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| Renato Mannheimer |
I Fatti della Vita sul filo dell'onda. Altre notizie su http://aquariusreportages.blogspot.it/
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mercoledì 18 febbraio 2015
Frode fiscale, Mannheimer patreggia un anno e 11 mesi
mercoledì 13 novembre 2013
La Procura di Milano indaga su Apple: frode da un miliardo?
MILANO - La Procura di Milano sta indagando su Apple per una presunta frode fiscale del valore di un miliardo di euro. La notizia è stata confermata da fonti giudiziarie. Secondo quanto è stato appreso, la multinazionale avrebbe sottostimato l'imponibile fiscale negli anni 2010 e 2011. La frode fiscale, sempre secondo l'accusa, sarebbe stata messa a segno attraverso una falsa rappresentazione delle scritture contabili. Il procuratore aggiunto di Milano Francesco Greco e del pm Adriano Scudieri, ritengono che la filiale italiana della multinazionale californiana che produce l'iPhone e il Mac avrebbe sottostimato di circa 206 milioni di euro l'imponibile fiscale del 2010 e di circa 853 milioni di euro quello relativo all'anno d'imposta 2011. In totale, dunque, Apple avrebbe nascosto al fisco italiano oltre un miliardo di euro.
La frode fiscale, sempre secondo l'accusa, sarebbe stata messa a segno attraverso una falsa rappresentazione delle scritture contabili. Nei giorni scorsi, tra l'altro, nell'ambito degli accertamenti gli investigatori della Gdf di Milano si sarebbero presentati nella sede della Apple in piazza San Babila nel capoluogo lombardo. Nell'inchiesta sarebbero indagati due manager della società.
La frode fiscale, sempre secondo l'accusa, sarebbe stata messa a segno attraverso una falsa rappresentazione delle scritture contabili. Nei giorni scorsi, tra l'altro, nell'ambito degli accertamenti gli investigatori della Gdf di Milano si sarebbero presentati nella sede della Apple in piazza San Babila nel capoluogo lombardo. Nell'inchiesta sarebbero indagati due manager della società.
giovedì 8 novembre 2012
La Gdf nei “compro oro”: gigantesco giro di ricilaggio e frode fiscale per 163 milioni. Diciotto indagati
ROMA - Blitz della Guardia di Finanza nei 'compro oro': i militari di Arezzo e Napoli stanno eseguendo in tutta Italia oltre 250 perquisizioni e sequestrando beni per 163 milioni ad un'associazione per delinquere, con vertice in Svizzera, implicata nel riciclaggio, ricettazione, frode fiscale ed esercizio abusivo del commercio di oro.
Secondo quanto ricostruito dalle indagini, solo nell'ultimo anno l'organizzazione ha gestito e scambiato 4.500 kg d'oro e 11 mila d'argento. L'associazione aveva il vertice in Svizzera e bracci operativi nei distretti orafi di Arezzo, Marcianise (Caserta) e Valenza (Alessandria). E' qui che agivano per la raccolta dell'oro gli agenti intermediari, a loro volta in contatto con una fitta rete di negozi "compro oro" ed operatori del settore che erano alla base della filiera dei traffici.
Tutte le forniture del prezioso metallo, ha ricostruito la Gdf, avvenivano in nero, al di fuori dei circuiti ufficiali e mediante scambi di oro contro denaro contante in banconote di grosso taglio, trasportate da corrieri insospettabili usando autovetture appositamente modificate con doppifondi. Nel corso delle indagini è stata anche sequestrata una villa che l'organizzazione utilizzava come base operativa, protetta e vigilata, tanto da essere ribattezzata "Fort Knox".
Sequestrati oltre 500 rapporti bancari per bloccare le disponibilità finanziarie detenute dai principali indagati dell'operazione 'Fort Knox'. Obiettivo, raggiungere l'importo di 163.000.000 euro pari al volume d'affari degli scambi di oro e denaro 'sporco' fatti su scala internazionale nel 2012. I sequestri sono stati eseguiti in 23 banche, 8 intermediari finanziari e due fiduciarie.
Sono 118 le persone indagate. Gli indagati sono accusati, a vario titolo, di associazione per delinquere, riciclaggio e reinvestimento di proventi illeciti, ricettazione, esercizio abusivo del commercio di oro e frode fiscale e nei loro confronti sono eseguiti provvedimenti di perquisizione e sequestro emanati dalla procura della Repubblica di Arezzo.
sabato 27 ottobre 2012
Gravissima (in prospettiva) per Berlusconi l’interdizione dai pubblici uffici. Corsa contro il tempo per la prescrizione
MILANO - La condanna per frode fiscale nel processo sui diritti tv Mediaset ha portato con sè anche delle pesantissime pene accessorie per Silvio Berlusconi. L'interdizione dai pubblici uffici è uno sbarramento al Parlamento e alla vita politica dell'ex premier che, comunque, in questo momento non è operativa. Berlusconi si può ricandidare ma se la pena diventasse esecutiva nel corso del prossimo anno lo costringerebbe a lasciare qualsiasi carica.
Sorpresa durante la lettura della sentenza da parte del giudice d'Avossa che, oltre a condannare Silvio Berlusconi per frode fiscale, ha subito pubblicato le 108 pagine di motivazione. Una procedura poco utilizzata, soprattutto in processi così complessi, che fa invece capire che il problema prescrizione è stato ben recepito dal tribunale e così sta cercando di evitarlo.
Nel 2014 infatti il processo sui diritti tv andrebbe in prescrizione ma con la lettura e la pubblicazione delle motivazioni, correndo, ci sarebbe tutto il tempo per far svolgere l'eventuale processo d'Appello e anche un giudizio della Cassazione. Insomma, entro settembre 2013 le condanne a Berlusconi potrebbero essere cancellate (come ipotizza la difesa) oppure diventare esecutive.
A pesare di più sono comunque le pene accessorie, quelle interdizioni da pubblici uffici e dalla gestione di aziende che trattano con l'amministrazione pubblica. Insomma, un'uscita di scena dalla politica forzata. Se le pene diventassero esecutive, Berlusconi decadrebbe da qualsiasi carica istituzionale avesse nel frattempo raggiunto.
L’indulto votato dal Parlamento nel 2006 ha condonato tre anni dalla condanna complessiva di 4 anni di reclusione . Ma, se l’ex premier incassasse una condanna definitiva sopra i 2 anni anche per il caso Ruby, automatica sarebbe la revoca del condono e l’esecuzione di entrambe le pene. E la parte civile Agenzia delle Entrate può subito andare a chiedergli i 10 milioni.
sabato 18 agosto 2012
Arrestato (frode fiscale) l'indipendentista di Oristano "Doddore"
| "Doddore" arrestato dalla Finanza (Unione Sarda) |
ROMA - I militari del Nucleo di Polizia tributaria della Guardia di Finanza di Oristano hanno arrestato Salvatore Meloni, noto come 'Doddore', per frode fiscale. Il provvedimento e' stato ordinato dalla Procura della Repubblica da Oristano. Meloni e' l'indipendentista di Terralba che qualche anno fa occupo' l'isola di Mal di Ventre autoproclamandosi Presidente della Repubblica indipendente di Maluentu.
La vicenda dell'imprenditore indipendentista di Terralba risale a qualche tempo fa, quando i finanzieri di Oristano iniziarono ad indagare sulle società riconducibili a Meloni, contestando diverse violazioni penali e fiscali quali evasione fiscale con utilizzo di fatture false, occultamento e distruzione della documentazione contabile e falsificazione di etichette attestanti la produzione di alimenti. Da ulteriori accertamenti, si è potuto constatare come Meloni abbia poi proseguito la sua attività - secondo l'accusa delle Fiamme Gialle - "in completo sfregio alle normative fiscali e penali vigenti". Secondo la Guardia di Finanza, l'indipendentista sardo non avrebbe dichiarato redditi per circa 6,25 milioni di euro, oltre a 850 mila euro di Iva non dichiarata. Nel corso delle indagini si, la Guardia di Finanza ha smascherato anche una presunta iniziativa benefica organizzata dall'indipendentista sardo. Meloni avrebbe organizzato una raccolta di vestiti e scarpe usate da destinare a popolazioni bisognose, ma in realtà gli accertamenti delle Fiamme Gialle hanno permesso di scoprire che il materiale donato dai cittadini veniva poi venduto da Meloni ad una ditta del Milanese ed il ricavato veniva intascato dallo stesso indipendentista di Terralba. Nel volantino che Meloni distribuiva per pubblicizzare la raccolta, c'era scritto "Meno spreco... più solidarietà!" e spiegato che la raccolta era finalizzata a ridurre la quantità di rifiuti urbani, con relativo risparmio dei costi di smaltimento.
"Le sue idee politiche non c'entrano, Salvatore Meloni è stato arrestato per impedire che continuasse ad evadere le imposte". La Guardia di Finanza di Oristano mette subito le mani avanti: "Noi siamo finanzieri e ci occupiamo solo di evasione fiscale e Meloni ha continuato a evadere le imposte anche dopo l'avvio del procedimento penale per i cinque milioni di redditi non dichiarati e 700 mila euro di iva non versata da tre società commerciali, di lavorazione dei prodotti ittici e di trasporto stradale delle quali era intestatario o che erano comune a lui riconducibili".
venerdì 13 luglio 2012
Arrestato il vicepresidente (pdl) del consiglio comunale di Roma: finanziamento illecito ai partiti, appropriazione indebita e frode fiscale. Arrestati anche il padre, il fratello e altre 4 persone
| Samuele Piccolo |
ROMA - Il vicepresidente del Consiglio Comunale di Roma, Samuele Piccolo (Pdl), è stato arrestato insieme ad altre sei persone con l'accusa di associazione per delinquere, finanziamento illecito ai partiti, appropriazione indebita e frode fiscale. Piccolo si trova agli arresti domiciliari insieme al padre Raffaele mentre, per il fratello Massimiliano, anche lui fra gli arrestati, è scattata la custodia cautelare in carcere.
In particolare a Samuele Piccolo si contestano tre diversi episodi di finanziamento illecito con riferimento all'ultima campagna elettorale amministrativa. Si tratta di cene elettorali e anche l'organizzazione dei call center per il cui allestimento sarebbero stati sottratti al fisco 122mila euro. In base all'impianto accusatorio, attraverso una serie di società sarebbero stati creati finti crediti Iva e dirottati i fondi drenati al fisco all'attività politica del vicepresidente del consiglio comunale.
A capo dell'organizzazione secondo le conclusioni dei magistrati è Massimiliano Piccolo che ha avuto un ruolo di vertice insieme con il padre Raffaele. Con loro sono finiti ai domiciliari anche quattro persone legate all'attività imprenditoriale dei Piccolo. Si tratta di Franco Cannone, Silvia Fortuna, Rosario Meglio e Riccardo Sorbara. Complessivamente sono 13 le persone coinvolte e indagate, tra queste anche Elena Ciaravolo madre di Samuele Piccolo. Il giudice Filippo Steidl ha invece respinto la richiesta di arresto fatta per Ezio D'Angelo, assessore in uno dei municipi della capitale.
Le perquisizioni nell'ufficio del Consigliere comunale sono state effettuate questa mattina dagli uomini del nucleo di polizia tributaria di Roma. La Gdf avrebbe acquisito carte e documenti. Le verifiche sono partite anche sulla base di accertamenti che erano stati fatti dall'ufficio centrale antifrode dell'Agenzia delle entrate.
"Fiducia nel lavoro della magistratura. Speriamo in un rapido chiarimento di questa vicenda, che appare brutta". E' quanto ha affermato il sindaco di Roma, Gianni Alemanno.
Samuele Piccolo era stato al centro di una guerra interna al Pdl alle ultime elezioni regionali del Lazio. Per cassare il suo nome, insieme a quello di altri, la lista del centrodestra fu presentata in ritardo. Scoppiò un caso che mise in seria difficoltà la formazione laziale di Berlusconi, ma che alla fine non impedì a Renata di Polverini di essere eletta presidente
"A seguito delle indagini e dei provvedimenti della magistratura nei confronti del consigliere Samuele Piccolo, è stato stabilito di sospenderlo a scopo cautelativo dal Popolo della Libertà fino a che non sarà concluso l'iter giudiziario che lo riguarda". Lo riferiscono in una nota Vincenzo Piso, deputato e coordinatore Pdl del Lazio, e Gianni Sammarco, deputato e coordinatore del Pdl di Roma, dopo l'arresto dello stesso vicepresidente del consiglio comunale di Roma Samuele Piccolo.
"A seguito delle indagini e dei provvedimenti della magistratura nei confronti del consigliere Samuele Piccolo, è stato stabilito di sospenderlo a scopo cautelativo dal Popolo della Libertà fino a che non sarà concluso l'iter giudiziario che lo riguarda". Lo riferiscono in una nota Vincenzo Piso, deputato e coordinatore Pdl del Lazio, e Gianni Sammarco, deputato e coordinatore del Pdl di Roma, dopo l'arresto dello stesso vicepresidente del consiglio comunale di Roma Samuele Piccolo.
lunedì 18 giugno 2012
Processo fondi neri Mediaset: il pm chiede 3 anni e 8 mesi per Berlusconi (frode fiscale)
MILANO - Il pm del tribunale di Milano, Fabio De Pasquale, ha chiesto la condanna a 3 anni e 8 mesi per Silvio Berlusconi per frode fiscale nel processo sui presunti fondi neri per i diritti tv di Mediaset. Stessa pena per l'uomo d'affari Frank Agrama. Tre anni e 4 mesi, invece, sono stati chiesti per il presidente di Mediaset Fedele Confalonieri.
"E' come si fossero le impronte digitali di Berlusconi sui soldi - ha spiegato il pubblico ministero durante la requisitoria - perchè la frode fiscale fu organizzata da Fininvest di proprietà della famiglia Berlusconi, le società delle operazioni erano di Berlusconi, riconducibili a lui i conti bancari e i conti svizzeri e di Bahamas erano gestiti nel suo interesse"
"E' come si fossero le impronte digitali di Berlusconi sui soldi - ha spiegato il pubblico ministero durante la requisitoria - perchè la frode fiscale fu organizzata da Fininvest di proprietà della famiglia Berlusconi, le società delle operazioni erano di Berlusconi, riconducibili a lui i conti bancari e i conti svizzeri e di Bahamas erano gestiti nel suo interesse"
giovedì 5 aprile 2012
Scoperta a Sora frode fiscale da 58 milioni di euro
ROMA - Una frode fiscale per oltre 58 milioni di euro messa in atto da due aziende operanti nel settore della commercializzazione di personal computer e' stata scoperta dalla Guardia di finanza della tenenza di Sora (Frosinone). Denunciate all'Autorita' Giudiziaria sei persone per i reati di utilizzo ed emissione di fatture relative ad operazioni inesistenti, oltre che per l'occultamento delle scritture contabili obbligatorie.
L'operazione, chiamata 'Tax driver', e' stata avviata dopo aver rilevato che le aziende, gia' operanti in Roma, avevano recentemente trasferito la propria sede a Isola del Liri, dichiarando immediatamente la cessazione dell'attivita'. Le societa' erano sprovviste di tutta la documentazione contabile ed hanno esibito ai finanzieri due denunce di furto della contabilita' le quali, a seguito delle indagini effettuate, sono risultate fittizie ed ideate al solo fine di ostacolare la ricostruzione del giro di affari delle societa'.
Le indagini, coordinate dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Cassino, sono proseguite effettuando accertamenti bancari e controlli nei confronti di clienti e fornitori delle societa' investigate, riuscendo a ricostruire il giro d'affari ed individuando un sofisticato sistema di frode all'imposta del valore aggiunto, noto come 'frode carosello', attuato attraverso l'emissione e l'utilizzo di fatture relative ad operazioni inesistenti.
In sintesi, le due societa' verificate sono risultate prive di qualsiasi struttura imprenditoriale e venivano utilizzate solo per movimentare le fatture, in quanto i prodotti di informatica partivano da societa' aventi sede in Paesi dell'Unione Europea e raggiungevano direttamente i clienti nazionali, i quali dichiaravano un credito di Iva non spettante, ottenuto grazie all'interposizione fittizia delle societa' verificate e di altre ad esse collegate, utilizzate come un vero e proprio 'filtro'. Al termine dell'operazione sono state individuate fatture emesse relative ad operazioni inesistenti per un ammontare di 16,8 milioni di euro; fatture passive afferenti costi fittizi per un ammontare di 26,6 milioni; altri costi non deducibili per complessivi euro 6,8 milioni e violazioni all'Iva per 7,8 milioni.
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