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venerdì 7 marzo 2014

Renzi al contrattacco: ridicole le critiche contro di me


ROMA - Il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, contrattacca e definisce "ridicole" le critiche ricevute da quando è entrato a Palazzo Chigi. "Tra la gente va bene - dice in una intervista a "La Stampa" - e la fiducia nel governo cresce. Avevo dei nemici e lo tenevo nel conto, ma mi attaccano anche quelli che prima mi sostenevano: non capisco sulla base di che visto che non abbiamo nemmeno cominciato". Il premier osserva poi che "sui conti c'è poco da dire: è stato addirittura l'ex ministro Saccomanni ad avvisarci che le cose stavano in un certo modo. Dunque non capisco né gli attacchi né le ironie". Quanto ai sottosegretari, Renzi si dice disposto a discutere con chiunque: "Dovrei buttare fuori dal governo De Filippo per delle spese in francobolli?".
L'impatto con il fuoco di fila delle critiche è stato decisamente forte e il fatto che gran parte dell'intervista rilasciata dal premier al quotidiano torinese sia incentrata proprio sulla difesa del suo operato ne è la prova. Ma Renzi ci tiene a ribadire il concetto anche via Twitter. "L'Italia si può cambiare, la mentalità di chi vive di pregiudizio no", risponde a un utente che gli fa notare che contro di lui si è scatenato un "impressionante fuoco di fila su sciocchezze". "Noi - aggiunge - andiamo dritto con un sorriso".
Sulla sua visita alla scuola di Siracusa, il segretario del Pd commenta: "Io che vado nelle scuole - e non a Roma o a Milano, ma a Treviso e Siracusa - smonto il paradigma accusatorio che ha fatto le fortune del leader 5 Stelle: e cioè, la casta che se ne sta rinchiusa nel Palazzo mentre lui sta in mezzo alla gente. Ma invece di riflettere su questo, si montano polveroni e polemiche inutili contro di me".
Il bilancio delle sue prime due settimane da premier è positivo. "Le cose vanno bene - dice Renzi -. Nessun imprevisto: sta andando né meglio né peggio di come m'aspettavo. Va come prevedevo, insomma, e con il Consiglio dei ministri di mercoledì comincerete a vedere i risultati". Parlando del complicato percorso parlamentare dell'Italicum, assicura di non essere preoccupato: "Avevo promesso una nuova legge elettorale in tempi veloci e così sarà".

domenica 29 dicembre 2013

Renzi: io,” totalmente diverso” da Letta e Alfano

ROMA - 'Io sono totalmente diverso, per tanti motivi'', da Enrico Letta e Angelino Alfano, ma quanto al governo ''bisogna tener fede a quanto detto: se Letta fa, va avanti. Certo, se si fanno marchette e si passa dalle larghe intese all'assalto alla diligenza, non va bene''. Così il neo segretario del Pd Matteo Renzi in un colloquio con La Stampa. ''Le cose bisogna raccontarle per come stanno - spiega -. Lui, Enrico, è stato portato al governo anni fa da D'Alema, che io ho combattuto e combatto in modo trasparente; e Angelino Alfano al governo ce l'ha messo Berlusconi, quando io non ero ancora nemmeno sindaco di Firenze''.
''Io sono totalmente diverso, per tanti motivi'' in primis perché ''ho ricevuto un mandato popolare''. Per questo ''con l'anno nuovo si passa dalle chiacchiere alle cose scritte'': lavoro e riforme i ''due temi capitali''. L'idea è di continuare a sostenere il governo a condizione che faccia quel che deve. Però ''potevano risparmiarsi e risparmiarci tante cose. E la faccenda della nomina da parte di Alfano di diciassette nuovi prefetti è soltanto la ciliegina sulla torta''.
Di ''rimpasto'' il sindaco di Firenze non vuole sentir parlare, ''quella parola, intendo rimpasto, non l'ho mai pronunciata e mai la pronuncerò''. ''Io fatico a tenere Delrio al governo, perché ogni tanto mi dice che vorrebbe lasciare: è quello il mio problema'', ''non ho alcun interesse a mettere pedine e scambiare caselle: chiedo solo che si cambino stile e velocità nel governo''. Sulla legge elettorale prepara una nuova offensiva, anche nei confronti di Grillo e Berlusconi: ''Vediamo cosa risponderanno gli uni e gli altri ma io con loro ci parlo e ci parlerò''. Il voto subito? ''Calma'', ''bisogna tener fede a quando detto: se Letta fa, va avanti''.

giovedì 8 agosto 2013

Siria, l’inviato della Stampa Quirico in mano alla criminalità “ordinaria”. Trattative in corso

ROMA - L'inviato de La Stampa Domenico Quirico sarebbe in mano ad un gruppo riconducibile alla criminalità ordinaria, con il quale ci sarebbero da tempo contatti in corso. Lo avrebbe riferito, secondo quanto appreso, il direttore del Dis, Giampiero Massolo, al Copasir precisando che le trattative sarebbero già avviate.

Il gruppo jihadista che ha sequestrato in Siria padre Paolo Dall'Oglio non ha  invece ancora stabilito "contatti diretti" con i nostri servizi. Ricostruendo le tappe dei sequestri dei due nostri connazionali, Massolo avrebbe sottolineato che la vicenda di Quirico è meno complicata rispetto a quella di Dell'Oglio. La trattativa per la sua liberazione, dunque, sarebbe già avviata e non ci sarebbe alcun interesse da parte dei sequestratori ad un peggioramento della situazione attuale. Diversa la vicenda del gesuita. I nostri servizi hanno ormai la certezza che Dell'Oglio è in mano ad una filiale locale di Al Qaeda, chiamata 'Emirato di Tal al Abiad' e il suo sequestro sarebbe legato all'attività che stava svolgendo in Siria. Al momento si sta dunque lavorando, anche con i servizi alleati e con gli 007 siriani, per stabilire un contatto diretto con il gruppo.

giovedì 27 giugno 2013

La Bonino: Quirico è in vita


ROMA “Le buone notizie che abbiamo, almeno fino a qualche giorno fa," è che Domenico Quirico "è in vita". Lo ha detto il ministro degli Esteri Emma Bonino a Radio 24. "Possiamo confermare" che l'inviato della Stampa, scomparso in Siria il 9 aprile scorso, è ancora in vita, e ne "abbiamo informato la famiglia", ha aggiunto Bonino. "Continuano tutte le ricerche con i canali diplomatici ufficiali, i servizi e i contatti con i vari gruppi" attivi nel Paese, ha assicurato la titolare della Farnesina.

domenica 9 giugno 2013

La Bonino: non è stato un bambino a uccidere il bersagliere italiano a Farah. Quirico ha telefonato da Qusayr "Non sappiamo dove sta andando"

ROMA - Il ministro degli Esteri, Emma Bonino, smentisce che sia stato un bambino a uccidere il militare italiano nel sud dell'Afghanistan. L'annuncio fatto dai talebani che avevano parlato di un "eroico" 11enne che avrebbe gettato la granato nel Lince degli italiani, è solo "propaganda dei talebani", sottolinea la titolare della Farnesina. "Dai contatti del ministro della Difesa Mauro emerge che l'attentato sia stato realizzato da un adulto", aggiunge.
E' in corso una riflessione su "come rimodulare la presenza dei militari italiani in Afghanistan", ha spiegato poi la Bonino parlando alla trasmissione "In Mezz'ora". Anche con gli alleati, ha aggiunto, è "in atto una discussione per mutare il modo di essere sul terreno". "Bisogna costruire un esercito europeo che abbia mezzi tecnicamente validi. Ventisette eserciti nazionali sono inutili e costosi". 
 Il ministro ha poi parlato del reporter italiano scomparso Siria, Domenico Quirico. L'inviato de La Stampa "era a Qusayr quando ha contatto la famiglia e ora stiamo cercando di capire dove sia diretto. E' una situazione molto delicata", ha aggiunto la Bonino. 


martedì 30 aprile 2013

Da 20 giorni mancano notizie di un giornalista della Stampa entrato in Siria



TORINO - "Da venti giorni abbiamo perso i contatti con il nostro inviato Domenico Quirico, in Siria per una serie di reportage dalla zona di Homs". Lo annuncia il direttore de La Stampa, Mario Calabresi, sul sito lastampa.it. Quirico ha 62 anni, è stato corrispondente da Parigi e caposervizio esteri, prima di diventare inviato di guerra. E' stato in Sudan, Darfur, Uganda: ha seguito interamente le primavere arabe, dalla Tunisia all’Egitto, è stato più volte in Libia per testimoniare la fine del regime di Gheddafi. Nell’agosto 2011 nel tentativo di arrivare a Tripoli veniva rapito insieme ai colleghi del Corriere della Sera Elisabetta Rosaspina e Giuseppe Sarcina e di Avvenire Claudio Monaci.
"Il ministro Bonino segue personalmente il caso" e "la Farnesina sta operando attraverso l'Unità di Crisi e in raccordo con tutte le strutture dello Stato interessate". Lo riferiscono fonti della Farnesina. "Due settimane di ricerche, fatte in modo silenzioso e riservato ma in ogni direzione, coordinate dall'Unità di crisi della Farnesina - spiega il direttore Calabresi - non hanno dato sinora alcun risultato concreto e così abbiamo condiviso con le autorità italiane e la famiglia la decisione di rendere pubblica la sua scomparsa, sperando di allargare il numero delle persone che potrebbero aiutarci ad avere informazioni". "Domenico - riferisce il direttore de La Stampa - è entrato in Siria il 6 aprile, attraverso il confine libanese, diretto verso Homs, area calda dei combattimenti, per poi spingersi, se ce ne fosse stata la possibilità, fino alla periferia di Damasco. Era partito dall'Italia il 5 aprile per Beirut, dove era rimasto una giornata in attesa che i suoi contatti si materializzassero: la mattina di sabato 6 aprile gli abbiamo telefonato per avvisarlo del rapimento dei colleghi della Rai nella zona di Idlib. Lui ci ha spiegato che il suo percorso sarebbe stato completamente diverso e che ci avrebbe richiamato una volta passato il confine. Nel pomeriggio, alle 18.10, ha mandato un sms con cui annunciava al responsabile Esteri de La Stampa di essere riuscito a entrare in territorio siriano". "Due giorni dopo, lunedì 8 - prosegue Calabresi - ha prima mandato un messaggio alla moglie Giulietta, per dirle che era in Siria e che era tutto ok, poi verso sera l'ha chiamata a casa. La linea era molto disturbata, ha spiegato che di lì a poco il cellulare non avrebbe preso più e che le persone con cui viaggiava gli avevano chiesto di non utilizzare il satellitare, che sarebbe stato quindi in silenzio per qualche giorno ma di non preoccuparsi. Martedì 9 ha ancora mandato un sms a un collega della Rai nel quale diceva di essere sulla strada per Homs. E' stato questo l'ultimo contatto diretto avuto con Domenico". "Prima di partire ci aveva avvisato che non avrebbe scritto niente mentre era in Siria e che per circa una settimana sarebbe rimasto in silenzio: la copertura delle rete dei cellulari è saltata in molte zone dell'area di Homs e usare il satellitare non è prudente perchè così si segnala la propria presenza".

martedì 9 aprile 2013

Pista anarchica per il pacco bomba spedito a “La Stampa”


TORINO - E' la pista anarco-insurrezionalista quella privilegiata dagli investigatori della Digos di Torino che indagano sul pacco bomba recapitato oggi a La Stampa. Non vi è stata ancora alcuna rivendicazione, e non sono escluse anche altre piste, ma ordigni confezionati in modo analogo in passato conducono - secondo gli investigatori - alla strategia di destabilizzazione della Fai, la Federazione anarchica informale.
Il plico -  spiegano gli artificieri dei carabinieri - conteneva dell'esplosivo ed era tecnicamente in grado di esplodere. Era "artigianale ma di buon confezionamento" e "avrebbe potuto provocare danni seri a chi avesse aperto il contenitore". Il pacco è stato portato via per ulteriori analisi. All’interno un sistema meccanico in grado di innescare un ordigno che non ha funzionato.
È stato un dipendente dell’Editrice ad aprire la busta, di cartone e plastica all’interno, formato A4. Sulla busta non c'erano mittente né rivendicazioni. Inoltre, il pacco è risultato negativo al controllo del metal-detector in quanto la custodia di un cd contenente l’esplosivo era ricoperta di tessuto. 

mercoledì 24 agosto 2011

LIBIA: SEQUESTRATI QUATTRO GIORNALISTI ITALIANI



In alto Claudio Monici ed Elisabetta Rosaspina,
sotto Domenico Quirico e Giuseppe Sarc ina
TRIPOLI - Quattro giornalisti italiani sono stati rapiti in mattinata in Libia, sono Elisabetta Rosaspina, Giuseppe Sarcina del Corriere della Sera, Domenico Quirico de La Stampa e Claudio Monici di Avvenire. Stavano andando in macchina da Zawiah a Tripoli i quattro giornalisti rapiti in Libia, quando una banda armata di criminali comuni ha fermato la macchina nella quale viaggiavano: l'autista che li accompagnava è stato ucciso. I cronisti, secondo quanto appreso, sono stati malmenati, derubati di tutto quello che possedevano, dai telefoni cellulari ai computer e poi "ceduti" a truppe ldi Gheddafi che li hanno portati in un un appartamento della capitale libica dal quale ad uno di loro, il giornalista del quotidiano 'Avvenire', è stato permesso di chiamare il giornale da un telefono fisso per avvisare del rapimento, ma soltanto nel tardo pomeriggio. "Stiamo bene"ha spiegato il giornalista che ha dato una sommaria informazione su ciò che era accaduto. Poi la comunicazione è stata subito interrotta.

I quattro giornalisti italiani sono stati rapiti nei pressi di Zawiya, citta' della Libia nord-occidentale a 50 km da Tripoli. 
La Farnesina ha attivato tutti i canali nella capitale libica "per una soluzione rapida". Il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, la Presidenza del Consiglio e lo stesso ministro degli Esteri, Franco Frattini, seguono la vicenda minuto per minuto. Il console italiano a Bengasi, Guido De Sanctis, dopo essere riuscito a mettersi in contatto con uno dei giornalisti, ha detto che gli inviati "stanno bene" e ha riferito che nella telefonata hanno detto che al termine del digiuno quotidiano del Ramadan "sono stati anche rifocillati con cibo e acqua". Dall'appartamento in cui sono rinchiusi, che si trova fra Bab Al-Aziziya e l'Hotel Rixos, si vede un noto centro commerciale di proprietà della figlia di Gheddafi, Aisha. De Sanctis ha aggiunto che adesso si stabilirà quali siano le prossime mosse da fare. Il fatto che al giornalista sia stato concesso di fare più di una telefonata può essere comunque "interpretato come un buon segno". Le testate di appartenenza stanno raccontando a loro volta l'accaduto.

"Siamo molto preoccupati" per le notizie relative al rapimento dei giornalisti italiani e "chiediamo il loro immediato rilascio". Questo è il commento raccolto da Michael Mann, il portavoce dell'Alto rappresentante Ue per la Politica estera e la Sicurezza Catherine Ashton. Il portavoce ha quindi osservato quanto sia "importante" che i giornalisti in Libia possano svolgere la loro funzione informativa fondamentale in condizioni di sicurezza. "Per ora non abbiamo altre informazioni rispetto alle notizie provenienti dai media", ha poi detto Mann. L'Ue sta cercando comunque di raccogliere ulteriori elementi utili.


Feriti due giornalisti francesi
Due giornalisti francesi sono rimasti feriti a Tripoli negli scontri intorno al quartier generale di Gheddafi, ma non sono in pericolo di vita. Lo riferiscono le due testate per cui lavorano, l'emittente televisiva pubblica France 2 e il settimanale Paris Match, precisando che i due saranno presto rimpatriati. Bruno Girodon, cameraman di France 2, è stato colpito da una pallottola mentre faceva riprese nei presso del complesso di Bab al-Aziziya. Alvaro Canovas, fotografo di Paris Match, è stato colpito da un proiettile di kalashnikov alla coscia, durante l'ingresso dei ribelli nel compound.