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mercoledì 9 aprile 2014

Provenzano ricoverato in ospedale a Milano

Bernardo Provenzano
MLANO - Il boss di Cosa Nostra Bernardo Provenzano è stato ricoverato questo pomeriggio all’ospedale San Paolo di Milano. Provenzano, 81 anni, affetto da patologie neurologiche, detenuto in regime di 41 bis, nei giorni scorsi era stato trasferito dal carcere di Parma a quello di Opera, nel Milanese. Già qualche settimana fa il boss aveva avuto un malore che lo aveva portato al ricovero. Il 4 aprile scorso la Cassazione aveva respinto il ricorso dei legali del capomafia che, invano, hanno sostenuto che le condizioni di salute di Provenzano non siano compatibili con il regime di carcere duro. 

giovedì 27 marzo 2014

Prorogato il 41 bis per Provenzano

ROMA - Il ministro della Giustizia, Andrea Orlando, ha prorogato il carcere duro per il capo mafia corleonese, Bernardo Provenzano. Il provvedimento che impone il 41 bis al boss, va rinnovato ogni due anni e sarebbe scaduto domani. Le Procure di Palermo, Caltanissetta e Firenze, interpellate da un guardasigilli, avevano dato parere negativo alla proroga, sostenendo che per le sue condizioni di salute il padrino non è più in grado di comunicare con l'esterno. A favore del 41 bis si è espressa invece la Dna. 

martedì 25 marzo 2014

Presentato il "conto" a Provenzano: 20 ergastoli

Una recente immagine di Provenzano in carcere
PALERMO, Venti ergastoli, 33 anni e 6 mesi di isolamento diurno, 49 anni e un mese di reclusione e 13mila euro di multa: lo Stato presenta il conto al boss Bernardo Provenzano. La Procura di Palermo ha completato il cosiddetto "cumulo", il calcolo delle pene che il padrino di Corleone deve scontare. A Provenzano che sta male e stenta a capire, i pm hanno proposto di togliere il 41bis.
Stesso computo è stato fatto per un altro boss corleonese, Leoluca Bagarella. Bagarella deve scontare 13 ergastoli, 6 anni di isolamento diurno, oltre un secolo di reclusione e 7mila euro di multa.

martedì 11 febbraio 2014

Provenzano resta al 41 bis

ROMA - Il ministro della Giustizia Annamaria Cancellieri ha respinto la richiesta di revoca del carcere duro al boss Bernardo Provenzano presentata dai suoi familiari attraverso l'avvocato Rosalba Di Gregorio.
Il provvedimento di rigetto dell'istanza, motivata dal legale con i gravissimi problemi di salute del capomafia, dichiarato incapace di partecipare al processo sulla trattativa Stato-mafia proprio per le sue condizioni neurologiche, è stata notificata ai figli e alla moglie del boss.

martedì 8 ottobre 2013

Ingroia indagato per violazione del segreto istruttorio

PALERMO -  L'ex pm di Palermo, Antonio Ingroia, è indagato dalla Procura di Caltanissetta per il reato di violazione del segreto istruttorio. Il fascicolo è stato aperto dopo l'esposto presentato nei mesi scorsi dal legale del boss Bernardo Provenzano, l'avvocato Rosalba Di Gregorio. La fuga di notizie riguarderebbe alcuni dettagli dell'interrogatorio del boss da parte di Ingroia, apparsi su un giornale qualche giorno dopo.
Nell'esposto la Di Gregorio faceva presente che l'articolo pubblicato sul "Fatto quotidiano" sull'interrogatorio di Bernardo Provenzano, condotto da Ingroia, era stato pubblicato il 5 giugno e che solo due giorni dopo il contenuto del colloquio investigativo era stato trascritto negli atti della Procura. Per il legale quindi solo chiaveva fatto l'interrogatorio, era in grado di dare la notizia. La tesi, secondo il difensore, sarebbe stata avvalorata dal fatto che nell'articolo erano riportate impressioni dei pm sullo stato di salute di Provenzano

L'esposto, presentato dall'avvocato, è stato firmato dai figli del boss Angelo e Francesco Paolo. Nei giorni scorsi i magistrati di Caltanissetta hanno sentito sulla vicenda la giornalista Sandra Rizza, autrice del pezzo

martedì 3 settembre 2013

Provenzano rimane al 41 bis

PALERMO - Nonostante il parere favorevole delle procure di Palermo, Caltanissetta e Firenze, ma col ''no'' della direzione nazionale antimafia, il tribunale di sorveglianza di Bologna ha risposto negativamente all'istanza di revoca del 41 bis del legale per il boss mafioso Bernardo Provenzano che sarebbe in gravissime condizioni di salute.

Per i giudici le sue condizioni anche se gravi non sono incompatibili col regime carcerario cosiddetto duro.

venerdì 26 luglio 2013

Le procure: ok alla revoca del 41 bis a Provenzano


Bernardo Provenzano
PALERMO -  Le Procure di Palermo, Caltanissetta e Firenze hanno dato parere favorevole alla revoca del 41 bis, il regime carcerario duro, per il capomafia Bernardo Provenzano. Il parere, che ora sarà formalizzato al ministro della Giustizia, che decide sulle applicazioni di questo regime detentivo, era stato sollecitato dal legale del boss, che è molto malato.

mercoledì 22 maggio 2013

Le mani della mafia sulla metanizzazione in Sicilia: sequestrati 48 milioni di euro


PALERMO - Le mani dei boss sugli appalti per la metanizzazione in Sicilia. Un ingente patrimonio costituito da società, attività commerciali, immobili di pregio e disponibilità finanziarie, del valore complessivo di circa 48 milioni di euro, è stato sequestrato dalla guardia di finanza di Palermo in esecuzione di un provvedimento emesso dalla sezione misure di prevenzione del tribunale di Palermo su proposta della Procura della Repubblica. Il sequestro è il risultato di un'indagine del nucleo di polizia tributaria della guardia di finanza di Palermo, coordinata dal procuratore aggiunto Vittorio Teresi e dal sostituto Dario Scaletta, che ha fatto emergere le infiltrazioni di 'Cosa Nostra e dei suoi leader storici - fra cui Bernardo Provenzano, Leoluca Bagarella e Matteo Messina Denaro - negli affari delle societa' appartenenti ad un gruppo imprenditoriale che ha curato, a cavallo fra gli anni '80 e '90, la metanizzazione di diverse aree del territorio siciliano. Le indagini si sono concentrate in primo luogo sulla genesi del gruppo, costituito negli anni '80 da un dipendente pubblico, grazie all'investimento di ingenti risorse finanziarie di dubbia provenienza, sviluppatosi grazie alla protezione della mafia e ad appoggi politici - in particolare dell'ex sindaco di Palermo Vito Ciancimino - arrivando ad ottenere ben 72 concessioni per la metanizzazione di comuni della Sicilia e dell'Abruzzo, i cui lavori di realizzazione sono stati in più occasioni affidati in sub appalto ad imprese direttamente riconducibili a soggetti con precedenti per mafia e comunque vicini alla criminalità organizzata.
L'inchiesta si è avvalsa di numerosi riscontri legati alle dichiarazioni di collaboratori di giustizia come Giovanni Brusca, Vincenzo Ferro, Antonino Giuffré; al contenuto di alcuni pizzini sequestrati a boss mafiosi; all'esame di decine di contratti di appalto e sub appalto per l'esecuzione di lavori connessi alle opere di metanizzazione. Gli investigatori hanno ricostruito la storia delle diverse società del gruppo in parallelo a quella della ricchezza accumulata nel tempo dalla famiglia del fondatore, subentrata nelle gestione dopo il suo decesso avvenuto nel 2000. L'indagine si è poi estesa alle operazioni di cessione dell'intero pacchetto azionario e del patrimonio delle società, nel 2004, per un corrispettivo di circa 115 milioni di euro, che avrebbe permesso agli eredi dell'imprenditore di "ripulire" gli ingenti proventi acquisiti grazie all'appoggio di Cosa Nostra nella costituzione di nuove società, nell'avvio di fiorenti attività commerciali e nell'acquisto di beni immobili a Palermo e nella provincia di Sassari, tra appartamenti, ville e case di pregio. Tra i beni sequestrati, in Sicilia e Sardegna, figurano società immobiliari e di produzione di metalli preziosi, imprese agricole, attività commerciali di prodotti petroliferi, oggetti d'arte, appartamenti, uffici, locali affittati ad importanti aziende e catene commerciali - molti dei quali nel centro di Palermo - immobili, locali commerciali, opifici, autorimesse, magazzini e disponibilità bancarie.

sabato 2 marzo 2013

I periti del giudice: Provenzano in condizioni mentali “gravissime”


PALERMO - Le condizioni mentali del boss mafioso Bernardo Provenzano sarebbero "gravissime". Lo hanno stabilito i periti nominati dal giudice per le udienze preliminari Piergiorgio Morosini nell'ambito del procedimento per la cosiddetta trattativa tra Stato e mafia.
Il capomafia è ricoverato nel carcere di Parma, dopo un intervento al cervello. Dopo lo stralcio della sua posizione dal processo, proprio a causa delle sue condizioni di salute, "i periti - come spiega il suo legale, Rosalba Di Gregorio - hanno accertato la sua totale incapacità, farfuglia e non articola le parole". La prossima udienza è prevista per martedì prossimo, quando i periti depositeranno la perizia medica. A quel punto il gup Morosini dovrà stabilire se sospendere il procedimento a carico di Provenzano.

venerdì 21 dicembre 2012

Provenzano in condizioni disperate: non si sveglia dal coma dopo l’operazione alla testa


PALERMO - Bernardo Provenzano e' in condizioni disperate. Per i medici le possibilita' che si svegli dal coma sono pochissime. E l'avvocato Rosalba Di Gregorio, legale del boss in cella dall'11 aprile del 2006, chiede la sospensione del regime carcerario duro.
''E' un costo inutile per lo Stato - spiega - Al momento sette persone sono impiegate nella sua vigilanza in ospedale. Ed e' dannoso per gli operatori sanitari e per i familiari che non hanno alcuna responsabilita'''. Se il destino del padrino di Corleone sia o meno scritto, si vedrà nei prossimi giorni. Di certo il capomafia non risponde agli stimoli. Dopo l'ennesima caduta in carcere, e' stato ricoverato d'urgenza all'ospedale di Parma, dove e' stato operato per un ematoma cerebrale. I medici hanno più volte interrotto le terapie con cui veniva tenuto in coma farmacologico, ma il boss non ha mai ripreso conoscenza.

lunedì 17 dicembre 2012

Provenzano in ospedale: sarà operato d’urgenza alla testa



PARMA - Il boss Bernardo Provenzano e' stato ricoverato d'urgenza in ospedale per essere sottoposto a un intervento chirurgico alla testa. E' il secondo ricovero in poche settimane per il capomafia gia' finito in ospedale qualche giorno fa. Secondo le prime notizie i medici sottoporranno Provenzano, detenuto al 41 bis a Parma, a un'operazione di riduzione di un ematoma cerebrale provocatogli da una caduta.

venerdì 11 maggio 2012

Il superboss Provenzano tenta di suicidarsi in carcere: salvato. Ma forse è stata una simulazione


Bernardo Provenzano

PARMA . Il superboss di Cosa Nostra Bernardo Provenzano ha tentato il suicidio nel carcere di Parma: è stato salvato da personale della polizia penitenziaria. Il fatto è avvenuto nella tarda serata di ieri nell'area riservata della struttura: Provenzano, che era a letto, ha infilato la testa in una busta di plastica con il proposito di uccidersi. In uno dei ripetuti controlli, si è subito accorto del fatto un poliziotto penitenziario del Gom (Gruppo Operativo Mobile), il quale è intervenuto, evitando il suicidio. L'episodio non ha avuto 
conseguenze su Provenzano, che non è stato neppure portato in ospedale. Sono stati informati l'autorità giudiziaria e il Dipartimento per l'amministrazione penitenziaria.

"Due periti nominati recentemente dalla Corte d'assise di Palermo hanno detto che Bernardo Provenzano non era depresso e stava bene: a questo punto o hanno visitato un altro o si doveva prestare più attenzione alla perizia. E comunque, in ogni caso, chi ha dato al detenuto il sacchetto di plastica?". E' la reazione dell'avvocato Rosalba Di Gregorio, legale del capomafia. L'avvocato fa notare che da anni, da quando altri mafiosi al 41 Bis tentarono il suicidio, ai detenuti al carcere duro non è consentito tenere alcun oggetto pericoloso in cella. "Come è - si chiede - che nessuno si è accorto della presenza del sacchetto visto che Provenzano è l'unico detenuto del braccio in quel carcere e che è continuamente sorvegliato?". Per domani è fissata , in Corte d'assise d'appello un'udienza in cui Provenzano è imputato di omicidio. 
Secondo fonti del Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria il boss avrebbe simulato di volersi togliere la vita. Recenti perizie hanno stabilito che l'esponente della malavita è in grado di intendere e di volere e lui da giorni avrebbe cercato di dimostrare la sua pazzia. Così quando l'addetto alla sorveglianza si è avvicinato, Provenzano avrebbe messo la testa dentro un sacchetto di plastica usato per tenere i farmaci. Mercoledì il detenuto diceva di non riuscire a sedersi e di non trovare la sedia.
Considerato il capo di tutti i capi di Cosa Nostra, Bernardo Provenzano - che ha 79 anni ed è detenuto dal 2006, in regime di 41 bis (il carcere duro), dopo essere stato protagonista di una latitanza record di 43 anni - sta scontando nella sezione protetta del carcere di Parma alcune condanne all'ergastolo. Nonostante sia gravemente malato - reduce da un tumore alla prostata, soffre di un inizio di Parkinson e di un'encefalite destinata a peggiorare - recentemente è stato ritenuto in grado di partecipare ai processi e di "difendersi utilmente".