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lunedì 12 maggio 2014

Kinshasa (Congo): incidenti allo stadio, 15 tifosi morti


KINSHASA - La polizia in campo durante gli incidenti
KINSHASA (RD Congo) -Tragedia a una partita di calcio a Kinshasa: 15 tifosi sono morti e altri 21 sono rimasti feriti a seguito degli incidenti scoppiati durante la sfida tra ASV Club e il Mazembe, valevole per i playoff del campionato della Repubblica democratica del Congo. La squadra di casa, l'Asv, era sotto di un gol quando i suoi tifosi hanno iniziato a lanciare oggetti in campo, obbligando l'arbitro a sospendere la partita. A quel punto sugli spalti si e' scatenato il finimondo, con le due tifoserie che si sono scontrate con una fitta sassaiola. La polizia è' intervenuta lanciando lacrimogeni dal terreno di gioco e su una tribuna si è creata una ressa che ha portato al crollo di un muro. Il governo ha spiegato che le cause dei decessi non sono ancora chiare ma ha ordinato un'inchiesta per identificare i responsabili. Nello stadio Tata Raphael era presente un imponente schieramento di polizia alla luce dei precedenti di scontri fra la tifoseria della squadra della capitale e di quella di Lubumbashi, il Mazembe, che perse contro l'Inter la finale del mondiale per club nel 2010.

giovedì 2 gennaio 2014

Rientrano le famiglie italiane da Kinshasa (senza i bambini)

KINSHASA - Una dopo l'altra rientrano le 24 famiglie italiane che erano partite alla volta del Congo per poter abbracciare finalmente i loro figli. Sfortunatamente il clima di tensione sviluppatosi a Kinshasa, e in tutto il paese, non ha permesso ai bambini di seguire in Italia i nuovi genitori, costretti a tornare a causa del rifiuto per il rinnovamento del visto; la decisione di non far partire i bambini è stata presa dal presidente Kabila per poter verificare che le procedure siano corrette. 
Il presidente de "I 5 pani" Maurizio Sanmartin, una delle associazioni Onlus che si occupa delle adozioni in Congo, si è unito alla richiesta di silenzio stampa avanzata del Commissario della Cai, Francesco Mennillo: "C'è stata troppa pressione, i toni troppo alti, l'idea stessa che quelle famiglie siano prigioniere in Congo ha contrariato le autorità e complicato tutto" ha detto Sanmartin, sottolineando come la situazione sia stata eccessivamente enfatizzata dagli organi di stampa, quando le famiglie italiane bloccate all'aeroporto di Kinshasa non hanno vissuto per niente le violenze avvenute nei giorni scorsi.

Francesco Mennillo ha anche rilasciato un comunicato dove invita le famiglie italiane coinvolte a "mantenere la calma,a non intraprendere iniziative personali e a interrompere ogni tipo di contatto con la stampa" in attesa anche di un intervento del ministro della famiglia congolese e del governo di Kinshasa, che ha promesso di mettere al primo posto la risoluzione di questo caso. Ma i tentativi di diplomazia non terminano: un emissario della Farnesina, infatti, partirà a breve alla volta del Congo nella speranza di poter facilitare il rientro dei bambini per poterli ricongiungere alle nuove famiglie.

lunedì 30 dicembre 2013

La situazione a Kinshasa ora è calma, dice l'ambasciatore del Congo

ROMA - "La situazione a Kinshasa è molto calma e sotto controllo. Non dovete avere nessuna preoccupazione". La rassicurazione arriva dall'ambasciatore della Repubblica Democratica del Congo in Italia, Albert Tshiseleka Felha, che si è rivolto così al ministro degli Esteri, Emma Bonino. Preoccupazione era stata espressa dalla Farnesina per la sicurezza dei genitori italiani ancora in Congo dopo gli scontri nella Capitale.
Il premier Enrico Letta, esprimendo la sua vicinanza alle 24 famiglie italiane bloccate in Congo con i bambini che vogliono adottare, ha affermato che il governo di Kinshasa ha assunto l'impegno di velocizzare le pratiche relative al nostro Paese, disponendo che i casi italiani siano verificati per primi. Una missione di funzionari della Repubblica Democratica del Congo è attesa a Roma, a breve, per avviare le verifiche, che richiederanno inevitabilmente qualche tempo", ha specificato Palazzo Chigi in una nota.
Le autorità congolesi si sono inoltre impegnate a consentire alle famiglie che, nell'attesa, decideranno di rientrare in Italia, di stabilire presso quale struttura in Congo potranno essere ospitati i propri figli. Da parte italiana si stanno approntando misure ulteriori di assistenza in loco ai genitori e ai figli, anche attraverso un rafforzamento dell'ambasciata.
Farnesina: rimanete in casa - L'Unità di crisi della Farnesina ha invitato gli italiani nel Congo, tra cui le famiglie adottive, a rimanere nei loro alloggi. Lo riferiscono fonti del ministero degli Esteri.
Coppia di italiani: "Stop fino a settembre" - "Ci hanno comunicato che le adozioni sono chiuse almeno fino a settembre-ottobre 2014". Lo hanno riferito Michela Gentili e Andrea Minocchi, coppia di italiani bloccata in Congo in attesa di adottare un bimbo di 2 anni. "Fate qualcosa, aiutateci a tornare con i bambini", hanno detto in una telefonata da Kinshasa ai parenti a Macerata. 

Sparatorie a Kinshasa. I genitori italiani bloccati: siamo in pericolo. Terroristi contro la tv

KINSHASA - "Siamo in pericolo". Così recita una mail all'Ansa scritta da Enrico, il padre italiano bloccato con altre 23 famiglie in Congo, dove si trovano da un mese e mezzo per riportare in Italia i loro bambini adottati. Proprio in questi momenti una violenta sparatoria sta seminando il panico all'aeroporto internazionale di Kinshasa e in un campo militare della capitale della Repubblica democratica del Congo.
Il governo ha fatto sapere che l'esercito ha respinto un attacco da parte di un "gruppo terrorista sconosciuto" al quartier generale  della tv di Stato. Almeno tre degli aggressori sono stati uccisi e un certo numero di loro sono stati arrestati.
Spari sono stati confermati presso l'aeroporto internazionale e in una base militare nella capitale, Kinshasa. Secndo il protavoce del governo gli aggressori alla sede televisiva e radiofonicha erano armati con armi come coltelli, e non vi era "alcuna possibilità di loro di mantenere le loro posizioni, anche per una sola ora".

venerdì 6 dicembre 2013

Adozioni, 25 coppie italiane e 32 bambini bloccati a Kinshasa, in Congo

KINSHASA - Sono 25 le coppie di italiani bloccate a Kinshasa, la capitale del Congo. Non riescono a tornare in Italia con i loro 32 bimbi adottati a causa di lungaggini burocratiche. Neanche l'intervento del ministro per l'Integrazione, Cecile Kyenge, che è di origine congolese, è riuscito a sbloccare, come era apparso in un primo momento, l'iter per la conclusione delle adozioni. Le autorità locali hanno paura che i piccoli possano essere riadottati, come succede in Usa, ma cosa impossibile in Italia.

Come racconta una delle sfortunate signore protagoniste della vicenda a Il Giorno: "Le famiglie sono sparse per Kinshasa: alcune in piccoli residence altri in albergo altri ancora in orfanotrofio. Le condizioni quindi variano. Noi per esempio, pagando salato, possiamo avere il necessario: dai medicinali alla pasta. Certo spesso manca la luce o l’acqua corrente ma questa è l’Africa". Però ora non ce la fanno più, perché si stanno "svenando" economicamente. A settembre le autorità congolesi avevano bloccato le adozioni per sapere che fine facessero i bimbi. Poi il viaggio della Kyenge aveva sbloccato le cose, così chi era fermo in Africa è rientrato, chi invece aveva già realizzato l'adozione era andato in Congo, non riuscendo più a tornare in Italia.

lunedì 19 agosto 2013

Morto in una cella a Kinshasa uno dei due norvegesi condannati a morte in Congo

KINSHASA - Tjostolv Moland, morto in carcere, e Joshua French
KINSHASA - Tjostolv Moland, uno dei due cittadini norvegesi imprigionati nella Repubblica Democratica del Congo con l'accusa di omicidio dal 2009, è morto, dicono i funzionari.
Il ministro degli Esteri norvegese Espen Barth Eide, ha dichiarato che Moland è stato trovato morto nella sua cella domenica mattina e che la sua famiglia era stata informata.
 
Tjostolv Moland
Moland e il cittadino britannico-norvegese  Joshua French erano stati condannati a morte nel 2009 per aver ucciso il loro autista e per spionaggio per la Norvegia.nLa causa della morte non è ancora chiaro, dice l'avvocato Hans Marius Graasvold.
"Le condizioni di detenzione erano migliorate di quanto non fossero l'anno passato , perché erano stati trasferiti  in altro carcere, a Kinsaha)  ma era sempre una prigione in Congo e un braccio della morte ed era duro sia fisicamente ma anche mentalmente per loro, ha detto Graasvold .
I due uomini erano stati condannati nella città nord-orientale di Kisangani per l'omicidio del loro autista, Abedi Kasongo, e tentato omicidio di un testimone. Sono stati inoltre riconosciuti colpevoli di spionaggio dopo che sono state trovate addosso ai due  carte d'identità militari. Loro hanno sempre proclamato la loro innocenza.
Il governo norvegese, che ha negato che fossero spie, aveva già chiesto alle autorità congolesi di permettere agli imputati di scontare la pena in Norvegia.
Dopo la loro condanna, i due uomini avevano scritto al presidente congolese Joseph Kabila per chiedere la grazia o che la loro condanna a morte fosse commutata in ergastolo da scontare in Norvegia.
Moland, 32 anni, era stato militare norvegese fino al 2007, momento in cui lui e French aveva iniziato a lavorare per società di sicurezza private in Africa.

Essi hanno sostenuto di essere in Congo con l’intenzione di creare una lor società di sicurezza. Hanno detto di aver assunto  Kasongo come autista dopoche la loro moto si era rotta e che lui era stato ucciso in un attacco di uomini armati nella giungla. Ma non erano stati creduti da un alto tribunale militare.

martedì 27 novembre 2012

Congo: i ribelli dell’M23 si ritirano (forse) da Goma


KINSHASA - Le forze ribelli hanno riferito di aver accettato di ritirarsi dalla  città orientale della Repubblica Democratica del Congo, Goma, che avevano catturato la settimana scorsa. Tuttavia, ci sono anche segnalazioni di nuovi combattimenti nell'area. E gruppi di combattenti hanno negato l’accordo.
In una riunione di emergenza i leader regionali avevano ordinato ai  ribelli M23 di lasciare Goma da oggi e il comandante Antoine Manzi avrebbe accettato. Sia l’Uganda sia il Ruanda  negano le accuse delle Nazioni Unite di aver appoggiato la M23, il cui  comandante militare Sultani Makenga oggi è comunque  volato in Uganda per colloqui, dopo di che il capo delle forze di difesa della stessa Uganda Aronda Nyakayirima aveva detto all'agenzia di stampa Reuters che Makenga aveva accettato di ritirarsi da Goma.
I leader di M23 e del Ruandasono per lo più tutsi e  il Ruanda ha accusato un gruppo ribelle Hutu di attaccare il suo territorio non lontano dalla città di confine di Goma. Il Ruanda ha cercato di giustificare il suo sostegno ai gruppi ribelli dicendo che sono l'unico modo per evitare che le milizie hutu lancino i loro attacchi.
Il presidente del Ruanda Paul Kagame è salito al potere nel 1994, alla fine del genocidio dei moderati Tutsi e hutu moderati, quando molti di coloro che ne erano stati responsabili erano fuggìti in quella che è ora la Repubblica Democratica del Congo.

mercoledì 21 novembre 2012

Congo: i ribelli conquistano Goma. Italiani salvati dall'Onu

I ribelli entrano in Goma


KINSHASA - Sono entrati a Goma dopo giorni di combattimenti e al loro passaggio hanno rapito donne e bambini e distrutto ciò che trovavano. Poco dopo, il capo dell’M23, Sultani Makenga, ha fatto il suo ingresso nella città, a bordo di un’auto e con una scorta. Ex colonnello promosso generale, Makenga aveva disertato l’esercito congolese a maggio per creare il movimento ribelle. E’ accusato di “atrocità” contro i civili da Washington che lo ha messo su una lista nera.  La situazione nella Repubblica democratica del Congo è critica: i ribelli del movimento M23, i militari disertori, hanno dunque conquistato il capoluogo del ricco Nord Kivu nell'est del Congo. E la guerriglia, sempre più accesa, ha coinvolto anche un gruppo di italiani, rimasti bloccati sotto il fuoco incrociato dei ribelli e dell'esercito e poi portati in sicurezza.
I ribelli, che non hanno incontrato resistenza da parte dell’esercito lealista, secondo più testimonianze, “controllano la città di Goma e proseguono l’avanzata contro il nemico” che è ormai “allo sbando”, aveva proclamato poco prima di mezzogiorno il portavoce dell’ M23, colonnello Viannay Kazarama. 
L’esercito congolese si è ritirato a Saké, ad una ventina di chilometri dalla città verso sud est. Da Kinshasa il presidente congolese, Joseph Kabila, ha lanciato un appello “al popolo e a tutte le istituzioni” a mobilitarsi per “difendere la nostra sovranità” contro l’aggressione di cui la Rdc si dice vittima da parte del Ruanda. Kabila ha in seguito raggiunto Kampala per discutere della crisi con il presidente ugandese, Yoweri Museveni. 
“Abbiamo informazioni secondo le quali i ribelli di M23 hanno ferito dei civili, rapito donne e bambini, distrutto abitazioni e minacciato i giornalisti e coloro che hanno opposto resistenza alla loro avanzata”, ha dichiarato ai giornalisti il portavoce del consiglio di sicurezza Onu, che ha condannato l’M23,  Eduardo del Buey: “La situazione dentro e attorno a Goma ha raggiunto un punto critico”.
Su istruzioni del Ministro degli Esteri Giulio Terzi, a seguito dell’intensificazione degli scontri alla periferia di Goma, l’ambasciata d’Italia a Kinshasa, in raccordo con l’Unità di Crisi della Farnesina, è rimasta in stretto contatto con i connazionali presenti nell’area, per la maggior parte religiosi. Altri italiani, in gran parte cooperanti, seguendo le indicazioni dell’Ambasciata, si erano allontanati dalla zona nei giorni scorsi. E’ quanto si apprende da fonti del ministero.
L’Ambasciata ha allo stesso tempo richiesto l’intervento diretto dei mezzi della Forza di Pace delle Nazioni Unite presenti nell’area, per procedere al recupero dei connazionali più esposti, in particolare quelli presenti nella Missione dei Caracciolini. Al momento sono quindici, su un totale di circa 50 tra laici e religiosi, i connazionali che hanno chiesto ed ottenuto assistenza. L’Ambasciata continua una serrata azione di monitoraggio per individuare la presenza di possibili connazionali che non si siano segnalati alle nostre autorità diplomatiche.I
l Consiglio di sicurezza dell'ONU ha approvato una risoluzione che introduce sanzioni contro i leader dei ribelli nella Repubblica democratica del Congo. La risoluzione è stata approvata all'unanimità. I ribelli hanno incontrato poca resistenza da parte dell'esercito e delle forze di pace delle Nazioni Unite.
Nella sua risoluzione, il Consiglio di sicurezza ha chiesto la fine del sostegno estero alle M23 ribelli e ha espresso la disponibilità ad adottare le misure appropriate.
Dopo che i ribelli sono entrati in Goma, i leader di Repubblica Democratica del Congo e del Ruanda, Joseph Kabila e Paul Kagame, sono volati in Uganda per colloqui, affermandoi che il Ruanda qppoggia i ribelli. Kabila ha invitato la gente a "resistere" ai ribelli, che hanno lanciato la loro ribellione sette mesi fa. Ma non c’è stata resistenza da parte dei circa 1.500 caschi blu in città, che si trova a due ore di auto dalla capitale del Ruanda, Kigali.
Un portavoce delle Nazioni Unite ha detto che le sue forze di pace avevano mantenuto una posizione prudente per evitare di innescare una battaglia, mettendo a rischio i civili ed hanno comunque ancora il controllo dell’aeroporto.
Nella risoluzione, proposta dalla Francia, i membri del Consiglio di Sicurezza hanno condannato con fermezza il sequestro ribelle di Goma e hanno chiesto al segretario generale Ban Ki-moon di esaminare i rapporti sul sostegno esterno che aveva notevolmente aumentato la capacità militare dei ribelli.

Goma, con una popolazione di circa un milione di abitanti, è la principale città, ricca di risorse, della  Repubblica Democratica del Congo e il punto principale per la trasformazione di minerali provenienti dal paese.
L'ONU ha una forza di 22.000 nella Repubblica Democratica del Congo, conosciuto con il suo acronimo MONUSCO. Il Ministro degli Esteri francese Laurent Fabius ha definito "assurda" fallimento delle Nazioni Unite a Goma, chiedendo un cambiamento nel suo mandato.
Durante il  Consiglio di Sicurezza dell'ONU, diplomatici di Repubblica Democratica del Congo e del vicino Ruanda hanno litigato sulla responsabilità per la ribellione,.

Chi sono i ribelli M23?

  • Prendono il nome dall’accordo di pace del  23 marzo 2009 , che accusano il governo di violare
  • Sono conosciuti anche come l'esercito congolese rivoluzionario e l’esercito per lo più dal gruppo di minoranza etnica Tutsi. Può contare da 1200 a 6000 combattenti.
  • La cCorte penale internazionale incriminato ha incriminato l’alto comandante "Terminator" Ntaganda nel 2006 con l'accusa di reclutamento di bambini soldato.
  • Le Nazioni Unite e gli Stati Uniti hanno imposto un divieto di viaggio e il congelamento dei beni all'inizio di questo mese sul leader del gruppo, Sultani Makenga

mercoledì 27 luglio 2011

A Kinshasa è arrivato il colera

Il mercato di Kinshasa: qui si annida il colera
KINSHASA - A Kinshasa è di nuovo arrivato il colera. A denunciare la comparsa della malattia nella capitale della Repubblica Democratica del Congo è l'Ong Cesvi. Il colera è arrivato dal nord attraverso le bananiere che lungo il fiume trasportano le banane ed altri prodotti agricoli al grande mercato di Kinshasa. Ci sono già 100 ricoverati in due centri sanitari e i contagiati aumentano al ritmo di tre al giorno. In tutto il Paese i malati sono circa 4 mila, 269 i decessi.

domenica 10 luglio 2011

Due bimbi sono sopravvissuti allo schianto dell’aereo nella Repubblica Democratica del Congo

La cabina dell'aereo precipitato nella foresta congolese
KINSHASA - Il bilancio ufficiale delle vittime dell'incidente aereo nella Repubblica democratica del Congo all’aeroporto di Kisangani è sceso a 82. I soccorritori hanno recuperato 36 superstiti dai rottami, tra i quali due bambini.
Il Boeing 727 gestito da Hewa Bora Airways aveva 118 passeggeri a bordo. Stava cercando di atterrare malgrado il maltempo, quando è caduto e ha colpito un ostacolo sul terreno.
Tra i morti ci sono un vescovo cattolico e  tre arbitri di calcio, che avrebbero dovuto arbitrare oggi una partita del campionato nazionale.
Un generale dell'esercito congolese che dirige la lotta contro la guerriglia ugandese nella irrequieta regione orientale del paese è invece tra i sopravvissuti.
L'aereo era originariamente diretto dalla capitale Kinshasa alla città orientale di Goma, ma si è schiantato durante la prevista sosta in programma a Kisangani.
Hewa Bora è una delle tante compagnie aeree africane messe al bando dall'Unione europea per motivi di sicurezza.

sabato 9 luglio 2011

Aereo tenta atterraggio d'emergenza nella tempesta nella Repubblica Democratica del Congo e finisce nella foresta: 127 morti. La compagnia aerea era sulla lista nera


KINSHASA - Un aereo con a bordo 112 persone si è schiantato all'aeroporto di Kisangani, nella Repubblica democratica del Congo: il capo delle compagnie aerea ha riferito che 72 passeggeri sono morti, secondo una prima stima. M. Stavros, direttore generale della congolese Hewa Bora Airways, alla quale apparteneva il velivolo  che si è schiantato, ha confermato che c'erano almeno 53 superstiti estratti dai rottami del Boeing 727. Poco dopo la doccia fredda: ilministero dei trasporti ha corretto le stime con i morti che hanno raggiunto quota 127 e con 51 persone sopravvissute alla tragedia. Il ministero ha spiegato che il numero di persone a bordo era stato sottovalutato. L'aereo è finito nella foresta mentre il pilota cercava di atterrare in mezzo a una tempesta, senza riuscire però a toccare la pista. L'aereo stava volando da Kinshasa a Kisangani e Goma.
Un 727 della Hewa Bora simile a quello precipitato
Gli incidenti aerei nella Repubblica democratica del Congo non sono infrequenti. Nel mese di aprile, un aereo delle Nazioni Unite era caduto mentre cercava di atterrare a Kinshasa, uccidendo 32 persone.L'anno scorso, un altro aereo pilotato dal capo belga di una compagnia aerea locale era precipitato nella parte occidentale della Repubblica Democratica del Congo: erano morte almeno 20 passeggeri . Hewa Bora è una compagnia aerea privata congolese che gestisce i voli di linea dalla capitale, Kinshasa, nella città centrale di Kisangani e altre destinazioni. L 'azienda si trova su una lista nera compagnie aeree dell'Unione europea su problemi di sicurezza. Hewa Bora è stata coinvolta in quattro episodi precedenti , secondo il sito della rete per la sicurezza aerea, incluso un crash nel 2008, quando un DC-9 precipitò al decollo nella città congolese di Goma. Secondo il sito web di Hewa Bora, la compagnia aerea ha otto aerei in flotta: cinque MD-82, due Boeing 727 e un Boeing 727-266 ER. Tutte le altre compagnie aeree certificate dalle autorità in Congo sono sulla lista nera dell'UE.