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lunedì 9 settembre 2013

Il compagno di prigionia di Quirico: Assad non ha usato i gas. Quirico smentisce. Proposta Usa: La Siria consegni le armi chimiche, Mosca d'accordo

Pierre Piccinin
BRUXELLES - L'insegnante belga Pierre Piccinin, compagno di prigionia di Domenico Quirico fa una clamorosa rivelazione: "Assad non ha usato i gas".
 "E' un dovere morale dirlo. Non è il governo di Bashar al-Assad ad avere utilizzato il gas sarin o un altro gas nella periferia di Damasco", ha spiegato Piccinin alla radio RTL-TVi, riferendo di una conversazione, ascoltata a sorpresa, tra i ribelli. Piccinin ha aggiunto che ammetterlo "mi costa perché da maggio 2012 sostengo con decisione l'esercito libero siriano nella sua giusta lotta per la democrazia . "Per il momento, però, per una questione di etica Domenico ed io siamo determinati a non fare uscire i dettagli di questa informazione". "Quando la 'Stampa' riterrà che è venuto il momento di dare dettagli su questa informazione, lo farò anch'io in Belgio", ha spiegato lo storico e docente universitario. Piccinin ha raccontato quindi che, quando il 30 agosto, lui e il giornalista italiano hanno appreso dell'intenzione degli Usa di intervenire militarmente in seguito all'uso, attribuito al regime, delle armi chimiche, "avevamo la testa in fiamme: eravamo prigionieri laggiù, bloccati con questa informazione e per noi era impossibile darla".
Secondo il sito del La Stampa, invece, Domenico Quirico è di tutt'altra posizione sull'uso di armi chimiche in Siria. "E' folle dire che io sappia che non è stato Assad a usare i gas", si legge sul quotidiano. Poi, l'inviato prosegue: "Eravamo all'oscuro di tutto quello che stava accadendo, anche dell'attacco con i gas.. Un giorno dalla stanza in cui venivamo tenuti prigionieri, attraverso una porta socchiusa, abbiamo ascoltato una conversazione...". 
 I cinque mesi di prigionia "sono stati un'odissea terrificante attraverso tutta la Siria". "Siamo stati trasferiti molte volte in diversi posti - racconta ancora Piccinin -. Non era sempre lo stesso gruppo che ci teneva prigionieri, e questi gruppi erano molto violenti, anti-occidentali e composti di islamici anti-cristiani".
Anche secondo la "Bild am Sonntag", edizione domenicale del quotidiano tedesco, da intercettazioni effettuate dagli 007 tedeschi risulta che Assad è estraneo agli attacchi. Alti graduati dell'esercito siriano "reclamano regolarmente da circa quattro mesi attacchi chimici al Palazzo presidenziale a Damasco (ma) queste richieste sono state sempre respinte e l'attacco del 21 agosto non è verosimilmente stato approvato personalmente da Bashar al Assad", ha scritto il giornale. La "Bild am Sonntag" fa affidamento su intercettazioni effettuate da una nave spia dell'esercito tedesco, Oker, che staziona presso le coste siriane.
Damasco consegni le armi chimiche entro una settimana, mettendolole sotto il controllo della comunità internazionale, così da scongiurare l'attacco americano. E' l'ultima offerta lanciata da Londra dal segretario di stato americano John Kerry al presidente siriano Bashar Assad. Un appello condiviso anche da Mosca che con il ministro degli Esteri Sergei Lavrov ha chiesto alla Siria di mettere sotto controllo internazionale il proprio arsenale chimico per poi farlo distruggere.
La Siria ha accolto favorevolmente la richiesta di mettere sottocontrollo internazionale il suo arsenale chimico. Lo ha riferito il ministro degli Esteri, Walid al Muallim, senza però dire esplicitamente che il governo del presidente Assad ha accettato la proposta. Ad avanzare la richiesta a Damasco è stata la Russia e l'iniziativa è stata "accolta con favore" dal segretario generale dell'Onu, Ban Ki-moon. "Per noi - ha aggiunto Muallim - le vite dei nostri cittadini e la sicurezza del nostro Paese sono una priorità. E confidiamo nella saggezza delle autorità russe che stanno cercando di evitare un'aggressione americana contro il nostro popolo". 

Quirico sottoposto dai suoi rapitori a due false esecuzioni


CIAMPINO - L'incontro tra Quirico e il ministro Bonino
ROMA - Domenico Quirico, il giornalista de "La Stampa" liberato domenica dopo essere stato rapito in Siria, "ha subìto due false esecuzioni con una pistola". Lo ha rivelato l'insegnante belga Pierre Piccinin, suo compagno di prigionia, il quale ha spiegato che entrambi sono stati sottoposti a "violenze fisiche molto dure, umiliazioni e vessazioni". I due hanno tentato due volte la fuga, ma sono stati ricatturati e puniti "in maniera molto pesante".

Quirico è atterrato a Ciampino alle 0,25. “Sono stato trattato non bene”


CIAMPINO - Alle 0.25 un Falcon della Presidenza del Consiglio è atterrato all’aeroporto di Ciampino con a bordo il giornalista della Stampa Domenico Quirino, liberato nel tardo pomeriggio di ieri in Siria dai suoi rapitori. Quirico è apparso smagrito e stanco. Ha soltanto detto ai colleghi che lo aspettavano di esseret stato trattato “non bene” di "avere avuto paura" e di essere praticamente vissuto per 5 mesi “su Marte”, mentre ha definito la cosiddetta rivoluzione siriana ora “molto pericolosa” per i cambiamenti in atto. 'Ho cercato di raccontare la rivoluzione siriana, ma può essere che questa rivoluzione mi abbia tradito. Non è più la rivoluzione laica di Aleppo, è diventata un'altra cosa'
Domenico Quirico, quando e' sceso dall'aereo, ha abbracciato il ministro degli Esteri Emma Bonino, che lo attendeva ai piedi della scaletta. Quirico indossava un giubbotto grigio chiaro.
Domattina sarà interrogato dai giudici, dopo aver incontrato i familiari in viaggio in queste ore da Cuneo.
Insieme a lui è arrivato a Ciampino anche lo studioso belga Pier Piccinin, rapito con il giornalista il 9 aprile scorso.

domenica 8 settembre 2013

Liberato in Siria il giornalista Domenico Quirico. Sta tornando in Italia, dopo 5 mesi di prigionia

Domenico Quirico
L'annuncio su Twitter del direttore della Stampa Mario Calabresi
DAMASCO - E' stato liberato l'inviato del quotidiano La Stampa in Siria, il giornalista Domenico Quirico. Di lui si erano perse le tracce il 9 aprile. Il 6 giugno fu diffusa la notizia che il reporter era ancora vivo. Il ministro degli Esteri, Emma Bonino, ha avuto un colloquio telefonico con il direttore del quotidiano torinese, Il presidente del Consiglio, Enrico Letta, ha espresso alla famiglia del giornalista, al direttore Mario Calabresi e per suo tramite a tutta la redazione la sua più viva soddisfazione. "La speranza non era mai venuta meno e vengono ora coronati dal successo tutti gli sforzi messi in campo per un esito positivo della vicenda". Quirico è già in volo verso l’Italia e arriverà a Ciampino.
Il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha espresso "vivissimo apprezzamento per l'impegno dispiegato dal ministro Emma Bonino, dal ministero degli Esteri e dai Servizi per il successo di tutti i delicatissimi passi volti a garantire la libertà di Domenico Quirico". 
 "La notizia della liberazione di Domenico Quirico mi riempie di grande gioia e di soddisfazione. Il mio pensiero va prima di tutto ai parenti che potranno finalmente riabbracciare Quirico dopo tanti mesi e numerosi momenti di ansia". Lo afferma il ministro degli Esteri, Emma Bonino.
"Siamo emozionate e felici. Lo aspettiamo a casa e non vediamo l'ora di abbracciarlo", ha detto Eleonora Quirico, una delle due figlie del giornalista che ha telefonato a casa prima di salire sull'aereo diretto a Ciampino. Anche il loro paese, Govone (Cuneo) è "in festa" per la liberazione. "Siamo felicissimi", dice Giampiero Novaro, primo cittadino. "Per fortuna - aggiunge - tutto si è concluso nel migliore dei modi. La notizia della liberazione di Quirico rende felice tutto il paese". 
 "Abbiamo avuto la magnifica notizia da Emma Bonino ed Enrico Letta. Sappiamo che hanno già contattato la famiglia. E' una notizia magnifica". Così il direttore de La Stampa, Mario Calabresi, ha commentato la notizia.
I cinque mesi di silenzio, durato a lungo malgrado i contatti subito attivati dalla Farnesina e dai servizi d'intelligence, avevano fatto temere il peggio. Ma la sua famiglia, il suo giornale e lo stesso governo italiano non hanno mai abbandonato le speranze. Specialmente dopo che a giugno la moglie aveva potuto sentirne la voce, da quella sorta di oltretomba in cui era stato inghiottito. Nelle ultime settimane il ministro Bonino si era mostrata ''cautamente fiduciosa'', anche rispetto al caso parallelo del gesuita padre Paolo Dall'Oglio, scomparso a sua volta in Siria a luglio. "Resto non soltanto determinata, ma anche fiduciosa - aveva ribadito ancora a fine agosto - perché da quelle parti le cattive notizie si sanno subito".
Un atteggiamento suffragato anche da quanto riferito al Copasir nei giorni precedenti dal direttore del Dis Giampiero Massolo, secondo la cui ricostruzione il giornalista sarebbe finito negli ultimi tempi in mano ad un gruppo della criminalità ordinaria, agganciato poi da canali di contatto utili all'avvio di una trattativa concreta. Trattative che, a quanto pare, si sarebbero giovate anche dei buoni rapporti stabiliti dagli apparati diplomatici e d'intelligence italiani con settori dell'insorgenza siriana e avrebbero consentito alla fine di far prevalere le ragioni umanitarie. Tanto più che Quirico, almeno da un certo punto in avanti, non sarebbe stato più sotto il controllo di frange jihadiste dei ribelli.


Liberato anche il cittadino belga Pier Piccinin - Oltre a Domenico Quirico è stato liberato il cittadino belga Pier Piccinin che era stato rapito con l'inviato della Stampa. Lo riferisce Palazzo Chigi confermando che entrambi faranno rientro in Italia atterrando all'aeroporto di Ciampino dove saranno accolti dal ministro degli Esteri, Emma Bonino.

giovedì 8 agosto 2013

Siria, l’inviato della Stampa Quirico in mano alla criminalità “ordinaria”. Trattative in corso

ROMA - L'inviato de La Stampa Domenico Quirico sarebbe in mano ad un gruppo riconducibile alla criminalità ordinaria, con il quale ci sarebbero da tempo contatti in corso. Lo avrebbe riferito, secondo quanto appreso, il direttore del Dis, Giampiero Massolo, al Copasir precisando che le trattative sarebbero già avviate.

Il gruppo jihadista che ha sequestrato in Siria padre Paolo Dall'Oglio non ha  invece ancora stabilito "contatti diretti" con i nostri servizi. Ricostruendo le tappe dei sequestri dei due nostri connazionali, Massolo avrebbe sottolineato che la vicenda di Quirico è meno complicata rispetto a quella di Dell'Oglio. La trattativa per la sua liberazione, dunque, sarebbe già avviata e non ci sarebbe alcun interesse da parte dei sequestratori ad un peggioramento della situazione attuale. Diversa la vicenda del gesuita. I nostri servizi hanno ormai la certezza che Dell'Oglio è in mano ad una filiale locale di Al Qaeda, chiamata 'Emirato di Tal al Abiad' e il suo sequestro sarebbe legato all'attività che stava svolgendo in Siria. Al momento si sta dunque lavorando, anche con i servizi alleati e con gli 007 siriani, per stabilire un contatto diretto con il gruppo.

giovedì 27 giugno 2013

La Bonino: Quirico è in vita


ROMA “Le buone notizie che abbiamo, almeno fino a qualche giorno fa," è che Domenico Quirico "è in vita". Lo ha detto il ministro degli Esteri Emma Bonino a Radio 24. "Possiamo confermare" che l'inviato della Stampa, scomparso in Siria il 9 aprile scorso, è ancora in vita, e ne "abbiamo informato la famiglia", ha aggiunto Bonino. "Continuano tutte le ricerche con i canali diplomatici ufficiali, i servizi e i contatti con i vari gruppi" attivi nel Paese, ha assicurato la titolare della Farnesina.

domenica 9 giugno 2013

La Bonino: non è stato un bambino a uccidere il bersagliere italiano a Farah. Quirico ha telefonato da Qusayr "Non sappiamo dove sta andando"

ROMA - Il ministro degli Esteri, Emma Bonino, smentisce che sia stato un bambino a uccidere il militare italiano nel sud dell'Afghanistan. L'annuncio fatto dai talebani che avevano parlato di un "eroico" 11enne che avrebbe gettato la granato nel Lince degli italiani, è solo "propaganda dei talebani", sottolinea la titolare della Farnesina. "Dai contatti del ministro della Difesa Mauro emerge che l'attentato sia stato realizzato da un adulto", aggiunge.
E' in corso una riflessione su "come rimodulare la presenza dei militari italiani in Afghanistan", ha spiegato poi la Bonino parlando alla trasmissione "In Mezz'ora". Anche con gli alleati, ha aggiunto, è "in atto una discussione per mutare il modo di essere sul terreno". "Bisogna costruire un esercito europeo che abbia mezzi tecnicamente validi. Ventisette eserciti nazionali sono inutili e costosi". 
 Il ministro ha poi parlato del reporter italiano scomparso Siria, Domenico Quirico. L'inviato de La Stampa "era a Qusayr quando ha contatto la famiglia e ora stiamo cercando di capire dove sia diretto. E' una situazione molto delicata", ha aggiunto la Bonino. 


giovedì 6 giugno 2013

Il giornalista Domenico Quirico, scomparso in Siria, “è vivo e sta bene”. Ha telefonato alla moglie

TORINO - Dopo 58 giorni di silenzio, torna la voce di Domenico Quirico, l’inviato della “Stampa” scomparso da quasi un mese in Siria. L’annuncio lo dà il direttore de «La Stampa», Mario Calabresi: «È vivo e oggi ha parlato con la moglie. È ancora in Siria, speriamo di riabbracciarlo presto».  
L’inviato de «La Stampa», del quale si erano perse le tracce il 9 aprile scorso, ha infatti telefonato a casa alla moglie Giulietta.  
La Farnesina, in una nota, ha parlato di una «fase particolarmente delicata», facendo appello al senso di responsabilità degli organi di informazione nel divulgare notizie provenienti da fonti non verificate e nel mantenere la linea di riserbo necessaria per favorire l’esito positivo del caso.  
Il giornalista era entrato in Siria il 6 aprile, attraverso il confine libanese, diretto verso Homs. Il suo obiettivo era spingersi all’interno del Paese fino alla periferia di Damasco, per raccontare ancora una volta la guerra civile siriana, che segue per «La Stampa» fin dalle sue prime battute. Era partito dall’Italia il 5 aprile per Beirut, dove era rimasto una giornata in attesa che i suoi contatti si materializzassero. Il 6 aprile ha mandato alla redazione un sms con cui annunciava di essere in territorio siriano. 
Due giorni dopo, lunedì 8, ha prima mandato un messaggio alla moglie, per confermarle che era in Siria e che era tutto ok, poi verso sera l’ha chiamata a casa. Martedì 9 ha ancora mandato un sms a un collega della Rai nel quale diceva di essere sulla strada per Homs. Da allora, e fino a oggi, il silenzio.