala, dopo essere fuggito dal Belize dove viene ricercato in connessione con la morte di un suo vicino. Il creatore del sistema informatico antivirus che porta il suo nome si è presentato per la prima volta ai giornalisti dopo la sua fuga, in una conferenza stampa organizzata davanti alla Corte suprema di Giustizia di Citta' del Guatemala.
Siamo certi "al 98%" che la domanda verra' accolta, ha assicurato il legale guatemelteco Telesforo Guerra, che era accanto al milonario americano. McAfee e' arrivato in Guatemala nella notte di lunedi' dopo tre settimane di fuga, durante le quali ha continuato a lanciare messaggi dal suo blog.
Il ministro degli Esteri del Guatemala, Harold Caballeros, ha per ora dichiarato che la domanda di asilo verra' esaminata appena arriverà. Secondo l'avvocato Guerra, McAfee teme di essere assassinato in Belize dopo aver rifiutato di pagare mazzette a politici. La polizia del Belize, dove risiedeva il 67enne americano, cerca McAfee per interrogarlo sulla morte del vicino di casa e compatriota Gregory Faull, trovato ucciso l'11 novembre dopo aver firmato una lettera di protesta contro i cani da guardia di McAfee. Quest'ultimo si e' sempre detto estraneo alla vicenda.

venerdì 17 agosto 2012

Gli stati sudamericani si riuniscono per discutere il caso Assange



Gli inglesi: nessun accordo segreto con gli Usa per estradarlo, ma dall’ambasciata ecuadoregna non potrà muoversi, altrimenti lo arrestiamo. Rischia di rimanere rinchiuso lì “per sempre”

L'ambasciata dell' Ecuador a Londra


QUITO - Gli organismi internazionali del Sudamerica si riuniranno nei prossimi giorni per esaminare la questione dell'asilo politico concesso dall'Ecuador a Julian Assange e la reazione della Gran Bretagna. A Guayaquil in Ecuador si riuniranno sabato l'alleanza bolivariana per le Americhe (Alba, governi di estrema sinistra anti-Usa) e domenica l'Unione delle nazioni sudamericane (Unasur). L'Organizzazione degli Stati americani (Osa) deciderà oggi una proposta di riunione il 23 agosto a Washington.
Non c'è alcun accordo segreto con gli Stati Uniti sul caso Assange. Lo ha detto il ministro degli esteri britannico William Hague il quale ha affermato che  la Gran Bretagna non minaccia raid contro l'ambasciata dell'Ecuador dove Julian Assange ha ottenuto l’asilo. "Siamo determinati a portare a termine il processo di estradizione", ha detto, ribadendo che l'asilo politico non deve essere usato per aggirare un procedimento giudiziario.
L'Ecuador ha concesso ad Assange l'asilo sulla scorta del fatto che, se estradato in Svezia, non ci sarebbero garanzie che l'australiano non possa essere trasferito negli Usa per rispondere ad accuse di aver diffuso segreti di stato.
Se la Gran Bretagna impedirà a Julian Assange di uscire dall'ambasciata ecuadoregna a Londra il capo di Wikileaks farà ricorso alla Corte Internazionale di Giustizia. Lo ha detto l'ex giudice spagnolo Baltasar Garzon che guida il team legale dell'australiano.
Quanto a Julian, che ha appreso della decisione ecuadoregna nell'ufficetto-dormitorio che da due mesi è diventata la sua 'cella', ha salutato con soddisfazione la "significativa vittoria", ma messo in guardia i suoi sostenitori: "Le difficoltà cominciano adesso".
Il braccio di ferro con Londra potrebbe durare a lungo, le vie di uscita per Assange sono poche e hanno costretto gli esperti ad arrampicarsi sugli specchi: Quito potrebbe nominare l'australiano ambasciatore all'Onu, o chiuderlo in una valigia diplomatica accompagnata da corriere, oppure Assange potrebbe uscire dall'ambasciata mascherato, magari da donna, e dileguarsi nei vicini grandi magazzini Harrods. Secondo Sir Christopher Meyer, ex ambasciatore britannico a Washington, l'Ecuador e il capo di Wikileaks "si sono messi in un angolo". Come il cardinale Jozesf Mindszenty nell'ambasciata Usa a Budapest, Assange potrebbe dover restare "in eterno" nella stanzina al primo piano dell'ambasciata in cui è confinato da due mesi, ha detto Sir Christopher, e non è una buona soluzione per lui né per i suoi ospiti.

giovedì 16 agosto 2012

L’Ecuador dice sì all’asilo politico per Assange. L’Inghilterra: “Deplorevole” e la polizia circonda l’ambasciata

La polizia inglese davanti all'ambasciata dell'Ecuador

QUITO -L'Ecuador ha concesso l'asilo politico a Julian Assange. Lo ha confermato il ministro degli Esteri di Quito.  Per il ministro degli Esteri ecuadoregno Ricardo Patino, il fondaorore di Wikileaks 'rischia di diventare perseguitato politico se estradato dalla Gran Bretagna. Se dovesse finire negli Usa - ha aggiunto - non riceverebbe un giusto processo e potrebbe addirittura essere messo a morte'. L'Ecuador ha chiesto alla Svezia garanzie che Julian Assange non sarebbe stato estradato negli Stati Uniti una volta trasferito dalla Gran Bretagna e la Svezia non le ha date".
Per il Foreign Office la decisione dell'Ecuador di concedere al capo di Wikileaks asilo politico è "deplorevole":  la miglior soluzione sarebbe stata di cercare un accordo negoziato. La decisione dell'Ecuador di dare a Julian Assange l'asilo politico "non cambia niente", ha indicato il ministero degli esteri inglese in un comunicato in cui ricorda che in base alla legge britannica Assange ha esaurito tutte le opportunità di presentare appello e adesso il governo di Sua Maestà è vincolato ad estradarlo in Svezia. Intanto La polizia britannica presidia tutti gli ingressi e le uscite dell'ambasciata dell'Ecuador a Knightsbridge.

Gli inglesi minacciano di entrare nell'ambasciata dell'Ecuador per arrestare Assange (Wikileaks)

Julian Assange

LONDRA - Il Regno Unito ha  "minacciato" di entrare nell'ambasciata ecuadoriana a Londra per arrestare il fondatore di Wikileaks, Julian Assange: la ha denunciato il ministro degli esteri dell'Ecuador Ricardi Oatino  detto che una decisione sulla richiesta di asilo verrà resa pubblica giovedì.
Assange si era rifugiato presso l'ambasciata nel mese di giugno per evitare l'estradizione in Svezia, dove egli affronta un processo per aggressione e stupro di cui si dichiara innocente. Il Foreign Office replica che il Regno Unito ha l'obbligo giuridico di estradarlo.
Nel corso di una conferenza stampa a Quito Patino ha detto: "Oggi abbiamo ricevuto dal Regno Unito una minaccia esplicita, per iscritto, che avrebbero potuto assaltare la nostra ambasciata a Londra, se non consegniamo Julian Assange. L’Ecuador respinge nei termini più netti la minaccia esplicita della comunicazione ufficiale britannica". Ha aggiunto che una simile minaccia è "impropria di un paese democratico e civile e l, se attuata, saràinterpretato da Ecuador come un inaccettabile atto ostile  contro la nostra sovranità al quale saremmo costretti a rispondere. Noi non siamo una colonia britannica".
Un portavoce del Foreign Office ha detto che il Regno Unito è  "determinato" ad adempiere al suo obbligo di estradare Assange. Il problema dell’Ecuador sarà quello - se la richiesta d’asilo verrà accettata - di portare Assange a un aeroporto londinese: lam polizia è fuori dall’ambasciata ad aspettarlo-