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martedì 10 giugno 2014

Sistema Mose: odore di tangenti anche per Porto Marghera

Le aree inquinate di Porto Marghera
VENEZIA - Nell'ambito dell'inchiesta sul 'sistema Mose' emerge un aspetto che riguarda le bonifiche delle aree contaminate di Porto Marghera. Lo denuncia l'assessore veneziano all'ambiente Gianfranco Bettin. Gli accertamenti, accusa, "illuminano crudamente questo dramma nel dramma in cui la crisi di un modello industriale ha prodotto gravi problemi occupazionali e sociali, oltre che sanitari, e lascia in eredità un disastro ambientale senza precedenti".
Intanto Gianni Letta, in riferimento a notizie di stampa su un suo coinvolgimento nell'inchiesta Mose, fa sapere: "Non è la prima volta che il mio nome viene evocato o citato in una delle tante inchieste che riempiono le cronache di questi mesi. Ed è ovvio che lo sia, perché negli anni di Governo, mi sono occupato di tante vicende, certo di tutte le più importanti, ma solo per dovere di ufficio e per le responsabilità connesse alla funzione ed al ruolo. Ma l'ho sempre fatto con spirito rigorosamente istituzionale, nella più assoluta correttezza e trasparenza, senza mai venir meno ai principi di onestà, di lealtà e di responsabilità, nel pieno rispetto della legge e dell'ordinamento". L'ex sottosegretario alla presidenza del consiglio ha dato incarico al professor Franco Coppi di "procedere in via legale a tutela della sua reputazione in ordine alle notizie oggi diffuse dalla stampa e ai relativi commenti". 
Interviene anche Niccolo' Ghedini. "Sul quotidiano la Repubblica sono riportate notizie, addirittura virgolettate, del tutto inventate e che mi riguarderebbero. Nei suoi verbali il dott. Baita MAI ha prospettato che direttamente o indirettamente mi sia stato fatto pervenire del denaro", afferma l' avvocato in una nota riferita a citazioni dai verbali di interrogatorio di Baita.

giovedì 23 gennaio 2014

Berlusconi e i suoi legali indagati per corruzione di testimoni. La Procura non perde un colpo Berlusconi: resto in campo fino alla fine

MILANO - Perfetto sincronismo della Procura di Milano: Berlusconi rientra nel gioco politico e subito si prende una nuova imputazione nel procedimento chr si chiamerà Ruby ter.. Stavolta si tratta di l'ipotesi di corruzione in atti giudiziari, in particolare dei testimoni. e coinvolge anche i suoi legali Piero Longo e Nicolò Ghedini. La vicenda si riferisce al processo Ruby, dove le giovani testimoni avevano detto alla Corte che ad Arcore non succedevano festini a luci rosse. La Corte non aveva loro creduto e, anzi, aveva invitato la Procura a riesaminare il caso prospettando per loro l’accusa di falsa testimonianza, cosa che puntualmente sta accadendo.
La corruzione di Berlusconi e dei suoi legali si riferisce evidentemente al “mensile” di 2500 euro che il Cav. paga alle “Olgettine”. Indagate infatti nell'inchiesta anche Ruby e alcune delle ragazze che hanno partecipato alle serate ad Arcore. Le giovani sono state iscritte nel registro degli indagati perché, come ha indicato il Tribunale, sarebbero state corrotte del'ex premier Silvio Berlusconi per testimoniare a suo favore nei processi.
Il procuratore della repubblica di Milano Edmondo Bruti Liberati ha comunicato che sono 45 gli indagati  in seguito alla trasmissione degli atti da parte dei due collegi del Tribunale di Milano che hanno giudicato rispettivamente Silvio Berlusconi, e Lele Mora, Emilio Fede e Nicole Minetti.
Prima reazione di Berlusconi: "Resto qui, in campo fino alla fine sentendo su di me chiara e forte tutta la responsabilità che mi viene dalla fiducia e dal voto dei cittadini. Resto in campo, più convinto che mai di dover combattere fino alla fine per veder prevalere quello in cui credo profondamente"hiunque in Italia voglia "vedersi riconosciuta da un magistrato una propria ragione deve aspettare anni ed anni. Talvolta un decennio e più. E hanno il coraggio di chiamare tutto ciò giustizia!", afferma il leader di Forza Italia. "Nell'Italia di oggi potremmo tranquillamente dire: 'La legge è ugualmente ingiusta per tutti i cittadini'", aggiunge.
Bruti Liberati: "Iscrizione dovuta" - "Si è proceduto alla dovuta iscrizione nel registro notizie di reato". E' quanto iscritto in uno scarno comunicato stampa letto oggi dal procuratore Bruti Liberati.
"Faremo indagini, no al rito immediato" - "Ora saranno fatte le indagini necessarie e non credo che ci sia una ragione per procedere con il rito immediato", ha spiegato il procuratore della Repubblica di Milano, rispondendo ad alcune domande dei giornalisti.
"Boccassini non seguirà l'inchiesta" - Ilda Boccassini "mi ha segnalato che ha altri impegni più pressanti in questo momento". Edmondo Bruti Liberati ha così spiegato perché non sarà lei a seguire l'inchiesta cosiddetta Ruby ter. L'indagine è affidata al procuratore aggiunto Pietro Forno e al pm Luca Gaglio.


sabato 9 novembre 2013

Dell'Utri: i figli di Berlusconi hanno chiesto la grazie. Smentiscono il Quirinale e Ghedini

ROMA - ''Tutti e 5 i figli di Berlusconi, in modo compatto, hanno chiesto la grazia'' per il cavaliere: la notizia l'ha data Marcello Dell'Utri ospite della trasmissione Virus su Raidue. Sono stati compatti i figli nel chiedere la grazia? ''Certo - ha risposto Marcello Dell'Utri a Virus su Raidue - nel momento in cui è stato deciso e gli è stato chiesto di farla chiedere ai figli, i figli l'hanno chiesta, mi sembra ovvio, solo che è brutto il discorso: i figli la chiedono e non gliela danno''. Non è arrivata al Quirinale? ''E che ci vuole per farla arrivare''. Le risulta che è arrivata al Quirinale e si è persa in qualche ufficio? ''Evidentemente non gliela vogliono dare. Vogliono che Berlusconi si arrenda... si deve arrendere'', ha concluso Dell'Utri.
Fonti del Quirinale interpellate sulla notizia diffusa da Dell'Utri precisano che alla presidenza della Repubblica "non è arrivato nulla". "La notizia che i figli del presidente Silvio Berlusconi avrebbero presentato domanda di grazia è destituita totalmente di ogni fondamento". E' quanto afferma l'avvocato di Silvio Berlusconi. Niccolò Ghedini.

lunedì 3 giugno 2013

Processo Ruby: questo tribunale è prevenuto, dice l’avvocato Ghedini

MILANO - Niccolò Ghedini, uno dei legali di Silvio Berlusconi, imputato a Milano al processo Ruby, ha cominciato la sua arringa accusando in sostanza il tribunale di essere prevenuto nei confronti della difesa. Infatti, in uno dei primi passaggi l'avvocato, rivolgendosi ai giudici ha affermato di avere "l'impressione di ingenerare fastidio come difensore. Analogo fastidio non sembra ingenerare la procura della Repubblica". Il legale, nel suo discorso ha sostenuto anche che il collegio ha "vicinanza culturale" ai pm.
Il legale di Berlusconi ha esordito chiedendo in che modo rivolgersi al Tribunale "che a torto o a ragione consideriamo prevenuto". Inoltre secondo Ghedini "ci sono state ragioni di spettacolarizzazione più che di merito" "nella requisitoria del procuratore aggiunto Ilda Boccassini perche" si "è basata più su suggestioni che su dati processuali ed è stata segnata da un pregiudizio nei confronti dell'imputato" e si è chiusa con una richiesta di condanna "stratosferica". La difesa, prima di cominciare l'arringa, ha chiesto ai giudici di acquisire le trascrizioni della deposizione di Ruby resa in aula al processo gemello a carico di Lele Mora, Emilio Fede e Nicole Minetti.
 Silvio Berlusconi va "assolto perché il fatto non sussiste", ha detto Ghedini in un passaggio della sua arringa riferendosi al reato di concussione contestato all'ex premier. Il legale ha fatto notare che "non sempre le azioni compiute da un pubblico ufficiale devono essere considerate un reato contro la pubblica amministrazione". Ma "possono essere azioni umane".
Berlusconi era "convinto" che Ruby fosse una ragazza egiziana e vicina all'ex presidente Mubarak. Ghedini ha spiegato che se l'ex presidente del Consiglio "a un pranzo ufficiale ha parlato di Ruby come ragazza egiziana e vicina a Mubarak è perché ne era convinto". Il legale ha poi sottolineato che se il Cavaliere avesse saputo che la giovane era figlia di un ambulante, marocchina e siciliana non ne avrebbe sicuramente parlato a un pranzo di Stato riferendosi a quello che si era tenuto a Roma nel maggio del 2010 con l'ex Rais.

 "Basta dire che i miei testi sono veri e i tuoi sono falsi" . Ghedini ha spiegato che non si può sostenere che i testimoni della difesa in rapporti economici con Silvio Berlusconi, imputato al processo Ruby, abbiamo mentito. Ghedini ha spiegato che l'ex premier ha sempre aiutato "con continuità" le ragazze anche prima del processo e che le testimoni convocate dai pm hanno ricevuto soldi dal Cavaliere senza ricevere alcuna richiesta di tipo sessuale. Il legale ha fatto notare che tutte le giovani, anche quelle da loro convocate in aula, hanno negato rapporti sessuali con l'ex capo del governo.

venerdì 1 febbraio 2013

Processo Mediaset: niente rinvio dell’udienza, i legali di Berlusconi se ne vanno


MILANO - I giudici della corte d'appello di Milano hanno respinto l'istanza di rinvio per legittimo impedimento del processo Mediaset avanzata dai difensori di Silvio Berlusconi. Il processo va quindi avanti con la requisitoria. "Pesanti intromissioni nella campagna elettorale" è l'immediata reazione di Niccolò Ghedini, uno dei legali del leader del Pdl.
"Questo processo ha una strada segnata che passa attraverso la conferma della decisione del tribunale e riteniamo che questa ordinanza vada al di là della leale collaborazione e impedisca al cittadino Silvio Berlusconi di poter essere al pari con i suoi contendenti". Questo il commento di Niccolò Ghedini in aula che ha aspramente criticato la decisione dei giudici di non sospendere il processo Mediaset.

I difensori di Silvio Berlusconi hanno quindi abbandonato l'aula nominando un sostituto. "Quest'ordinanza è l'imperio dell'unica istituzione che voi riconoscete, che è la magistratura. Oggi voi avete decretato l'inutilità della nostra presenza in aula", ha tuonato Ghedini.

 La corte, secondo Ghedini, con tale ordinanza ha anche "disatteso la volontà dell'imputato di essere presente in aula". E non solo: secondo il difensore, il provvedimento ha "anche decretato l'inutilità" della presenza dei due difensori del leader Pdl. In primo grado Silvio Berlusconi era stato condannato a quattro anni di carcere. E a dire del legale, il processo di appello non potrà che confermare questa decisione. Inoltre, Ghedini ha sottolineato che andando avanti nel processo ci sarà la requisitoria e che ciò avrà "un rilievo mediatico". 

Il difensore più volte ha affermato, rivolgendosi alla corte: "Si invoca la leale collaborazione ma voi la negate, perché si pretende che il cittadino Berlusconi, che è capo della coalizione, rinunci a fare la campagna elettorale". Per il legale-parlamentare ciò è dovuto ad una "pervicace volontà" di celebrare il processo anche in appello in tempi rapidi. Cosa che, a suo avviso, "ha un'unica ragione e cioè il timore della prescrizione che cadrà nel giugno 2013".

La Corte ha poi  rinviato l'udienza all'8 febbraio prossimo. Salta così la prevista requisitoria del pg Laura Bertolè Viale. I giudici hanno motivato il rinvio con la necessita' di concedere tempo ai legali di Berlusconi, Ghedini e Longo, per consultare il loro assistito e decidere sull'eventuale rinuncia al mandato difensivo e hanno sospeso fino a quella data la prescrizione.
 La Corte d'Appello ha anche allungato il calendario del processo fissando quattro udienze a marzo (2,9,16 e 23, tutti sabati).