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mercoledì 25 giugno 2014

Cagliari: “sono stanca di vivere” e si butta dal 5° piano con le 2 figliolette. Gravissime

CAGLIARI - L'hotel da dove si è gettata la donna con le sue figlie
CAGLIARI - Una donna di 35 anni si è buttata con le sue figlie di quattro anni e di nove mesi dal quinto piano di un albergo a Cagliari. . Le sue condizioni e quelle della figlia grande sono gravissime, l'altra bimba non sarebbe in pericolo di vita. La loro caduta è stata attutita da una tettoia. 

La donna, una commerciante cagliaritana di 34 anni, era entrata all'Hotel Panorama, in viale Diaz, nel pomeriggio insieme alle due figlie chiedendo una camera. Verso le quattro si è lanciata nel vuoto. Una caduta di una quindicina di metri, attutita da una tettoia in plexiglas.
L'allarme è scattato immediatamente grazie ad un dipendente dell'albergo. Sul posto sono subito arrivati i carabinieri, i vigili del fuoco e le ambulanze del 118. Le due bambine, di 4 anni e di 9 mesi, e la donna sono state trasportate negli ospedali cittadini. La giovane madre e la bambina più grande sarebbero in condizioni gravissime.
Nella camera dell'albergo la donna ha lasciato un biglietto con scritto "sono stanca di vivere". I carabinieri adesso stanno cercando di rintracciare il marito della trentaquattrenne e allo stesso tempo ricostruire le ragioni che hanno spinto la donna a tentare il suicidio.

mercoledì 23 aprile 2014

Uomo tenta il suicidio, figlia di 12 anni dà l'allarme e lo salva

LECCE - Una bambina di 12 anni ha sventato il suicidio del padre, avvisando la madre e consentendo ai carabinieri un tempestivo intervento, che ha salvato la vita dell'uomo. E' accaduto a Salice Salentino (Le) nella giornata di Pasquetta. Il 41enne, disoccupato e affetto da una forma grave di diabete, aveva trascorso la mattinata con la figlia e poi l'aveva riportata a casa dei nonni in un paese del Salento dove la moglie e le tre figlie si sono trasferite da qualche giorno in seguito a problemi familiari. Gia' in mattinata pare che l'uomo avesse manifestato la sua disperazione per l'abbandono da parte della moglie, rendendo la bambina partecipe del suo stato di disperazione. Rimasto solo nella casa coniugale si è stretto un cappio attorno al collo e ha cercato di impiccarsi in un pozzo luce.
Prima di compiere il folle gesto, però, ha inviato un sms di addio sul telefono della ragazzina, che lo ha mostrato immediatamente alla madre. La donna ha allertato i carabinieri fornendo loro le chiavi dell'abitazione di Salice e consentendogli un intervento rapido e decisivo. Il 41enne era in fin di vita ma i sanitari del 118 sono riusciti a rianimarlo e lo hanno trasportato d'urgenza all'ospedale Vito Fazzi di Lecce. 

lunedì 24 marzo 2014

L’ex fonico e fondstore dei Modà tenta il suicidio. Accusato di abusi su minori


Paolo Bovi
CASSANO D’ADDA - L'ex fonico e fondatore dei Modà, Paolo Bovi, ha tentato di suicidarsi la notte scorsa, collegando una canna di gomma al tubo di scappamento della sua auto, ma è stato salvato dai carabinieri di Cassano d'Adda che l'hanno individuato grazie all'input del braccialetto elettronico di cui si era liberato dopo che gli era stato messo perché ai domiciliari per presunti abusi su minori. L'uomo è stato portato in ospedale e poi in carcere per evasione.

sabato 9 novembre 2013

Bergamo: tenta di uccidersi gettandosi dal “ponte dei suicidi”, 2 CC lo prendono al volo


Il ponte San Michele di Paderno d'Adda
BERGAMO - Un uomo ha tentato di uccidersi lanciandosi dal ponte San Michele a 80 metri di altezza, sul fiume Adda fra Calusco e Paderno, che collega le province di Bergamo e Lecco. A salvargli la vita sono stati due carabinieri che lo hanno afferrato al volo tenendolo sospeso nel vuoto fino all'arrivo dei soccorsi. L'uomo, un quarantenne di Calusco d'Adda, e' stato poi condotto in ospedale dove e' stato giudicato guaribile in 18 giorni a causa di alcune lesioni procurate battendo sulla balautra. All'origine del suo gesto, sembra ci fossero motivi economici. In piena notte l'uomo, disoccupato e disperato e' andato sul posto e ha scavalcato la balaustra. Gli automobilisti lo hanno visto e hanno dato l'allarme. I carabinieri di Merate si sono avvicinati e hanno cercato di parlargli ma l'uomo si e' lanciato nel vuoto. I militari sono riusciti ad afferrarlo trattenendolo fino all'arrivo del 118 e dei colleghi. Il San Michele e' conosciuto da tempo come "il ponte dei suicidi" per l'alto numero di persone che si getta nel vuoto da quel punto in cui 80 metri separano la balaustra dal fiume. Lo scorso anno era stato messo a punto un progetto per installare delle barriere ma l'iniziativa non si è potuta realizzare per mancanza di fondi.

domenica 23 giugno 2013

Torre del Greco: uccide a coltellate il convivente e poi tenta di bruciare la casa e suicidarsi

Via Calastro a Torre del Greco
NAPOLI - Tragedia familiare a Torre del Greco, nel Napoletano. Una donna, Maria Carmela Panariello, di 41 anni, ha ucciso il convivente, Tommaso Egger, di 57 anni, con una coltellata al petto la scorsa notte durante un litigio nella loro abitazione. Ha poi tentato di dar fuoco all'appartamento con il gas, causando solo lievi danni alla cucina, e di suicidarsi lanciandosi dal terrazzo ma è stata fermata dalla Polizia.
La donna si trova ora nel Commissariato di Torre del Greco in stato di fermo. Il convivente è stato trovato senza vita sul letto, con una profonda ferita al petto inferta, secondo i primi accertamenti degli investigatori dello stesso Commissariato, diretto da Paolo Esposito, con un grosso coltello da cucina. 
Il delitto, stando a una prima ricostruzione, è avvenuto poco prima delle quattro, nell'abitazione della coppia, in via Calastro, davanti ai figli adolescenti, durante una lite per motivi in corso di accertamento da parte della Polizia.

Dopo aver accoltellato il convivente, Maria Carmela Panariello ha aperto il gas tentando di dar fuoco alla casa nel quale vivono anche i suoi figli, una coppia di gemelli, maschi, di 13 anni.. E' poi salita al sesto dell'edificio nel quale viveva con il marito, nella zona a ridosso dell'area portuale, e ha tentato di lanciarsi nel vuoto, ma e' stata bloccata. Le fiamme hanno danneggiato la cucina dell'abitazione e hanno interessato anche alcune parti del palazzo, prima di essere spente dai vigili del fuoco.

giovedì 6 giugno 2013

Si taglia le vene Paris, 15 anni, la figlia di Michael Jackson

Paris Jackson
LOS ANGELES - Paris, l'unica figlia di Michael Jackson, ha tentato il suicidio nella casa di Calabasas, in California, dove la 15enne abita con i due fratelli Prince e Blanket e la nonna Katherine. Il ricovero in ospedale è stato confermato da un avvocato della famiglia. "Ha sofferto per la perdita del padre", ha spiegato il legale. Una telefonata ai soccorsi parlava di overdose mentre i media locali riferiscono di "svariati tagli a uno dei polsi". La polizia parla di tentativo di suicidio, ma la ragazza non voleva uccidersi. “Voleva attenzione”, ha chiamato un numero verde di una associazione antisuicidi “ perchè voleva essere salvata”

"Ci ha provato prima in passato ma stavolta è stato molto più grave. Non era solo un grido di aiuto", ha detto un'amica al sito di gossip TMZ che per primo ha dato la notizia. Gli infermieri hanno portato via Paris in barella verso le 2 di notte, mezz'ora dopo una telefonata ai numeri di emergenza in cui una voce (forse la sua) ha detto che la ragazzina avrebbe fatto un’overdose. Di overdose ha parlato anche il Dipartimento dei Vigili del Fuoco di Los Angeles mentre fonti di Tmz vicine al pronto soccorso hanno parlato di " tagli a uno dei polsi". E anche Debbie Rowe, la madre biologica della ragazza a cui Paris di recente si era avvicinata, ha detto a Entertainment Tonight che Paris si è tagliata le vene.

giovedì 30 maggio 2013

Arce (Frosinone): perde il lavoro e si butta dalla finestra. Ventisettenne gravissimo

FROSINONE - Ennesima tragedia della disperazione nel frusinate, dove un 27enne si è lanciato dal balcone. Il gravissimo fatto e' avvenuto ad Arce, dove il ragazzo vive con i genitori in via Casilina. Da qualche settimana il giovane era rimasto senza lavoro e questo lo aveva fatto cadere in un profondo stato depressivo. Questa mattina la decisione di porre fine a quella che riteneva una vita inutile.

  Un volo di sei metri che pero' non lo ha ucciso. Immediatamente soccorso e' stato trasferito in elicottero al Policlinico Umberto I di Roma. Le sue condizioni sono molto gravi. Sul posto sono intervenuti i carabineri della stazione di Arce e della Compagnia di Pontecorvo.

venerdì 29 marzo 2013

Milano: uccide la madre soffocandola in una stanza di un albergo di lusso, poi tenta il suicidio

MILANO - La hall dell'hotel Hermitage
Dario Biolcati
MILANO - Prima ha ucciso la madre di 59 anni, soffocandola con un sacchetto e tagliandole le vene, poi ha cercato di togliersi la vita. Protagonista un 31enne di Milano, Dario Biolcati, ricoverato ora in gravi condizioni eposto in stato di fermo. L'aggressione è avvenuta in una camera d'albergo, dove i due alloggiavano. L'intenzione di uccidere la donna era stata preannunciata al padre e a un amico. Quest'ultimo ha avvisato poi la polizia.
Il delitto è maturato all'hotel Hermitage, un quattro stelle di lusso in via Messina, nella "Chinatown" milanese. La polizia è arrivata poco prima della mezzanotte nella stanza e ha scoperto il cadavere della donna e il 31enne in gravi condizioni, con i polsi tagliati.
Nella stanza gli agenti intervenuti hanno trovato delle lamette e un sacchetto di plastica che l'uomo potrebbe aver utilizzato per soffocare la madre. Forse all'origine del delitto, motivi economici anche se le circostanze sono ancora tutte da chiarire.
 Ad avvisare la polizia poco prima delle 23 è stato il padre del 31enne, che risiede a Torino, dopo che il figlio lo aveva chiamato spiegandogli confusamente di aver fatto un gesto "insano". 
Forze dell'ordine, ambulanze e vigili del fuoco hanno quindi cercato madre e figlio prima nella loro abitazione in via San Senatore, nel pieno centro della città, e poi sono risaliti, tramite l'utenza del cellulare, alla stanza dell'albergo Hermitage. Lì hanno trovato la donna già morta con ferite da taglio ai polsi e di fianco l'uomo in stato confusionale probabilmente anche per aver ingerito dei farmaci, che cercava di spiegare di aver aiutato la madre a compiere un gesto estremo.
L'ipotesi più accreditata dagli inquirenti al momento sarebbe quella dell'omicidio-suicidio, ad avvalorarla ci sarebbero anche alcune lettere ritrovate nella camera dell'albergo e scritte dalla vittima e dal figlio.
 Biolcati in passato si è occupato di pubbliche relazioni, secondo quanto riportato sul suo profilo Facebook (nel quale poche ore prima dell'omicidio aveva postato un "arrivederci..." piuttosto sinistro) avrebbe lavorato anche per Valeria Marini a Milano, e ora si troverebbe in gravi condizioni economiche. Situazione che condivideva con la madre, con la quale viveva in un appartamento nel centro di Milano. Con loro viveva anche un ragazzo bielorusso di 24 anni. Assieme avrebbero deciso di farla finita perché stanchi della propria condizione di indigenza e avrebbero scelto l'albergo Hermitage perché Biolcati aveva alloggiato diverse volte nella struttura.
Secondo quanto emerso, la procura contesterà a Biolcati l'omicidio premeditato aggravato dal vincolo di parentela. Il 31enne, che si trova ancora in ospedale piantonato dagli agenti, sarà interrogato dal pm Gianluca Prisco non appena sarà in grado di poter rispondere.

venerdì 11 maggio 2012

Il superboss Provenzano tenta di suicidarsi in carcere: salvato. Ma forse è stata una simulazione


Bernardo Provenzano

PARMA . Il superboss di Cosa Nostra Bernardo Provenzano ha tentato il suicidio nel carcere di Parma: è stato salvato da personale della polizia penitenziaria. Il fatto è avvenuto nella tarda serata di ieri nell'area riservata della struttura: Provenzano, che era a letto, ha infilato la testa in una busta di plastica con il proposito di uccidersi. In uno dei ripetuti controlli, si è subito accorto del fatto un poliziotto penitenziario del Gom (Gruppo Operativo Mobile), il quale è intervenuto, evitando il suicidio. L'episodio non ha avuto 
conseguenze su Provenzano, che non è stato neppure portato in ospedale. Sono stati informati l'autorità giudiziaria e il Dipartimento per l'amministrazione penitenziaria.

"Due periti nominati recentemente dalla Corte d'assise di Palermo hanno detto che Bernardo Provenzano non era depresso e stava bene: a questo punto o hanno visitato un altro o si doveva prestare più attenzione alla perizia. E comunque, in ogni caso, chi ha dato al detenuto il sacchetto di plastica?". E' la reazione dell'avvocato Rosalba Di Gregorio, legale del capomafia. L'avvocato fa notare che da anni, da quando altri mafiosi al 41 Bis tentarono il suicidio, ai detenuti al carcere duro non è consentito tenere alcun oggetto pericoloso in cella. "Come è - si chiede - che nessuno si è accorto della presenza del sacchetto visto che Provenzano è l'unico detenuto del braccio in quel carcere e che è continuamente sorvegliato?". Per domani è fissata , in Corte d'assise d'appello un'udienza in cui Provenzano è imputato di omicidio. 
Secondo fonti del Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria il boss avrebbe simulato di volersi togliere la vita. Recenti perizie hanno stabilito che l'esponente della malavita è in grado di intendere e di volere e lui da giorni avrebbe cercato di dimostrare la sua pazzia. Così quando l'addetto alla sorveglianza si è avvicinato, Provenzano avrebbe messo la testa dentro un sacchetto di plastica usato per tenere i farmaci. Mercoledì il detenuto diceva di non riuscire a sedersi e di non trovare la sedia.
Considerato il capo di tutti i capi di Cosa Nostra, Bernardo Provenzano - che ha 79 anni ed è detenuto dal 2006, in regime di 41 bis (il carcere duro), dopo essere stato protagonista di una latitanza record di 43 anni - sta scontando nella sezione protetta del carcere di Parma alcune condanne all'ergastolo. Nonostante sia gravemente malato - reduce da un tumore alla prostata, soffre di un inizio di Parkinson e di un'encefalite destinata a peggiorare - recentemente è stato ritenuto in grado di partecipare ai processi e di "difendersi utilmente".