NEW DELHI - Il presidente della Corte Suprema indiana, Altamas Kabir, ha sostenuto che l'ambasciatore italiano, Daniele Mancini, ha "automaticamente perso il diritto all'immunità" diplomatica quando ha presentato insieme ai marò una dichiarazione giurata. Il magistrato ha concluso dicendo di aver "perso ogni fiducia nel signor Mancini".
Il presidente della Corte ha fatto allusione, senza citarlo, al paragrafo 3 dell'art. 32 della Convenzione di Vienna secondo cui un agente diplomatico che gode dell'immunità giurisdizionale e che promuove una procedura non può invocare questa immunità. Questo, sulla base del fatto che il 9 marzo l'ambasciatore Mancini aveva volontariamente firmato, anche se precisando "come rappresentante della Repubblica italiana", una dichiarazione giurata a sostegno della richiesta italiana di permesso elettorale per i marò.
Il difensore dei due marò italiani e dell'ambasciatore Mancini, Mukul Rohatgi, ha ricordato alla Corte suprema indiana che - in base alla Convenzione di Vienna - la persona dell'ambasciatore è inviolabile e che quindi "nessuna autorità indiana può imporre restrizioni sui suoi movimenti
Nessun commento:
Posta un commento