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domenica 19 aprile 2015

ARABIA SAUDITA, giustiziata per decapitazione baby sitter indonesiana accusata di omicidio

La madre della baby sitter decapitata in Arabia Saudita con una foto della figlia
RIAD - L’Arabia Saudita ha giustiziato una collaboratrice domestica indonesiana, due giorni dopo la decapitazione un'altra donna indonesiana, giudicata colpevole di omicidio.
Nell'ultimo caso, Karni Binti Medi Tarsim è stata condannata per aver ucciso un bambino a lei affidato. In entrambi i casi, il governo indonesiano ha convocato l'ambasciatore dell'Arabia Saudita a Giakarta in segno di protesta.
L’esecuzione di Medi Tarsin nell’Arabia Saudita occidentale è venuta due giorni dopo che Siti Zainab era stata decapitata per omicidio.
In una dichiarazione sul caso di Tarsim, il ministero degli Esteri indonesiano ha espresso "rammarico e delusione" perché i suoi rappresentanti non avevano ottenuto alcuna informazione sul tempo, luogo o metodo di esecuzione, anche se un funzionario indonesiano aveva avuto il permesso di visitare la condannata un giorno prima che la sentenza fosse effettuata.
I funzionari dicono che la collaboratrice domestics di 37 anni ha accoltellato a morte un bambino di quattro anni nella città di Yanbu nel 2012. 
"Il governo indonesiano ha fatto del suo meglio per fornire una protezione legale e ha chiesto il perdono della famiglia della vittima, con l'obiettivo di ottenere la  commutazione della condanna a morte di Tarsim ", ha detto il ministero degli Esteri. Ma la famiglia si è rifiutata.

Una ONG che si batte a favore dei lavoratori espatriati indonesiani, ha affermato che Zainab, l’altra giustiziata,  aveva agito per legittima difesa contro un datore di lavoro che aveva abusato di lei. Per Amnesty International la donna era stata forzata alla “confessione” durante gli interrogatori della polizia, ma non aveva avuto contare su alcuna rappresentanza legale o su contatti con un rappresentante consolare.

lunedì 6 ottobre 2014

L’ex soldato Usa in mano ai jihadist iche minacciano di decapitarlo: ho paura di morire

Peter Kassig con il boia dell'Isis
NEW YORK - I genitori di un giovane americano ostaggio dei sanguinari jihadisti dell'Isis hanno diffuso alcune parti di una lettera che il figlio ha scritto dalla sua prigionia. Il giovane - un ex soldato americano divenuto operatore umanitario, rapito un anno fa e minacciato nell'ultimo video diffuso dall'Isis di essere il prossimo ostaggio decapitato - dice di aver "paura di morire", ma essere in pace con la sua fede. Peter Kassig, che si e' convertito all'Islam ed ora preferisce farsi chiamare Abdul Rahman, aggiunge che prega ogni giorno. Nell'accorato messaggio-video con il quale i genitori fanno un appello per il suo rilascio, la coppia spiega che la sua conversione è in linea con il cammino spirituale intrapreso dal giovane. "Se muoio - scrive Abdul Rahman Kassig - immagino che alla fine voi e io possiamo cercare rifugio e consolazione nel sapere che sono finito in tutto ciò per cercare di alleviare la sofferenza e aiutare chi ha bisogno. Quanto alla mia fede, prego ogni giorno e non sono arrabbiato per questa mia situazione". In un comunicato diffuso insieme agli estratti della lettera e a varie fotografie familiari, i genitori di Kassig affermano che un ex ostaggio ha raccontato loro che il figlio si è convertito volontariamente all'Islam dopo aver condiviso la cella con un musulmano siriano molto devoto. Kassig ha visto da vicino l'orrore della guerra, perché' da soldato era stato inviato in Iraq tra l'aprile e il luglio del 2007. Ma una volta congedato dall'esercito per motivi sanitari, nel 2012 aveva deciso di fondare un'organizzazione di aiuto alle vittime dei conflitti armati.
E' sparito in Siria da un anno. I jihadisti dell'Isis, che hanno conquistato parte del territorio in Siria e in Iraq, hanno già decapitato i giornalisti statunitensi James Foley e Steven Sotloff e i cooperanti britannici David Haines e Alan Henning; hanno nelle loro mani ancora il giornalista britannico John Cantlie, oltre allo stesso Kassig. .


martedì 2 settembre 2014

L’Isis decapita anche il secondo giornalista. Il boia: “Osama, sono tornato”

Il giornalista Steven Sotloff sta per essere decapitato dal boia (inglese)
DAMASCO - Continua la follia sanguinaria dello Stato Islamico (Isis). Su internet è stato infatti diffuso un video in cui si dà conto della decapitazione del giornalista americano Steven Sotloff. Prima della brutale uccisione il boia si rivolge alla telecamera e  dice: "Obama, sono tornato". E ancora: "Vattene dall'Iraq". A dare notizia della diffusione del video - di 2 minuti e 46 secondi - è il New York Times, che cita il SITE Intelligence Group. La Casa Bianca - afferma il portavoce Josh Earnest - non è in grado di confermare la decapitazione di Sotloff. La Casa Bianca sottolinea infatti che l'informazione data dal New York Times non può essere al momento verificata.
Sotloff, 31 anni, reporter americano, era stato mostrato al termine del video di James Foley, l'altro giornalista decapitato dai jihadisti dello Stato Islamico. L'Isis aveva minacciato gli Usa che sarebbe stato il prossimo candidato a morire se non fossero cessati i raid sul nord dell'Iraq. I suoi familiari hanno aperto una petizione sul sito della Casa Bianca chiedendo al presidente di salvare la vita al figlio. E proprio una settimana fa la madre di Sotloff ha lanciato un appello all'Isis per la sua liberazione.
Nel video Steven Sotloff appare con indosso una tuta arancione. Sullo sfondo - riporta la stampa americana - c'è un panorama siriano. Il video distribuito ha il titolo ''Un secondo messaggio all'America''.
Il boia che avrebbe decapitato il reporter americano Steven Sotloff sarebbe lo stesso responsabile della morte di James Foley. Lo afferma la Cnn. ''Sono tornato Obama e sono tornato per la tua arrogante politica estera contro'' l'Isis. Queste le parole - riporta il New York Times - del combattente dell'Isis. "Come i tuoi missili continuano a colpire il nostro popolo, i nostri coltelli continuano ad abbattersi sul collo della tua gente", afferma nel video il boia dell'Isis rivolgendosi al presidente Obama.
Sotloff però potrebbe essere stato ucciso lo stesso giorno di James Foley. Lo affermano - secondo il New York Times - alcuni membri dell'intelligence Usa. Oltre ad rivendicare la decapitazione dell'ostaggio americano Steven Sotloff, l'Isis minaccia anche di uccidere un ostaggio britannico che è nelle sue mani, David Cawthorne Haines, secondo quanti riferisce via Twitter il SITE Intelligence Group.
LE REAZIONI
"Un atto terrificante". Così la portavoce del Dipartimento di Stato Usa, Jennifer Psaki, commenta la notizia del video con la decapitazione del secondo reporter americano da parte dell'Isis in Siria. Psaki conferma che si sta ancora valutando l'autenticità del video.

''E' disgustoso e spregevole''. E' il commento a caldo del premier britannico David Cameron. Downing Street ha annunciato che Cameron rilascerà più tardi una dichiarazione. Secondo la Bbc, il suo intervento dovrebbe anche riguardare la notizia secondo cui l'Isis minaccia di uccidere un ostaggio britannico che è nelle sue mani.

giovedì 28 agosto 2014

Jihadisti, altri 4 decapitati ripresi in un video sul web nel SINAI

SINAI - Un nuovo video shock dei jihadisti filo al Qaida: quattro persone vengono decapitate con un coltello dal loro boia a volto coperto. Poi le teste vengono appoggiate sui cadaveri, mentre la sabbia del deserto si tinge di sangue. E' il filmato pubblicato sul web dai jihadisti del Sinai che accusavano i quattro di essere spie del Mossad. Il video, di oltre 29 minuti, si apre con una minaccia alle "spie": "La porta del pentimento è aperta. Il nostro obiettivo non è tagliare teste ma impedire i danni ai musulmani", recita una scritta. Poi, dopo una lunga parte dedicata ai "martiri" tra le file dei jihadisti - 4 miliziani uccisi da un missile mentre si trovavano a bordo di un'auto - la scena cambia. Nove jihadisti armati, con i pickup in bella mostra, a volto coperto. Uno inizia a sciorinare le accuse contro le presunte spie, poi il 'capo' del gruppo afferra un coltello. Spinge a terra con il piede il primo sventurato. Gli mozza la testa. Così con gli altri. Il sangue cola ovunque, le teste vengono appoggiate sui cadaveri. Il video si chiude, porta la firma delle "forze di sicurezza" di Ansar, che nel Sinai si considera alla guida di uno Stato autonomo.