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giovedì 10 novembre 2011

Maxiemendamento: si vota in Senato. Ecco i contenuti


ROMA - Dalla stretta sugli statali in mobilità alla "certificazione" che dal 2026 l'età per la pensione salira' a 67 anni. Sono alcune delle misure contenute nel maxi-emendamento presentato dal Governo alla commissione Bilancio del Senato, che comincerà a votare da questa mattina.

I lavori della commissione Bilancio del Senato sul Ddl Stabilità sono andati avanti fono a tarda notte. I senatori torneranno a riunirsi alle 9:30. Nella seduta notturna, come riferiscono esponenti della maggioranza e dell'opposizione, è stata avviata la discussione generale sul maxiemendamento. Nessuno dei gruppi parlamentari ha presentato subemendamenti a parte qualche singolo senatore. L'obiettivo è di approvare il provvedimento entro oggi per per poi inviarlo all'aula venerdì mattina quando sarà approvato

 Il pacchetto è un misto tra le misure già note, come ad esempio la vendita dei terreni agricoli o il Fondo per gli immobili pubblici, e alcune novità dell'ultima ora. Mancano pero' gli itnerventi più "pesanti" che si erano ipotizzati nei giorni scorsi, ad esempio la disciplina sui licenziamenti.

PENSIONI: Dal 2026 si andrà in pensione a 67 anni.

EDITORIA: Ridotti i tagli di 19,55 milioni di euro nel 2012, di 16,25 milioni nel 2013 e di 12,902 milioni nel 2014. In precedenza erano previsti tagli rispettivamente di 69,8 mln, 58,06 mln e 46,14 mln.

FONDO NUOVI NATI: è prorogato sino al 2014.

AUTOSTRADE: Defiscalizzazione per realizzare nuove autostrade. Si agirà su Irap e Iva. 

TORINO-LIONE: le aree interessate alla realizzazione della Torino-Lione sono di "interesse strategico nazionale". Quindi chi vi si introduce sarà punito a norma dell'articolo 682 del codice penale: arresto da tre mesi ad un anno e ammenda.

SERVIZI PUBBLICI LOCALI: Se gli enti locali non procederanno alle liberalizzazioni dei servizi pubblici, il Governo potrà esercitare un potere sostitutivo.

PROFESSIONI: Via le tariffe minime per i professionisti. Si procederà anche all'utilizzo di societa' di capitale.

ANAS: A decorrere dal 1 gennaio 2012 l'Anas trasferisce a Fintecna tutte le sue partecipazioni, al valore netto contabile risultante al momento della cessione.

LAVORO: Dal 2012 gli imprenditori che assumeranno giovani apprendisti potranno contare su uno sgravio contributivo del 100% (per i primi 3 anni). Poi l'aliquota sarà del 10%. Sempre per l'apprendistato e' prevista un intervento annuo di 200 milioni. E incentivi economici sono in arrivo anche per le donne 'di qualsiasi età e prive di un impiego regolarmente retribuito'. Sarà incentivato il tele-lavoro anche per i
lavoratori diversamente abili.

DEBITI ENTI LOCALI: Gli enti locali che hanno dei debiti, dovranno su istanza del creditore, certificare che i loro debiti sono "certi, liquidi ed esigibili", in modo da facilitare la cessione dello stesso credito a banche o intermediari finanziari. Se l'ente locale non certifica il debito entro sessanta giorni il Tesoro nomina un commissario ad acta.

DEBITO PUBBLICO ED ENTI LOCALI: "Ai fini della tutela dell'unità economica della Repubblica, a decorrere dall'anno 2013, gli enti territoriali riducono l'entità del debito pubblico". L'attuazione delle norme sarà definita da un decreto del Tesoro che stabilira' "distintamente per Regioni, province e Comuni, la differenza percentuale, rispetto al debito medio pro capite, oltre la quale i singoli enti territoriali hanno l'obbligo di procedere alla riduzione del debito". In alternativa gli enti locali potranno trasferire di immobili ai fondi o alle societa' costituiti dallo Stato per la dismissione
degli immobili pubblici.

PUBBLICO IMPIEGO: I dipendenti pubblici considerati in in soprannumero potranno essere posti "in disponibilità" e avranno un'indennità pari all'80% dello stipendio per due anni. Le pubbliche amministrazioni che hanno situazioni di soprannumero sono tenute ad osservare le procedure in tema di mobilità e
collocamento in disponibilità dei dipendenti, dandone comunicazione al Dipartimento per la Funzione pubblica. Le amministrazioni che non adempiono alla ricognizione annuale non potranno effettuare assunzioni. Dopo 10 giorni dalla comunicazione al Dipartimento, l'amministrazione potrà risolvere il contratto di lavoro per chi ha compiuto l'anzianità massima contributiva di 40 anni. In subordine, scatterà la mobilità.

BUROCRAZIA ZERO: "In via sperimentale, fino al 31 dicembre 2013, sull'intero territorio nazionale si applica la disciplina delle zone a burocrazia zero" introdotto dalla manovra di primavera del 2010.

giovedì 3 novembre 2011

In via di definizione stamattina i contenuti del maxiemendamento al ddl Stabilità. Lo scontro sempre più duro Berlusconi-Tremonti

ROMA - Da misure per il lavoro alle liberalizzazioni fino alle dismissioni del patrimonio immobiliare pubblico. Questi alcuni dei temi contenuti nel maxiemendamento al ddl Stabilità cui il governo ha dato ieri sera il via libera per mettere nero su bianco gli impegni presi nella lettera inviata all'Unione europea. Tuttavia, il testo sarebbe ancora in via di definizione. Escluso comunque dal ministro dello Sviluppo Paolo Romani, il prelievo forzoso sui conti correnti così come, riferiscono fonti di governo, anche le norme sui cosiddetti licenziamenti facili.

Secondo quanto si apprende dopo il maxiemendamento al ddl Stabilità, ora all'esame del Senato, l'esecutivo potrebbe varare prima un decreto legge e poi un disegno di legge nei quali inserire progressivamente le altre misure annunciate nella lettera secondo un calendario preciso.

Nel maxiemendamento anche una serie di misure sul lavoro. Saranno facilitati i contratti di apprendistato ed è prevista una serie di incentivi per l'assunzione di giovani disoccupati, per facilitare il lavoro part-time, l'inserimento delle donne e il telelavoro.



E' questo il compromesso di un braccio di ferro che si è protratto per tutta la giornata di ieri e che ha avuto come attori principali il premier, il presidente della Repubblica e il ministro dell'Economia, Giulio Tremonti.

Lo scontro tra il Cavaliere e il titolare di via XX Settembre è iniziato durante il vertice a palazzo Chigi durato quasi cinque ore, presenti anche i ministri Romani, Sacconi, Matteoli e Calderoli. Berlusconi, viene riferito, insiste perché il governo dia un segnale forte, vuole che si vari un decreto. Tremonti, spiegano fonti di maggioranza, si sarebbe opposto a questa idea. Non solo perché all'interno del provvedimento non sarebbero rientrate soltanto le misure promesse nella lettera all'Europa, ma anche interventi in materia di infrastrutture o banda larga care ai suoi colleghi di esecutivo e inizialmente previste per il famoso e ancora mai varato decreto sviluppo. Il ministro, viene spiegato, avrebbe paventato i rischi di 60 giorni di battaglia parlamentare considerando anche che l'iter del provvedimento sarebbe cominciato alla Camera. Durante il vertice è andato in scena anche uno scontro tra il superministro e Calderoli sui rimborsi alle aziende. Si tenta una mediazione e alla fine si ipotizza di sdoppiare i provvedimenti: da una parte il maxiemendamento da presentare al Senato con le misure europee (eccetto i licenziamenti) e dall'altra un decreto.

Di certo, il premier avrebbe lasciato la riunione non pienamente soddisfatto, sempre più convinto che il titolare di via XX settembre rappresenti un grave ostacolo nella gestione del governo. "Ormai è diventato peggio di Fini" si sarebbe infatti sfogato il premier con alcuni interlocutori. Peraltro i problemi di mezzo governo nei confronti di Tremonti si sono plasticamente mostrati nel corso dell'Ufficio di presidenza del Pdl che a un certo punto si è trasformato in un vero e proprio processo nei suoi confronti.

Ma sulle rampanti intenzioni del presidente del Consiglio si sono abbattuti anche i forti dubbi del Quirinale, che ha fatto sapere che avrebbe esaminato con estrema attenzione le misure contenute in un eventuale decreto per valutare, come gli concede la Costituzione, se sussistessero i criteri di necessità e urgenza oltre che l'omogeneità della materia. Alla fine passa la strada del maxiemendamento, ma Berlusconi chiede che venga scritto a palazzo Chigi. Insomma, senza il ministro dell'Economia che il premier sta provando di fatto a commissariare. Tremonti e Napolitano: sono loro i due ostacoli che il Cavaliere individua al termine dell'Ufficio di presidenza, se è vero che soffermandosi a chiacchierare con alcuni ministri ha osservato sconsolato: "La verità è che Giulio è andato al Quirinale per convincere il capo dello Stato mettermi io bastoni tra le ruote sul decreto".

mercoledì 2 novembre 2011

Consiglio dei ministri finito alle 22.15. Niente decreto anticrisi, ma un emendamento alla legge di stabilità. Non ci sono il prelievo forzoso sui conti correnti e la patrimoniale

Berluscon arriva in consiglio dei ministri (sky.it)
ROMA - Il consiglio dei ministri è finito alle 22.15 dopo due ore di lavoro e ha deciso di introdurre le nuove riforma in un maxiemendamento alla legge di Stabilità. Lo dice una fonte governativa. In un secondo tempo si provvederà a fare un decreto e un disegno di legge su altre misure.  "Non c'è il prelievo forzoso sui conti correnti tra le misure approvate dal consiglio dei ministri" ha riferito il ministro dello Sviluppo Paolo Romani. Ci sono invece misure sulla liberalizzazione delle professioni, sul trasporto  locale e sulla vendita di immobili pubblici. Secondo quanto riferito da fonti di governo non sarebbero contenute misure sulla riforma del mercato del lavoro e sulle pensioni.

All'inizio del consiglio dei ministri pareva invece probabile che venisse subito varato un decreto legge con il quale Berlusconi domani si sarebbe  presentato al G20 di Cannes, preceduto da un incontro tra il nostro premier con Sarkozy e la Merkel: una sorta di esame come quello della settimana scorsa. 


A costringere il premier a rivedere la strategia i dubbi del Quirinale che, si spiega in ambienti parlamentari, non sarebbero nei confronti dello strumento del decreto in se' ma sulla efficacia di un provvedimento scritto in modo unilaterale dal governo ai fini della costruzione di una larga condivisione delle misure da approvare. Le perplessita' del capo dello Stato si sommano al muro alzato da ministro dell'Economia Giulio Tremonti da sempre favorevole a seguire la strada parlamentare. Quella cioe' del maxiemendamento alla legge di stabilita' all'esame del Senato. Il Cavaliere si sarebbe opposto fino alla fine all'idea di mollare il decreto. E avrebbe imputato proprio al ministro dell'Economia la colpa di mettere i bastoni tra le ruote anche con il Quirinale:
Il primo commento, stizzito, è del ministro Calderoli: «Decreto legge alla memoria: quando si calano le braghe bisogna stare molto attenti a coprirsi le spalle perchè svolazzano i temuti uccelli paduli…». Così il ministro per la Semplificazione ha espresso il suo "totale disappunto" per la mancata approvazione delle misure anticrisi per decreto.

mercoledì 7 settembre 2011

La "manovra" vale ora 54 milioni di euro

ROMA - La manovra economica, dopo il maxi-emendamento presentato all'Aula del Senato, vale per il 2013, l'anno in cui e' fissato il pareggio di bilancio, 54.265 milioni di euro, come impatto sull'indebitamento netto. E' quanto risulta sommando i 49.865,7 milioni di euro, indicati nella Relazione Tecnica al decreto del 13 agosto, sempre in relazione al deficit, ai 4.399,3 milioni indicati nella Relazione Tecnica diffusa oggi e relativa al maxi-emendamento.