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lunedì 24 marzo 2014

I pm: basta 41 bis (carcere duro) per Provenzano

Bernardo Provenzano
PALERMO - Le Procure di Palermo, Firenze e Caltanissetta hanno espresso parere negativo alla proroga del carcere duro per il boss di Cosa Nostra, Bernardo Provenzano. Per i magistrati il capomafia, gravemente malato e incapace di partecipare ai processi, non sarebbe in grado di comunicare con l'esterno. Il regime del 41 bis, che deve essere rinnovato ogni due anni, è finalizzato proprio a evitare i contatti dei boss con l'esterno.

martedì 11 febbraio 2014

Provenzano resta al 41 bis

ROMA - Il ministro della Giustizia Annamaria Cancellieri ha respinto la richiesta di revoca del carcere duro al boss Bernardo Provenzano presentata dai suoi familiari attraverso l'avvocato Rosalba Di Gregorio.
Il provvedimento di rigetto dell'istanza, motivata dal legale con i gravissimi problemi di salute del capomafia, dichiarato incapace di partecipare al processo sulla trattativa Stato-mafia proprio per le sue condizioni neurologiche, è stata notificata ai figli e alla moglie del boss.

martedì 3 settembre 2013

Provenzano rimane al 41 bis

PALERMO - Nonostante il parere favorevole delle procure di Palermo, Caltanissetta e Firenze, ma col ''no'' della direzione nazionale antimafia, il tribunale di sorveglianza di Bologna ha risposto negativamente all'istanza di revoca del 41 bis del legale per il boss mafioso Bernardo Provenzano che sarebbe in gravissime condizioni di salute.

Per i giudici le sue condizioni anche se gravi non sono incompatibili col regime carcerario cosiddetto duro.

venerdì 26 luglio 2013

Le procure: ok alla revoca del 41 bis a Provenzano


Bernardo Provenzano
PALERMO -  Le Procure di Palermo, Caltanissetta e Firenze hanno dato parere favorevole alla revoca del 41 bis, il regime carcerario duro, per il capomafia Bernardo Provenzano. Il parere, che ora sarà formalizzato al ministro della Giustizia, che decide sulle applicazioni di questo regime detentivo, era stato sollecitato dal legale del boss, che è molto malato.

lunedì 18 giugno 2012

Revocato dopo 7 anni il regime carcerario del 41 bis a un boss condannato per la strage di Capaci


Antonino Troia

ROMA - Dopo sette anni e' stato revocato il regime carceraio del 41 bis per il boss Antonino Troia, condannato all'ergastolo per la strage di Capaci in cui furono uccisi il giudice Giovanni Falcone, sua moglie e tre agenti della scorta.
  Lo ha deciso il Tribunale di sorveglianza di Roma, accogliendo un ricorso dei difensori di Troia, che all'epoca dell'attentato era il capomafia di Capaci e in questa veste avrebbe custodito l'esplosivo usato per assassinare il magistrato e fornito appoggio logistico ai sicari. 
Troia, 62 anni, e' stato condannato all'ergastolo in quanto componente della commissione provinciale di Cosa Nostra che decreto' la strage. Troia era sottoposto al carcere duro dal dicembre del 2005. 
I suoi legali avevano gia' chiesto la revoca del 41 bis al Tribunale di Sorveglianza di Bologna che aveva respinto l'istanza con una decisione poi confermata il 9 agosto del 2006 dalla Corte di Cassazione .

martedì 29 novembre 2011

Operazione antimafia a Palermo: 36 arresti, sventato il tentativo di ricostituire la "cupola"

PALERMO - Trentasei persone ritenute esponenti anche di vertice delle famiglie mafiose incardinate nei mandamenti di Brancaccio, San Lorenzo, Resuttana e Boccadifalco - Passo di Rigano, sono state arrestate la scorsa notte a Palermo da Polizia, Carabinieri e Guardia di finanza che hanno eseguito in tre diverse operazioni provvedimenti emessi dalla Direzione distrettuale antimafia di Palermo.

Tutti gli indagati sono accusati a vario titolo di associazione a delinquere di stampo mafioso, estorsione, traffico di sostanze stupefacenti e altri reati.
E' tra l'altro emerso dalle indagini che i boss Giuseppe e Filippo Graviano, detenuti al 41 bis, continuavano a esercitare un dominio sul quartiere di Brancaccio, attraverso una loro sorella, e sono stati individuati i nuovi capi dei mandamenti di Tommaso Natale, Giulio Caporrimo, e di Passo di Rigano, Giovanni Bosco.
Tutti gli indagati sono accusati a vario titolo di associazione a delinquere di stampo mafioso, estorsione, traffico di sostanze stupefacenti e altri reati
Le indagini hanno sventato un tentativo di ricostituire la 'cupola', la commissione mafiosa di Cosa Nostra. Un tentativo cui lavorava secondo gli inquirenti Giulio Caporrimo, il nuovo boss del mandamento di Tommaso Natale, gia' prima ancora di essere scarcerato, nell'aprile del 2010. Da detenuto, infatti, teneva rapporti con altri esponenti di vertice di Cosa Nostra in carcere, e aveva cosi' acquisito un'autorevolezza anche al di fori della propria zona di influenza..
E' tra l'altro emerso dalle indagini che i boss Giuseppe e Filippo Graviano, detenuti al 41 bis, continuavano a esercitare un dominio sul quartiere di Brancaccio, attraverso una loro sorella, e sono stati individuati i nuovi capi dei mandamenti di Tommaso Natale, Giulio Caporrimo, e di Passo di Rigano, Giovanni Bosco.
Sono stati cosi' scoperti gli attuali vertici operativi del mandamento di Brancaccio e i loro piu' attivi fiancheggiatori, soggetti che per gli inquirenti sono riferibili ai fratelli Graviano, una sorella dei quali rivestiva un ruolo di spicco ed e' stata arrestata.
  Identificati anche gli esattori della capillare rete delle estorsioni controllata dalla cosca, che imponeva il 'pizzo' a numerosi imprenditori e commercianti dei quartieri interessati.
Nell'operazione "Idra" un provvedimento di fermo di indiziato di delitto, emesso a carico di sedici capi e affiliati deimandamenti di Tommaso Natale e Resuttana. Nell'operazione "Architetto" e' stato arrestato, tra gli altri,  Giuseppe Liga, accusato di essere l'erede dei boss Salvatore e Sandro Lo Piccolo. Con l'arresto di Liga, secondo gli inquirenti, si era affermato come 'reggente' del mandamento Calogero Di Stefano, diventato nuovo punto di riferimento della raccolta del "pizzo" e della gestione del gioco clandestino. Di Stefano aveva anche proseguito nell'opera di riassetto della struttura organizzativa di "Cosa Nostra". In tale contesto si e' affermata la leadership di Giulio Caporrimo, gia' fedelissimo di Salvatore Lo Piccolo. Scarcerato nell'aprile del 2010, Caporrimo in varie riunioni di vertice si era proposto come elemento di sintesi tra i 'reggenti' degli altri mandamenti mafiosi di Palermo. Fermati poi quattro componenti del mandamento mafioso di Boccadifalco - Passo di Rigano, costituito dall'omonima famiglia e da quelle di Uditore e Torretta. L'attivita' investigativa ha riguardato la riorganizzazione della cosca e i suoi rapporti con gli altri clan della citta', dopo il superamento, gia' documentato da precedenti indagini, del veto imposto da Toto' Riina al rientro in Sicilia nei dei cosi' detti "scappati", quelli che cercarono riparo negli Usa dalla seconda guerra di mafia conclusasi con l'egemonia corleonese.