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martedì 10 giugno 2014

Csm: il procuratore Bruti Liberati "doveva motivare" l'affidamento del processo Ruby alla Boccassini

Ilda Bocassini e Edmondo Bruti Liberati
MILANO - Il procuratore di Milano Edmondo Bruti Liberati doveva motivare le ragioni per cui assegnò il coordinamento dell'inchiesta Ruby a Ilda Boccassini. E questo anche per "scongiurare qualunque possibilità di rischio di esporre l'ufficio al pur semplice sospetto di una gestione personalistica di indagini delicate" su Silvio Berlusconi. Lo scrive la Settima Commissione del Csm.
Ci voleva un "formale coinvolgimento" di Alfredo Robledo nel Ruby bis e nel Ruby ter. La prassi per cui furono assegnati al pm Pietro Forno, che già si era occupato del processo principale, "pur condivisibile, non si pone in linea" con i criteri organizzativi della procura. Per questo la Settima Commissione del Csm sollecita il vaglio dei titolari dell'azione disciplinare.

lunedì 13 maggio 2013

Durissima richiesta della Bocassini: 6 anni a Berlusconi e l’interdizione perpetua dai pubblici uffici. Sentenza il 24 giugno


MILANO - Sei anni di carcere e l'interdizione perpetua dai pubblici uffici. E' la richiesta di condanna per Silvio Berlusconi della pm di Milano Boccassini, al termine della requisitoria nel processo Ruby. Il presidente del Pdl è imputato per prostituzione minorile e concussione. Nel formulare la richiesta la Boccassini ha fatto una gaffe dicendo: "Lo condanno", per poi correggersi: "Chiedo la condanna". Ghedini: "Richiesta alta rispetto al fatto contestato".
Il procuratore aggiunto di Milano ha dichiarato di non aver alcun dubbio "che Ruby si prostituisse". Secondo il magistrato fra l'altro il presidente del Popolo della libertà "fece sesso con Karima El Maroud". 
Come dimostrano le intercettazioni telefoniche Berlusconi, secondo Ilda Boccassini, avrebbe versato oltre 4,5 milioni di euro alla giovane marocchina. Il fatto è provato anche da un biglietto sequestrato alla ragazza e dai prelievi fatti dall'ex premier su uno dei suoi conti. 
La sentenza è attesa per il 24 giugno.

Il Pm Bocassini: non c’è dubbio che Ruby si prostituisse. E Berlusconi sapeva che era minorenne


MILANO - Silvio Berlusconi è finito imputato al processo Ruby anche per una legge introdotta dal suo Governo. E' in sintesi quanto ha sostenuto il procuratore aggiunto Ilda Boccassini nelle premesse della sua requisitoria che si concluderà oggi con la richiesta di condanna del Cavaliere accusato di concussione e prostituzione minorile. "Prima di entrare nel merito delle imputazioni ascritte a Berlusconi - ha detto Ilda Boccassini - volevo ribadire l'importanza della tutela del minore al punto che sono intervenute due leggi importanti, una nel febbraio 2006, la numero 38, e l'altra nel marzo del 2008, volute dal governo Berlusconi", con lo scopo di combattere lo sfruttamento sessuale del minore.
"Non abbiamo dubbi che Ruby si prostituisse", ha detto Boccassini in un passaggio della requisitoria al processo a carico di Silvio Berlusconi. "Possiamo credere che una persona che ha dedicato la sua vita e il suo credo a Berlusconi come Emilio Fede, non gli abbia detto che Ruby era minorenne?". Con questa domanda retorica il pm Ilda Boccassini ha chiarito che l'ex premier era a conoscenza della minore età di Ruby.
Ruby, così come le altre ragazze che avrebbero preso parte ai presunti festini a luci rosse ad Arcore, era alla ricerca del "sogno negativo italiano" e "avvicinò Berlusconi per ottenere denaro facile e possibilità di lavoro nel mondo dello spettacolo, così come le altre giovani", ha spiegato Boccassini.
Ruby "aveva da Berlusconi direttamente quello che le serviva per vivere in cambio delle serate ad Arcore". Il pm ha sostenuto inoltre che ad Arcore c'era un "sistema prostitutivo".

mercoledì 30 gennaio 2013

Ingroia furioso per le critiche della Bocassini che lo ha definito “piccola figura di giudice”


ROMA. - "Ho atteso finora una smentita,invano. Siccome non e' arrivata dico che l'unica a doversi vergognare è lei che, ancora in magistratura, prende parte in modo così indecente e astioso alla competizione politica manipolando le mie dichiarazioni". E' la dura replica del leader di Rivoluzine Civile, Antonio Ingroia, alle critiche del Pm di Milano. "La prossima volta pensi e conti fino a tre prima di aprire bocca - prosegue - Quanto ai suoi personali giudizi su di me, non mi interessano e alle sue piccinerie siamo abituati da anni. Mi basta sapere cosa pensava di me Paolo Borsellino e cosa pensava di lei. Ogni parola in piu' sarebbe di troppo". La lite tra i due è nata da un giudizio della Boccassini su Ingroia. "E' una vergogna che Ingroia si paragoni a Giovanni Falcone". Queste le parole durissime che il procuratore aggiunto a Milano ha rivolto al leader di Rivoluzione Civile che ha deciso di lasciare la toga per candidarsi alle elezioni. "Come ha potuto Antonio Ingroia paragonare la sua piccola figura di magistrato a quella di Giovanni Falcone? - ha detto la Boccassini che a lungo ha lavorato fianco a fianco al magistrato ucciso dalla mafia a Capaci - tra loro esiste una distanza misurabile in milioni di anni luce. Si vergogni". Le parole del magistrato milanese si riferiscono alle dichiarazioni dello stesso Ingroia sulle "critiche avanzate da alcuni magistrati per la mia decisione di candidarmi". "E' un copione che si ripete - aveva detto l'ex procuratore aggiunto di Palermo - cosi' come accadde a Giovanni Falcone".
E intanto nella polemica è intervenuto l'ex procuratore nazionale antimafia Pietro Grasso, capolista del Pd al Senato nel Lazio. "Giovanni Falcone - ha detto - ha fatto cose talmente eclatanti che oggi, paragonarsi a lui, mi sembra un fuor d'opera". Lo ha affermato ad Agorà, su Rai Tre, in riferimento allo scontro tra il pm Ilda Boccassini e il leader di Rivoluzione civile Antonio Ingroia."C'è da riconsiderare - continua Grasso - ciò che ha subito Giovanni Falcone nella sua vita: ha subito un attentato all'Addaura ed è stato accusato di esserselo procurato da solo; è stato accusato di aver insabbiato le carte dei processi nel rapporto con la politica; è stato accusato di fare il professionista dell'antimafia; è stato accusato di andare nei palazzi della politica, dove effettivamente è riuscito a fare una legislazione che tutti ci invidiano"..

martedì 15 gennaio 2013

Berlusconi: Monti? Un leaderino spaventato dai sondaggi


ROMA - "Monti è molto diverso da come pensavamo e ci siamo cascati. E' sotto shock per i sondaggi che lo indicano come uno dei leaderini del centro". Lo afferma Silvio Berlusconi stamattina a "Omnibus". "Il nostro avversario è Bersani, Monti ha rivelato il patto pre-elettorale con Bersani, si è presentato sotto mentite spoglie di indipendenza ma è una protesi della sinistra. Tutti i voti dati a lui vanno alla sinistra", spiega il leader del Pdl che reagisce così alle accuse che gli ha rivolto il premier durante la trasmissione “Porta a Porta” di ieri sera nella quale lo ha tacciato di “pifferaio magico” 
"Fini e Casini hanno partiti di proprietà". Parte poi così il nuovo attacco di Silvio Berlusconi ai centristi. Il leader del Pdl sottolinea  come "dato che loro sono sempre vicini alla famiglia, hanno introdotto il quoziente familiare nei partiti, avendo candidato 4 figli di parlamentari precedenti, il nipote di De Mita e il genero e la cognata di Casini".
"Sotto processo dovrebbero andare i giudici di Milano, che sono mostruose macchine di diffamazione" ha affermato anche Berlusconi, il quale sottolinea come il pm del processo Ruby, Ilda Boccassini, "dovrebbe andare sotto processo per aver impiegato risorse dello Stato su un'accusa inesistente".

mercoledì 10 ottobre 2012

La Bocassini: L’assessore arrestato era diventato “un patrimonio dell’organizzazione mafiosa”

Ilda Boccassini

MILANO - L'operazione che stamani ha portato in carcere l'assessore regionale lombardo Domenico Zambetti testimonia un "patto criminale tra un rappresentante delle Istituzioni e un gruppo della criminalità organizzata mafiosa". Lo ha spiegato il procuratore aggiunto di Milano Ilda Boccassini. Il politico, in base a questo passo, ha chiarito il magistrato, è diventato "un patrimonio dell'organizzazione mafiosa che da lui pretendeva favori". Con l'inchiesta è stato dimostrato "per la prima volta" in Lombardia l'esistenza del voto di scambio e soprattutto si è applicato "l'articolo 416 ter del codice penale che punisce chi chiede i voti alle cosche e in cambio paga", ha spiegato la Boccassini.